INTERVISTA

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«Il problema è la poca attendibilità
dei "dati idrici"»

Sotto accusa gli "sprechi" nelle aree "industriali" e nelle grandi città.
«I "ricchi" devono pagare adeguatamente per i loro "consumi"».

Stefano Vecchia
("Avvenire", 30/8/’09)

La Dottoressa Sunita Narain dirige il "Centro per la Scienza e per l’Ambiente" e la "Società per le Comunicazioni Ambientali", con sede nella capitale indiana New Delhi.

Ancora un volta l’India è di fronte a una potenziale "crisi", causata da "eventi naturali" eccezionali. Sono così imprevedibili?

Dobbiamo anzitutto imparare, e rapidamente, come riproporre una "politica delle acque", avendo in mente due importanti elementi: una maggiore variabilità nelle precipitazioni e necessità di acqua disperatamente crescenti soprattutto nelle grandi aree "industrializzate". Attualmente, tutte le proposte e i "piani governativi" sono mirati a individuare di quanta acqua possiamo disporre senza intervenire sul piano dei "consumi" e della tutela "ecologica". La maggior parte dei dati non meritano la carta su cui sono scritti e alla fine sottolineano il fatto che – se davvero vi è un "surplus" di "risorse idriche" – queste si situano nel "bacino" del Gange e del Brahmaputra: in quale modo possono riguardare regioni diverse e distanti?

Quindi, dietro alla "sete" del Paese, vi è un’incapacità di iniziativa e di gestione dei responsabili della "vita pubblica"?

Occorre essere chiari. L’acqua deve diventare un problema di tutti. Le necessità "idriche" oggi non possono più essere gestite soltanto da ingegneri, che hanno in mente soltanto di costruire opere "monumentali" per aumentare la disponibilità. Questa è una delle cause della grande "sete" delle popolazioni "rurali" dell’India negli ultimi anni. Il "programma nazionale", avviato con ingenti finanziamenti della "Banca Mondiale", ha avuto come effetto di accantonare il tradizionale sistema di "registrazione". Quando si è dovuto abbandonare, per i costi esorbitanti e per la mancanza di strumenti e personale adeguato, il sistema "informatizzato", i vecchi dati erano ormai perduti e i nuovi in buona parte non più disponibili. Nell’era della "variabilità climatica" non c’è alternativa al fatto di responsabilizzare, istruendolo sull’uso corretto delle "risorse idriche", ogni abitante dei villaggi.

Per l’ennesima volta, la responsabilità, come la ricerca di "soluzioni", riguarderebbero quindi solo gli abitanti delle campagne dell’India più "remota"?

No, ovviamente. La questione non è solo di disponibilità, ma anche di distribuzione. Occorre che le città, magnete quotidiano per migliaia di "diseredati", comincino a valorizzare le proprie "risorse idriche", anche "sotterranee". Se i grandi centri si dotassero di misuratori adeguati nei punti di "approvvigionamento", se si applicassero prezzi basati sul costo effettivo di questa "risorsa" ma anche sui costi per il trattamento dei "reflui", se i ricchi pagassero adeguatamente per i loro "consumi", si assisterebbe a un abbattimento dei costi che renderebbe l’"approvvigionamento" e la distribuzione dell’acqua più a buon mercato ed efficiente. Occorre sempre più lavorare sulla domanda, non sulla disponibilità. Occorrono risposte coraggiose e concrete. Il tempo per decidere del nostro futuro si va "prosciugando" come le nostre "risorse idriche".