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"VI CONGRESSO MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE"

[ OSLO, 21-23 GIUGNO 2016 ]

Papa Francesco ci ricorda che, rendere giustizia, non significa una pena, fine a se stessa, ma che le pene hanno, come scopo principale, la riabilitazione, del reo...

"Non c'è giusta pena senza speranza..."

Saluto gli organizzatori di questo "Congresso Mondiale contro la Pena di Morte", il gruppo di paesi che lo sostengono, specialmente la Norvegia, paese ospitante, e tutti i partecipanti: rappresentanti dei governi, delle organizzazioni internazionali e della società civile. Desidero inoltre esprimere la mia personale gratitudine, e anche quella delle persone di buona volontà, per l’impegno a favore di un mondo libero dalla pena di morte.

Un segno di speranza è lo sviluppo, nell’opinione pubblica, di una crescente opposizione alla pena di morte, perfino come strumento di legittima difesa sociale. Di fatto, oggi la pena di morte è inammissibile, per quanto possa essere grave il crimine del condannato. È un’offesa all’inviolabilità della vita e alla dignità della persona umana, che contraddice il disegno di Dio per l’uomo e la società e la sua giustizia misericordiosa e impedisce il compimento della giusta finalità delle pene. Non rende giustizia alle vittime, ma alimenta la vendetta. Il comandamento "non uccidere" ha un valore assoluto e include sia l’innocente sia il colpevole.

Il "Giubileo Straordinario della Misericordia è un’occasione propizia per promuovere nel mondo forme sempre più mature di rispetto per la vita e la dignità di ogni persona. Non bisogna dimenticare che il diritto inviolabile alla vita, dono di Dio, appartiene anche al criminale.

Oggi, desidero incoraggiare tutti a lavorare non solo per l’abolizione della pena di morte, ma anche per il miglioramento delle condizioni di detenzione, affinché rispettino pienamente la dignità umana delle persone private della libertà. "Fare giustizia" non significa cercare la punizione come fine a se stesso, ma far sì che il fine fondamentale di ogni pena sia la riabilitazione del reo. La questione deve essere inquadrata nell’ottica di una giustizia penale aperta alla possibilità di reinserimento del colpevole nella società. Non c’è pena valida senza speranza! Una pena chiusa in se stessa, che non lasci spazio alla speranza, è una tortura, non è una pena.

Spero che questo "Congresso" possa dare nuovo impulso all’impegno per abolire la pena capitale. Perciò esorto tutti i partecipanti a proseguire questa grande iniziativa e li assicuro della mia preghiera.

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