"Bella" e "scomoda", ci chiede di "cambiare" davvero

RITAGLI     La "Via" di Francesco     DOCUMENTI

Papa Francesco celebra la Santa Messa, sul Piazzale della Basilica di San Francesco, ad Assisi...

Marco Tarquinio
("Avvenire", 5/10/’13)

È bella e scomoda, la Via di Francesco! Stare nel mondo, senza cedere allo "spirito del mondo"... Spogliarsi di quella «mondanità», Spirituale e pratica, con ovvia fatica, e con serena gioia! Perché è così, che si arriva a scegliere, per libertà e responsabilità, la parte giusta: quella di Dio e dell’uomo, cioè i poveri, quelli senza denaro e quelli senza voce. La Via parte, passa, e ritorna sempre, in un "luogo," che non è solo città, e non è soltanto questa città d’Umbria: Assisi, e ciò che Assisi, da secoli, nonostante errori e omissioni, dimenticanze e soprassalti, grazie a quel suo Santo figlio, chiamato Francesco, continua a dire ai Cristiani, e anche a chi Cristiano non è!
È bella e scomoda, la Via di Francesco! E nessun Cristiano può pensare di percorrerla, per "procura"... Magari per una sorta di "delega", anche solo "mediatica", data al Papa o ai Cardinali! È proprio
Papa Francesco a dircelo, proprio ad Assisi, con un sorriso che impegna direttamente ognuno di noi allo spasimo, ma non ridimensiona in alcun modo, anzi con ogni gesto e parola conferma, che l’esempio deve venire dall’alto, e ancora di più nella Chiesa!
Bisogna spogliarsi delle sicurezze della «Fede secondo me», e della «vita secondo il mondo», e decidersi, tutti, a guardare e toccare, senza ritrosie, il cuore e le piaghe della nostra concreta umanità di oggi, dice il
Papa... C’è da convertirlo, quello strano cuore, opulento e «selvaggio»! E i "piagati", coloro che, in molti modi, sono tenuti, o finiscono ai margini, i "periferici", meritano di essere abbracciati e curati con speciale dedizione, alla scuola di un Santo che si fece piccolo, e capovolse davvero la propria esistenza, la riempì di povertà e di letizia, e consegnò a Cristo, non solo le vesti da ricco, ma la sua stessa carne!
Sì, è bella e scomoda, la Via di Francesco, la Via della "spoliazione"! E riguarda tutta la Chiesa, ma proprio tutta, «dal primo battezzato» all’ultimo... Perché, scandisce piano, con la semplicità che non consente alibi e non fa sconti ad alcuno, Papa Francesco, «la Chiesa siamo tutti». E, davanti a questa verità elementare, eppure non sempre alimentata a dovere, nella consapevolezza del Popolo di Dio, nessun Cristiano – Laico o Consacrato, Sacerdote o Vescovo – , può illudersi di chiamarsi fuori. È questa, la Via della "spoliazione", che Papa Francesco – indossando solo quel nome, e la Croce sulla veste bianca – ha cominciato a vivere e a predicare, al cospetto di tutta la terra, e di tutti i Popoli, dal giorno dell’
Elezione a "Vescovo di Roma" e a Pastore della Chiesa Universale. È la Via dell’adesione a Cristo, spogliato e umiliato in tutto, Crocifisso e Risorto! E il Papa la indica di nuovo, dal luogo più simbolicamente proprio, la "Sala della Spoliazione" del "Vescovado" di Assisi, dove un figlio del suo tempo, che era ricco e di successo, rinunciò, accolse e fu accolto. E, come San Francesco, il Papa ha detto, con voce sommessa e parole tonanti, dentro le nostre vite, ma solo dopo aver fatto, cioè dopo aver dato, nell’incontro a uno a uno, un’attenzione personale e vera, ai poveri in carne e ossa. E chi era lì, in silenzio, ad ascoltare, ha sentito chiedere di rinunciare a qualcosa di comodo e di successo (e alle logiche, e agli strumenti ingiusti, che tutto questo propiziano solo per alcuni), davanti a persone che già sono "senza": senza lavoro, senza salute, senza forza, senza patria, senza soldi... Donne e uomini, insomma, già «spogliati da questo mondo selvaggio», come ha pianto il Papa, tornando con la parola, e la Preghiera, anche agli ultimi morti di Lampedusa! Donne e uomini, che apparentemente niente più hanno da perdere, o da donare! Eppure, parlava anche a loro, Francesco, dell’esigente "spoliazione", che può e deve dare senso alla vita delle persone, delle famiglie e delle Comunità Cristiane... Perché loro sono noi, e noi siamo loro! Ed è così, sebbene lo neghiamo in molti modi, ma non perché la ruota del mondo gira, e le parti possono invertirsi, bensì perché lo «spirito del mondo» – vanità, orgoglio, cupidigia, idolatria – maltratta e persino «uccide», come «cancro e lebbra», dice il Papa, ma non cambia la realtà di figli che ci accomuna, ci libera e, da Cristiani, ci incammina con Gesù, e ci impone di non servirne il «nemico»!
Chi si aspettava che Francesco, ad Assisi, regalasse titoli a effetto, sarà magari un po’ deluso... Chi vede, e sa l’effetto, che la "spoliazione", vissuta e predicata dal Papa, sta avendo su chi ama Dio e lo cerca, su chi ama l’uomo e lo rispetta, sente il peso del mandato, e la gratitudine!