LITURGIA DI RINGRAZIAMENTO,
NEL 200° ANNIVERSARIO DELLA RICOSTITUZIONE
DELLA
"COMPAGNIA DI GESÙ"

CELEBRAZIONE DEI VESPRI E "TE DEUM"

RITAGLI    PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO    DOCUMENTI

Chiesa del Gesù
Sabato, 27 settembre 2014

Papa Francesco ci ricorda che non è mai l'apparente tranquillità, ad appagare il nostro cuore, ma la vera pace, che è dono di Dio...

"Signore, non distogliere da me il tuo volto..."

Cari fratelli e amici nel Signore,

la Compagnia, insignita del "nome" di Gesù, ha vissuto tempi difficili, di persecuzione! Durante il Generalato del P. Lorenzo Ricci, «i nemici della Chiesa giunsero ad ottenere la soppressione della Compagnia» (Giovanni Paolo II, "Messaggio a P. Kolvenbach", 31 Luglio 1990), da parte del mio predecessore, Clemente XIV... Oggi, ricordando la sua Ricostituzione, siamo chiamati a recuperare la nostra memoria: a fare memoria, richiamando alla mente i benefici ricevuti, e i doni particolari (cfr. "Esercizi Spirituali", 234)! E, oggi, voglio farlo, qui, con voi!

In tempi di tribolazione, e di turbamento, si solleva sempre un "polverone" di dubbi, e di sofferenze, e non è facile andare avanti, proseguire il cammino! Soprattutto nei tempi difficili, e di crisi, vengono tante tentazioni: fermarsi a discutere di idee, lasciarsi trasportare dalla desolazione, concentrarsi sul fatto di essere perseguitati, e non vedere altro... Leggendo le Lettere del P. Ricci, una cosa mi ha molto colpito: la sua capacità di non farsi imbrigliare da queste tentazioni, e di proporre ai Gesuiti, in tempo di tribolazione, una visione delle cose, che li radicava, ancora di più, nella spiritualità della Compagnia!

Il Padre Generale Ricci, che scriveva ai Gesuiti di allora, vedendo le nubi addensarsi all’orizzonte, li fortificava, nella loro appartenenza al corpo della Compagnia, e alla sua Missione! Ecco: in un tempo di confusione, e di turbamento, ha fatto discernimento. Non ha perso tempo, a discutere di idee, e a lamentarsi, ma si è fatto carico della Vocazione della Compagnia. Lui doveva custodirla, e si è fatto carico!

E, questo atteggiamento, ha portato i Gesuiti a fare l’esperienza della Morte, e Risurrezione, del Signore! Davanti alla perdita di tutto, perfino della loro identità pubblica, non hanno fatto resistenza alla volontà di Dio: non hanno resistito al conflitto, cercando di salvare sé stessi! La Compagnia – e, questo, è bello – ha vissuto il conflitto fino in fondo, senza ridurlo: ha vissuto l’umiliazione, con Cristo umiliato, ha ubbidito... Non ci si salva mai dal conflitto, con la furbizia, e con gli "stratagemmi", per resistere! Nella confusione, e davanti all’umiliazione, la Compagnia ha preferito vivere il discernimento della volontà di Dio, senza cercare un modo per uscire dal conflitto, in modo apparentemente tranquillo... O, almeno, elegante: non lo ha fatto!

Non è mai l’apparente tranquillità, ad appagare il nostro cuore, ma la vera pace, che è dono di Dio! Non si deve mai cercare il «compromesso» facile, né si devono praticare facili «irenismi»... Solo il discernimento, ci salva dal vero sradicamento, dalla vera «soppressione» del cuore, che è l’egoismo, la mondanità, la perdita del nostro orizzonte, della nostra speranza, che è Gesù, che è solo Gesù! E, così, il P. Ricci, e la Compagnia, in fase di soppressione, ha privilegiato la storia, rispetto a una possibile «storiella» grigia, sapendo che è l’amore a giudicare la storia, e che la speranza – anche nel buio – è più grande, delle nostre attese!

Il discernimento deve essere fatto con intenzione retta, con occhio semplice! Per questo, il P. Ricci giunge, proprio in questa occasione di confusione, e di smarrimento, a parlare dei peccati dei Gesuiti. Sembra fare pubblicità, al contrario! Non si difende, sentendosi vittima della storia, ma si riconosce peccatore. Guardare a se stessi, riconoscendosi peccatori, evita di porsi nella condizione di considerarsi vittime, davanti a un carnefice. Riconoscersi peccatori, riconoscersi davvero peccatori, significa mettersi nell’atteggiamento giusto, per ricevere la consolazione!

Possiamo ripercorrere, brevemente, questo cammino di discernimento, e di servizio, che il Padre Generale indicò alla Compagnia! Quando, nel 1759, i "Decreti" di Pombal distrussero le Province Portoghesi della Compagnia, il P. Ricci visse il conflitto, non lamentandosi, e lasciandosi andare alla desolazione, ma invitando alla preghiera, per chiedere lo spirito buono, il vero spirito soprannaturale della Vocazione, la perfetta docilità alla grazia di Dio. Quando, nel 1761, la tempesta avanzava, in Francia, il Padre Generale chiese di porre tutta la fiducia in Dio. Voleva che si approfittasse delle prove subite, per una maggiore purificazione interiore: esse ci conducono a Dio, e possono servire, per la sua maggior gloria; poi, raccomanda la preghiera, la Santità della vita, l’umiltà, e lo spirito di obbedienza. Nel 1767, dopo l’espulsione dei Gesuiti Spagnoli, ancora continua a invitare alla preghiera! E, infine, il 21 Febbraio 1773, appena sei mesi prima della firma del Breve "Dominus ac Redemptor", davanti alla totale mancanza di aiuti umani, vede la mano della misericordia di Dio, che invita coloro che sottopone alla prova a non confidare in altri, che non sia solamente Lui. La fiducia deve crescere, proprio quando le circostanze ci buttano a terra... L’importante, per il Padre Ricci, è che la Compagnia, fino all’ultimo, sia fedele allo spirito della sua Vocazione, che è la maggior gloria di Dio, e la salvezza delle anime!

La Compagnia, anche davanti alla sua stessa fine, è rimasta fedele al fine, per il quale è stata fondata! Per questo, Ricci conclude con una esortazione, a mantenere vivo lo spirito di carità, di unione, di obbedienza, di pazienza, di semplicità "evangelica", di vera amicizia con Dio... Tutto il resto, è mondanità! La fiamma, della maggior gloria di Dio, anche oggi, ci attraversi, bruciando ogni compiacimento, e avvolgendoci in una fiamma, che abbiamo dentro, che ci concentra, e ci espande, c’ingrandisce, e ci rimpicciolisce!

Così, la Compagnia ha vissuto la prova suprema del sacrificio, che, ingiustamente, le veniva chiesto, facendo propria la preghiera di Tobi, che, con l’animo affranto dal dolore, sospira, piange e, poi, prega: «Tu sei giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue opere! Ogni tua via è misericordia, e verità. Tu sei il giudice, del mondo. Ora, Signore, ricordati di me, e guardami! Non punirmi, per i miei peccati, e per gli errori miei, e dei miei padri. Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato, davanti a te. Ci hai consegnato, al saccheggio; ci hai abbandonato, alla prigionia, alla morte, e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi!». E conclude, con la richiesta più importante: «Signore, non distogliere da me il tuo volto!» (Tb 3,1-4.6d).

E il Signore rispose, mandando Raffaele, a togliere le macchie bianche, dagli occhi di Tobi, perché tornasse a vedere la luce di Dio! Dio è misericordioso: Dio corona, di misericordia... Dio ci vuol bene, e ci salva! A volte, il cammino che conduce alla vita è stretto, e angusto, ma la tribolazione, se vissuta alla luce della misericordia, ci purifica come il fuoco, ci dà tanta consolazione, e infiamma il nostro cuore, affezionandolo alla preghiera. I nostri fratelli Gesuiti, nella soppressione, furono ferventi nello spirito, e nel servizio del Signore: lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera (cfr. Rm 12,13)... E questo ha dato onore alla Compagnia, non certamente gli encomi dei suoi meriti! Così, sarà, sempre!

Ricordiamoci, la nostra storia: alla Compagnia, «è stata data la grazia, non solo di credere nel Signore, ma anche di soffrire, per lui» (Fil 1,29)... Ci fa bene, ricordare questo!

La "nave" della Compagnia è stata sballottata dalle onde, e non c’è da meravigliarsi, di questo! Anche la "barca" di Pietro, lo può essere, oggi... La notte, e il potere delle tenebre, sono sempre vicini! Costa fatica, remare! I Gesuiti devono essere «rematori esperti, e valorosi» (Pio VII, "Sollecitudo omnium ecclesiarum"): remate, dunque! Remate, siate forti, anche col vento contrario! Remiamo, a servizio della Chiesa... Remiamo, insieme! Ma, mentre remiamo – tutti, remiamo: anche il Papa, rema, nella "barca" di Pietro – , dobbiamo pregare tanto: «Signore, salvaci!». «Signore, salva il tuo popolo!». Il Signore, anche se siamo uomini di poca fede, e peccatori, ci salverà... Speriamo, nel Signore! Speriamo, sempre, nel Signore!

La Compagnia, ricostituita dal mio predecessore, Pio VII, era fatta di uomini coraggiosi, e umili, nella loro testimonianza di speranza, di amore, e di creatività Apostolica, quella dello Spirito! Pio VII scrisse di voler ricostituire la Compagnia, per «sovvenire, in maniera adeguata, alle necessità spirituali del mondo Cristiano, senza differenza di Popoli, e di Nazioni» ("Ibid.")... Per questo, egli diede l’autorizzazione, ai Gesuiti, che ancora, qua e là, esistevano, grazie a un Sovrano Luterano, e a una Sovrana Ortodossa, a «restare uniti, in un solo corpo»! Che la Compagnia resti unita, in un solo corpo!

E la Compagnia è stata subito Missionaria, e si è messa a disposizione della Sede Apostolica, impegnandosi generosamente, «sotto il vessillo della Croce, per il Signore, e il suo Vicario in terra» ("Formula Instituti", 1)... La Compagnia riprese la sua attività Apostolica, con la predicazione, e l’insegnamento, i Ministeri Spirituali, la ricerca scientifica, e l’azione sociale, le Missioni, e la cura dei poveri, dei sofferenti, e degli emarginati!

Oggi, la Compagnia affronta, con intelligenza e operosità, anche il tragico problema dei rifugiati, e dei profughi; e si sforza, con discernimento, di integrare il servizio della fede, e la promozione della giustizia, in conformità al Vangelo! Confermo, oggi, quanto ci disse Paolo VI, alla nostra "Trentaduesima Congregazione Generale", e che io stesso ho ascoltato, con le mie orecchie: «Ovunque, nella Chiesa, anche nei campi più difficili, e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato, e vi è, il confronto, tra le esigenze brucianti dell’uomo, e il perenne messaggio del Vangelo: là, vi sono stati, e vi sono, i Gesuiti!» ("Insegnamenti", XII [1974], 1181). Sono parole profetiche, del futuro Beato Paolo VI!

Nel 1814, al momento della Ricostituzione, i Gesuiti erano un "piccolo gregge", una «minima Compagnia», che, però, si sapeva investito, dopo la prova della Croce, della grande Missione, di portare la luce del Vangelo, fino ai confini della terra! Così, dobbiamo sentirci noi, oggi, dunque: in uscita, in Missione... L’identità del Gesuita è quella di un uomo, che adora Dio solo, e ama, e serve, i suoi fratelli, mostrando, attraverso l’esempio, non solo in che cosa crede, ma anche in che cosa spera, e chi è Colui, nel quale ha posto la sua fiducia (cfr. 2 Tm 1,12)! Il Gesuita vuole essere un "compagno", di Gesù: uno, che ha gli stessi sentimenti, di Gesù!

La "Bolla" di Pio VII, che ricostituiva la Compagnia, fu firmata, il 7 Agosto 1814, presso la Basilica di "Santa Maria Maggiore", dove il nostro Santo Padre, Ignazio, celebrò la sua prima Eucaristia, nella notte di Natale, del 1538! Maria, nostra Signora, Madre della Compagnia, sarà commossa dai nostri sforzi, per essere al servizio del suo Figlio... Lei ci custodisca, e ci protegga, sempre!

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