LA FEDE NEGATA

L’uccisione di un "leader" indù il 23 Agosto 2008
scatena la "persecuzione" contro la minoranza "cristiana",
usata come "capro espiatorio". 70 morti, 20mila feriti, 50mila "sfollati",
migliaia di abitazioni date alle fiamme,
150 edifici religiosi distrutti, "stupri" e torture.
Il contagio "fondamentalista" si estese ad altri Stati indiani.
Molte le "ferite" che restano aperte,
anche dopo la vittoria dei "moderati" di Sonia Gandhi.

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A un anno dalle violenze degli indù, ventimila sono "sfollati" e "mendicanti".

Giovani cristiani dell'India, dopo le persecuzioni nell'Orissa!

Da Bangkok, Stefano Vecchia
("Avvenire", 23/8/’09)

Era e sarebbe dovuto rimanere un evento locale, parte delle tante violenze che quotidianamente scuotono l’India, forse parte di una "faida" interna al movimento "nazionalista" oppure davvero un atto di "liberazione" della guerriglia contraria all’oppressione "socio-religiosa" ed economica sui "tribali" e "fuori-casta". Invece l’uccisione, la notte del 23 Agosto dell’anno scorso in un villaggio dell’Orissa, di Laxmananda Saraswati, auto-elettosi "swami" ("maestro di fede") divenne spunto per la caccia ai cristiani. Lo "swami" era infatti al centro di una connessione tra interessi politici, economici, personali sotto la copertura dell’"hinduttva" ("induità"), dell’"estremismo religioso" che cerca continuamente motivi per una vera e propria "pulizia etnica" col pretesto della fede. Inutile l’attribuzione data immediatamente ai guerriglieri "naxaliti", "maoisti", come poi avrebbero essi stessi confermato in più occasioni. Occorreva trovare un "capro espiatorio" e, se non direttamente colpevoli, i cristiani dovevano essere almeno mandanti dell’assassinio del "sant’uomo" e di quattro personaggi a lui vicini. Così, nei giorni successivi, l’Orissa ha vissuto la peggiore persecuzione "anti-cristiana" della storia dell’India "post-coloniale". L’intero Distretto di Kandhamal, area a prevalenza "tribale", venne attraversato da violenze senza precedenti: almeno 70 i morti, secondo le fonti ecclesiali, 4.500 abitazioni date alle fiamme, 50mila gli "sfollati", quasi 20mila feriti. Intere famiglie bruciate vive, case e raccolti dati alle fiamme, "stupri", torture, sparizioni. Che non hanno risparmiato uomini e donne di Chiesa: molti i Sacerdoti e le Suore aggrediti, nei villaggi o nell’assalto a 150 edifici religiosi andati distrutti; altri dispersi e mai più ritrovati. Sei i Pastori protestanti uccisi.
Come ricorda anche
Monsignor Raphael Cheenath, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, sotto la cui giurisdizione si trova il Kandhamal: «I religiosi sono stati l’obiettivo principale dei "fondamentalisti", che hanno scatenato la loro sadica brutalità su Sacerdoti e Suore, arrivando persino ad uccidere, come nel caso del nostro Padre Bernard Digal, morto per le percosse subite».
Tuttavia, il contagio "fondamentalista" doveva estendersi nei mesi successivi anche ad altre aree fuori dall’Orissa, controllato con difficoltà dalle forze dell’ordine e dai Governi locali, sovente restii ad applicare con decisione la legge per timore di dispiacere alle forze politiche che cavalcano da sempre il "radicalismo religioso". Non a caso si doveva registrare una ripresa delle persecuzione durante la "campagna elettorale" per le elezioni locali e nazionali che, avviate in autunno e conclusesi a Maggio di quest’anno, dovevano riportare al potere in diversi Stati e rafforzarne la maggioranza a livello centrale il Partito del "Congresso" guidato da Sonia Gandhi.
Ora l’Orissa è tornato a fronteggiare i problemi di sempre che sono soprattutto povertà, "sottosviluppo", ma anche assedio di troppi interessi alle terre "tribali" e a chi, a partire dalla Chiesa "locale", della difesa dei deboli ha fatto una risposta concreta alla chiamata evangelica.
In un certo senso, la tragedia dell’Orissa, il "martirio" di tanti suoi figli, ha restituito visibilità alla discriminazione cui sono fatti oggetto i cristiani nell’immenso Paese Asiatico e l’avvio di una riflessione sullo "status" delle sue "minoranze religiose". Non tutto è risolto, oggi, in Orissa e nel Kandhmal. Resta tanta paura per i fatti del recente passato; restano l’incertezza del futuro e ancora troppi problemi aperti. «La situazione è ancora terribile – dice
Padre Manoj Nayak, Sacerdote "tribale" – . Sappiamo che circa 20mila cristiani vivono come "sfollati" o "mendicanti" in varie città dell’Orissa e anche in Stati limitrofi, ma alcuni persino a Mumbai o a Delhi. Molti sono ancora in "ghetti" per cristiani creati dal Governo preso alcuni centri abitati, non essendo in grado di proteggerli in un loro eventuale ritorno ai villaggi d’origine» Occorre tuttavia guardare oltre, perché la convivenza torni ad essere una realtà, ma su basi e con consistenza nuove. «Per il 23 Agosto abbiamo indetto il "Giorno della pace e dell’armonia", perché fatti come l’uccisione dello Swami Laxmananda Saraswati e le violenze "anti-cristiane" non devono accadere mai più – ricorda ancora Monsignor Cheenath – . Dobbiamo combattere le tendenze che generano tali crimini estremi. Dobbiamo lavorare per l’amore, che significa lavorare per la pace».