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PER LA "GIORNATA MONDIALE
DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO" (2013)

( 13 Gennaio 2013 )

"Migrazioni: Pellegrinaggio di Fede e di Speranza"

Cari Fratelli e Sorelle!

Il "Concilio Ecumenico Vaticano II", nella Costituzione Pastorale "Gaudium et spes", ha ricordato che «la Chiesa cammina insieme con l’umanità tutta» (n. 40), per cui «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi: dei poveri, soprattutto, e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei Discepoli di Cristo, e nulla vi è, di genuinamente umano, che non trovi eco nel loro cuore!» ("Ibid.", 1). A tale Dichiarazione, hanno fatto eco il "Servo di Dio", Paolo VI, che ha chiamato la Chiesa «esperta in umanità» (Enciclica "Populorum progressio", 13), e il "Beato" Giovanni Paolo II, che ha affermato come la persona umana sia «la prima via, che la Chiesa deve percorrere, nel compimento della sua Missione..., la via tracciata da Cristo stesso!» (Enciclica "Centesimus annus", 53). Nella mia Enciclica "Caritas in veritate", ho voluto precisare, sulla scia dei miei Predecessori, che «tutta la Chiesa, in tutto il suo essere e il suo agire, quando annuncia, celebra e opera nella carità, è tesa a promuovere lo sviluppo integrale dell’uomo» (n. 11), riferendomi anche ai milioni di uomini e donne che, per diverse ragioni, vivono l’esperienza della Migrazione. In effetti, i flussi Migratori sono «un fenomeno che impressiona, per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche Sociali, Economiche, Politiche, Culturali e Religiose che solleva: per le sfide drammatiche che pone alle Comunità Nazionali, e a quella Internazionale» ("Ibid.", 62), poiché «ogni Migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili, che vanno rispettati da tutti, e in ogni situazione» ("Ibidem").

In tale contesto, ho voluto dedicare la "Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2013" al Tema: «Migrazioni: Pellegrinaggio di Fede e di Speranza», in concomitanza con le Celebrazioni del "50° Anniversario" dell’"Apertura" del "Concilio Ecumenico Vaticano II", e del "60°" della "Promulgazione" della Costituzione Apostolica "Exsul familia", mentre tutta la Chiesa è impegnata a vivere l’"Anno della Fede", raccogliendo con entusiasmo la sfida della "Nuova Evangelizzazione"!

In effetti, Fede e Speranza formano un binomio inscindibile nel cuore di tantissimi Migranti, dal momento che in essi vi è il desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la «disperazione» di un futuro, impossibile da costruire. Al tempo stesso, i viaggi di molti sono animati dalla profonda fiducia che Dio non abbandona le sue creature, e tale conforto rende più tollerabili le ferite dello sradicamento e del distacco, magari con la riposta Speranza di un futuro ritorno alla terra d’origine. Fede e Speranza, dunque, riempiono spesso il bagaglio di coloro che emigrano, consapevoli che con esse «noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto, ed accettato, se conduce verso una meta, e se di questa meta noi possiamo essere sicuri: se questa meta è così grande, da giustificare la fatica del cammino!» (Enciclica "Spe salvi", 1).

Nel vasto campo delle Migrazioni, la Materna sollecitudine della Chiesa si esplica su varie direttrici! Da una parte, quella che vede le Migrazioni sotto il profilo dominante della povertà e della sofferenza che, non di rado, produce drammi e tragedie. Qui, si concretizzano interventi di soccorso, per risolvere le numerose emergenze, con generosa dedizione di singoli e di gruppi, Associazioni di Volontariato e Movimenti, Organismi Parrocchiali e Diocesani, in collaborazione con tutte le persone di buona volontà. Dall’altra parte, però, la Chiesa non trascura di evidenziare gli aspetti positivi, le buone potenzialità e le risorse di cui le Migrazioni sono portatrici. In questa direttrice, allora, prendono corpo gli interventi di accoglienza, che favoriscono e accompagnano un inserimento integrale di Migranti, richiedenti Asilo e Rifugiati, nel nuovo contesto "Socio-Culturale", senza trascurare la dimensione Religiosa, essenziale per la vita di ogni persona. Ed è proprio a questa dimensione che la Chiesa è chiamata, per la stessa Missione affidatale da Cristo, a prestare particolare attenzione e cura: questo è il suo compito più importante, e specifico. Verso i Fedeli Cristiani, provenienti da varie zone del Mondo, l’attenzione alla dimensione Religiosa comprende anche il Dialogo Ecumenico, e la cura delle nuove Comunità: mentre verso i Fedeli Cattolici si esprime, tra l’altro, nel realizzare nuove strutture Pastorali, e valorizzare i diversi Riti, fino alla piena partecipazione alla vita della Comunità Ecclesiale Locale. La promozione umana va di pari passo con la comunione Spirituale, che apre le vie «ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del Mondo» (Lettera Apostolica "Porta fidei", 6). È sempre un dono prezioso, quello che porta la Chiesa guidando all’incontro con Cristo, che apre ad una Speranza stabile e affidabile!

La Chiesa, e le varie realtà che ad essa si ispirano, sono chiamate, nei confronti di Migranti e Rifugiati, ad evitare il rischio del mero "assistenzialismo", per favorire l’autentica "integrazione", in una Società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di cittadinanza, e partecipazione ai medesimi diritti e doveri. Coloro che emigrano portano con sé sentimenti di fiducia e di Speranza, che animano e confortano la ricerca di migliori opportunità di vita. Tuttavia, essi non cercano solamente un miglioramento della loro condizione Economica, Sociale o Politica! È vero che il viaggio Migratorio spesso inizia con la paura, soprattutto quando persecuzioni e violenze costringono alla fuga, con il trauma dell’abbandono dei famigliari e dei beni che, in qualche misura, assicuravano la sopravvivenza. Tuttavia, la sofferenza, l’enorme perdita e, a volte, un senso di alienazione, di fronte al futuro incerto, non distruggono il sogno di ricostruire, con Speranza e coraggio, l’esistenza in un Paese Straniero. In verità, coloro che migrano nutrono la fiducia di trovare accoglienza, di ottenere un aiuto solidale, e di trovarsi a contatto con persone che, comprendendo il disagio e la tragedia dei propri simili, ed anche riconoscendo i valori e le risorse di cui sono portatori, siano disposte a condividere umanità, e risorse materiali, con chi è bisognoso e svantaggiato. Occorre, infatti, ribadire che «la solidarietà universale, che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere» (Enciclica "Caritas in veritate", 43). Migranti e Rifugiati, insieme alle difficoltà, possono sperimentare anche relazioni nuove e ospitali, che li incoraggiano a contribuire al benessere dei Paesi di arrivo con le loro competenze professionali, il loro patrimonio "Socio-Culturale" e, spesso, anche con la loro testimonianza di Fede, che dona impulso alle Comunità di Antica Tradizione Cristiana, incoraggia ad incontrare Cristo, ed invita a conoscere la Chiesa!

Certo, ogni Stato ha il diritto di regolare i flussi Migratori, e di attuare politiche dettate dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della dignità di ogni persona umana. Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda la Costituzione Conciliare "Gaudium et spes", al "n. 65" – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno, per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni, e dei suoi progetti. Nel contesto "Socio-Politico" attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo, con il "Beato" Giovanni Paolo II, che «diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria Patria: diritto che, però, diventa effettivo, solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’Emigrazione» ("Discorso al IV Congresso Mondiale delle Migrazioni", 1998). Oggi, infatti, vediamo che molte Migrazioni sono conseguenza di precarietà Economica, di mancanza dei beni essenziali, di calamità naturali, di Guerre e disordini Sociali. Invece di un «Pellegrinaggio» animato dalla fiducia, dalla Fede e dalla Speranza, migrare diventa allora un «calvario» per la sopravvivenza, dove uomini e donne appaiono più vittime, che autori e responsabili della loro vicenda Migratoria. Così, mentre vi sono Migranti che raggiungono una buona posizione, e vivono dignitosamente, con giusta "integrazione" nell’ambiente d’accoglienza, ve ne sono molti che vivono in condizioni di marginalità e, talvolta, di sfruttamento, e di privazione dei fondamentali diritti umani: oppure che adottano comportamenti dannosi, per la Società in cui vivono. Il cammino di "integrazione" comprende diritti e doveri, attenzione e cura verso i Migranti, perché abbiano una vita decorosa, ma anche attenzione da parte dei Migranti verso i valori che offre la Società, in cui si inseriscono!

A tale proposito, non possiamo dimenticare la questione dell’Immigrazione "irregolare": tema tanto più scottante, nei casi in cui essa si configura come traffico e sfruttamento di persone, con maggior rischio per donne e bambini! Tali "misfatti" vanno decisamente condannati e puniti: mentre una gestione regolata dei flussi Migratori, che non si riduca alla chiusura ermetica delle Frontiere, all’inasprimento delle sanzioni contro gli "irregolari", e all’adozione di misure che dovrebbero scoraggiare nuovi ingressi, potrebbe almeno limitare per molti Migranti i pericoli di cadere vittime dei citati traffici. Sono, infatti, quanto mai opportuni interventi organici e "multilaterali" per lo sviluppo dei Paesi di partenza, contromisure efficaci per debellare il traffico di persone, programmi organici dei flussi di ingresso legale, maggiore disponibilità a considerare i singoli casi che richiedono interventi di protezione umanitaria, oltre che di Asilo Politico. Alle adeguate normative, deve essere associata una paziente e costante opera di formazione della mentalità, e delle coscienze! In tutto ciò, è importante rafforzare e sviluppare i rapporti di intesa, e di cooperazione, tra realtà Ecclesiali, e Istituzionali, che sono a servizio dello sviluppo integrale della persona umana. Nella visione Cristiana, l’impegno Sociale ed umanitario trae forza dalla fedeltà al "Vangelo", con la consapevolezza che «chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» ("Gaudium et spes", 41).

Cari Fratelli e Sorelle Migranti, questa "Giornata Mondiale" vi aiuti a rinnovare la fiducia e la Speranza nel Signore, che sta sempre accanto a noi! Non perdete l’occasione di incontrarLo, e di riconoscere il suo Volto nei gesti di bontà che ricevete nel vostro Pellegrinaggio Migratorio. Rallegratevi, poiché il Signore vi è vicino e, insieme con Lui, potrete superare ostacoli e difficoltà, facendo tesoro delle testimonianze di apertura e di accoglienza, che molti vi offrono. Infatti, «la vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca: un viaggio, nel quale scrutiamo gli Astri, che ci indicano la rotta! Le vere Stelle, della nostra vita, sono le persone che hanno saputo vivere rettamente... Esse sono luci di Speranza! Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il Sole sorto sopra tutte le tenebre della storia! Ma, per giungere fino a Lui, abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce, traendola dalla sua luce, ed offrono, così, orientamento per la nostra traversata» (Enciclica "Spe salvi", 49). Affido ciascuno di voi alla Beata Vergine Maria, segno di sicura Speranza e di consolazione, «Stella del Cammino», che, con la sua Materna presenza, ci è vicina in ogni momento della vita, ed a tutti imparto con affetto la Benedizione Apostolica!

Dal Vaticano, 12 Ottobre 2012

BENEDICTUS PP. XVI

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