Nuovi "contesti", stessa "avventura"

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"TESTIMONI DIGITALI" : ROMA - 22/24 APRILE 2010...

Alessandro Zaccuri
("Avvenire", 24/4/’10)

In fondo è semplice: sono gli uomini che fanno l’"umanesimo". È stato così in ogni epoca, da quella del "papiro" fino a quella della "stampa", e non è diverso oggi, non sarà diverso domani. "Mediale" e "cross-mediale", "digitale" e "convergente" sono concetti nuovi, d’accordo, processi che possono addirittura risultare "rivoluzionari". Ma alla fine tocca ancora a noi fare la differenza. Tocca a ciascuno di noi, come sempre, assumere l’onere della "testimonianza". Non si tratta di entusiasmarsi per qualsiasi "dispositivo" alimentato da una batteria al "litio". Si tratta piuttosto di imparare a riconoscere i "segni" dei tempi, senza ignorare le zone d’"ombre" e senza lasciarsene assorbire. È un panorama sorprendente, quello che emerge dai "lavori" del "Convegno" sui "Testimoni digitali" che si conclude oggi a Roma al cospetto e con la "parola" di Benedetto XVI. E la sorpresa proviene dalla "realtà", in perfetta coerenza con la tradizione del "cristianesimo", che è "scuola" altissima – e severa – di "realismo". Si annuncia il "Vangelo" nel mondo così com’è, non nel mondo così come vorremmo che fosse. Se il mondo della "contemporaneità" è un contesto "aumentato", "interconnesso" e annodato da "fili" invisibili, è lì che i "cristiani" si danno appuntamento: nella nuova "Agorà", in una "piazza" che cessa di essere "fittizia" e secondaria perché è abitata da una "concretezza" radicale, da un’istintiva adesione alle "ragioni" ultime dell’essere uomo e dell’essere donna.
"Tecno-ottimismo"? Non esattamente. Anche per chi appartiene alla generazione degli "immigrati digitali", persone nate e cresciute prima dell’avvento di "computer" e "smart-phone", quello che si sta delineando è un fenomeno che impone di evitare i "luoghi comuni", i più radicati dei quali riguardano, al contrario, i cosiddetti "nativi digitali". Sono i ragazzi dai 25 anni in giù, solitamente rappresentati come incapaci di sottrarsi alla "seduzione" del "virtuale", "liquidi" nei rapporti e instabili nei "valori". La "ricerca" che l’
"Università Cattolica" ha realizzato in vista del "Convegno" romano restituisce invece l’immagine di un universo giovanile "smaliziato" e "consapevole", abilissimo nel "dosare" tempi e modi della presenza in "rete". Forse noi adulti ancora non lo abbiamo capito, ma essere "reperibili" su "Face-book" non equivale a costruirsi un "profilo" su "My-Space" e l’"amicizia" vera, spesa nella "consuetudine" quotidiana, è simboleggiata dal numero di telefono. Anzi, di "telefonino", un dettaglio che rimanda alla traccia "creaturale" della "voce", il più "immateriale" e nel contempo il più riconoscibile fra i "segni" con cui la persona comunica la propria "presenza".
In continuità ideale con
"Parabole mediatiche", il "Convegno" che nel 2002 diede la dimensione dell’impegno della "Chiesa Italiana" nell’ambito della "comunicazione", "Testimoni digitali" è un evento che si affaccia su un "decennio" caratterizzato da una rinnovata "preoccupazione educativa". Un’impresa che non si compie solo per mezzo di "allarmi" e "divieti", ma che diventa efficace quando "rimodula" «l’alfabeto dell’umano» in un "ambiente mediale" che, già di per sé, fa a meno dei "confini" e costruisce "ponti", come ha ricordato ieri il "Presidente" della "Cei", Cardinale Angelo Bagnasco. Con queste parole la "Chiesa" indica una prospettiva che non ignora la leggerezza della "relazioni on-line", ma che proprio per questo fa appello alla "densità" originaria di un "annuncio" fondato sulla «presenza delle presenze», e cioè sulla "verità" del "Risorto". Perché sono gli "uomini" che fanno l’"umanesimo", certo. Ma è l’"umanità" di Cristo a infondere "speranza" in ogni "avventura", anche quella che inizia nel momento in cui uno "schermo" si illumina davanti ai nostri occhi e il mondo che conoscevamo allarga i suoi "orizzonti".