RITAGLI    DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO    DOCUMENTI
AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO MONDIALE
DEI DIRETTORI DI
"SCHOLAS OCCURRENTES"

Aula del Sinodo
Giovedì, 4 settembre 2014

Papa Francesco ci invita a creare una «rete» estesa, e forte, di legami realmente umani, che sostenga i bambini; che li apra, in modo sereno, e fiducioso, alla realtà: che sia un autentico luogo d'incontro, in cui il vero, il buono, e il bello, trovino una giusta armonia...

"Per educare un figlio, ci vuole un villaggio..."

Mi sento come uno, a cui dicono: «Dica qualcosa!». E, allora, dice: «Bene, improvviserò!». E tira fuori, ciò che aveva preparato...

Sono i punti, di cui, più o meno, volevo parlarvi, ai quali aggiungo, ciò che ho visto, qui!

Prima di tutto, grazie! La vostra presenza, qui, è qualcosa di raro! Ho già detto al Presidente della "Pontificia Accademia", Monsignor Sánchez Sorondo, che si sta creando movimento... È qualcosa di raro, per l’attività, per il lavoro, per l’intensità, per la gente, che va e viene, per la creatività del protocollo... Nel quadro di questa "III Giornata" della "Rete Mondiale" di "Scholas occurrentes"! Allora, l’idea è l’incontro! Quella cultura dell’incontro, che è la sfida... Oggi, nessuno dubita più, che il mondo sia in guerra! E nessuno dubita, naturalmente, che il mondo sia in disaccordo... Bisogna, allora, proporre una cultura dell’incontro, in qualche modo! Una cultura dell’integrazione, dell’incontro, dei ponti! Giusto? E, questo lavoro, lo state facendo voi! Ringrazio la "Pontificia Accademia delle Scienze", e Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo, per aver reso possibile tutto ciò... Si è mossa molta gente! So già, che questi due, quando si uniscono, sono un pericolo... Smuovono tutto! Ma ricordo un Proverbio Africano: «Per educare un figlio, ci vuole un villaggio!». Per educare una persona, ci vuole tutto questo!

Non possiamo lasciare soli i ragazzi, per favore! Fa, ormai, parte del nostro linguaggio, parlare di «bambini di strada»... «I bambini di strada»: come se un bambino potesse stare da solo, escluso da tutto quello che è contesto culturale, da tutto quello che è contesto famigliare! Sì, c’è la famiglia, c’è la Scuola, c’è la cultura, ma il bambino sta da solo! Perché? Perché il patto educativo si è rotto! Bisogna, allora, ricomporre il patto educativo... Una volta, in Quarta Elementare, mancai di rispetto alla maestra, e la maestra fece chiamare mia madre! Mia madre arrivò: io rimasi in classe, la maestra uscì... Dopo, mi chiamarono, e mia madre, molto tranquilla – io temevo il peggio – , mi disse: «Tu hai fatto questo, questo, e questo? Hai detto questo, alla maestra?» «Sì!» risposi. «Chiedile scusa!». E mi fece chiedere scusa, di fronte a lei... Ero felice! Era stato facile! Il secondo atto ci fu, però, quando arrivai a casa! Oggigiorno, almeno in tante Scuole del mio Paese, una maestra scrive una nota, nel quaderno di un ragazzo, e il giorno dopo, il padre, o la madre, la denunciano... Si è rotto il patto educativo! Non è più, tutti insieme, per il ragazzo... E, così, parliamo anche della società! Ossia, ricomporre il patto educativo: ricomporre quel villaggio, per educare i bambini... Non possiamo lasciarli soli, non li possiamo lasciare in strada, senza tutela, in balia di un mondo, in cui prevale il culto del denaro, della violenza e dello scarto! Mi ripeto molto, su questo tema, ma è evidente, che si è imposta la cultura dello scarto... Ciò che non serve, si butta! Si scartano i ragazzi, perché non li si educa, o non li si vuole... I tassi di natalità, di alcune Nazioni sviluppate, sono allarmanti! Si scartano gli anziani – e ricordatevi di quello che ho detto, dei bambini, e degli anziani, in futuro – , perché si è imposto questo sistema di "eutanasia" nascosta... Ossia, le opere sociali ti coprono fin qui: poi, muori pure! Scartano i ragazzi, gli anziani e, ora, c’è un nuovo scarto: tutta una generazione di giovani, senza lavoro, in Paesi sviluppati... Si parla di settantacinque milioni di giovani, in Paesi sviluppati, dai venticinque anni in giù, senza lavoro! Si scarta, una generazione di giovani! Tutto ciò ci obbliga a uscire, a non lasciare i ragazzi soli: per lo meno, questo... È questo, il nostro lavoro! I ragazzi, e gli anziani, sono certamente le persone più esposte, in questa cultura, in cui predomina lo scarto: ma anche i giovani. È toccato anche a loro, per mantenere un sistema finanziario equilibrato, dove al centro non c’è più la persona umana, ma il denaro!

A tal fine, è molto importante rafforzare i vincoli: i vincoli sociali, famigliari, personali! Tutti, ma soprattutto i bambini, e i giovani, hanno bisogno di un contesto adeguato, di un "habitat" realmente umano, in cui si verifichino le condizioni, per il loro sviluppo personale armonioso, e per il loro inserimento, nell’"habitat" più grande della società. Quanto risulta, allora, importante, l’impegno, per creare una «rete» estesa, e forte, di legami realmente umani, che sostenga i bambini; che li apra, in modo sereno, e fiducioso, alla realtà: che sia un autentico luogo d’incontro, in cui il vero, il buono, e il bello, trovino una giusta armonia. Se il bambino non ha tutto ciò, non gli rimane che la via della delinquenza, e delle dipendenze... Vi esorto a continuare a lavorare, per creare questo villaggio umano, sempre più umano, che offra ai bambini un presente di pace, e un futuro di speranza!

In voi, vedo, in questo momento, il volto di tanti ragazzi e giovani, che serbo nel cuore, perché so che sono materiale di scarto, e per i quali vale la pena lavorare, senza sosta! Grazie, per quello che fate, per questa iniziativa, dove anche i vincoli tra voi devono prevalere, per non dar adito a lotte interne: «No, questa me la prendo io!», «Su questo, ho messo le mani io!», «Questo, è per il mio settore!». No, no, no! Vale a dire, creerò vincoli di unità, se sarò capace di viverli in una iniziativa, in cui ognuno rinunci alla voglia di comandare, e faccia crescere la voglia di servire... Vi chiedo di pregare per me, perché ne ho bisogno! E che Dio vi benedica!

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