"TESTIMONI DIGITALI"

PRECEDENTE     «"Chiesa" e "Rete": "dialogo" aperto»     SEGUENTE

Lo "studioso" "Gesuita" P. Antonio Spadaro:
«Il "Web"? "Ambiente" da "evangelizzare"».

Da Roma, Paolo Viana
("Avvenire", 24/4/’10)

Teilhard de Chardin aiuta i "cattolici" a fare pace con "Internet". Ne è convinto Padre Antonio Spadaro, "giornalista" della "Civiltà Cattolica" e "docente" dell’"Università Gregoriana", che ieri ha tenuto la "relazione" più seguita. Ecco come inquadra il rapporto "Chiesa-Rete".

Cosa c’entra un "teologo" degli "Anni Venti" con i "new-media"?

La pretesa del "cristianesimo" nei confronti della "cultura digitale" è ben rappresentata dall’immagine dell’"intagliatore di sicomori" di Amos: il "sicomoro" produce frutti che restano senza "gusto" se non li si incide e i frutti sono la "cultura" del tempo, mentre il "Logos cristiano" è il "taglio" che permette la "maturazione". Il "cristiano" è chiamato a compiere quest’opera di "mediazione" tra il "Logos" e la "cultura digitale" e Teilhard, pur tra "ombre" e ambiguità, ha inciso anzitempo questo "taglio" con il concetto di "Noosfera", teorizzando un "sistema nervoso tecnologico planetario". Secondo Teilhard, le "tecnologie" formano una sorta di "intelligenza collettiva" e la "Noosfera" si espande verso una crescente "integrazione" che culminerà nel "Punto Omega", il "Logos", ossia il "Cristo".

Da "cristiani", si può vivere senza "Internet"?

La "Rete" è sempre di più un "luogo" da frequentare per stare in contatto con gli altri e, poiché la "Chiesa" ha nell’annuncio di un "messaggio" e nelle relazioni di "comunione" due "pilastri" fondanti del suo essere, "Rete" e "Chiesa" sono destinate ad incontrarsi. Ma, per la "Chiesa", "Internet" non è un semplice "strumento" di "comunicazione", è un "ambiente culturale" che determina uno stile di "pensiero": non basta usare i "media" per diffondere il "messaggio cristiano", occorre integrarlo nella "cultura digitale".

Il "messaggio cristiano" è compatibile con la "logica" dei "media"?

La "logica" del "Web" ha un impatto sulla quella "teologica" ed "Internet" pone delle sfide alla comprensione del "cristianesimo". Se, una volta, l’uomo era attratto dal "religioso" come da una fonte di "senso", ora si sta trasformando in un "decoder" delle "domande", sulla base delle molteplici "risposte" che lo raggiungono. Occorre tanto "discernimento".

Quali sono i "limiti ecclesiologici" di una "Chiesa" in "Rete"?

Non è possibile immaginare una "vita ecclesiale" essenzialmente di "Rete": una "Chiesa" di "Rete" in sé e per sé è una "comunità" priva di qualunque riferimento "territoriale" e di "vita". Inoltre, la "Rete" può essere compresa come una sorta di grande testo "orizzontale", una struttura "chiusa". La "Chiesa" invece ha un fondamento "esterno", la "Rivelazione".

Qual è lo "snodo" più "critico" in questo "rapporto"?

Il concetto di "dono". Per la "Chiesa", la "Rivelazione" è un "dono" indeducibile e l’agire "ecclesiale" ha in esso fondamento. Ma è il concetto stesso di "dono" che muta nella "società" di "Internet". La "Rete" è luogo di "dono" ma in realtà si tratta di uno "scambio" libero. L’ottica dei "freebies", i prodotti "gratuiti" creati dagli utenti del "Web", è spostata su chi "prende" liberamente, mentre la "gratia gratis" data non si "prende", si "riceve". La "Grazia" non è un "freebie", anzi, per citare Bonhoeffer, è "a caro prezzo". Al contempo, la "Grazia" si comunica attraverso "mediazioni incarnate" e si diffonde in una "logica" compatibile con quella "peer-to-peer", ma irriducibile ad essa.