Una "platea" che ascolta e dice

RITAGLI     Non è affatto "privata"     DOCUMENTI
la questione di "Dio"


Alessandro Zaccuri
("Avvenire", 12/12/’09)

Fino all’altro giorno ci si poteva illudere che quella di Dio fosse davvero una "questione privata". Non dei "credenti", ma di Dio in persona. Che esista o non esista, ripete la mentalità corrente, è soltanto affar suo. Se c’è, non disturbi. E se non disturba, in fondo, significa che non c’è. È la posizione che Robert Spaemann riassume nell’ormai celebre "formula" della «diceria immortale»: sarà anche un "gossip" infondato, questo che riguarda l’"Onnipotente", ma resta il fatto che è antico quanto l’uomo, o addirittura quanto il mondo. Come se non bastasse, continua a interessare, a interrogare. A fare il "tutto esaurito", persino. Anche oggi, specialmente oggi.
La vera sorpresa dell’"evento internazionale" che si chiude oggi a Roma, infatti, è proprio questa: si parla di
«Dio oggi», come recita il titolo dell’"incontro", e in sala c’è il "tutto esaurito". Mille e trecento persone "stipate" nell’"Auditorium Conciliazione", capaci di disperdersi per una breve "diaspora" pomeridiana (alcuni appuntamenti si svolgono in contemporanea, e anche lì vale la regola del "solo posti in piedi"), ma subito pronte a "ricompattarsi" per le "tavole rotonde" serali. Che si concludono quando l’ora di cena è passata da un pezzo, senza che però la "platea" abbia neppure accennato a svuotarsi.
Non è la prova dell’"esistenza" di Dio, d’accordo, ma della persistenza di una "passione" sì. Se ne sono resi conto anche i "relatori", tutti ugualmente sorpresi – e perfino ammirati – dall’assiduità di un "pubblico" nel quale numerosissimi sono i volti "giovani". "Bloc-notes" che spuntano dagli zaini, fogli di "appunti" che passano di mano in mano, testi degli interventi sottolineati e "chiosati" in tempo reale. Sul "palco" si susseguono "accademici" illustri e "critici" di vaglia, "testimoni" eccellenti e "intellettuali" abituati alla "controversia". Ciascuno di loro, una volta o l’altra, ha sperimentato l’impaccio di parlare davanti ai resti di un "gregge" disperso e svagato, ma questa volta sta accadendo qualcosa di completamente diverso. In un certo senso, è come se non importasse che le "comunicazioni" intonino il linguaggio "austero" della "speculazione teologico-filosofica" o riscoprano le "tracce" di Dio nelle varie forme di espressione "artistica". Importa la "domanda radicale", anzi: l’alternativa inconciliabile che il "sotto-titolo" dell’"evento" propone.
«Con Lui o senza di Lui cambia tutto», semplicemente. Con buona pace per i "garanti" della "divina privacy".
Si ascolta, si sfoglia un "volume" appena acquistato e intanto il "taccuino" si riempie di spunti che più tardi andranno ripresi. Non succede tanto spesso, neppure negli "altrimenti" famosi "festival culturali", che però rappresentano – in modo del tutto coerente – un "altrimenti", una differente modulazione di un mercato dei "contenuti" all’interno del quale la tematica "religiosa" rappresenta un singolo "ingrediente", sia pure "prelibato". Il quadro dell’"evento romano" si avvicina piuttosto a quello disegnato dalla "ricerca" (di cui pure qui si è discusso) che rivela come, in un panorama "editoriale" pesantemente penalizzato dalla "crisi economica", il libro "religioso" conquisti sempre nuovi lettori, producendo spesso silenziosi e inaspettati "best seller".
Basterebbe questo "pubblico", probabilmente, per dimostrare che la "questione Dio" non è affatto "privata", né tanto meno può essere risolta nei termini di una comoda "etichettatura confessionale". Non sarebbe male se, tra una professione di "laicità" e l’altra, anche i nostri "intellettuali" trovassero il tempo di accorgersene.