RITAGLI    LETTERA DI PAPA FRANCESCO    DOCUMENTI
AI PARTECIPANTI AL "XIX CONGRESSO INTERNAZIONALE"
DELL’
"ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI DIRITTO PENALE",
E DEL "III CONGRESSO" DELL’
"ASSOCIAZIONE LATINO-AMERICANA
DI DIRITTO PENALE E CRIMINOLOGIA"

Papa Francesco ci invita a seguire l'esempio del Buon Samaritano, del Buon Ladrone, e del Buon Pastore, per giungere all'incontro con l'amore misericordioso, e risanante, di Dio...

"Va’ e, d’ora in poi, non peccare più..."

Signor Presidente,
e Signor Segretario Esecutivo!

Con questo "Messaggio", desidero far giungere il mio saluto a tutti i partecipanti al "XIX Congresso Internazionale" dell’"Associazione Internazionale di Diritto Penale", e al "III Congresso" dell’"Associazione Latino-Americana di Diritto Penale e Criminologia": due importanti Fori, che permettono a professionisti della Giustizia Penale di riunirsi, scambiare punti di vista, condividere preoccupazioni, approfondire temi comuni, e trattare problematiche regionali, con le loro particolarità sociali, politiche ed economiche! Insieme ai migliori auspici, affinché i vostri lavori rechino abbondanti frutti, desidero esprimervi il mio ringraziamento personale, e anche quello di tutti gli uomini di buona volontà, per il vostro servizio alla società, e il vostro contributo allo sviluppo di una giustizia, che rispetti la dignità e i diritti della persona umana, senza discriminazioni, e tuteli dovutamente le minoranze...

Sapete bene, che il Diritto Penale richiede una messa a fuoco "multidisciplinare", che cerchi di integrare e di armonizzare tutti gli aspetti, che confluiscono nella realizzazione di un atto pienamente umano, libero, consapevole, e responsabile! Anche la Chiesa vorrebbe dire una parola, come parte della sua Missione Evangelizzatrice, e in fedeltà a Cristo, che è venuto per «proclamare ai prigionieri la liberazione» (Lc 4,18)... Perciò, desidero condividere con voi alcune idee, che serbo nell’animo, e che fanno parte del tesoro della Scrittura, e dell’esperienza millenaria del Popolo di Dio!

Fin dai primi tempi Cristiani, i Discepoli di Gesù hanno cercato di far fronte alla fragilità del cuore umano, tante volte debole! In modi diversi, e con svariate iniziative, hanno accompagnato, e sostenuto, quanti soccombono sotto il peso del peccato, e del male... Nonostante i cambiamenti storici, tre elementi sono stati costanti: la soddisfazione, o riparazione, del danno causato; la Confessione, attraverso la quale l’uomo esprime la propria conversione interiore; e la contrizione, per giungere all’incontro con l’amore misericordioso, e risanante, di Dio!

1. La riparazione... Il Signore ha, poco a poco, insegnato al suo Popolo che esiste un’"asimmetria" necessaria, tra il delitto, e la pena: che non si pone rimedio a un occhio, o un dente rotto, rompendone un altro! Si tratta di rendere giustizia alla vittima, non di giustiziare l’aggressore!

Un modello Biblico, di riparazione, può essere il "Buon Samaritano"... Senza pensare a perseguitare il colpevole, perché si assuma le conseguenze del suo atto, assiste colui che è rimasto ferito gravemente, sul ciglio della strada, e si fa carico dei suoi bisogni (cfr. Lc 10,25-37)!

Nelle nostre società, tendiamo a pensare che i delitti si risolvano, quando si cattura, e condanna, il delinquente: tirando dritto, dinanzi ai danni provocati, o senza prestare sufficiente attenzione alla situazione, in cui restano le vittime... Ma sarebbe un errore, identificare la riparazione solo con il castigo, confondere la giustizia con la vendetta: il che, contribuirebbe solo ad accrescere la violenza, pur se istituzionalizzata! L’esperienza ci dice che l’aumento, e l’inasprimento delle pene, spesso, non risolvono i problemi sociali, e non riescono neppure a far diminuire i tassi di criminalità. E, inoltre, si possono generare gravi problemi, per la società: come sono le carceri sovrappopolate, e le persone detenute senza condanna... In quante occasioni, si è visto il reo espiare la sua pena, oggettivamente, scontando la condanna, senza però cambiare interiormente, né ristabilirsi dalle ferite del cuore!

A tale proposito, i mezzi di comunicazione, nel loro legittimo esercizio della libertà di stampa, svolgono un ruolo molto importante, e hanno una grande responsabilità: sta a loro, informare correttamente, e non contribuire a creare allarme, o panico sociale, quando si danno notizie su fatti delittuosi! A essere in gioco, sono la vita, e la dignità, delle persone, che non possono diventare casi pubblicitari, spesso addirittura morbosi, condannando i presunti colpevoli al disprezzo sociale, prima che vengano giudicati, o forzando le vittime, per fini sensazionalistici, a rivivere, pubblicamente, il dolore provato...

2. La Confessione è l’atteggiamento di chi riconosce, e si rammarica, della propria colpa! Se il delinquente non viene sufficientemente aiutato, se non gli viene offerta un’opportunità, perché possa convertirsi, finisce con l’essere vittima del sistema... È necessario, fare giustizia: ma la vera giustizia non si accontenta di castigare, semplicemente, il colpevole! Bisogna andare oltre, e fare il possibile, per correggere, migliorare, ed educare l’uomo, affinché maturi, da ogni punto di vista: di modo che non si scoraggi, affronti il danno causato, e riesca a reimpostare la sua vita, senza restare schiacciato, dal peso delle sue miserie!

Un modello Biblico, di Confessione, è quello del "Buon Ladrone", al quale Gesù promette il Paradiso, perché è stato capace di riconoscere il suo errore: «Noi giustamente, perché riceviamo il giusto, per le nostre azioni: egli, invece, non ha fatto nulla di male!» (Lc 23,41).

Siamo tutti peccatori; Cristo è l’unico giusto! Anche noi, qualche volta, corriamo il rischio di farci trascinare dal peccato, dal male, dalla tentazione... In tutte le persone, la capacità di fare molto bene convive con la possibilità di causare tanto male, anche se lo si vuole evitare (cfr. Rm 7,18-19)! E dobbiamo domandarci, perché alcuni cadono, e altri no, essendo della stessa condizione umana!

Non poche volte, la delinquenza affonda le sue radici nelle disuguaglianze economiche, e sociali, nelle reti della corruzione, e nel crimine organizzato, che cercano complici, tra i più potenti, e vittime, tra i più vulnerabili... Per prevenire questo flagello, non basta avere leggi giuste: è necessario formare persone responsabili, e capaci di metterle in pratica! Una società, retta solamente dalle regole del mercato, e che crea false aspettative, e bisogni superflui, scarta quanti non sono all’altezza, e impedisce ai lenti, ai deboli, e ai meno dotati, di farsi strada, nella vita (cfr. "Evangelii gaudium", n. 209)!

3. La contrizione, è il portico del pentimento: è quel sentiero privilegiato, che porta al cuore di Dio, che ci accoglie, e ci dà un’altra opportunità, sempre che ci apriamo alla verità della penitenza, e ci lasciamo trasformare dalla sua misericordia! Di essa, ci parla la Sacra Scrittura, quando descrive l’atteggiamento del "Buon Pastore", che lascia le novantanove pecore, che non hanno bisogno delle sue cure, e va a cercare quella errante, e sperduta (cfr. Gv 10,1-15; Lc 15,4-7), o quella del Padre buono, che accoglie il figlio minore, senza recriminazioni, e con il perdono (cfr. Lc 15,11-32)... Significativo, è anche l’episodio della donna adultera, alla quale Gesù dice: «Va’ e, d’ora in poi, non peccare più!» (Gv 8,11). E allude, al contempo, al Padre comune, che fa sorgere il sole sopra i malvagi, e sopra i buoni, e piovere sui giusti, e sugli ingiusti (cfr. Mt 5,45): Gesù invita i suoi Discepoli a essere misericordiosi, a fare il bene a chi fa loro del male, a pregare per i nemici, a porgere l’altra guancia, e a non serbare rancore...

L’atteggiamento di Dio, che "primerea" l’uomo peccatore, offrendogli il suo perdono, si presenta, così, come una giustizia superiore, allo stesso tempo equanime, e compassionevole, senza che ci sia contraddizione, tra questi due aspetti! Il perdono, di fatto, non elimina, né sminuisce, l’esigenza della correzione, propria della giustizia, e non prescinde neppure dal bisogno di conversione personale, ma va oltre, cercando di ristabilire i rapporti, e di reintegrare le persone nella società. Mi sembra, che sia qui, la grande sfida, che, tutti insieme, dobbiamo affrontare, affinché le misure adottate contro il male non si accontentino di reprimere, dissuadere, e isolare, quanti lo hanno causato, ma li aiutino anche a riflettere, a percorrere i sentieri del bene: a essere persone autentiche che, lontane dalle proprie miserie, diventino, esse stesse, misericordiose... Pertanto, la Chiesa propone una giustizia che sia "umanizzatrice", genuinamente "riconciliatrice": una giustizia, che porti il delinquente, attraverso un cammino educativo, e di coraggiosa penitenza, alla riabilitazione, e al totale reinserimento nella comunità!

Quanto sarebbe importante, e bello, accogliere questa sfida, perché non cadesse nell’oblio! Che bello, sarebbe, se si compissero i passi necessari, affinché il perdono non restasse unicamente nella sfera privata, ma raggiungesse una vera dimensione politica, e istituzionale, per creare, così, rapporti di convivenza armoniosa... Quanto bene, si otterrebbe, se ci fosse un cambiamento di mentalità, per evitare sofferenze inutili, soprattutto tra i più indifesi!

Cari amici, procedete in questa direzione, poiché comprendo che, in ciò, sta la differenza, tra una società includente, e una escludente, che non mette al centro la persona umana, e prescinde dagli avanzi, che non le servono più!

Mi congedo da voi, affidandovi al Signore Gesù che, nei giorni della sua vita terrena, fu arrestato, e condannato, ingiustamente, a morte, e s’identificò con tutti i detenuti, colpevoli, e non («carcerato, e siete venuti a trovarmi...»: Mt 25,36)! Discese anche su quelle oscurità, create dal male, e dal peccato dell’uomo, per portarvi la luce di una giustizia, che nobilita, ed esalta, al fine di annunciare la Buona Novella della salvezza, e della conversione... Egli, che fu, ingiustamente, spogliato di tutto, vi conceda il dono della saggezza, affinché i vostri dialoghi, e le vostre considerazioni, si vedano ricompensati dal successo!

Vi chiedo, di pregare per me, perché ne ho tanto bisogno!

Cordialmente!

Dal Vaticano, 30 Maggio 2014

FRANCESCO PP.

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