SANTA MESSA
PER LA CONCLUSIONE DEL "SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA",
E BEATIFICAZIONE DEL SERVO DI DIO, PAPA PAOLO VI

PRECEDENTE    OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO    DOCUMENTI

Piazza San Pietro
Domenica, 19 ottobre 2014

PAPA PAOLO VI, Giovanni Battista Montini (1897-1978)...

19 Ottobre 2014: Beatificazione del Servo di Dio, Papa Paolo VI...

"Rendete, a Dio, quello che è di Dio..."

Abbiamo appena ascoltato una delle frasi più celebri, di tutto il Vangelo: «Rendete, dunque, a Cesare, quello che è di Cesare, e a Dio, quello che è di Dio!» (Mt 22,21).

Alla provocazione dei Farisei che, per così dire, volevano fargli l’esame di Religione, e condurlo in errore, Gesù risponde, con questa frase ironica, e geniale! È una risposta ad effetto, che il Signore consegna, a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere, e la loro fama... E questo succede, in ogni tempo, da sempre!

L’accento di Gesù ricade, certamente, sulla seconda parte, della frase: «E (rendete), a Dio, quello che è di Dio!». Questo significa riconoscere, e professare – di fronte a qualunque tipo di potere – , che Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro... Questa, è la novità perenne, da riscoprire, ogni giorno, vincendo il timore che, spesso, proviamo, di fronte alle sorprese di Dio!

Lui non ha paura, delle novità! Per questo, continuamente, ci sorprende, aprendoci, e conducendoci a vie impensate... Lui ci rinnova, cioè ci fa "nuovi", continuamente! Un Cristiano, che vive il Vangelo, è "la novità di Dio", nella Chiesa, e nel Mondo... E Dio ama tanto, questa "novità"! «Dare a Dio, quello che è di Dio», significa aprirsi alla Sua volontà, e dedicare a Lui la nostra vita, e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore, e di pace!

Qui, sta la nostra vera forza, il fermento, che la fa lievitare, e il sale, che dà sapore ad ogni sforzo umano, contro il pessimismo prevalente, che ci propone il mondo! Qui, sta la nostra speranza, perché la speranza in Dio non è, quindi, una fuga dalla realtà, non è un alibi: è restituire, operosamente, a Dio, quello che Gli appartiene. È per questo, che il Cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita – con i piedi ben piantati sulla terra – , e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide nuove!

Lo abbiamo visto, in questi giorni, durante il "Sinodo Straordinario dei Vescovi" – "Sinodo", significa «camminare insieme»! E, infatti, Pastori e Laici, di ogni parte del mondo, hanno portato, qui a Roma, la voce delle loro Chiese particolari, per aiutare le famiglie di oggi a camminare sulla via del Vangelo, con lo sguardo fisso su Gesù. È stata una grande esperienza, nella quale abbiamo vissuto la "Sinodalità", e la "collegialità", e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo, che guida, e rinnova sempre, la Chiesa, chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano, e a riaccendere la speranza, per tanta gente senza speranza!

Per il dono di questo "Sinodo", e per lo spirito costruttivo, offerto da tutti, con l’Apostolo Paolo: «Rendiamo sempre grazie a Dio, per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere!» (1 Ts 1,2). E lo Spirito Santo che, in questi giorni operosi, ci ha donato di lavorare generosamente, con vera libertà, e umile creatività, accompagni ancora il cammino che, nelle Chiese di tutta la terra, ci prepara al "Sinodo Ordinario dei Vescovi", del prossimo Ottobre 2015... Abbiamo seminato, e continueremo a seminare, con pazienza, e perseveranza, nella certezza che è il Signore a far crescere, quanto abbiamo seminato (cfr. 1 Cor 3,6)!

In questo giorno della Beatificazione di Papa Paolo VI, mi ritornano alla mente le sue parole, con le quali istituiva il "Sinodo dei Vescovi": «Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie, ed i metodi... alle accresciute necessità dei nostri giorni, ed alle mutate condizioni della società!» (Lettera Apostolica Motu Proprio "Apostolica sollicitudo").

Nei confronti di questo grande Papa, di questo coraggioso Cristiano, di questo instancabile Apostolo, davanti a Dio, oggi, non possiamo che dire una parola tanto semplice, quanto sincera, ed importante: "Grazie!". Grazie, nostro caro, e amato, Papa Paolo VI! Grazie, per la tua umile, e profetica, testimonianza di amore a Cristo, e alla sua Chiesa!

Nelle sue annotazioni personali, il grande timoniere del "Concilio", all’indomani della chiusura dell’Assise Conciliare, scrisse: «Forse, il Signore mi ha chiamato, e mi tiene a questo servizio, non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi, e salvi, la Chiesa, dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa, per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida, e la salva!» (P. Macchi, "Paolo VI nella sua parola", Brescia 2001, pp. 120-121). In questa umiltà, risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata, e ostile, ha saputo condurre, con saggezza lungimirante – e, talvolta, in solitudine – il timone della barca di Pietro, senza perdere mai la gioia, e la fiducia, nel Signore!

Paolo VI ha saputo davvero dare a Dio quello che è di Dio, dedicando tutta la propria vita all’«impegno sacro, solenne, e gravissimo: quello di continuare, nel tempo, e di dilatare, sulla terra, la Missione di Cristo» ("Omelia nel Rito di Incoronazione": "Insegnamenti I", [1963], 26), amando la Chiesa, e guidando la Chiesa, perché fosse, «nello stesso tempo, Madre amorevole di tutti gli uomini, e dispensatrice di salvezza» (Lettera Enciclica "Ecclesiam Suam", "Prologo")!

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana