Due "Papi" e il "filo" che li lega

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ogni giorno dentro la "storia" con "speranza"

PAPA BENEDETTO XVI (JOSEPH RATZINGER). PAPA PAOLO VI (GIOVANNI BATTISTA MONTINI) (1897-1978).

Card. Ersilio Tonini
("Avvenire", 8/11/ĺ09)

La "visita" di Benedetto XVI nella "terra" di Paolo VI Ŕ un dono per tutta la "Chiesa". In questo gesto di venerazione e memoria infatti e riconoscibile quell'amore per la "paternitÓ" e la "maternitÓ" che strutturalmente anima la "comunitÓ cristiana". Il Papa va nella Chiesa di Brescia, fra la sua gente, nella "casa natale" del suo Predecessore, dicendo in questo gesto che se questa "comunitÓ" Ŕ capace di testimoniare Cristo e di offrire speranza con singolare forza, lo deve anche al coraggio che ebbe un uomo della sua terra nell'accettare la gravosa responsabilitÓ di condurre la "Chiesa universale". Una "paternitÓ", quella di Paolo VI, che in termini umani gli cost˛ immensamente, ma che ha lasciato un'ereditÓ generosa.
Il Papa che condusse il
"Concilio" e il giovane "teologo" tedesco che ne fu consulente ai lavori e poi vegli˛ sui suoi sviluppi. C'Ŕ un "filo" forte che lega Montini e Ratzinger: l'ansia di confrontare il "cristianesimo" e la sua tradizione con le sfide poste dalla "modernitÓ".
Montini ľ posso testimoniarlo avendolo conosciuto bene ľ era il Papa della "storia", il Papa che si poneva di fronte alla "storia" fino nella sua quotidiana declinazione che si esprime ogni giorno nei "titoli" dei giornali. Montini era il Papa che ogni mattina, appena dopo avere detto "Messa", leggeva i giornali, e che volle "un" giornale "cattolico",
"Avvenire", che fosse strumento quotidiano di giudizio e voce unitaria della "Chiesa Italiana". Un progetto che stava dentro l'ansia di portare ai fedeli non parole generiche, ma il confronto puntuale con la concretezza degli eventi; dentro la tensione di un "cristianesimo" ogni giorno incarnato nella realtÓ "storica".
╚ la stessa passione che si avverte in Benedetto XVI, proprio da Paolo VI nominato Arcivescovo di Monaco e poi Cardinale. La passione per un "cristianesimo" che si confronta con la ragione dell'uomo, che si invera ogni giorno in uno sguardo aperto sulla realtÓ; sguardo sempre memore per˛ delle ragioni della sua speranza.
Speranza, ecco un altro "filo" tenace che lega i due Pontefici. GiÓ ai tempi di Montini la Chiesa avvertiva l'urgenza e la gravitÓ delle sfide della "modernitÓ". Ma non ho mai sentito in Paolo VI parole di lamentazione di fronte ai "tempi nuovi". Uomo di profondissima fede, coglieva con limpida certezza la potenzialitÓ della "grazia" di Cristo, che occorre solo sapere vedere e cogliere. Della azione "redentrice" di una salvezza che giÓ opera nella "speranza cristiana". C'Ŕ un eco profonda di questa luminosa certezza di Paolo VI nella
"Spe salvi" di Benedetto XVI.
La stessa premura del Papa per il "ministero" del "Sacerdozio", sottolineata in questo "Anno Sacerdotale", mi riporta allo sguardo di Montini sui Preti della "Chiesa universale". Uguale la convinzione che il Sacerdote Ŕ, prima di tutto, con la sua stessa veste un portatore di speranza. Solo per il fatto d'essere stato chiamato, Ŕ un "testimone", Ŕ il portatore di una promessa che non pu˛ dimenticare. Ma non si tratta tanto di un "fare", quanto di riconoscere un dono giÓ ricevuto.
Nell'andare dunque di Benedetto XVI a Brescia, oggi, nella "casa" di Paolo VI, e lÓ dove Ŕ stato battezzato, si legge la traccia di una "storia" fedele e tenace. La memoria del "padre" onorata, che reca frutti e svela, a chiunque la sappia guardare, la ricchezza di un'"ereditÓ cristiana" che si tramanda, matura nel suo popolo, e continua a testimoniare Cristo "Risorto". E ad offrire speranza: dentro la "storia", tenacemente, ogni giorno.