Il "carisma" della "vocazione"

RITAGLI     La "responsabilità" e il "dono"     DOCUMENTI
di svelare il "mistero"

Benedetto XVI continua a donare coraggio e fiducia a tutta la Chiesa in cammino... Migliaia di Sacerdoti accolgono il Papa, per la Cerimonia di Chiusura dell'Anno Sacerdotale!

Pierangelo Sequeri
("Avvenire", 12/6/’10)

C’è un tempo per rimanere "incantati" della "signorile dispensazione" della "grazia", che affida i suoi "tesori" ai "vasi di coccio" (materia "modesta": "dura" e "fragile" anche quando non dovrebbe). C’è un tempo per rimanere "avviliti" per lo smarrimento del "dono" affidato, che "ferisce" al cuore più della spada, ed espone la "fede" all’"incredulità". C’è anche un tempo – ed è ora – nel quale i due momenti sono come "sovrapposti": e vanno vissuti "insieme".
"Insieme". Ieri, nella visibile "coralità" dei quindicimila "segnati" e "consegnati", che si sono radunati intorno all’
"Altare" della "Celebrazione" presieduta dal Papa, questo "avverbio" – "insieme" – ha sviluppato tutta la forza di un suo duplice "significato".
"Insieme", vuol dire certamente la sincera "disponibilità" a portare in sé stessi, senza sottrarsi, l’incondizionata "ammirazione" della "grazia" ricevuta e anche la dolorosa "ferita" del "peccato". Il
"Sacerdote" non vuole coprire il "peccato" con la "retorica" della "grazia". Non vuole nemmeno "dissimulare" con imbarazzo, quasi fosse cosa di cui egli stesso dispone a suo piacimento, la "bellezza" del "dono" che porta. Il "dono" è di Dio. Ed è in favore dei molti che cercano "segni" di Dio: e uomini in carne e ossa realmente "segnati" da Dio. Quando il Papa ci ricorda – e ricorda a tutti – che il "Sacerdozio" è una "Consacrazione", non un "mansionario", di questo parla. Quando ricorda che si tratta della "vita" di uno di noi, che azzarda la "consegna" di se stesso, e non di un "ufficio" che eroga prestazioni per il "bisogno sociale" di un po’ di "religione", di questo parla. Quando ricorda che tra i "segni" che incidono la "grazia" destinata fin nella carne, come una "ferita" nel cuore che lietamente guarisce mille "affetti feriti", il "Celibato Sacerdotale" offre un’insostituibile "eloquenza" alla pura "grazia" del "Sacramento", di questo parla. Non si tratta di fare vantaggiosa "economia" delle "responsabilità", si tratta di allargare la disposizione dell’"ospitalità" per conto di Dio, in favore dei molti: a cominciare da quelli più "inermi" e più "abbandonati".
"Insieme", ieri, diceva però anche altro. L’"icona bella" dei quindicimila intorno all’"Altare" diceva di una "collegialità" indispensabile del "Sacerdozio Ordinato" e "consegnato", che porta "insieme" la "responsabilità" e il "dono". La "Comunione Sacerdotale" vive per prima – ed esemplarmente per tutti – la lieta "disposizione" a «portare gli uni i "pesi" degli altri», di cui parla l’
"Apostolo" Paolo. Se il "Ministero" non è "ufficio" e "mansionario", non è neppure luogo di "carriera" e "competizione". Il vero "miracolo", perciò, è che sia così vasta, tra i "flutti" della nostra "società liquida" che corrodono i buoni legami d’"amore", la fermezza di questa lieta "consegna". Nell’"insieme" dei "volti" conosciuti e sconosciuti delle "migliaia", ieri, l’abbiamo vista. E l’abbiamo ammirata commossi, senza "presunzione" e senza "arroganza", come un puro "dono" di Dio. Ne custodiremo l’"icona", sostenendoci e ammonendoci a vicenda, senza "lagnare" e senza "dubitare" di Dio: il quale ci assegna, "umani" come siamo, il compito di renderlo "prossimo" agli "umani". Lo faremo nella franca "coscienza" di essere esposti per primi, e più di ogni altro, all’"insidia" del "nemico" che intorbida le "acque" dell’"amore" e del "bisogno d’amore". Le "genti" d’"Occidente", proprio di questo stanno "affogando". "Discepoli" goffi e improbabili come siamo, cammineremo sulle "acque", se Dio ce lo chiede.