"TESTIMONI DIGITALI"

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Per l’"esperto" dei "media", Adriano Zanacchi, servono "professionisti" preparati,
per trasmettere l’"annuncio" di Cristo.

Da Roma, Paolo Viana
("Avvenire", 25/4/’10)

Indugia, come chi non si vuole staccare da un’"immagine" che conquista: «Questi ragazzi hanno davvero un "cuore credente" e meritano un investimento "formativo", per prendere il largo nel "mondo digitale", come ha detto Benedetto XVI».
Sciama sotto il cielo "uggioso" di
Roma il "popolo" dei "Testimoni digitali" al termine dell’"Udienza". Adriano Zanacchi lo osserva dai suoi ottant’anni spesi dentro i "media". «Sono nato nell’era della "stampa", le mie radici "mediali" sono quelle del "Vittorioso"», si schermisce, ma siamo con uno dei grandi "vecchi" della "pubblicità televisiva": decenni di "Rai" ("Vice-Direttore Generale" "Sacis") e "Università", tanti "saggi scientifici". Intanto, passa Ettore Bernabei, "papà" della "Tv Nazionale": un saluto tra "vecchi amici", "testimoni" non "digitali" del "Novecento televisivo". Non si sono persi un giorno di "Convegno".

Il Papa parla anche di "insidie". Condivide le "preoccupazioni"?

L’"omologazione" è già una realtà. Sottolineerei maggiormente il pericolo che il "mondo digitale" sia sempre più assoggettato al controllo "politico" e "commerciale".

Che effetto le fa sentir dire che è urgente "annunciare" Cristo nel mondo dei "decoder"?

Da "cristiano", ne sono lieto. Quando sono entrato alla "Rai", per "concorso" nel 1954, era considerata uno strumento "vicino" eppure la "Chiesa", inizialmente, non ha dedicato alla "Tv" tutta l’attenzione che meritava: pensava che fosse importante avere "canali diretti" e solo recentemente ha inteso che bisogna nutrire tutti i "media" di una "presenza" impegnata sotto il profilo "professionale" e "cristiano". È la "rotta" indicata dal Papa.

Quand’è cambiato l’"atteggiamento"?

Il "Concilio" ha preso una posizione chiara, anche se una cosa sono i "Documenti" un’altra la loro "attuazione". È come se il nostro mondo, a partire dal "Clero", faticasse ad occuparsi delle "modalità" della "comunicazione"; come se la troppa "luce" che viene dal "messaggio" di Cristo mettesse in "ombra" la necessità di governare i "modi" di propagazione di tale "luce".

Per "annunciare" Cristo nei "media", meglio avere tanti "Bernabei" o una "Tv Cattolica"?

Gli "strumenti" si trovano, il problema è che siano attivati da "testimonianze personali" – il "cuore credente" di cui parla il Papa – e "professionali" di altissimo livello. L’emergenza riguarda la "formazione", a partire dai "Preti". L’"omiletica", ormai, è l’unica modalità di "comunicazione" tra "Parroco" e "fedeli", ma non è adeguatamente coltivata nei "Seminari". Una volta c’era l’insegnamento della "sacra eloquentia"; adesso tutti si sentono "comunicatori innati".

Ha appena scritto il «Libro nero della pubblicità». È così "pericolosa"?

È una raccolta "documentata" di "accuse" ma non una "demonizzazione"; si conclude con proposte concrete per aiutare "genitori", "educatori", "pubblicitari", "comunicatori" e "legislatori". Del resto, noi "cattolici" abbiamo molto da imparare dalla "pubblicità" nella semplificazione dell’"annuncio cristiano". Che, non scordiamolo, è nato semplice, quanto lo è il linguaggio delle "parabole".