LA MISSIONE PENSA

RITAGLI     UN "FILM" E UN "SINODO"     ALGERIA

Cosa hanno in comune il "Sinodo" per il "Medio Oriente",
e l'ultimo "Film" di Xavier Beauvois,
"Vincitore" del "Gran Premio" della "Giuria", all'ultimo "Festival di Cannes"?

Dal Film sui Monaci d'Algeria, "Uomini di Dio", al Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente: tutto è dono per la Missione...

SR. GABRIELLA TRIPANI
("Missionarie dell’Immacolata", Novembre 2010)

Parliamo "in diretta" di questi due Eventi perché, mentre scriviamo, il "Sinodo" per il "Medio Oriente" non è ancora concluso e il "Film" non è ancora apparso in Italia. A Roma (10-24 Ottobre), i Padri Sinodali si sono radunati attorno al Tema: "Comunione e Testimonianza". Due gli obiettivi principali: rafforzare i Cristiani nella loro identità, in Paesi in cui sono in forte minoranza e ravvivare la Comunione, là dove sono presenti molte Tradizioni Culturali e Liturgiche. Il 22 Ottobre arriva in Italia "Uomini di Dio", il "Film" di Xavier Beauvois che racconta dei Monaci di Tibhirine, uccisi in Algeria nel 1996. Da Settembre in Francia con il Titolo "Des hommes et des dieux", ha avuto un grande inatteso successo.
Due Eventi apparentemente estranei l'uno all'altro. Ma un punto in comune è l'Algeria, quell'Algeria in cui sono accaduti gli avvenimenti del "Film" e che ha un suo Rappresentante al "Sinodo", l'Arcivescovo di
Algeri, Mons. Ghaleb Bader. Anche la parola "dialogo" connette i due Eventi. La parola rischia di suonare sfruttata, ma è quella giusta. Il "Sinodo" e il "Film" sono entrambi due luoghi di dialogo e sul dialogo, cioè lo creano, non solo ne dibattono.
Al "Sinodo", l'Arcivescovo di Algeri ha fatto un intervento sul dialogo di vita. "La nostra piccola Chiesa è chiamata ogni momento all'incontro con l'altro, ha fatto dell'incontro la sua Missione specifica e si definisce come la Chiesa dell'Incontro. In questo incontro si costruisce un dialogo spontaneo, sincero e costruttivo, che si fa semplice presenza e condivisione. Si traduce in servizi gratuiti suscitati niente altro che dall'amore per il prossimo. Dialogare nel quotidiano vuol dire vivere, lavorare, dare e ricevere, cercare, gioire e soffrire insieme!". Se queste parole le trasformassimo in scene di vita, vedremmo quadri simili a quelli del "Film", che ritraggono la vita ordinaria dei Monaci di Tibhirine, quella vita di relazione con la gente del villaggio che non volevano abbandonare. Mons. Bader non aveva ancora visto il "Film" quando ha fatto il suo intervento, ma è come se descrivesse la vita dei Monaci: il lavoro dei campi, la partecipazione a momenti di festa nel villaggio, la confidenza, le cure del Monaco Medico... E poi la
Preghiera, un filo che cuce insieme pezzo di vita con pezzo di vita, e la fraternità che, visibile, diventa anch'essa dialogo. "Se il dialogo ufficiale viene a mancare – continua Mons. Bader – , ciò può creare una crisi nei rapporti ufficiali, ma se il dialogo viene a mancare nel quotidiano, è molto più grave, perché è la pace e la vita stessa che vengono messe in discussione...". Forse allora la scena più "violenta" del "Film" non è il massacro dei Croati uccisi nel Dicembre 1993, né il finale, fatto non di sangue, ma di neve e nebbia, bensì la scena dell'Elicottero Militare che sorvola il Monastero, quando il rumore del motore copre e interrompe il Canto dei Monaci, che tuttavia lo riprendono: è la violenza del rumore che cerca di sopraffare il silenzio e il Canto, come tutti i gesti di quotidiana pace che ne derivano. "Le nostre Chiese sono consapevoli di avere una Missione Profetica, quella di preparare per oggi e per domani un clima per un dialogo più sereno!", dice ancora l'Arcivescovo. È una delle ragioni del rimanere dei Monaci, dopo il primo attacco al Monastero, nel Natale 1993, quando diventava chiaro che a restare si rischiava molto: "Non abbiamo ancora finito la nostra Missione qui!". "Rifiutando l'aiuto dell'Esercito, preservando la fraternità con la popolazione locale, superando paure e divisioni interne, i Monaci prenderanno all'unisono, come nel Canto che li riunisce, la decisione di restare!" ("Le Monde").
Il discernimento fatto insieme, con percorsi personali, non frettoloso, non ideologico, non emotivo, trova il suo esito quando attorno al tavolo, alla domanda di
P. Christian, il Priore: "Chi vuole restare?", tutte le mani, lentamente, una per una, si alzano!

http://www.monastere-tibhirine.org/
Sito del Monastero di Tibhirine (Algeria)