La "simpatia" del Papa per chi "dubita" e "cerca"

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per scrutare nel "Mistero"

Papa Benedetto XVI, durante il Discorso alla Curia Romana...

Paola Ricci Sindoni
("Avvenire", 22/12/’09)

Colpiscono la simpatia e la passione del Papa nei confronti dell’uomo che ricerca il "vero" nel dubbio e nella fatica, orientato verso Dio, pur senza riconoscerlo, inquieto verso chi tenta di integrarlo nella cerchia dei "salvati", eppure bisognoso di uno spazio in cui riconoscersi come fratello "amato". La "Chiesa", insomma – dice Benedetto XVI nel suo ultimo "Discorso" alla "Curia Romana" in occasione degli "auguri natalizi" – non è soltanto la società dei "fedeli", ma di tutti, attenta soprattutto a creare i luoghi – come il "cortile" del "Tempio" ai tempi di Gesù – in cui possa intrattenersi l’incerto e il dubbioso, colui che cerca Dio anche senza saperlo, chi ha timore di entrare, ma che sente il bisogno di vedere la "Chiesa" come un posto animato dal desiderio positivo di capire il mondo, senza ansie "apologetiche" o pregiudizi "integralistici".
La "Chiesa" – sembra dire il Papa – non può chiudersi dentro le pareti rassicuranti del "sacro", magari guardando al di fuori con il disegno di riportare dentro più "anime" che può, e così soddisfare il suo progetto di "ri-evangelizzazione" del mondo. Non può neppure disperdere il "Messaggio" attraverso dei generici "appelli" all’unità dei "valori" (che non si può pensare alla riduzione del "Verbum caro" alla sola "virtù"), ma riconoscersi come "comunità" viva che propone e inventa reti di relazioni "calde", improntate alla dinamica "oblativa" del "Vangelo", che promuove "santità" come "appello" a sapersi responsabili per le parole pronunciate e per le opere seriamente lavorate per il "bene" di tutti.
Non è più neppure il tempo di presentare i tratti di una cultura "anestetizzata" e diretta a fare della "luce" di Dio un "lume" per la notte, e ad invitare l’uomo a sognare mentre la "miseria" e l’"ingiustizia" continuano a gridare. Se si vuole che anche chi ricerca in modo inconsapevole e incerto Dio ci veda come suo "compagno", che per strada individui insieme a noi nuovi modi per intercettare differentemente il comune bisogno di "verità", bisogna che l’attitudine "orante" verso il "Mistero" divenga l’"habitus" interiore dell’"anima", per il "credente" e anche per quanti, nella ricerca costante di "Colui" che è sempre oltre i desideri e le "rappresentazioni", impone la "sapienza" del cuore e l’accoglienza verso tutte le forme del "bene".
Compito della "Chiesa" – continua il Papa – non è soltanto, ed è già molto, quello di individuare tutte le possibili "piste" da percorrere per l’incontro con le altre "religioni", per le quali la via della "preghiera" e dell’attesa del "Regno" diventano gli eventi "salvifici". Occorre andare oltre e insieme al mondo dei "vicini" guardare a quello dei "lontani", che si convincono, più di quanto vogliano ammettere, che la questione di "Dio" è di capitale importanza per ogni uomo, che sappia volgere gli occhi verso l’"alto" pur rimanendo ancorato alle fatiche del "basso".
Il recente
"Convegno Romano", organizzato dal "Progetto Culturale" della "Chiesa Italiana" e dedicato al "tema": "Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto", è stato di sicuro quel "cortile" di cui parla Benedetto XVI, se è vero che "credenti" e "non credenti" si sono insieme ritrovati e incontrati nel rispetto reciproco e nella simpatia verso tutte quelle forme del "sapere" umano che conducono all’accoglienza dell’"Assoluto".
La "ri-evangelizzazione" passa anche attraverso questa sfida inedita, che percorre con coraggio e "prudenza" quella via lontana sia dal "proselitismo" insistente, sia dall’"indifferenza" rassegnata verso chi sembra ormai perduto. È la via della "simpatia" che dobbiamo calcare verso quanti chiedono di sedersi insieme dentro quel "cortile", luogo di ristoro dalle ansie "frenetiche" del vivere quotidiano e spazio entro cui volgere lo sguardo dentro il cuore del "Mistero".