VIAGGIO APOSTOLICO
DI
SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN
KENYA, UGANDA E REPUBBLICA CENTRAFRICANA

Dal 25 al 30 Novembre 2015: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana...

(25-30 NOVEMBRE 2015)

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

Mercoledì 25 Novembre         Giovedì 26 Novembre         Venerdì 27 Novembre
Sabato 28 Novembre         Lunedì 30 Novembre

RITAGLI   Domenica, 29 Novembre 2015   DOCUMENTI

25-30 Novembre 2015:
Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana...
Con la Classe Dirigente e il Corpo Diplomatico Visita al Campo Profughi
Apertura della Porta Santa Cattedrale di Bangui e Santa Messa con Religiosi, Catechisti e Giovani
Incontro con le Comunità Evangeliche Confessione con i Giovani e Veglia di Preghiera

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TOP   INCONTRO CON LA CLASSE DIRIGENTE
E CON IL
CORPO DIPLOMATICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Palazzo Presidenziale, Bangui (Repubblica Centrafricana)
Domenica, 29 novembre 2015

Signora Capo di Stato della Transizione,
Distinte Autorità,
Membri del Corpo Diplomatico,
Rappresentanti di Organizzazioni Internazionali,
Cari Fratelli Vescovi,
Signore e Signori,

lieto di essere qui in mezzo a voi, desidero innanzitutto manifestare il mio vivo apprezzamento per la calorosa accoglienza che ho ricevuto e ringrazio la Signora Capo di Stato della Transizione per il suo cortese saluto di benvenuto. Sono toccato, Signora, da ciò che Lei mi ha appena detto. Grazie di cuore per questa testimonianza così umana e così cristiana. Da questo luogo, che in un certo senso è la casa di tutti i Centrafricani, mi è gradito esprimere, attraverso di voi e attraverso le altre Autorità del Paese qui presenti, il mio affetto e la mia vicinanza spirituale a tutti i vostri concittadini. Vorrei salutare altresì i membri del Corpo Diplomatico e i rappresentanti delle Organizzazioni internazionali, il cui lavoro richiama l’ideale di solidarietà e di cooperazione che richiede di essere coltivato tra i popoli e le nazioni.

Mentre la Repubblica Centrafricana s’incammina gradualmente, nonostante le difficoltà, verso la normalizzazione della sua vita socio-politica, io metto piede per la prima volta in questa terra, dopo il mio predecessore San Giovanni Paolo II. Vengo come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza. Ecco perché sono contento di elogiare gli sforzi compiuti dalle varie Autorità nazionali e internazionali, a partire dalla Signora Capo di Stato della Transizione, nel guidare il Paese in questa fase. Il mio fervido auspicio è che le diverse consultazioni nazionali che si terranno tra poche settimane possano consentire al paese di intraprendere serenamente una nuova fase della sua storia.

Ad illuminarne l’orizzonte, è il motto della Repubblica Centrafricana, che riflette la speranza dei pionieri e il sogno dei padri fondatori: «Unità – Dignità – Lavoro». Oggi più di ieri, questa trilogia esprime le aspirazioni di ciascun Centrafricano e, di conseguenza, costituisce una bussola sicura per le Autorità, che hanno il compito di condurre i destini del Paese. Unità, dignità, lavoro! Tre parole cariche di significato, ognuna delle quali rappresenta tanto un cantiere quanto un programma mai terminato, un impegno da mettere costantemente all’opera.

In primo luogo, l’unità. Essa, come è noto, è un "valore-cardine" per l’armonia dei popoli. Si tratta di vivere e di costruire a partire dalla meravigliosa diversità del mondo circostante, evitando la tentazione della paura dell’altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alle nostre scelte politiche o alla nostra confessione religiosa. L'unità richiede, al contrario, di creare e promuovere una sintesi delle ricchezze di cui ognuno è portatore. L’unità nella diversità è una sfida costante, che richiede la creatività, la generosità, l’abnegazione e il rispetto per gli altri.

Poi, la dignità. È proprio questo valore morale, sinonimo di onestà, di lealtà, di grazia e di onore, che caratterizza gli uomini e le donne consapevoli dei loro diritti come dei loro doveri e che li porta al rispetto reciproco. Ogni persona ha una dignità. Ho appreso con piacere che la Repubblica Centrafricana è il paese  di "Zo kwe zo", il paese in cui ogni persona è una persona. Tutto allora dev’essere fatto per tutelare la condizione e la dignità della persona umana. E chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa, invece di essere preoccupato per i privilegi, deve cercare di aiutare i più poveri ad accedere anch’essi a condizioni di vita rispettose della dignità umana, in particolare attraverso lo sviluppo del loro potenziale umano, culturale, economico e sociale. Pertanto, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, la lotta contro la malnutrizione e la lotta per garantire a tutti un’abitazione decente dovrebbe essere al primo posto di uno sviluppo attento alla dignità umana. In ultima analisi, la dignità dell’essere umano è di impegnarsi per la dignità dei suoi simili.

Infine, il lavoro. È attraverso il lavoro che voi potete migliorare la vita delle vostre famiglie. San Paolo ha detto: «Non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli» (2 Cor 12,14). Lo sforzo dei genitori esprime il loro amore per i bambini. E anche voi, Centroafricani, potete migliorare questa splendida terra, sfruttando saggiamente le sue abbondanti risorse. Il vostro Paese si trova in una zona considerata uno dei due polmoni dell’umanità, a causa della sua eccezionale ricchezza di biodiversità. A questo proposito, riferendomi all’Enciclica "Laudato si’", desidero in particolare richiamare l’attenzione di tutti, cittadini, responsabili del Paese, partner internazionali e società multinazionali, sulla loro grave responsabilità nello sfruttamento delle risorse ambientali, nelle scelte e nei progetti di sviluppo, che in un modo o nell’altro influenzano l’intero pianeta. Il lavoro di costruzione di una società prospera dev’essere un’opera solidale. La saggezza del vostro popolo ha capito questa verità da molto tempo e l’ha tramandata con questo proverbio: «Le formiche sono piccole, ma essendo numerose portano il loro raccolto nel loro nido!».

È certamente superfluo sottolineare l’importanza cruciale del comportamento e dell’amministrazione delle Autorità pubbliche. Queste dovrebbero essere le prime ad incarnare con coerenza nella loro vita i valori dell’unità, della dignità e del lavoro, per essere modelli per i loro connazionali.

La storia dell’evangelizzazione di questa terra e la storia socio-politica del Paese attestano l’impegno della Chiesa a riguardo di quei valori di unità, dignità e lavoro. Nel fare memoria dei pionieri dell’evangelizzazione nella Repubblica Centrafricana, saluto i miei fratelli Vescovi che ne hanno attualmente la responsabilità. Con loro, rinnovo la disponibilità di questa Chiesa particolare nel contribuire sempre più alla promozione del bene comune, specialmente attraverso la ricerca della pace e della riconciliazione. La ricerca della pace e della riconciliazione. Pertanto, non dubito che le Autorità Centrafricane attuali e future si adopereranno costantemente per garantire alla Chiesa condizioni favorevoli al compimento della sua missione spirituale. Essa potrà così contribuire sempre più a «promuovere ogni uomo e tutto l’uomo» (Enciclica "Populorum progressio", 14), per usare la felice espressione del mio predecessore, il Beato Paolo VI, che quasi cinquant’anni fa è stato il primo Papa dei tempi moderni a venire in Africa per incoraggiare e confermare nel bene il sorgere di un’alba nuova.

Da parte mia, vorrei in questo momento elogiare gli sforzi compiuti dalla comunità internazionale, qui rappresentata dal Corpo Diplomatico e dai membri di varie Missioni delle Organizzazioni internazionali. Li incoraggio vivamente a proseguire sempre più sulla strada della solidarietà, auspicando che la loro opera, unita all’azione delle Autorità centrafricane, aiuti il Paese a progredire soprattutto nella riconciliazione, nel disarmo, nel consolidamento della pace, nell’assistenza sanitaria e nella cultura di una sana amministrazione a tutti i livelli.

Infine, vorrei ribadire la mia gioia di visitare questo bellissimo Paese, situato nel cuore dell’Africa, patria di un popolo profondamente religioso, con un ricco patrimonio naturale e culturale. Vedo in esso un Paese ricolmo dei benefici di Dio! Possa il popolo centrafricano, come anche i suoi dirigenti e tutti i suoi partner, apprezzare il vero valore di questi benefici, lavorando incessantemente per l’unità, la dignità umana e la pace fondata sulla giustizia! Dio vi benedica tutti! Grazie!

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TOP   VISITA AL CAMPO PROFUGHI DI SAINT SAUVEUR

SALUTO DEL SANTO PADRE

Bangui (Repubblica Centrafricana)
Domenica, 29 novembre 2015

Saluto tutti voi che siete qui!

Vi dico che ho letto quello che i bambini avevano scritto [su cartelli]: "pace", "perdono", "unità" e tante cose... "Amore"! Noi dobbiamo lavorare e pregare e fare di tutto per la pace. Ma la pace senza amore, senza amicizia, senza tolleranza, senza perdono, non è possibile. Ognuno di noi deve fare qualcosa. Io vi auguro, a voi e a tutti i centrafricani, la pace, una grande pace fra voi. Che voi possiate vivere in pace qualunque sia l’etnia, la cultura, la religione, lo stato sociale. Ma tutti in pace! Tutti! Perché tutti siamo fratelli. Mi piacerebbe che tutti dicessimo insieme: "Tutti siamo fratelli". [La gente ripete: "Tutti siamo fratelli!"]. Un’altra volta! ["Tutti siamo fratelli!"]. E per questo, perché tutti siamo fratelli, vogliamo la pace.

E vi darò la benedizione del Signore. Il Signore vi benedica: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E pregate per me! Pregate per me, avete sentito? ["Sì!"].

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TOP   INCONTRO CON LE COMUNITÀ EVANGELICHE

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Sede della "Facoltà di Teologia Evangelica di Bangui" ["FATEB"], Repubblica Centrafricana
Domenica, 29 novembre 2015

Cari Fratelli e Sorelle,

sono lieto di avere l’occasione di incontrarvi in questa Facoltà di Teologia Evangelica. Ringrazio il Decano della Facoltà e il Presidente dell’Alleanza degli Evangelici in Centrafrica per le loro gentili parole di benvenuto. Saluto ciascuno di voi e attraverso di voi anche tutti i membri delle vostre comunità, in un profondo sentimento di amore fraterno. Noi siamo tutti qui al servizio del medesimo Signore risorto, che ci raduna oggi; e, per il comune Battesimo che abbiamo ricevuto, siamo inviati ad annunciare la gioia del Vangelo agli uomini e alle donne di questo caro Paese del Centrafrica.

Da troppo tempo il vostro popolo è segnato dalle prove e dalla violenza che causano tante sofferenze. Ciò rende l’annuncio evangelico ancora più necessario e urgente. Perché è la carne di Cristo stesso che soffre, che soffre nelle sue membra predilette: i poveri del suo popolo, i malati, gli anziani e gli abbandonati, i bambini che non hanno più i genitori o che sono lasciati a sé stessi, senza guida e senza educazione. Sono anche tutti coloro che la violenza e l’odio hanno ferito nell’anima o nel corpo; coloro che la guerra ha privato di tutto, del lavoro, della casa, delle persone care.

Dio non fa differenze tra coloro che soffrono. Ho chiamato spesso questo l’"ecumenismo del sangue". Tutte le nostre comunità soffrono indistintamente per l’ingiustizia e l’odio cieco che il demonio scatena; e vorrei in questa circostanza esprimere la mia vicinanza e la mia sollecitudine verso il Pastore Nicolas, la cui casa è stata recentemente saccheggiata e incendiata, come pure la sede della sua comunità. In questo contesto difficile, il Signore non cessa di inviarci a manifestare a tutti la sua tenerezza, la sua compassione e la sua misericordia. Tale comune sofferenza e tale comune missione sono un’occasione provvidenziale per farci progredire insieme sulla via dell’unità; e ne sono anche un mezzo spirituale indispensabile. Come il Padre rifiuterebbe la grazia dell’unità, benché ancora imperfetta, ai suoi figli che soffrono insieme e che, in diverse circostanze, si dedicano insieme al servizio dei fratelli?

Cari fratelli, la divisione dei cristiani è uno scandalo, perché è anzitutto contraria alla volontà del Signore. Essa è anche uno scandalo davanti a tanto odio e tanta violenza che lacerano l’umanità, davanti a tante contraddizioni che si innalzano di fronte al Vangelo di Cristo. Perciò, apprezzando lo spirito di mutuo rispetto e collaborazione che esiste tra i cristiani del vostro Paese, vi incoraggio a proseguire su questa via in un servizio comune della carità. È una testimonianza resa a Cristo, che costruisce l’unità.

Possiate, sempre più e con coraggio, aggiungere alla perseveranza e alla carità, il servizio della preghiera e della riflessione in comune, nella ricerca di una migliore conoscenza reciproca, di una maggiore fiducia e di una maggiore amicizia, in vista della piena comunione di cui conserviamo la ferma speranza.

Vi assicuro che la mia preghiera vi accompagna in questo cammino fraterno di servizio, di riconciliazione e di misericordia, un cammino lungo ma pieno di gioia e di speranza.

Chiedo al Signore Gesù che benedica tutti voi, benedica le vostre comunità, benedica anche la nostra Chiesa. E vi chiedo a voi di pregare per me! "Merci beaucoup!".

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TOP   APERTURA DELLA PORTA SANTA DELLA CATTEDRALE DI BANGUI,
E
SANTA MESSA,
CON
SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE, CATECHISTI E GIOVANI

Cattedrale di Bangui (Repubblica Centrafricana)
Prima Domenica di Avvento, 29 novembre 2015

PAROLE DEL SANTO PADRE,
PRIMA DELL’APERTURA DELLA PORTA SANTA

("In Italiano"). Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo. L’Anno Santo della Misericordia viene in anticipo in questa Terra. ("In Spagnolo"). Una terra che soffre da diversi anni la guerra e l’odio, l’incomprensione, la mancanza di pace. Ma in questa terra sofferente ci sono anche tutti i Paesi che stanno passando attraverso la croce della guerra. ("In Italiano"). Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana, per tutto il mondo, per i Paesi che soffrono la guerra chiediamo la pace! E tutti insieme chiediamo amore e pace. Tutti insieme! ("In lingua «Sango»"). "Doyé Siriri!". [Tutti ripetono: "Doyé Siriri!").

E adesso con questa preghiera incominciano l’Anno Santo: qui, in questa capitale spirituale del mondo, oggi!

OMELIA DEL SANTO PADRE

In questa "Prima Domenica di Avvento", tempo liturgico dell’attesa del Salvatore e simbolo della speranza cristiana, Dio ha guidato i miei passi fino a voi, su questa terra, mentre la Chiesa universale si appresta ad inaugurare l’Anno Giubilare della Misericordia, che noi oggi, qui, abbiamo iniziato. E sono particolarmente lieto che la mia visita pastorale coincida con l’apertura nel vostro Paese di questo Anno Giubilare. A partire da questa Cattedrale, con il cuore ed il pensiero vorrei raggiungere con affetto tutti i sacerdoti, i consacrati, gli operatori pastorali di questo Paese, spiritualmente uniti a noi in questo momento. Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. E tutti noi aspettiamo la grazia, l’elemosina della pace.

Ma come gli apostoli Pietro e Giovanni che salivano al tempio, e che non avevano né oro né argento da dare al paralitico bisognoso, vengo ad offrire loro la forza e la potenza di Dio che guariscono l’uomo, lo fanno rialzare e lo rendono capace di cominciare una nuova vita, "passando all’altra riva" (cfr. Lc 8,22).

Gesù non ci manda soli all’altra riva, ma ci invita piuttosto a compiere la traversata insieme a Lui, rispondendo, ciascuno, a una vocazione specifica. Dobbiamo perciò essere consapevoli che questo passaggio all’altra riva non si può fare se non con Lui, liberandoci dalle concezioni della famiglia e del sangue che dividono, per costruire una "Chiesa-Famiglia di Dio", aperta a tutti, che si prende cura di coloro che hanno più bisogno. Ciò suppone la prossimità ai nostri fratelli e sorelle, ciò implica uno spirito di comunione. Non è prima di tutto una questione di mezzi finanziari; basta in realtà condividere la vita del popolo di Dio, rendendo ragione della speranza che è in noi (cfr. 1 Pt 3,15), essendo testimoni dell’infinita misericordia di Dio che, come sottolinea il Salmo Responsoriale di questa domenica, «è buono [e] indica ai peccatori la via giusta» (Sal 24,8). Gesù ci insegna che il Padre celeste «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni» (Mt 5,45). Dopo aver fatto noi stessi l’esperienza del perdono, dobbiamo perdonare. Ecco la nostra vocazione fondamentale: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste!» (Mt 5,48). Una delle esigenze essenziali di questa vocazione alla perfezione è l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine. Gesù ha tenuto ad insistere su questo aspetto particolare della testimonianza cristiana (cfr. Mt 5,46-47). Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia. È così che possiamo aiutare i nostri fratelli e sorelle a "passare all’altra riva", rivelando loro il segreto della nostra forza, della nostra speranza, della nostra gioia che hanno la loro sorgente in Dio, perché sono fondate sulla certezza che Egli sta nella barca con noi. Come ha fatto con gli apostoli al momento della moltiplicazione dei pani, è a noi che il Signore affida i suoi doni affinché andiamo a distribuirli dappertutto, proclamando la sua parola che assicura: «Ecco verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda!» (Ger 33,14).

Nei testi liturgici di questa domenica, possiamo scoprire alcune caratteristiche di questa salvezza di Dio annunciata, che si presentano come altrettanti punti di riferimento per guidarci nella nostra missione. Anzitutto, la felicità promessa da Dio è annunciata in termini di giustizia. L’Avvento è il tempo per preparare i nostri cuori al fine di poter accogliere il Salvatore, cioè il solo Giusto e il solo Giudice capace di riservare a ciascuno la sorte che merita. Qui come altrove, tanti uomini e donne hanno sete di rispetto, di giustizia, di equità, senza vedere all’orizzonte dei segni positivi. A costoro, Egli viene a fare dono della sua giustizia (cfr. Ger 33,15). Viene a fecondare le nostre storie personali e collettive, le nostre speranze deluse e i nostri sterili auspici. E ci manda ad annunciare, soprattutto a coloro che sono oppressi dai potenti di questo mondo, come pure a quanti sono piegati sotto il peso dei loro peccati: «Giuda sarà salvato e Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia!» (Ger 33,16). Sì, Dio è Giustizia! Ecco perché noi, cristiani, siamo chiamati ad essere nel mondo gli artigiani di una pace fondata sulla giustizia.

La salvezza di Dio attesa ha ugualmente il sapore dell’amore. Infatti, preparandoci al mistero del Natale, noi facciamo nuovamente nostro il cammino del popolo di Dio per accogliere il Figlio venuto a rivelarci che Dio non è soltanto Giustizia ma è anche e innanzitutto Amore (cfr. 1 Gv 4,8). Dovunque, anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è Amore. Incoraggiando i sacerdoti, le persone consacrate e i laici che, in questo Paese, vivono talvolta fino all’eroismo le virtù cristiane, io riconosco che la distanza che ci separa dall’ideale così esigente della testimonianza cristiana è a volte grande. Ecco perché faccio mie sotto forma di preghiera quelle parole di San Paolo: «Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti!» (1 Ts 3,12). A questo riguardo, la testimonianza dei pagani sui cristiani della Chiesa primitiva deve rimanere presente al nostro orizzonte come un faro: «Vedete come si amano, si amano veramente!» (Tertulliano, "Apologetico", 39, 7).

Infine, la salvezza di Dio annunciata riveste il carattere di una potenza invincibile che avrà la meglio su tutto. Infatti, dopo aver annunciato ai suoi discepoli i segni terribili che precederanno la sua venuta, Gesù conclude: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!» (Lc 21,28). E se San Paolo parla di un amore "che cresce e sovrabbonda", è perché la testimonianza cristiana deve riflettere questa forza irresistibile di cui si tratta nel Vangelo. È dunque anche in mezzo a sconvolgimenti inauditi che Gesù vuole mostrare la sua grande potenza, la sua gloria incomparabile (cfr. Lc 21,27) e la potenza dell’amore che non arretra davanti a nulla, né davanti ai cieli sconvolti, né davanti alla terra in fiamme, né davanti al mare infuriato. Dio è più potente e più forte di tutto. Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore e di pace!

A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace. Discepoli di Cristo, sacerdoti, religiosi, religiose o laici impegnati in questo Paese dal nome così suggestivo, situato nel cuore dell’Africa e che è chiamato a scoprire il Signore come vero Centro di tutto ciò che è buono, la vostra vocazione è di incarnare il cuore di Dio in mezzo ai vostri concittadini. Voglia il Signore renderci tutti «saldi... e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi» (1 Ts 3,13). Riconciliazione, perdono, amore e pace! Amen!

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TOP   CONFESSIONE DI ALCUNI GIOVANI,
E AVVIO DELLA
VEGLIA DI PREGHIERA

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Piazza della Cattedrale, Bangui (Repubblica Centrafricana)
Domenica, 29 novembre 2015

Cari Giovani,

vi saluto con tutto l’affetto. Il vostro amico che ha parlato a nome di tutti, ha detto che il vostro simbolo è il "bananier", perché il "bananier" è un simbolo di vita: sempre cresce, sempre si riproduce, sempre dà i frutti con tanta energia alimentare. Il "bananier" è anche resistente. Io penso che questo dice chiaramente la strada che vi è proposta in questo momento difficile di guerra, odio, divisione: la strada della "resistenza".

Diceva il vostro amico che alcuni di voi vogliono andarsene. Fuggire alle sfide della vita non è mai una soluzione! È necessario resistere, avere il coraggio della resistenza, della lotta per il bene! Chi fugge non ha il coraggio di dare vita. Il "bananier" dà la vita e continua a riprodursi e a dare sempre più vita perché resiste, perché rimane, perché sta lì. Alcuni di voi mi faranno la domanda: "Ma, Padre, cosa possiamo fare? Come si fa per resistere?". Io vi dirò due o tre cose che forse saranno utili per voi, per resistere.

Prima di tutto, la "preghiera". La preghiera è potente! La preghiera vince il male! La preghiera vi avvicina a Dio che è l’Onnipotente. Io vi faccio una domanda: voi pregate? Non sento... [I giovani gridano: "Sì!"]. Non dimenticatelo!

Secondo: "lavorare per la pace". E la pace non è un documento che si firma e rimane lì. La pace si fa tutti i giorni! La pace è un lavoro artigianale, si fa con le mani, si fa con la propria vita. Ma qualcuno mi può dire: "Mi dica, Padre, come posso fare, io, l’artigiano della pace?". Primo: non odiare mai. E se uno ti fa il male, cerca di perdonare. Niente odio! Molto perdono! Lo diciamo insieme: "Niente odio, molto perdono!". [Tutti ripetono, nella lingua "Sango"...]. E se tu non hai odio nel tuo cuore, se tu perdoni, sarai un vincitore. Perché sarai vincitore della battaglia più difficile della vita, vincitore nell’amore. E attraverso l’amore viene la pace.

Voi volete essere sconfitti o vincitori, nella vita? Cosa volete? [I giovani gridano: "Noi vogliamo essere quelli che vincono!"]. E si vince soltanto sulla strada dell’amore. La strada dell’amore. E si può amare il nemico? Sì! Si può perdonare a quello che ti ha fatto male? Sì! Così, con l’amore e con il perdono, voi sarete vincitori. Con l’amore voi sarete vincitori nella vita e darete vita sempre. L’amore mai vi farà sconfitti.

Adesso vi auguro il meglio, per voi. Pensate al "bananier". Pensate alla resistenza davanti alle difficoltà. Fuggire, andarsene lontano non è una soluzione. Voi dovete essere coraggiosi. Avete capito cosa significa essere coraggiosi? Coraggiosi nel perdono, coraggiosi nell’amore, coraggiosi nel fare la pace. D’accordo? [I giovani rispondono: "Sì!", in lingua "Sango"...]. Lo diciamo insieme? "Coraggiosi nell’amore, nel perdono e nel fare la pace" [I giovani ripetono, in "Sango"...].

Cari giovani centrafricani, sono molto contento di incontrarvi. Oggi abbiamo aperto questa Porta. Questo significa la Porta della Misericordia di Dio. Fidatevi di Dio! Perché Lui è misericordioso, Lui è amore, Lui è capace di darci la pace. Per questo vi ho detto all’inizio di pregare: è necessario pregare per resistere, per amare, per non odiare, per essere artigiani della pace.

Grazie tante della vostra presenza. Adesso andrò dentro a sentire le confessioni di alcuni di voi...

Siete col cuore disposto a resistere? Sì o no? [Giovani: "Sì!"]. Siete col cuore disposto a lottare per la pace? ["Sì!"]. Siete col cuore disposto alla riconciliazione? ["Sì!"]. Siete col cuore disposto a amare questa bella patria? ["Sì"!]. E torno all’inizio: siete col cuore disposto a pregare? ["Sì!"].

E vi chiedo anche di pregare per me, perché possa essere un buon vescovo, perché possa essere un buon Papa. Mi promettete di pregare per me? ["Sì!"].

E adesso vi darò la benedizione, a voi e alle vostre famiglie. Una benedizione chiedendo al Signore che vi dia l’amore e la pace.

("Benedizione...").

Buona serata e pregate per me!

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