RITAGLI    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO    DOCUMENTI
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO INTERNAZIONALE
SULLA
CATECHESI

Aula Paolo VI
Venerdì, 27 settembre 2013

Papa Francesco ci invita a ripartire da Cristo: ad avere famigliarità con Lui, imitandolo, ed uscendo da se stessi, per andare incontro agli altri, senza paura, fino alle periferie più lontane...

"Ripartire da Cristo..."

Cari Catechisti,
Buonasera!

Mi piace che, nell’"Anno della Fede", ci sia questo incontro per voi: la Catechesi è un pilastro per l’educazione della fede, e ci vogliono buoni Catechisti! Grazie, di questo servizio alla Chiesa, e nella Chiesa... Anche se a volte può essere difficile, si lavora tanto, ci si impegna, e non si vedono i risultati voluti, educare nella fede è bello! È forse la migliore eredità, che noi possiamo dare: la fede! Educare nella fede, perché lei cresca... Aiutare i bambini, i ragazzi, i giovani, gli adulti, a conoscere e ad amare sempre di più il Signore, è una delle avventure educative più belle: si costruisce la Chiesa! "Essere" Catechisti! Non lavorare da Catechisti: questo, non serve! Io lavoro da Catechista, perché mi piace insegnare... Ma, se tu non sei Catechista, non serve! Non sarai fecondo, non sarai feconda! Catechista, è una Vocazione: "essere Catechista", questa è la Vocazione, non lavorare da Catechista... Badate bene, non ho detto "fare" i Catechisti, ma "esserlo", perché coinvolge la vita. Si guida all’incontro con Gesù, con le parole e con la vita, con la testimonianza. Ricordatevi, quello che Benedetto XVI ci ha detto: "La Chiesa non cresce per proselitismo! Cresce per attrazione!". E, quello che attrae, è la testimonianza... Essere Catechista, significa dare testimonianza della fede; essere coerente nella propria vita! E, questo, non è facile! Non è facile! Noi aiutiamo, noi guidiamo all’incontro con Gesù, con le parole e con la vita, con la testimonianza. A me piace ricordare, quello che San Francesco di Assisi diceva ai suoi Frati: "Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole!". Le parole vengono... Ma, prima, la testimonianza: che la gente veda nella nostra vita il Vangelo, possa leggere il Vangelo! Ed "essere" Catechisti chiede amore: amore sempre più forte a Cristo, amore al suo Popolo Santo. E, questo amore, non si compra nei negozi: non si compra qui a Roma, neppure! Questo amore, viene da Cristo! È un regalo di Cristo! È un regalo di Cristo! E, se viene da Cristo, parte da Cristo, e noi dobbiamo ripartire da Cristo, da questo amore che Lui ci dà... Che cosa significa, questo "ripartire da Cristo", per un Catechista, per voi, anche per me, perché anch’io sono Catechista? Cosa significa?

Io parlerò di tre cose: uno, due e tre, come facevano i vecchi "Gesuiti"... Uno, due e tre!

1. Prima di tutto, ripartire da Cristo significa "avere famigliarità con Lui", avere questa famigliarità con Gesù: Gesù lo raccomanda con insistenza ai discepoli, nell’Ultima Cena, quando si avvia a vivere il dono più alto di amore, il sacrificio della Croce. Gesù utilizza l’immagine della vite e dei tralci, e dice: "Rimanete nel mio amore, rimanete attaccati a me, come il tralcio è attaccato alla vite!". Se siamo uniti a Lui, possiamo portare frutto, e questa è la famigliarità con Cristo... Rimanere in Gesù! È un rimanere attaccati a Lui, dentro di Lui, con Lui, parlando con Lui: rimanere in Gesù!

La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. E questo vale sempre, è un cammino che dura tutta la vita. Ricordo, tante volte, in Diocesi, nell’altra Diocesi che avevo prima, di aver visto, alla fine dei Corsi nel Seminario Catechistico, i Catechisti che uscivano dicendo: "Ho il titolo di Catechista!". Quello non serve, non hai niente, hai fatto una piccola "stradina"! Chi ti aiuterà? Questo, vale sempre! Non è un titolo, è un atteggiamento: stare con Lui; e dura tutta la vita! È uno stare alla presenza del Signore, lasciarsi guardare da Lui. Io vi domando: Come state, alla presenza del Signore? Quando vai dal Signore, guardi il Tabernacolo: che cosa fate? Senza parole... Ma, io dico, dico, penso, medito, sento... Molto bene! Ma tu, ti lasci guardare, dal Signore? Lasciarci guardare, dal Signore! Lui ci guarda, e questa è una maniera di pregare. Ti lasci guardare, dal Signore? Ma come si fa? Guardi il Tabernacolo, e ti lasci guardare... È semplice! È un po’ noioso: mi addormento... Addormentati, addormentati! Lui ti guarderà lo stesso: Lui ti guarderà lo stesso... Ma sei sicuro, che Lui ti guarda! E questo è molto più importante, del titolo di Catechista: è parte dell’essere Catechista. Questo scalda il cuore, tiene acceso il fuoco dell’amicizia col Signore, ti fa sentire che Lui veramente ti guarda, ti è vicino e ti vuole bene. In una delle uscite che ho fatto, qui a Roma, in una Messa, si è avvicinato un signore, relativamente giovane, e mi ha detto: "Padre, piacere di conoscerla: ma io non credo in niente! Non ho il dono della fede!". Capiva, che era un dono... "Non ho il dono della fede! Che cosa mi dice, lei?". "Non ti scoraggiare! Lui ti vuole bene... Lasciati guardare da Lui! Niente di più!". E, questo, lo dico a voi: lasciatevi guardare dal Signore! Capisco, che per voi non è così semplice: specialmente per chi è sposato e ha figli, è difficile trovare un tempo lungo di calma... Ma, grazie a Dio, non è necessario fare tutti nello stesso modo; nella Chiesa, c’è varietà di Vocazioni, e varietà di forme Spirituali; l’importante, è trovare il modo adatto, per "stare con il Signore"; e questo si può, è possibile, in ogni stato di vita! In questo momento, ognuno può domandarsi: «Come vivo, io, questo "stare" con Gesù?». Questa, è una domanda che vi lascio: «Come vivo, io, questo "stare" con Gesù: questo "rimanere" in Gesù?». Ho dei momenti, in cui rimango alla sua presenza, in silenzio: mi lascio guardare da Lui? Lascio, che il suo fuoco riscaldi il mio cuore? Se, nel nostro cuore, non c’è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo, noi, poveri peccatori, riscaldare il cuore degli altri? Pensate a questo!

2. Il secondo elemento, è questo... Secondo: "ripartire da Cristo", significa "imitarlo, nell’uscire da sé, e andare incontro all’altro"! Questa è un’esperienza bella, e un po’ paradossale... Perché? Perché, chi mette al centro della propria vita Cristo, si decentra! Più ti unisci a Gesù, e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra, e ti apre agli altri. Questo è il vero dinamismo dell’amore, questo è il movimento di Dio stesso! Dio è il centro, ma è sempre dono di sé, relazione, vita che si comunica... Così diventiamo anche noi, se rimaniamo uniti a Cristo: Lui ci fa entrare in questo dinamismo dell’amore! Dove c’è vera vita in Cristo, c’è apertura all’altro, c’è uscita da sé, per andare incontro all’altro nel nome di Cristo. E, questo, è il lavoro del Catechista: uscire continuamente da sé per amore, per testimoniare Gesù, e parlare di Gesù, predicare Gesù. Questo è importante, perché lo fa il Signore: è proprio il Signore, che ci spinge a uscire!

Il cuore del Catechista vive sempre questo movimento di "sistole" – "diastole": "unione con Gesù" – "incontro con l’altro"... Sono le due cose: io mi unisco a Gesù, ed esco all’incontro con gli altri! Se manca uno di questi due movimenti, non batte più, non può vivere. Riceve in dono il "Kerigma" e, a sua volta, lo offre in dono. Questa "parolina": dono! Il Catechista è cosciente che ha ricevuto un dono, il dono della fede, e lo dà in dono agli altri. E, questo, è bello! E non se ne prende, per sé, la percentuale! Tutto quello che riceve, lo dà! Questo, non è un affare! Non è un affare! È puro dono: dono ricevuto, e dono trasmesso... E il Catechista è lì, in questo incrocio di dono! È così, nella natura stessa del "Kerigma": è un dono che genera missione, che spinge sempre oltre se stessi. San Paolo, diceva: «L’amore di Cristo ci spinge!»; ma, quel "ci spinge", si può tradurre anche: "ci possiede"... È così: l’amore ti attira e ti invia, ti prende e ti dona agli altri! In questa tensione, si muove il cuore del Cristiano: in particolare, il cuore del Catechista. Chiediamoci, tutti... È così, che batte il mio cuore di Catechista: unione con Gesù, e incontro con l’altro? Con questo movimento, di "sistole" e "diastole"? Si alimenta nel rapporto con Lui, ma per portarlo agli altri, e non per ritenerlo? Vi dico una cosa: non capisco come un Catechista possa rimanere fermo, senza questo movimento... Non capisco!

3. E, il terzo elemento – tre – , sta sempre in questa linea: "ripartire da Cristo", significa "non aver paura di andare con Lui, nelle periferie"... Qui, mi viene in mente la storia di Giona: una figura davvero interessante, specialmente nei nostri tempi di cambiamenti e di incertezza! Giona è un uomo pio, con una vita tranquilla e ordinata; questo lo porta ad avere i suoi schemi ben chiari, e a giudicare tutto e tutti con questi schemi, in modo rigido... Ha tutto chiaro: la verità, è questa! È rigido! Perciò, quando il Signore lo chiama, e gli dice di andare a predicare a Ninive, la grande città Pagana, Giona non se la sente... "Andare là! Ma io ho tutta la verità, qui!". Non se la sente... Ninive è al di fuori dei suoi schemi, è alla periferia del suo mondo! E, allora, scappa, se ne va in Spagna, fugge via: si imbarca su una nave, che va da quelle parti... Andate a rileggere il "Libro di Giona"! È breve, ma è una Parabola molto istruttiva, specialmente per noi, che siamo nella Chiesa!

Che cosa ci insegna? Ci insegna a non aver paura di uscire dai nostri schemi, per seguire Dio: perché Dio va sempre oltre... Ma, sapete una cosa? Dio non ha paura! Sapevate, questo, voi? Non ha paura! È sempre oltre, i nostri schemi! Dio non ha paura, delle periferie... Ma, se voi andate alle periferie, lo troverete lì! Dio è sempre fedele: è creativo! Ma, per favore, non si capisce un Catechista che non sia creativo... E, la creatività, è come la colonna dell’essere Catechista! Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido... Dio non è rigido! Ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende! Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare... Saper cambiare! E perché, devo cambiare? È per adeguarmi alle circostanze, nelle quali devo annunziare il Vangelo! Per rimanere con Dio, bisogna saper uscire: non aver paura di uscire... Se un Catechista si lascia prendere dalla paura, è un codardo; se un Catechista se ne sta tranquillo, finisce per essere una Statua da Museo: e ne abbiamo tanti! Ne abbiamo tanti! Per favore, niente Statue da Museo! Se un Catechista è rigido, diventa "incartapecorito" e sterile... Vi domando: qualcuno di voi vuole essere codardo, Statua da Museo, o sterile? Qualcuno ha questa voglia? [Catechisti: "No!"...]. No? Sicuro? Va bene! Quello che dirò adesso, lo ho detto tante volte, ma mi viene dal cuore di dirlo... Quando noi Cristiani siamo chiusi nel nostro gruppo, nel nostro Movimento, nella nostra Parrocchia, nel nostro ambiente, rimaniamo chiusi, e ci succede quello che accade a tutto quello che è chiuso; quando una stanza è chiusa, incomincia l’odore dell’umidità! E, se una persona è chiusa in quella stanza, si ammala! Quando un Cristiano è chiuso nel suo gruppo, nella sua Parrocchia, nel suo Movimento, è chiuso: si ammala... Se un Cristiano esce per le strade, nelle periferie, può succedergli quello che succede a qualche persona, che va per la strada: un incidente! Tante volte, abbiamo visto incidenti stradali... Ma, io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa "incidentata", e non una Chiesa "ammalata"! Una Chiesa, un Catechista, che abbia il coraggio di correre il rischio per uscire, e non un Catechista che studi, sappia tutto, ma chiuso sempre: questo, è ammalato! E, alle volte, è ammalato dalla testa...

Ma, attenzione! Gesù non dice: "Andate: arrangiatevi!". No, non dice quello! Gesù dice: "Andate: io sono con voi!". Questa è la nostra bellezza, e la nostra forza: se noi andiamo, se noi usciamo a portare il suo Vangelo con amore, con vero spirito Apostolico, con "Parresia", Lui cammina con noi, ci precede – lo dico in Spagnolo – : ci "primerea"... Il Signore, sempre, ci "primerea"! Ormai, avete imparato il senso di questa parola... E, questo, lo dice la Bibbia: non lo dico io! La Bibbia dice, il Signore dice, nella Bibbia: "Io sono come il fior del mandorlo!". Perché? Perché è il primo fiore, che fiorisce nella Primavera... Lui è sempre "primero"! Lui è primo! Questo, è fondamentale per noi: Dio sempre ci precede! Quando noi pensiamo di andare lontano, in una estrema periferia, e forse abbiamo un po’ di timore, in realtà Lui è già là: Gesù ci aspetta, nel cuore di quel fratello, nella sua carne ferita, nella sua vita oppressa, nella sua anima senza fede... Ma voi, sapete, una delle periferie che mi fa così tanto male, che sento dolore – lo avevo visto nella Diocesi, che avevo prima? È quella dei bambini, che non sanno farsi il Segno della Croce! A Buenos Aires, ci sono tanti bambini, che non sanno farsi il Segno della Croce... Questa, è una periferia! Bisogna andare là! E Gesù è là, ti aspetta, per aiutare quel bambino a farsi il Segno della Croce... Lui, sempre, ci precede!

Cari Catechisti, sono finiti i tre punti! Sempre, ripartire da Cristo! Vi dico grazie, per quello che fate, ma soprattutto perché ci siete, nella Chiesa, nel Popolo di Dio in cammino: perché camminate con il Popolo di Dio... Rimaniamo con Cristo – rimanere in Cristo – , cerchiamo di essere sempre più una cosa sola con Lui; seguiamolo, imitiamolo nel suo movimento d’amore, nel suo andare incontro all’uomo; e usciamo, apriamo le porte: abbiamo l’audacia di tracciare strade nuove, per l’annuncio del Vangelo!

Che il Signore vi benedica, e la Madonna vi accompagni... Grazie!

Maria è nostra Madre, Maria sempre ci porta a Gesù!

Facciamo una preghiera, uno per l’altro, alla Madonna...

["Ave Maria"].

["Benedizione"].

Grazie tante!

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