Il Cardinale e i "terremotati"

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Paola Ricci Sindoni
("Avvenire", 15/9/’09)

Il secondo viaggio in Abruzzo del Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della "Conferenza Episcopale Italiana", è un ulteriore tangibile "messaggio", umile e potente: la "Chiesa" ama. E lo fa in ogni tempo, ma soprattutto in quello della prova e della sofferenza. Lo scopo della visita alle persone e alle famiglie – che portano ancora i segni dell’immane "disastro sismico" della primavera scorsa – e l’incontro con i rappresentanti della "Caritas" nazionale e regionale e con il "piccolo-grande" esercito dei 2.500 "volontari" – che lavorano per far rimarginare quelle tragiche "ferite" – non è certamente un gesto "politico", né l’offerta di una semplice, per quanto preziosa, parola di "solidarietà" e di conforto.
Leggendo con attenzione i segni della ripresa e cogliendo un clima globalmente positivo nel difficile cantiere del "dopo-terremoto", il Cardinale dice – con un’espressione che riassume in sé la qualità intima della "vocazione pastorale" – di essere tornato nella terra "aquilana" perché «nessuno, in qualunque situazione, deve sentirsi solo nella Chiesa». Una Chiesa che vuole e sa essere «famiglia e fermento della società civile». Una Chiesa che vuole e sa farsi risposta alla solitudine e allo smarrimento personale e sociale, che hanno afferrato le popolazioni d’Abruzzo nei momenti bui in cui la forza della natura ha seminato morte e distruzione. Una Chiesa che vuole e sa essere "grembo materno". Perché la Chiesa è una istituzione a responsabilità "illimitata", e – attraverso le parole del Presidente della "Cei" – è "luogo" di raccolta di generose energie spirituali e "motore" per la distribuzione di tangibili segni di condivisione e di "ricostruzione" dell’umano e degli spazi dell’umano.
Un’opera grande, alla quale su impulso della "Cei", la
"Caritas", le Diocesi e le Parrocchie italiane hanno dato un contributo concreto: trentuno milioni di euro, subito impegnati nella realizzazione di "centri comunitari", di scuole e di strutture di edilizia sociale e abitativa. Un tesoro raccolto in questo tempo di "crisi economica", con una grande "colletta" che ha sfidato a un’ulteriore prova d’amore la nostra "Chiesa Italiana" già coralmente mobilitata nel sostegno alle famiglie che più pagano le conseguenze della "recessione".
Una "prova d’amore" che gli abruzzesi meritano. Il Cardinal Bagnasco sa quanto gli "aquilani" amino la loro terra, e quanto si siano prima scoraggiati e poi mobilitati quando venne evocato lo spostamento di storici "centri" in zone nuove e diverse. E per questo ha tenuto a sottolineare la sua soddisfazione nel vedere questo popolo fiero e gentile finalmente rassicurato dai cantieri della "ricostruzione" installati nei luoghi che hanno visto fiorire, nel tempo, ricche tradizioni e forte spirito di appartenenza. I grandi sacrifici, sopportati da migliaia di abruzzesi, subìti giorno dopo giorno sotto le "tende" dell’attesa, non andranno insomma perduti. E da questa prospettiva e dalla forte identità degli abruzzesi viene la spinta per guardare in avanti, rafforzando – dice ancora il Cardinal Bagnasco – «fede e speranze».
L’amore «edifica», ci insegna
San Paolo ("1 Cor 8,1"). E l’amore delle "comunità cristiane" sta aiutando a strutturare spazi perché nell’"Aquilano" riprenda, il prima possibile, il ritmo normale della vita. E questo stesso amore si insinua con forza nel gioco sconcertante degli "eventi naturali" e dei "mali" della storia, senza illusioni, ma nonostante tutto sfidandoli, nonostante tutto producendo modelli e opere positive. Sì, l’amore "edifica".