CAPPELLA PAPALE PER L’INSEDIAMENTO
DEL VESCOVO DI ROMA SULLA
"CATHEDRA ROMANA"

RITAGLI    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO    DOCUMENTI

Basilica di San Giovanni in Laterano
II Domenica di Pasqua o della "Divina Misericordia", 7 aprile 2013

Papa Francesco ci ricorda la misericordia di Dio, che, con pazienza, attende il nostro ritorno...

"Il coraggio di ritornare a Dio..."

Con gioia celebro, per la prima volta, l’Eucaristia, in questa "Basilica Lateranense", Cattedrale del "Vescovo di Roma"! Vi saluto tutti con grande affetto: il carissimo Cardinale Vicario, i Vescovi Ausiliari, il Presbiterio Diocesano, i Diaconi, le Religiose e i Religiosi, e tutti i fedeli laici... Porgo anche i miei saluti al Signor Sindaco e a sua moglie, e a tutte le Autorità! Camminiamo insieme, nella luce del Signore Risorto!

1. Celebriamo oggi la "Seconda Domenica di Pasqua", denominata anche «della Divina Misericordia»... Com’è bella, questa realtà della fede, per la nostra vita: la "misericordia" di Dio! Un amore così grande, così profondo, quello di Dio verso di noi: un amore che non viene meno, sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida.

2. Nel Vangelo di oggi, l’Apostolo Tommaso fa esperienza proprio della misericordia di Dio, che ha un volto concreto: quello di Gesù, di Gesù Risorto! Tommaso non si fida di ciò che gli dicono gli altri Apostoli: «Abbiamo visto il Signore!»; non gli basta la promessa di Gesù, che aveva annunciato: "Il terzo giorno, risorgerò!". Vuole vedere, vuole mettere la sua mano nel segno dei chiodi e nel costato... E qual è, la reazione di Gesù? La "pazienza": Gesù non abbandona il testardo Tommaso nella sua incredulità; gli dona una settimana di tempo: non chiude la porta, attende! E Tommaso riconosce la propria povertà, la poca fede. «Mio Signore, e mio Dio!»: con questa invocazione semplice, ma piena di fede, risponde alla pazienza di Gesù. Si lascia avvolgere dalla Misericordia Divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: è un uomo nuovo, non più incredulo, ma credente!

E ricordiamo anche Pietro: per tre volte rinnega Gesù, proprio quando doveva essergli più vicino; e, quando tocca il fondo, incontra lo sguardo di Gesù che, con pazienza, senza parole, gli dice: «Pietro, non avere paura della tua debolezza: confida in me!»; e Pietro comprende, sente lo sguardo d’amore di Gesù, e piange... Che bello è, questo sguardo di Gesù – quanta tenerezza! Fratelli e sorelle, non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio!

Pensiamo ai due Discepoli di Emmaus: il volto triste, un camminare vuoto, senza speranza... Ma Gesù non li abbandona: percorre insieme la strada, e non solo! Con pazienza, spiega le Scritture che si riferivano a Lui, e si ferma a condividere con loro il pasto. Questo è lo stile di Dio: non è impaziente come noi, che spesso vogliamo tutto e subito, anche con le persone. Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare... Ricordiamolo, nella nostra vita di Cristiani: Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci.

A me fa sempre una grande impressione, rileggere la Parabola del Padre Misericordioso: mi fa impressione, perché mi dà sempre una grande speranza! Pensate a quel figlio minore, che era nella casa del Padre: era amato; eppure, vuole la sua parte di eredità; se ne va via, spende tutto: arriva al livello più basso, più lontano dal Padre; e, quando ha toccato il fondo, sente la nostalgia del calore della casa paterna, e ritorna... E il Padre? Aveva dimenticato il figlio? No, mai! È lì, lo vede da lontano, lo stava aspettando ogni giorno, ogni momento: è sempre stato nel suo cuore come figlio, anche se lo aveva lasciato, anche se aveva sperperato tutto il patrimonio, cioè la sua libertà; il Padre, con pazienza e amore, con speranza e misericordia, non aveva smesso un attimo di pensare a lui; e, appena lo vede ancora lontano, gli corre incontro e lo abbraccia con tenerezza, la tenerezza di Dio, senza una parola di rimprovero: è tornato! E quella è la gioia del Padre! In quell’abbraccio al figlio, c’è tutta questa gioia: è tornato! Dio sempre ci aspetta: non si stanca... Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio, perché ritroviamo fiducia, speranza: sempre! Un grande Teologo Tedesco, Romano Guardini, diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza, e questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza (cfr. "Glabenserkenntnis", Wurzburg 1949, pag. 28). È come un dialogo, fra la nostra debolezza e la pazienza di Dio: è un dialogo che, se noi lo facciamo, ci dà speranza!

3. Vorrei sottolineare un altro elemento: la pazienza di Dio deve trovare in noi "il coraggio di ritornare a Lui"; qualunque errore, qualunque peccato, ci sia nella nostra vita! Gesù invita Tommaso a mettere la mano nelle sue piaghe, delle mani e dei piedi, e nella ferita del costato. Anche noi, possiamo entrare nelle piaghe di Gesù, possiamo toccarlo realmente; e questo accade, ogni volta che riceviamo con fede i Sacramenti. San Bernardo, in una bella "Omelia", dice: «Attraverso... le ferite [di Gesù], io posso succhiare miele dalla rupe, e olio dai ciottoli della roccia (cfr. Dt 32,13): cioè gustare, e sperimentare, quanto è buono il Signore!» ("Sul Cantico dei Cantici" 61, 4). È proprio nelle ferite di Gesù, che noi siamo sicuri: lì, si manifesta l’amore immenso del suo cuore. Tommaso lo aveva capito! San Bernardo si domanda: ma, su che cosa posso contare? Sui miei meriti? Ma, «mio merito è la misericordia di Dio... Non sono certamente povero di meriti, finché lui sarà ricco di misericordia! Che, se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti!» ("Ivi", 5). Questo è importante: il coraggio di affidarmi alla misericordia di Gesù, di confidare nella sua pazienza, di rifugiarmi sempre nelle ferite del suo amore. San Bernardo arriva ad affermare: «Ma, che dire, se la coscienza mi morde, per i molti peccati? "Dove è abbondato il peccato, è sovrabbondata la grazia!" (Rm 5,20)» ("Ibid."). Forse, qualcuno di noi può pensare: il mio peccato è così grande, la mia lontananza da Dio è come quella del figlio minore della Parabola, la mia incredulità è come quella di Tommaso; non ho il coraggio di tornare, di pensare che Dio possa accogliermi, e che stia aspettando proprio me. Ma Dio aspetta proprio te: ti chiede solo il coraggio di andare a Lui. Quante volte, nel mio Ministero Pastorale, mi sono sentito ripetere: «Padre, ho molti peccati!»; e l’invito, che ho sempre fatto, è: «Non temere: va’ da Lui, ti sta aspettando! Lui farà tutto!». Quante proposte mondane sentiamo attorno a noi, ma lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio: la sua è una carezza di amore. Per Dio, noi non siamo numeri, siamo importanti: anzi, siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore.

Adamo, dopo il peccato, prova vergogna: si sente nudo, sente il peso di quello che ha fatto; eppure, Dio non abbandona: se in quel momento inizia l’esilio da Dio, con il peccato, c’è già la promessa del ritorno, la possibilità di ritornare a Lui. Dio chiede subito: «Adamo, dove sei?», lo cerca. Gesù è diventato nudo per noi, si è caricato della vergogna di Adamo, della nudità del suo peccato, per lavare il nostro peccato: "Dalle sue piaghe, siamo stati guariti!". Ricordatevi, quello di San Paolo: "Di che cosa mi vanterò, se non della mia debolezza, della mia povertà?". Proprio nel sentire il mio peccato, nel guardare il mio peccato, io posso vedere e incontrare la misericordia di Dio, il suo amore, e andare da Lui, per ricevere il perdono.

Nella mia vita personale, ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza; ho visto anche, in tante persone, il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù, dicendogli: "Signore, sono qui: accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue!". E ho sempre visto che Dio l’ha fatto: ha accolto, consolato, lavato, amato...

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio; confidiamo nella sua pazienza, che sempre ci dà tempo; abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei Sacramenti! Sentiremo la sua tenerezza, tanto bella: sentiremo il suo abbraccio, e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore!

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