"TESTIMONI DIGITALI"

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Prof. Guido Gili:
«Per arginare il "relativismo multi-mediale", serve l’"impegno" di ogni "cristiano"».

Da Roma, Paolo Viana
("Avvenire", 24/4/’10)

Il "Web 2.0" è un mondo che i "cristiani" possono realmente abitare? La posizione dei "cristiani" di fronte alla "Rete" – risponde Guido Gili, "sociologo" della "comunicazione" alla "Università" del Molise e alla "Luiss", e "relatore" al "Convegno" sui "Testimoni digitali" – non è diversa da quella di San Paolo, che predicava nell’"Agorà" di Atene tra tanti "dei". La "modernità" mina le forme "tradizionali" del consenso "sociale" e ogni "credente" è costretto a confrontarsi con una "molteplicità" di posizioni. Così la "fede" torna ad essere una questione di "adesione personale".

Nella "Rete", i "cristiani" "navigano" o "naufragano"?

La presenza della "Chiesa" nell’"ambiente mediatico" deve tenere conto che ci si trova in una "piazza", dove la direzione della "navigazione" è costituita a posteriori dal percorso del "navigante": è il "fruitore" a decidere quale percorso compiere. Al tempo stesso, non c’è "relazione mediale" che non si fondi su una preventiva "credibilità" dell’"emittente", che genera l’apertura di "fiducia" del "ricevente". I "cristiani" che vogliano "navigare" debbono sapere che solo una volta entrati in un "rapporto" così costruito si può suggerire un percorso all’"interlocutore".

Molti "cristiani" sono convinti che i "media" siano "strumenti" di "relativismo" "culturale" ed "etico". È così?

Il sistema dei "media" realizza uno dei caratteri peculiari della "modernità": il "relativismo" dei "valori" e degli "stili di vita".
La "Tv" ed
"Internet" sono l’esempio eclatante: tutti i "contenuti", i "programmi", i "generi televisivi" hanno lo stesso "valore" purché siano in grado di suscitare "interesse" e "raccolta pubblicitaria". Nello spazio "cacofonico" dei "media" vecchi e nuovi, occorre saper "discriminare" le "voci" in base al criterio del rispetto della "verità" sull’"uomo" e sulla "vita".

Concretamente, dopo il "Convegno", cosa si aspetta che faccia la "Chiesa Italiana"?

Deve parlare con una "pluralità" di "voci", non una sola: lo impone la struttura del "Web". Al tempo stesso, le sue "voci" devono seguire uno "spartito comune". Quanto alla "formazione" dei "Testimoni digitali", la "voce" va allenata, bisogna raggiungere una "competenza comunicativa" che non può riguardare solo chi ha le maggiori "responsabilità".