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PER LA XLIX GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

"Comunicare la famiglia:
ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore"

Domenica, 17 Maggio 2015

(AUDIO)

Il tema della Famiglia è al centro di un’approfondita riflessione Ecclesiale, e di un processo Sinodale, che prevede due Sinodi, uno straordinario – appena celebrato – ed uno Ordinario, convocato per il prossimo Ottobre! In tale contesto, ho ritenuto opportuno che il tema della prossima "Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali" avesse, come punto di riferimento, la famiglia... "La famiglia è, del resto, il primo luogo, dove impariamo a comunicare!". Tornare a questo momento originario, ci può aiutare, sia a rendere la comunicazione più autentica, e umana, sia a guardare la famiglia, da un nuovo punto di vista!

Possiamo lasciarci ispirare, dall’icona "evangelica" della visita di Maria, ad Elisabetta (Lc 1,39-56)! «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo... Elisabetta fu colmata di Spirito Santo, ed esclamò, a gran voce: "Benedetta tu, fra le donne, e benedetto il frutto, del tuo grembo!"» (vv. 41-42).

Anzitutto, questo episodio ci mostra la comunicazione, come "un dialogo, che si intreccia, con il linguaggio del corpo"! La prima risposta, al saluto di Maria, la dà, infatti, il bambino, sussultando gioiosamente, nel grembo di Elisabetta... Esultare, per la gioia dell’incontro è, in un certo senso, l’archetipo, e il simbolo, di ogni altra comunicazione, che impariamo, ancora prima di venire al mondo! Il grembo che ci ospita è la prima "scuola" di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno, in un ambiente protetto, e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma. Questo incontro tra due esseri, insieme così intimi, e ancora così estranei l’uno all’altra, un incontro pieno di promesse, è la nostra prima esperienza di comunicazione. Ed è un’esperienza che ci accomuna tutti, perché ciascuno di noi è nato da una madre!

Anche dopo essere venuti al mondo, restiamo, in un certo senso, in un "grembo", che è la famiglia! "Un grembo, fatto di persone diverse, in relazione": la famiglia è il «luogo, dove si impara a convivere, nella differenza» (Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", 66)... Differenze di generi e di generazioni, che comunicano, prima di tutto, perché si accolgono a vicenda, perché tra loro esiste un vincolo! E più largo è il ventaglio, di queste relazioni, più sono diverse le età, e più ricco è il nostro ambiente di vita. È il "legame", che sta a fondamento della "parola", che, a sua volta, rinsalda il legame. Le parole non le inventiamo: le possiamo usare, perché le abbiamo ricevute. È in famiglia, che si impara a parlare nella "lingua materna", cioè la lingua dei nostri antenati (cfr. 2 Mac 7,25.27). In famiglia, si percepisce che altri ci hanno preceduto, ci hanno messo nella condizione di esistere, e di potere, a nostra volta, generare vita, e fare qualcosa di buono, e di bello. Possiamo dare, perché abbiamo ricevuto, e questo circuito virtuoso sta al cuore della capacità della famiglia di comunicarsi, e di comunicare; e, più in generale, è il paradigma di ogni comunicazione!

L’esperienza del legame, che ci "precede", fa sì che la famiglia sia anche il contesto, in cui si trasmette quella "forma fondamentale di comunicazione", che è la "preghiera"! Quando la mamma e il papà fanno addormentare i loro bambini, appena nati, molto spesso li affidano a Dio, perché vegli su di essi; e, quando sono un po’ più grandi, recitano insieme, con loro semplici preghiere, ricordando, con affetto, anche altre persone, i nonni, altri parenti, i malati, e i sofferenti, tutti coloro che hanno più bisogno dell’aiuto di Dio. Così, in famiglia, la maggior parte di noi ha imparato la "dimensione Religiosa della comunicazione", che, nel Cristianesimo, è tutta impregnata di amore: l’amore di Dio, che si dona a noi, e che noi offriamo agli altri!

Nella famiglia, è soprattutto la capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi, e i silenzi, ridere e piangere insieme, tra persone che non si sono scelte e, tuttavia, sono così importanti, l’una per l’altra, a farci capire che cosa è veramente la comunicazione, come "scoperta, e costruzione, di prossimità"! Ridurre le distanze, venendosi incontro a vicenda, e accogliendosi, è motivo di gratitudine, e gioia: dal saluto di Maria, e dal sussulto del bambino, scaturisce la benedizione di Elisabetta, a cui segue il bellissimo Cantico del "Magnificat", nel quale Maria loda il disegno d’amore di Dio su di lei, e sul suo Popolo. Da un "Sì", pronunciato con fede, scaturiscono conseguenze, che vanno ben oltre noi stessi, e si espandono nel mondo! "Visitare" comporta aprire le porte, non rinchiudersi nei propri appartamenti, uscire, andare verso l’altro... Anche la famiglia è viva, se respira, aprendosi oltre sé stessa, e le famiglie, che fanno questo, possono comunicare il loro messaggio di vita, e di comunione: possono dare conforto e speranza, alle famiglie più ferite, e far crescere la Chiesa stessa, che è famiglia di famiglie!

La famiglia è, più di ogni altro, il luogo in cui, vivendo insieme, nella quotidianità, si sperimentano "i limiti", propri e altrui, i piccoli, e grandi problemi, della coesistenza, dell’andare d’accordo... Non esiste la famiglia perfetta, ma non bisogna avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli, in maniera costruttiva! Per questo, la famiglia in cui, con i propri limiti e peccati, ci si vuole bene, diventa una "scuola di perdono"... Il perdono è "una dinamica, di comunicazione": una comunicazione, che si logora, che si spezza, e che, attraverso il pentimento, espresso e accolto, si può riannodare, e far crescere! Un bambino che, in famiglia, impara ad ascoltare gli altri, a parlare in modo rispettoso, esprimendo il proprio punto di vista, senza negare quello altrui, sarà, nella società, un costruttore di dialogo, e di riconciliazione!

A proposito di limiti e comunicazione, hanno tanto da insegnarci le "famiglie, con figli, segnati da una, o più, disabilità"! Il "deficit" motorio, sensoriale, o intellettivo, è sempre una tentazione a chiudersi; ma può diventare, grazie all’amore dei genitori, dei fratelli, e di altre persone amiche, uno "stimolo ad aprirsi, a condividere, a comunicare, in modo inclusivo"; e può aiutare, la Scuola, la Parrocchia, le Associazioni, a diventare più accoglienti verso tutti, a non escludere nessuno!

In un mondo, poi, dove, così spesso, si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina, con le "chiacchiere", il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di "comunicazione, come benedizione"! E questo anche là, dove sembra prevalere l’inevitabilità dell’odio, e della violenza, quando le famiglie sono separate tra loro da muri di pietra, o dai muri, non meno impenetrabili, del pregiudizio, e del risentimento, quando sembrano esserci buone ragioni, per dire: "Adesso, basta!"; in realtà, benedire, anziché maledire, visitare, anziché respingere, accogliere, anziché combattere, è l’unico modo, per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza!

Oggi, i "media più moderni", che, soprattutto per i più giovani, sono, ormai, irrinunciabili, "possono, sia ostacolare, che aiutare", la comunicazione in famiglia, e tra famiglie! La possono "ostacolare", se diventano un modo di sottrarsi all’ascolto, di isolarsi dalla compresenza fisica, con la saturazione di ogni momento di silenzio, e di attesa, disimparando che «il silenzio è parte integrante della comunicazione e, senza di esso, non esistono parole, dense di contenuto» (Benedetto XVI, "Messaggio per la 46ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali", 24.1.2012)! La possono "favorire", se aiutano a raccontare, e condividere, a restare in contatto con i lontani, a ringraziare, e chiedere perdono, a rendere, sempre, di nuovo, possibile, l’incontro. Riscoprendo, quotidianamente, questo centro vitale, che è l’incontro, questo "inizio vivo", noi sapremo orientare il nostro rapporto con le tecnologie, invece che farci guidare da esse. Anche in questo campo, i genitori sono i primi educatori! Ma non vanno lasciati soli; la Comunità Cristiana è chiamata ad affiancarli, perché sappiano insegnare ai figli a vivere, nell’ambiente comunicativo, secondo i criteri della dignità della persona umana, e del bene comune!

La sfida che oggi ci si presenta è, dunque, "reimparare a raccontare": non semplicemente, a produrre, e consumare informazione! È questa, la direzione, verso cui ci spingono i potenti, e preziosi mezzi, della comunicazione contemporanea... L’informazione è importante, ma non basta, perché, troppo spesso, semplifica, contrappone le differenze, e le visioni diverse, sollecitando a schierarsi per l’una, o l’altra, anziché favorire uno sguardo d’insieme!

Anche la famiglia, in conclusione, non è un oggetto, sul quale si comunicano delle opinioni, o un terreno, sul quale combattere battaglie ideologiche, ma un ambiente, in cui si impara a comunicare", nella prossimità, e un soggetto che comunica, una "comunità comunicante"! Una comunità, che sa accompagnare, festeggiare, e fruttificare... In questo senso, è possibile ripristinare uno sguardo, capace di riconoscere che la famiglia continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema, o un’istituzione in crisi! I "media" tendono, a volte, a presentare la famiglia, come se fosse un modello astratto, da accettare, o rifiutare, da difendere, o attaccare, invece che una realtà concreta, da vivere; o come se fosse un’ideologia di qualcuno, contro qualcun altro, invece che il luogo, dove tutti impariamo che cosa significa comunicare, nell’amore ricevuto, e donato... Raccontare, significa, invece, comprendere, che le nostre vite sono intrecciate in una trama unitaria, che le voci sono molteplici, e ciascuna è insostituibile!

La famiglia più bella, protagonista, e non problema, è quella che sa "comunicare", partendo dalla "testimonianza", la bellezza, e la ricchezza, del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli... Non lottiamo, per difendere il passato, ma lavoriamo, con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che, quotidianamente, abitiamo, per costruire il futuro!

Dal Vaticano, 23 Gennaio 2015
Vigilia della Festa di "San Francesco di Sales"

FRANCESCO PP.

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