SANTA MESSA PER L’APERTURA DELL’"ANNO DELLA FEDE"

RITAGLI    OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI    DOCUMENTI

Piazza San Pietro
Giovedì, 11 ottobre 2012

"La Parola di Cristo abiti tra voi, nella sua ricchezza..."

ANNO DELLA FEDE (11 Ottobre 2012 - 24 Novembre 2013)...

Venerati Fratelli,
Cari Fratelli e Sorelle!

Con grande gioia oggi, a "Cinquant’Anni" dall’"Apertura" del "Concilio Ecumenico Vaticano II", diamo inizio all’"Anno della Fede"! Sono lieto di rivolgere il mio saluto a tutti voi, in particolare a "Sua Santità" Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli, e a "Sua Grazia" Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury! Un pensiero speciale ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle "Chiese Orientali Cattoliche", e ai Presidenti delle "Conferenze Episcopali"... Per fare memoria del "Concilio", che alcuni di noi, qui presenti – che saluto con particolare affetto – , hanno avuto la Grazia di vivere in prima persona, questa Celebrazione è stata arricchita di alcuni segni specifici: la Processione iniziale, che ha voluto richiamare quella memorabile dei Padri Conciliari, quando entrarono solennemente in questa Basilica; l’Intronizzazione dell’"Evangeliario", copia di quello utilizzato durante il "Concilio"; la consegna dei Sette "Messaggi Finali" del "Concilio", e quella del "Catechismo della Chiesa Cattolica", che farò al termine, prima della Benedizione! Questi segni non ci fanno solo ricordare, ma ci offrono anche la prospettiva per andare oltre la Commemorazione. Ci invitano ad entrare più profondamente nel movimento Spirituale che ha caratterizzato il "Vaticano II", per farlo nostro e portarlo avanti nel suo vero senso. E questo senso è stato, ed è tuttora, la Fede in Cristo, la Fede Apostolica, animata dalla spinta interiore a comunicare Cristo ad ogni uomo, e a tutti gli uomini, nel pellegrinare della Chiesa sulle vie della storia!

L’"Anno della Fede", che oggi inauguriamo, è legato coerentemente a tutto il cammino della Chiesa negli ultimi "Cinquant’Anni": dal "Concilio", attraverso il Magistero del "Servo di Dio" Paolo VI, il quale indisse un «Anno della Fede» nel 1967, fino al "Grande Giubileo" del 2000, con il quale il "Beato" Giovanni Paolo II ha riproposto all’intera umanità Gesù Cristo quale unico Salvatore, ieri, oggi e sempre. Tra questi due Pontefici, Paolo VI e Giovanni Paolo II, c’è stata una profonda e piena convergenza proprio su Cristo, quale centro del Cosmo e della storia, e sull’ansia Apostolica di annunciarlo al mondo. Gesù è il centro della Fede Cristiana! Il Cristiano crede in Dio mediante Gesù Cristo, che ne ha rivelato il Volto. Egli è il compimento delle Scritture, ed il loro interprete definitivo. Gesù Cristo non è soltanto oggetto della Fede, ma, come dice la "Lettera agli Ebrei", è «colui che dà origine alla fede, e la porta a compimento» (Eb 12,2).

Il "Vangelo" di oggi ci dice che Gesù Cristo, consacrato dal Padre nello Spirito Santo, è il vero e perenne soggetto dell’Evangelizzazione. «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo, mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio!» (Lc 4,18). Questa Missione di Cristo, questo suo movimento, continua nello spazio e nel tempo, attraversa i Secoli e i Continenti. È un movimento che parte dal Padre e, con la forza dello Spirito, va a portare il lieto annuncio ai poveri di ogni tempo – poveri in senso materiale e Spirituale. La Chiesa è lo strumento primo e necessario di questa opera di Cristo, perché è a Lui unita come il corpo al capo. «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi!» (Gv 20,21). Così disse il Risorto ai Discepoli; e, soffiando su di loro, aggiunse: «Ricevete lo Spirito Santo!» (v. 22). È Dio il principale soggetto dell’Evangelizzazione del mondo, mediante Gesù Cristo; ma Cristo stesso ha voluto trasmettere alla Chiesa la propria Missione, e lo ha fatto, e continua a farlo, sino alla fine dei tempi, infondendo lo Spirito Santo nei Discepoli: quello stesso Spirito che si posò su di Lui, e rimase in Lui, per tutta la vita terrena, dandogli la forza di «proclamare ai prigionieri la liberazione, e ai ciechi la vista», di «rimettere in libertà gli oppressi», e di «proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).

Il "Concilio Vaticano II" non ha voluto mettere a tema la Fede in un "Documento" specifico! E, tuttavia, esso è stato interamente animato dalla consapevolezza e dal desiderio di doversi, per così dire, immergere nuovamente nel Mistero Cristiano, per poterlo riproporre efficacemente all’uomo contemporaneo. Al riguardo, così si esprimeva il "Servo di Dio" Paolo VI, due anni dopo la Conclusione dell’"Assise Conciliare": «Se il "Concilio" non tratta espressamente della Fede, ne parla ad ogni pagina, ne riconosce il carattere vitale e "soprannaturale", la suppone integra e forte, e costruisce su di essa le sue Dottrine! Basterebbe ricordare [alcune] affermazioni "Conciliari" (...), per rendersi conto dell’essenziale importanza che il "Concilio", coerente con la Tradizione Dottrinale della Chiesa, attribuisce alla Fede, alla vera Fede, quella che ha per sorgente Cristo, e per canale il Magistero della Chiesa!» ("Catechesi" nell’"Udienza Generale" dell’8 Marzo 1967). Così, Paolo VI, nel 1967!

Ma dobbiamo, ora, risalire a colui che convocò il "Concilio Vaticano II", e che lo inaugurò: il "Beato" Giovanni XXIII! Nel "Discorso di Apertura", egli presentò il fine principale del "Concilio", in questi termini: «Questo, massimamente, riguarda il "Concilio Ecumenico": che il Sacro Deposito della Dottrina Cristiana sia custodito, ed insegnato, in forma più efficace! (...) Lo scopo principale di questo "Concilio" non è, quindi, la discussione di questo, o quel tema, della Dottrina... Per questo, non occorreva un "Concilio"... È necessario che questa Dottrina, certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata, in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo!» ("AAS 54" [1962], 790.791-792). Così, Papa Giovanni, nell’Inaugurazione del "Concilio"!

Alla luce di queste parole, si comprende quello che io stesso, allora, ho avuto modo di sperimentare: durante il "Concilio", vi era una tensione commovente, nei confronti del comune compito di far risplendere la verità e la bellezza della Fede nell’oggi del nostro tempo, senza sacrificarla alle esigenze del presente, né tenerla legata al passato; nella Fede, risuona l’Eterno presente di Dio, che trascende il tempo e, tuttavia, può essere accolto da noi solamente nel nostro irripetibile oggi. Perciò, ritengo che la cosa più importante, specialmente in una ricorrenza significativa come l’attuale, sia ravvivare in tutta la Chiesa quella positiva tensione, quell’anelito a riannunciare Cristo all’uomo contemporaneo. Ma, affinché questa spinta interiore alla "Nuova Evangelizzazione" non rimanga soltanto ideale, e non pecchi di confusione, occorre che essa si appoggi ad una base concreta e precisa, e questa base sono i "Documenti" del "Concilio Vaticano II", nei quali essa ha trovato espressione. Per questo ho più volte insistito sulla necessità di ritornare, per così dire, alla «Lettera» del "Concilio" – cioè ai suoi "Testi" – , per trovarne l’autentico spirito, ed ho ripetuto che la vera eredità del "Vaticano II" si trova in essi. Il riferimento ai "Documenti" mette al riparo dagli estremi di nostalgie anacronistiche e di corse in avanti, e consente di cogliere la novità nella continuità! Il "Concilio" non ha escogitato nulla di nuovo, come materia di Fede, né ha voluto sostituire quanto è antico... Piuttosto, si è preoccupato di far sì che la medesima Fede continui ad essere vissuta nell’oggi, continui ad essere una Fede viva in un mondo in cambiamento!

Se ci poniamo in sintonia con l’impostazione autentica, che il "Beato" Giovanni XXIII volle dare al "Vaticano II", noi potremo attualizzarla lungo questo "Anno della Fede", all’interno dell’unico cammino della Chiesa che, continuamente, vuole approfondire il bagaglio della Fede che Cristo le ha affidato. I Padri Conciliari volevano ripresentare la Fede in modo efficace; e, se si aprirono con fiducia al dialogo con il mondo moderno, è proprio perché erano sicuri della loro Fede, della salda roccia su cui poggiavano. Invece, negli anni seguenti, molti hanno accolto senza discernimento la mentalità dominante, mettendo in discussione le basi stesse del "Depositum Fidei" che, purtroppo, non sentivano più come proprie nella loro verità.

Se oggi la Chiesa propone un nuovo "Anno della Fede", e la "Nuova Evangelizzazione", non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che "Cinquant’Anni" fa! E la risposta da dare a questo bisogno è la stessa voluta dai Papi, e dai Padri del "Concilio", e contenuta nei suoi "Documenti". Anche l’iniziativa di creare un "Pontificio Consiglio" destinato alla Promozione della "Nuova Evangelizzazione", che ringrazio dello speciale impegno per l’"Anno della Fede", rientra in questa prospettiva... In questi Decenni, è avanzata una «desertificazione» Spirituale! Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, al tempo del "Concilio", lo si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia: ma ora, purtroppo, lo vediamo ogni giorno intorno a noi. È il vuoto che si è diffuso! Ma è proprio a partire dall’esperienza di questo deserto, da questo vuoto, che possiamo nuovamente scoprire la gioia di credere, la sua importanza vitale per noi uomini e donne. Nel deserto, si riscopre il valore di ciò che è essenziale per vivere; così, nel mondo contemporaneo, sono innumerevoli i segni, spesso espressi in forma implicita o negativa, della sete di Dio, del senso ultimo della vita. E, nel deserto, c’è bisogno soprattutto di persone di Fede che, con la loro stessa vita, indicano la via verso la Terra Promessa, e così tengono desta la speranza. La Fede vissuta apre il cuore alla Grazia di Dio, che libera dal pessimismo! Oggi, più che mai, Evangelizzare vuol dire testimoniare una vita nuova, trasformata da Dio, e così indicare la strada. La "Prima Lettura" ci ha parlato della sapienza del viaggiatore (cfr. Sir 34,9-13): il viaggio è metafora della vita, e il sapiente viaggiatore è colui che ha appreso l’arte di vivere, e la può condividere con i Fratelli – come avviene ai Pellegrini, lungo il "Cammino di Santiago", o sulle altre "Vie" che, non a caso, sono tornate in auge in questi anni. Come mai, tante persone, oggi, sentono il bisogno di fare questi "Cammini"? Non è forse perché qui trovano, od almeno intuiscono, il senso del nostro essere al mondo? Ecco, allora, come possiamo raffigurare questo "Anno della Fede": un Pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo, in cui portare con sé solo ciò che è essenziale; non bastone, né sacca, né pane, né denaro: non due tuniche – come dice il Signore agli Apostoli, inviandoli in Missione (cfr Lc 9,3), ma il "Vangelo" e la Fede della Chiesa, di cui i "Documenti" del "Concilio Ecumenico Vaticano II" sono luminosa espressione, come pure lo è il "Catechismo della Chiesa Cattolica", pubblicato "Vent’Anni" or sono!

Venerati e Cari Fratelli, l’11 Ottobre 1962 si celebrava la Festa di Maria Santissima, "Madre di Dio"! A Lei affidiamo l’"Anno della Fede", come ho fatto una settimana fa, recandomi Pellegrino a Loreto... La Vergine Maria brilli sempre come Stella, sul Cammino della "Nuova Evangelizzazione"! Ci aiuti a mettere in pratica l’esortazione dell’Apostolo Paolo: «La parola di Cristo abiti tra voi, nella sua ricchezza! Con ogni sapienza, istruitevi ed ammonitevi a vicenda... E qualunque cosa facciate, in parole ed in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie, per mezzo di Lui, a Dio Padre!» (Col 3,16-17). Amen!

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