VIAGGIO APOSTOLICO
DI
SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN
CILE E IN PERÙ

(15-22 GENNAIO 2018)

Dal 15 al 18 Gennaio 2018: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Cile...

Dal 18 al 22 Gennaio 2018: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Perù...

Lunedì 15 Gennaio         Martedì 16 Gennaio         Mercoledì 17 Gennaio
Giovedì 18 Gennaio         Venerdì 19 Gennaio         Sabato 20 Gennaio

RITAGLI   Domenica, 21 Gennaio 2018   DOCUMENTI

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

15-21 Gennaio 2018: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Cile e Perù...
Preghiera dell'"Ora Media" con Religiose di Vita Contemplativa Preghiera alle Reliquie dei Santi Peruviani
Incontro con i Vescovi Angelus
Pranzo con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica Santa Messa
Cerimonia di Congedo, a Lima  

.

TOP   PREGHIERA DELL’"ORA MEDIA",
CON
RELIGIOSE DI VITA CONTEMPLATIVA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Santuario del Señor de los Milagros (Lima)
Domenica, 21 gennaio 2018

Care Sorelle dei diversi Monasteri di Vita Contemplativa,

che bello trovarci qui, in questo Santuario del "Signore dei Miracoli", tanto frequentato dai peruviani, per chiedergli la sua grazia e perché ci mostri la sua vicinanza e la sua misericordia! Egli, che è il «faro che guida, che ci illumina con il suo amore divino». Vedendovi qui, mi viene un cattivo pensiero: che abbiate approfittato per uscire un po' dal convento e fare una piccola passeggiata! Grazie, Madre Soledad, per le Sue parole di benvenuto, e a tutte voi che «dal silenzio del chiostro camminate sempre al mio fianco». E permettetemi, perché mi tocca il cuore, di mandare da qui un saluto ai miei quattro "Carmeli" di Buenos Aires. Voglio mettere anche loro davanti al Signore dei Miracoli, perché mi hanno accompagnato nel mio ministero in quella diocesi, e desidero che siano qui perché il Signore le benedica. Non siete gelose, no? [Rispondono: "No!"].

Ascoltiamo le parole di San Paolo, ricordandoci che abbiamo ricevuto lo spirito filiale che ci rende figli di Dio (cfr. Rm 8,15-16). Queste poche parole condensano la ricchezza di ogni vocazione cristiana: la gioia di saperci figli. Questa è l’esperienza che sostiene la nostra vita, la quale vuol’essere sempre una risposta grata a quell’amore. Com’è importante rinnovare giorno per giorno questa gioia! Soprattutto nei momenti in cui la gioia sembra che sia scomparsa o l’anima è annebbiata o ci sono cose che non si capiscono; allora chiedere questo nuovamente e dire di nuovo: "Sono figlia, sono figlia di Dio!".

Una via privilegiata che voi avete per rinnovare questa certezza è la vita di preghiera, preghiera comunitaria e personale. La preghiera è il nucleo della vostra vita consacrata, della vostra vita contemplativa ed è il modo di coltivare l’esperienza di amore che sorregge la nostra fede, e come ben ci diceva la Madre Soledad, è una preghiera sempre missionaria. Non è una preghiera che rimbalza contro il muro del convento e torna indietro, no, è una preghiera che esce e va e va...

La preghiera missionaria è quella che ottiene di unirsi ai fratelli nelle varie circostanze in cui si trovano e pregare perché non manchino loro l’amore e la speranza. Così diceva Santa Teresa di Gesù Bambino: «Capii che solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa e che, spento questo amore, gli apostoli non avrebbero più annunziato il Vangelo, i martiri non avrebbero più versato il loro sangue. Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l'amore è eterno. [...] Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore» [1]. Che ognuna di voi possa dire questo! Se qualcuna è un po’ "fiacca" e si è spento in lei il fuocherello dell’amore, lo chieda, lo chieda! È un regalo di Dio poter amare.

Essere l’amore! È saper stare accanto alla sofferenza di tanti fratelli e dire con il Salmista: «Nel pericolo ho gridato al Signore: mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo!» (Sal 117,5). Così la vostra vita nella clausura riesce ad avere una portata missionaria e universale e «un ruolo fondamentale nella vita della Chiesa. Pregate e intercedete per tanti fratelli e sorelle che sono carcerati, migranti, rifugiati e perseguitati, per tante famiglie ferite, per le persone senza lavoro, per i poveri, per i malati, per le vittime delle dipendenze, per citare alcune situazioni che sono ogni giorno più urgenti. Voi siete come quegli amici che portarono il paralitico davanti al Signore, perché lo guarisse (cfr. Mc 2,1-12). Non si vergognavano, erano "spudorati", ma in senso buono. Non ebbero vergogna di fare un buco nel tetto e far scendere il paralitico. Siate "spudorate", non vergognatevi di fare in modo, con la preghiera, che la miseria degli uomini si avvicini alla potenza di Dio. Questa è la vostra preghiera. Attraverso la preghiera voi, giorno e notte, avvicinate al Signore la vita di tanti fratelli e sorelle che per diverse situazioni non possono raggiungerlo per fare esperienza della sua misericordia risanatrice, mentre Lui li attende per fare loro grazia. Con la vostra preghiera potete guarire le piaghe di tanti fratelli!» [2].

Proprio per questo possiamo affermare che la vita di clausura non imprigiona né restringe il cuore, ma piuttosto lo allarga. Guai alla religiosa che ha il cuore ristretto! Per favore, cercate un rimedio. Non si può essere religiosa contemplativa con il cuore ristretto. Che torni a respirare, che torni a essere un cuore grande! E inoltre, le religiose con questo cuore ristretto sono religiose che hanno perso la fecondità e non sono madri; si lamentano di tutto, sono amareggiate, sempre alla ricerca di qualche "quisquilia" per lamentarsi. La Santa Madre [Teresa di Gesù] diceva: «Guai alla monaca che dice: "Mi hanno fatto un’ingiustizia senza motivo!"». Nel convento non c’è posto per le "collezioniste di ingiustizie"; ma c’è posto per quelle che aprono il cuore e sanno portare la croce, la croce feconda, la croce dell’amore, la croce che dà vita.

L’amore allarga il cuore, e perciò con il Signore andiamo avanti, perché Lui ci rende capaci di sentire in modo nuovo il dolore, la sofferenza, la frustrazione, la sventura di tanti fratelli che sono vittime di questa "cultura dello scarto" del nostro tempo. Che l’intercessione per i bisognosi sia la caratteristica della vostra preghiera. Con le braccia in alto, come Mosè, con il cuore così trafitto, domandando... E quando è possibile aiutateli, non solo con la preghiera, ma anche con il servizio concreto. Quanti conventi dei vostri, senza venir meno alla clausura, rispettando il silenzio, in qualche momento di parlatorio possono fare tanto bene.

La preghiera di supplica che si fa nei vostri monasteri, sintonizza con il Cuore di Gesù che implora il Padre perché tutti siamo uno, così il mondo crederà (cfr. Gv 17,21). Quanto abbiamo bisogno dell’unità nella Chiesa! Che tutti siamo uno. Quanto abbiamo bisogno che i battezzati siano uno, che i consacrati siano uno, che i sacerdoti siano uno, che i vescovi siano uno! Oggi e sempre! Uniti nella fede. Uniti dalla speranza. Uniti dalla carità. In quell’unità che promana dalla comunione con Cristo che ci unisce al Padre nello Spirito e, nell’Eucaristia, ci unisce gli uni agli altri in questo grande mistero che è la Chiesa. Vi chiedo, per favore, di pregare molto per l’unità di questa amata Chiesa peruviana, perché è tentata di disunione. A voi affido l’unità, l’unità della Chiesa, l’unità degli operatori pastorali, dei consacrati, del clero e dei vescovi. Il demonio è menzognero, ed è anche pettegolo, gli piace portare da una parte e dall’altra, cerca di dividere, vuole che nella comunità le une parlino male delle altre. Questo l’ho detto tante volte, e perciò mi ripeto: sapete che cosa è la religiosa pettegola? È una "terrorista". Peggio di quelli di Ayacucho di anni fa, peggio, perché il pettegolezzo è come una bomba: lei va e "pss... pss... pss...", come il diavolo, tira la bomba, distrugge e se ne va tranquilla. Niente suore "terroriste", senza pettegolezzi. Già sapete che il miglior rimedio per non spettegolare è mordersi la lingua. L’infermiera avrà da fare perché vi si infiammerà la lingua, ma almeno non avrete tirato la bomba. Quindi, che non ci siano pettegolezzi nel convento, perché questa cosa è ispirata dal diavolo. Lui per natura è pettegolo e menzognero. E ricordatevi dei terroristi di Ayacucho quando vi viene voglia di "spettegolare"...

Impegnatevi nella vita fraterna, facendo in modo che ogni monastero sia un faro che possa fare luce in mezzo alla disunione e alla divisione. Aiutate a profetizzare che questo è possibile. Che chiunque si avvicini a voi possa pregustare la beatitudine della carità fraterna, così propria della vita consacrata e tanto necessaria nel mondo di oggi e nelle nostre comunità.

Quando si vive la vocazione nella fedeltà, la vita si fa annuncio dell’amore di Dio. Vi chiedo di non cessare di dare questa testimonianza. In questa Chiesa delle "Nazarene Carmelitane Scalze" mi permetto di ricordare le parole della Maestra di vita spirituale, Santa Teresa di Gesù: «Se perdete la guida, che è il buon Gesù, non troverete la via!». State sempre dietro a Lui. "Sì, Padre, ma a volte Gesù finisce sul Calvario!". Allora vacci pure tu, perché anche lì Lui ti aspetta, perché ti ama. «Perché il Signore stesso dice di essere la via; il Signore dice anche di essere la luce, e che nessuno può andare al Padre se non per mezzo di Lui!» [3].

Care sorelle, sappiate una cosa: la Chiesa non vi tollera, la Chiesa ha bisogno di voi! La Chiesa ha bisogno di voi. Con la vostra vita fedele siate fari e indicate Colui che è via, verità e vita, l’unico Signore che offre pienezza alla nostra esistenza e dà la vita in abbondanza [4].

Pregate per la Chiesa, pregate per i pastori, per i consacrati, per le famiglie, per quelli che soffrono, per quelli che fanno il male e distruggono tanta gente, per quelli che sfruttano i loro fratelli. E per favore, continuando con la lista dei peccatori, non dimenticatevi di pregare per me! Grazie!

[1] "Lettera a Suor Maria del Sacro Cuore" (8 Settembre 1896): "Manoscritti autobiografici", Ms B, [3v.].

[2] Costituzione Apostolica "Vultum Dei quaerere", 16.

[3] "Il castello interiore", VI, Cap. 7, n. 6.

[4] Cfr. Costituzione Apostolica "Vultum Dei quaerere", 6.

.

TOP   PREGHIERA DAVANTI ALLE RELIQUIE DEI SANTI PERUVIANI

Basilica Cattedrale di San Giovanni Apostolo ed Evangelista (Lima)
Domenica, 21 gennaio 2018

Dio e Padre nostro,
che per mezzo di Gesù Cristo
hai istituito la Chiesa
sul fondamento degli Apostoli,
affinché, guidata dallo Spirito Santo,
sia nel mondo segno e strumento
del tuo amore misericordioso,
ti rendiamo grazie per i doni
che hai elargito alla nostra Chiesa di Lima.

Ti ringraziamo in modo speciale
per la santità fiorita nella nostra terra.
La nostra Chiesa arcidiocesana,
fecondata dal lavoro apostolico
di San Toribio di Mongrovejo;
accresciuta dalla preghiera,
dalla penitenza e dalla carità
di Santa Rosa da Lima e San Martino di Porres;
arricchita dallo zelo missionario
di San Francesco Solano
e dall’umile servizio di San Giovanni Macías;
benedetta dalla testimonianza di vita cristiana
di altri fratelli fedeli al Vangelo,
è grata per la tua azione nella nostra storia
e ti supplica di poter essere fedele all’eredità ricevuta.

Aiutaci ad essere Chiesa in uscita,
avvicinandoci a tutti,
specialmente ai più svantaggiati;
insegnaci ad essere discepoli missionari
di Gesù Cristo, il Signore dei Miracoli,
vivendo l’amore, ricercando l’unità
e praticando la misericordia,
affinché, protetti dall’intercessione
di Nostra Signora dell’Evangelizzazione,
viviamo e annunciamo al mondo
la gioia del Vangelo!

.

TOP   INCONTRO CON I VESCOVI

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Palazzo Arcivescovile (Lima)
Domenica, 21 gennaio 2018

Cari Fratelli nell’Episcopato,

grazie per le parole che mi hanno rivolto il Cardinale Arcivescovo di Lima e il Presidente della Conferenza Episcopale a nome di tutti i presenti. Desideravo trovarmi con voi. Conservo un bel ricordo della visita "Ad Limina" dello scorso anno. Penso che allora abbiamo parlato di molte cose, e perciò quello che dirò oggi non sarà molto ampio.

Le giornate passate tra voi sono state molto intense e gratificanti. Ho potuto ascoltare e vivere le diverse realtà che formano questo Paese – una rappresentanza – e condividere da vicino la fede del santo Popolo fedele di Dio, che ci fa tanto bene. Grazie per l’opportunità di poter "toccare" la fede del Popolo, di questo Popolo che Dio vi ha affidato. E davvero qui non si può non toccare! Se tu non tocchi la fede del Popolo, la fede del Popolo non tocca te; ma essere lì, con le strade piene, è una grazia e c’è da mettersi in ginocchio.

Il motto di questo viaggio ci parla di "unità" e di "speranza". È un programma arduo, ma al tempo stesso stimolante, che ci fa pensare alle imprese di San Toribio di Mogrovejo, Arcivescovo di questa Sede e patrono dell’episcopato latinoamericano, un esempio di «costruttore di unità ecclesiale», come lo definì il mio predecessore San Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio apostolico in questa terra [1].

E’ significativo che questo santo Vescovo sia rappresentato nei ritratti come un "nuovo Mosè". Come sapete, in Vaticano si conserva un quadro che raffigura San Toribio che attraversa un grande fiume, le cui acque si aprono al suo passaggio come se si trattasse del Mar Rosso, perché possa giungere all’altra sponda dove lo aspetta un numeroso gruppo di indigeni. Alle spalle di San Toribio c’è una gran moltitudine di persone, che è il popolo fedele che segue il suo pastore nell’opera dell’evangelizzazione [2]. Questo quadro si trova nella Pinacoteca Vaticana. Questa bella immagine mi offre lo spunto per incentrare su di essa la mia riflessione con voi. "San Toribio, l’uomo che ha saputo arrivare all’altra sponda".

Lo vediamo fin dal momento in cui riceve il mandato di venire in queste terre con la missione di essere padre e pastore. Lasciò un terreno sicuro per addentrarsi in un universo totalmente nuovo, sconosciuto e pieno di sfide. Andò verso una terra promessa guidato dalla fede come «fondamento di ciò che si spera» (Eb 11,1). La sua fede e la sua fiducia nel Signore lo spinsero allora e lo spingeranno per tutta la sua vita a passare all’altra riva, dove Lui lo aspettava in mezzo a una moltitudine.

1. Volle andare all’altra riva in cerca dei lontani e dei dispersi. A tale scopo dovette lasciare le comodità del vescovado e percorrere il territorio affidatogli, in continue visite pastorali, cercando di arrivare e stare là dove c’era bisogno, e quanto c’era bisogno! Andava incontro a tutti per sentieri che, a detta del suo segretario, erano più per le capre che per le persone. Doveva affrontare i più diversi climi e ambienti; «di ventidue anni di episcopato – ventidue e un pezzetto –, diciotto li passò fuori da Lima, fuori dalla sua città, percorrendo per tre volte il suo territorio», [3] che andava da Panama fino all’inizio della "capitania" del Chile, che non so dove iniziasse a quei tempi – forse all’altezza di Iquique, non sono sicuro – ma fino all’inizio della "capitania" del Chile. Come qualcuna delle vostre diocesi, niente di più! Diciotto anni percorrendo per tre volte il suo territorio, sapeva che questa era l’unica forma di pastorale: stare vicino distribuendo i doni di Dio, esortazione che dava anche continuamente ai suoi presbiteri. Ma non lo faceva con le parole bensì con la sua testimonianza, stando lui stesso in prima linea nell’evangelizzazione. Oggi lo chiameremmo un vescovo "di strada". Un vescovo con le suole consumate dal camminare, dall’andare incontro per «annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il popolo, non può escludere nessuno» [4]. Come sapeva bene questo San Toribio! Senza paura e senza repulsioni si addentrò nel nostro continente per annunciare la Buona Notizia.

2. Volle arrivare all’altra riva non solo geografica ma anche culturale. Fu così che promosse con molti mezzi un’evangelizzazione nella lingua nativa. Con il terzo Concilio di Lima dispose che i catechismi fossero realizzati e tradotti in quechua e in "aymara". Spinse il clero a studiare e conoscere la lingua dei loro fedeli per poter amministrare i Sacramenti in modo comprensibile. Io penso alla riforma liturgica di Pio XII, quando iniziò con questo a riprendere per tutta la Chiesa... Visitando il suo Popolo e vivendo con esso si rese conto che non bastava raggiungerlo solo fisicamente, ma era necessario imparare a parlare il linguaggio degli altri: solo così il Vangelo avrebbe potuto essere capito e penetrare nei cuori! Com’è urgente questa visione per noi, pastori del Secolo XXI!, ai quali tocca imparare un linguaggio totalmente nuovo com’è quello digitale, per fare un esempio. Conoscere il linguaggio attuale dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei bambini... Come seppe vedere bene San Toribio, non basta solo arrivare in un posto e occupare un territorio, bisogna poter suscitare processi nella vita delle persone perché la fede metta radici e sia significativa. E a tale scopo dobbiamo parlare la loro lingua. Occorre arrivare lì dove si generano i nuovi temi e paradigmi, raggiungere con la Parola di Dio i nuclei più profondi dell’anima delle nostre città e dei nostri popoli [5]. L’evangelizzazione della cultura ci chiede di entrare nel cuore della cultura stessa affinché questa sia illuminata dall’interno dal Vangelo. Veramente mi ha commosso, l’altro ieri, a Puerto Maldonado, quando – tra tutti i nativi presenti, di tante etnie – mi ha commosso quando tre mi hanno portato una stola: tutti dipinti, con i loro abiti, erano diaconi permanenti! Coraggio, coraggio, così faceva Toribio. In quell’epoca non c’erano diaconi permanenti, c’erano catechisti, ma nello loro lingua, nella loro cultura, e lui si mise lì... Mi ha commosso vedere quei diaconi permanenti.

3. Volle arrivare all’altra riva della carità. Per il nostro Patrono l’evangelizzazione non poteva avvenire senza la carità. Sapeva infatti che la forma più sublime dell’evangelizzazione era plasmare nella propria vita la donazione di Cristo per amore ad ogni uomo. I figli di Dio e i figli del demonio si manifestano in questo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e nemmeno chi non ama il suo fratello (cfr. Gv 3,10). Nelle sue visite poté constatare gli abusi e gli eccessi che pativano le popolazioni originarie, e così non esitò, nel 1585, a scomunicare il governatore di Cajatambo, affrontando tutto un sistema di corruzione e una rete di interessi che «attirava l’ostilità di molti», compreso il Virrey [6]. Così ci mostra il pastore che sa come il bene spirituale non possa mai essere separato dal giusto bene materiale e tanto più quando è messa a rischio l’integrità e la dignità delle persone. Profezia episcopale che non ha paura di denunciare gli abusi e gli eccessi commessi contro il suo popolo. E in questo modo sa ricordare all’interno della società e delle comunità che la carità va sempre accompagnata dalla giustizia e non c’è autentica evangelizzazione che non annunci e denunci ogni mancanza contro la vita dei nostri fratelli, specialmente contro la vita dei più vulnerabili. È un avvertimento contro qualunque tipo di civetteria mondana che ci lega le mani per alcune piccolezze... La libertà del Vangelo...

4. Volle arrivare all’altra riva nella formazione dei suoi sacerdoti. Fondò il primo seminario dopo il "Concilio" [di Trento] in questa zona del mondo, promuovendo così la formazione del clero nativo. Capì che non bastava andare da tutte le parti e parlare la stessa lingua, che era necessario che la Chiesa potesse generare propri pastori locali e così sarebbe diventata madre feconda. Perciò difese l’ordinazione dei meticci – quando essa era molto discussa – cercando di favorire e stimolare che il clero, se doveva distinguersi in qualcosa, fosse per la santità dei pastori e non per l’origine etnica [7]. E questa formazione non si limitava solo allo studio nel seminario, ma proseguiva nelle continue visite che faceva loro, stava vicino ai suoi preti. Lì poteva toccare con mano lo stato dei suoi preti, e prendersene cura. Racconta la leggenda che ai vespri di Natale sua sorella gli regalò una camicia da indossare durante le feste. Quel giorno lui andò a far visita a un prete e vedendo le condizioni in cui viveva, si tolse la camicia e gliela diede [8]. È il pastore che conosce i suoi sacerdoti. Cerca di raggiungerli, accompagnarli, stimolarli, ammonirli – ricordò ai suoi preti che erano pastori e non commercianti e perciò dovevano aver cura degli indigeni e difenderli come figli [9]. Però non lo fa stando alla scrivania, e così può conoscere le sue pecore ed esse riconoscono nella sua voce la voce del Buon Pastore.

5. Volle arrivare all’altra riva, quella dell’unità. Promosse in modo mirabile e profetico la formazione e l’integrazione di spazi di comunione e partecipazione tra le diverse componenti del Popolo di Dio. Lo evidenziò San Giovanni Paolo II quando, in queste terre, parlando ai Vescovi disse: «Il "III Concilio Limense" è il risultato di questa tensione, presieduto, incoraggiato e diretto da San Toribio, che diede come frutti un prezioso tesoro di unità nella fede, norme pastorali e organizzative e al tempo stesso valide ispirazioni per l’auspicata integrazione "Latino-Americana"» [10]. Sappiamo bene che questa unità e questo consenso fu preceduta da grandi tensioni e conflitti. Non possiamo negare le tensioni – ci sono –, le diversità – ci sono – ; è impossibile una vita senza conflitti. Ma questi richiedono da noi, se siamo uomini e cristiani, di affrontarli e accettarli. Ma accettarli in unità, in dialogo onesto e sincero, guardandoci in faccia e guardandoci dalla tentazione o di ignorare quanto accaduto o di restarne prigionieri e senza orizzonti che permettano di trovare strade che siano di unità e di vita. È fonte di ispirazione, nel nostro cammino di Conferenza Episcopale, ricordare che l’unità prevarrà sempre sul conflitto [11]. Cari Fratelli Vescovi, lavorate per l’unità, non rimanete prigionieri di divisioni che riducono e limitano la vocazione alla quale siamo stati chiamati: essere sacramento di comunione! Non dimenticate che ciò che attirava nella Chiesa primitiva era vedere come si amavano. Questa era – è e sarà – la migliore evangelizzazione.

6. E per San Toribio giunse il momento di partire per la riva definitiva, verso quella terra che lo aspettava e che andava assaporando nel suo continuo lasciare la sponda. Questa nuova partenza, non la faceva da solo. Come nel quadro che commentavo all’inizio, andava incontro ai santi seguito da una grande moltitudine alle sue spalle. È il pastore che ha saputo riempire la sua valigia di volti e di nomi. Essi erano il suo passaporto per il cielo. Al punto che non vorrei tralasciare la nota finale, il momento in cui il pastore consegnava la sua anima a Dio. Lo fece in una borgata in mezzo alla sua gente e un aborigeno gli suonava il flauto perché l’anima del suo pastore si sentisse in pace. Voglia il cielo, fratelli, che quando dovremo compiere l’ultimo viaggio, possiamo vivere queste cose. Chiediamo al Signore che ce lo conceda [12].

Preghiamo gli uni per gli altri, e pregate per me!

[1] "Discorso all’Episcopato Peruviano" (2 Febbraio 1985), 3.

[2] Cfr. "Miracolo di San Toribio", Pinacoteca Vaticana.

[3] J. M. Bergoglio, "Omelia nella Celebrazione Eucaristica", Aparecida (16 Maggio 2007).

[4] Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", 23.

[5] Cfr. "Ibid.", 74.

[6] Cfr. Ernesto Rojas Ingunza, "El Perú de los Santos, in: Kathy Perales Ysla" (coord.), Cinco Santos del Perú. Vida, obra y tiempo, Lima (2016), 57.

[7] Cfr. José Antonio Benito Rodríguez, "Santo Toribio de Mogrovejo, in: Kathy Perales Ysla" (coord.), Cinco Santos del Perú. Vida, obra y tiempo, 178.

[8] Cfr. "Ibid.", 180.

[9] Cfr. Juan Villegas, "Fiel y evangelizador. Santo Toribio de Mogrovejo, patrono de los obispos de América Latina", Montevideo (1984), 22.

[10] "Discorso all’Episcopato Peruviano" (2 Febbraio 1985), 3.

[11] Cfr. Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", 226-230.

[12] Cfr. Jorge Mario Bergoglio, "Omelia nella Celebrazione Eucaristica", Aparecida (16 Maggio 2007).

.

TOP   PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Plaza de Armas (Lima)
Domenica, 21 gennaio 2018

Parole ai giovani prima dell’"Angelus"...

Cari giovani, sono contento di poter stare con voi! Questi incontri per me sono molto importanti e ancora di più in questo anno nel quale ci prepariamo per il Sinodo sui giovani. I vostri volti, le vostre aspirazioni, la vostra vita sono importanti per la Chiesa e dobbiamo dare ad essi l’importanza che meritano e avere il coraggio che hanno avuto tanti giovani di questa terra che non hanno avuto paura di amare e spendere la propria vita per Gesù.

Cari amici, quanti esempi avete voi! Penso a San Martín de Porres. Niente impedì a quel giovane di realizzare i suoi sogni, niente gli impedì di spendere la sua vita per gli altri, niente gli impedì di amare e lo fece perché aveva sperimentato che il Signore lo aveva amato per primo. Così com’era: mulatto e alle prese con molte privazioni. A uno sguardo umano, agli occhi dei suoi amici, sembrava destinato a "perdere", ma lui seppe fare la cosa che sarebbe diventata il segreto della sua vita: avere fiducia. Avere fiducia nel Signore che lo amava. E sapete perché? Perché il Signore per primo aveva avuto fiducia in lui; come ha fiducia in ognuno di voi, e non si stancherà mai di avere fiducia. Ad ognuno di noi il Signore affida qualcosa, e la risposta è avere fiducia in Lui. Ognuno di voi pensi adesso, nel proprio cuore: che cosa mi ha affidato il Signore? Che cosa mi ha affidato il Signore? Ognuno pensi... Che cosa ho nel mio cuore che mi ha affidato il Signore?

Potrete dirmi: ma ci sono delle volte in cui diventa molto difficile. Vi capisco. In quei momenti possono venire pensieri negativi, sentire che ci sono tante situazioni che ci vengono addosso e sembra che noi rimaniamo "fuori dai mondiali"; sembra che ci stanno vincendo. Ma non è così, anche nei momenti in cui ormai ci arriva l’eliminazione, continuare ad avere fiducia.

Ci sono momenti in cui potete pensare che rimarrete senza poter realizzare i desideri della vostra vita, i vostri sogni. Tutti attraversiamo situazioni così. In quei momenti, quando sembra che si spenga la fede, non dimenticatevi che Gesù è accanto a voi. Non datevi per vinti, non perdete la speranza! Non dimenticatevi dei santi che dal cielo ci accompagnano; rivolgetevi a loro, pregate e non stancatevi di chiedere la loro intercessione. Sono i santi di ieri ma anche di oggi: questa terra ne ha molti, perché è una terra "colmata di santità". Il Perù è una terra "colmata di santità". Cercate l’aiuto e il consiglio di persone che voi sapete sono buone per consigliarvi, perché i loro volti esprimono gioia e pace. Fatevi accompagnare da loro e così andate avanti nel cammino della vita.

Ma c’è un’altra cosa: Gesù vuole vedervi in movimento; vuole vederti portare avanti i tuoi ideali, e che ti decidi a seguire le sue istruzioni. Lui vi condurrà sulla via delle beatitudini, una via per niente facile ma appassionante, è una via che non si può percorrere da soli, bisogna percorrerla in gruppo, dove ciascuno può collaborare dando il meglio di sé. Gesù conta su di te come fece tanto tempo fa con Santa Rosa da Lima, San Toribio, San Giovanni Macías, San Francesco Solano e tanti altri. E oggi domanda a te se, come a loro: sei disposto, sei disposta a seguirlo? [Rispondono: "Sì!"]. Oggi, domani, sei disposto, sei disposta a seguirlo? [Rispondono: "Sì!"]. E tra una settimana? [Rispondono: "Sì!"]. Non esserne così sicuro, non esserne così sicura. Guardate, se volete essere disposti a seguirlo, chiedeteGli di prepararvi il cuore per essere disposti a seguirlo. È chiaro? [Rispondono: "Sì!"].

Cari amici, il Signore vi guarda con speranza, non si scoraggia mai riguardo a noi! Forse a noi succede che ci scoraggiamo di un amico, di un’amica, perché ci sembrava bravo e poi invece abbiamo visto che non era così bravo, ci scoraggiamo e lo lasciamo da parte. Gesù non si scoraggia mai, mai. "Padre, ma se Lei sapesse le cose che io faccio..., dico una cosa e ne faccio un’altra, la mia vita non è del tutto pulita...". Ma nonostante tutto, Gesù non si scoraggia nei vostri confronti. E adesso facciamo un po’ di silenzio. Ognuno guardi nel proprio cuore, com’è la sua vita. La guardi nel cuore. E troverai che in certi momenti ci sono cose buone, in altri ci sono cose che non sono tanto buone, e nonostante tutto Gesù non si scoraggia nei vostri confronti. E nel tuo cuore digli: "Grazie, Gesù, grazie perché sei venuto per accompagnarmi anche quando ero in una brutta situazione. Grazie, Gesù". Lo diciamo tutti insieme: Grazie, Gesù. [Ripetono: "Grazie, Gesù!"].

È molto bello vedere le foto ritoccate digitalmente, ma questo serve solo per le foto, non possiamo fare il "fotoshop" agli altri, alla realtà, a noi stessi. I filtri colorati e l’alta definizione vanno bene solo nei video, ma non possiamo mai applicarli agli amici. Ci sono foto che sono molto belle, ma sono tutte truccate, e lasciate che vi dica che il cuore non si può "fotoshoppare", perché è lì che si gioca l’amore vero, è lì che si gioca la felicità, è lì che mostri quello che sei: com’è il tuo cuore?

Gesù non vuole che ti "trucchino" il cuore, Lui ti ama così come sei e ha un sogno da realizzare con ognuno di voi. Non dimenticatelo, Lui non si scoraggia riguardo a noi. E se voi vi scoraggiate vi invito a prendere la Bibbia, e leggendo ricordare gli amici che Gesù ha scelto, che Dio ha scelto. Mosè era balbuziente; Abramo, un vecchio; Geremia era molto giovane; Zaccheo, uno piccoletto; i discepoli, quando Gesù diceva loro di pregare si addormentavano; la Maddalena, una pubblica peccatrice; Paolo, un persecutore di cristiani; e Pietro, lo rinnegò..., poi è stato fatto Papa, ma lo rinnegò... E così potremmo continuare questo elenco. Gesù ti vuole bene così come sei, come ha voluto bene a questi suoi amici così com’erano, con i loro difetti, con la voglia di correggersi, ma così come sei, così ti ama il Signore. Non ti devi truccare, non truccarti il cuore, ma mostrati davanti a Gesù come sei perché Lui ti possa aiutare a progredire nella vita.

Quando Gesù ci guarda, non pensa a quanto siamo perfetti, ma a tutto l’amore che abbiamo nel cuore da offrire e per seguire Lui. Per Lui, quella è la cosa importante, la cosa più grande: quanto amore ho io nel mio cuore? E questa domanda voglio che la facciamo anche a nostra Madre: "Madre, amata Vergine Maria, guarda l’amore che ho nel cuore. È poco? È tanto? Non so se è amore". E siate sicuri che Lei vi accompagnerà in ogni momento della vita, in tutti gli incroci delle vostre strade, specialmente quando dovrete prendere decisioni importanti. Non scoraggiatevi, non scoraggiatevi! Andate avanti, tutti insieme! Perché la vita vale la pena di essere vissuta a fronte alta. E che Dio vi benedica!

APPELLO

Siamo qui, nella piazza maggiore di Lima, un posto piccolo in una città relativamente piccola del mondo! Ma il mondo è molto più grande, ed è pieno di città e di popoli, ed è pieno di problemi, è pieno di guerre. E oggi mi giungono notizie molto preoccupanti dalla "Repubblica Democratica del Congo". Pensiamo al Congo. In questo momento, da questa piazza, con tutti questi giovani, chiedo alle autorità, ai responsabili e a tutti in questo amato Paese, che mettano il massimo impegno e il massimo sforzo per evitare ogni forma di violenza e cercare soluzioni a favore del bene comune. Tutti insieme, in silenzio, preghiamo per questa intenzione, per i nostri fratelli nella "Repubblica Democratica del Congo"!

["Angelus..."].

E arrivederci a tutti!

.

TOP   SANTA MESSA

Base Aerea "Las Palmas" (Lima)
III Domenica del Tempo Ordinario, 21 gennaio 2018

OMELIA DEL SANTO PADRE

«Alzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico!» (Gn 3,2). Con queste parole il Signore si rivolgeva a Giona mettendolo in movimento verso quella grande città che era sul punto di essere distrutta a causa dei suoi molti mali. Vediamo anche Gesù, nel Vangelo, in cammino verso la Galilea per predicare la sua buona notizia (cfr. Mc 1,14). Entrambe le letture ci rivelano Dio in movimento davanti alle città di ieri e di oggi. Il Signore si mette in cammino: va a Ninive, in Galilea,... a Lima, a Trujillo, a Puerto Maldonado... il Signore viene qui. Si mette in movimento per entrare nella nostra storia personale, concreta. Lo abbiamo celebrato da poco: è l’Emmanuele, il Dio che vuole "stare sempre con noi". Sì, qui a Lima, o dovunque stai vivendo, nella vita quotidiana del lavoro sempre uguale, nell’educazione dei figli, piena di speranza, tra le tue aspirazioni e i tuoi impegni; nell’intimità della casa e nel rumore assordante delle nostre strade. È lì, in mezzo alle strade polverose della storia, dove il Signore ti viene incontro.

Certe volte può succederci lo stesso che a Giona. Le nostre città, con le situazioni di dolore e di ingiustizia che ogni giorno si ripetono, possono suscitare in noi la tentazione di fuggire, di nasconderci, di defilarci. E i motivi, a Giona e ai noi, non mancano. Guardando la città potremmo cominciare a constatare che ci sono «ci sono cittadini che ottengono i mezzi adeguati per lo sviluppo della vita personale e familiare, e questo ci rallegra; però sono moltissimi i "non cittadini", i "cittadini a metà" o gli "avanzi urbani"» [1] che stanno ai bordi delle nostre strade, che vanno a vivere ai margini delle nostre città senza condizioni necessarie per condurre una vita dignitosa, e fa male constatare che molte volte tra questi "avanzi umani" si trovano i volti di tanti bambini e adolescenti. Si trova il volto del futuro.

E vedendo queste cose nelle nostre città, nei nostri quartieri – che potrebbero essere luoghi di incontro e di solidarietà, di gioia – finisce per provocare quella che potremmo chiamare la sindrome di Giona: uno spazio di fuga e di sfiducia (cfr. Gn 1,3). Uno spazio per l’indifferenza, che ci trasforma in anonimi e sordi davanti agli altri, ci fa diventare esseri impersonali dal cuore asettico, e con questo atteggiamento facciamo male all’anima del popolo, di questo nobile popolo. Come ci faceva notare Benedetto XVI, «la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel suo rapporto con la sofferenza e col sofferente. Una società che non riesce ad accettare i sofferenti e non è capace di contribuire mediante la "com-passione" a far sì che la sofferenza venga condivisa e portata anche interiormente è una società crudele e disumana!» [2].

Quando arrestarono Giovanni [il Battista], Gesù si recò in Galilea a predicare il Vangelo di Dio. A differenza di Giona, Gesù, di fronte a un avvenimento doloroso e ingiusto come fu l’arresto di Giovanni, entra nella città, entra in Galilea e comincia da quella piccola popolazione a seminare quello che sarebbe stato l’inizio della più grande speranza: il Regno di Dio è vicino, Dio è in mezzo a noi. E il Vangelo stesso ci mostra la gioia e l’effetto a catena che questo produce: cominciò con Simone e Andrea, poi Giacomo e Giovanni (cfr. Mc 1,14-20) e, a partire da allora, passando per Santa Rosa da Lima, San Toribio, San Martino de Porres, San Giovanni Macías, San Francesco Solano, è giunto fino a noi annunciato dalla nube di testimoni che hanno creduto in Lui. È arrivato fino a Lima, fino a noi per impegnarsi nuovamente come un rinnovato antidoto contro la globalizzazione dell’indifferenza. Perché davanti a questo Amore non si può rimanere indifferenti.

Gesù ha chiamato i suoi discepoli a vivere nell’oggi ciò che ha sapore di eternità: l’amore per Dio e per il prossimo; e lo fa nell’unica maniera in cui può farlo, alla maniera divina: suscitando la tenerezza e l’amore misericordioso, suscitando la compassione e aprendo i loro occhi perché imparino a guardare la realtà in maniera divina. Li invita a creare nuovi legami, nuove alleanze portatrici di eternità.

Gesù "percorre la città"; lo fa con i suoi discepoli e comincia a vedere, ad ascoltare, a fare attenzione a coloro che avevano ceduto sotto il manto dell’indifferenza, lapidati dal grave peccato della corruzione. Comincia a svelare tante situazioni che soffocavano la speranza del suo popolo suscitando una nuova speranza. Chiama i suoi discepoli e li invita ad andare con Lui, li invita a percorrere la città, ma cambia loro il ritmo, insegna a guardare ciò a cui fino ad ora passavano sopra, indica nuove urgenze. Convertitevi, dice loro, il Regno dei Cieli è incontrare in Gesù Dio che mescola la sua vita con la vita del suo popolo, si coinvolge e coinvolge altri perché non abbiano paura di fare di questa storia una storia di salvezza (cfr. Mc 1,15.21ss.).

Gesù continua a camminare per le nostre strade, come ieri continua a bussare alle porte, a bussare ai cuori per riaccendere la speranza e gli aneliti: che il degrado sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia vinta dalla solidarietà e la violenza spenta con le armi della pace. Gesù continua a chiamare e vuole ungerci col suo Spirito perché anche noi andiamo a ungere con quella unzione capace di guarire la speranza ferita e rinnovare il nostro sguardo.

Gesù continua a camminare e "risveglia la speranza" che ci libera da rapporti vuoti e da analisi impersonali e ci chiama a coinvolgerci come fermenti lì dove siamo, dove ci è dato di vivere, in quell’angolino di tutti i giorni. Il Regno dei Cieli è in mezzo a voi – ci dice – , è lì dove sappiamo usare un po’ di tenerezza e di compassione, dove non abbiamo paura di creare spazi perché i ciechi vedano, i paralitici camminino, i lebbrosi siano purificati e i sordi odano (cfr. Lc 7,22), e così tutti quelli che davamo per perduti godano della Risurrezione. Dio non si stanca e non si stancherà di camminare per raggiungere i suoi figli. Ciascuno dei suoi figli. Come accenderemo la speranza se mancano profeti? Come affronteremo il futuro se ci manca l’unità? Come arriverà Gesù in tanti posti, se mancano audaci e validi testimoni?

Oggi il Signore ti chiama a percorrere con Lui la città,ti invita a camminare con Lui la "tua" città! Ti chiama ad essere suo discepolo missionario, e così a diventare partecipe di quel grande sussurro che vuole continuare a risuonare in ogni angolo della nostra vita: "Rallegrati, il Signore è con te!".

SALUTO FINALE

Ringrazio il Cardinale Juan Luis Cipriani, Arcivescovo di Lima, per le sue parole, e i fratelli Vescovi di Puerto Maldonado e Trujillo, le cui giurisdizioni ecclesiastiche ho potuto visitare durante questi giorni; ringrazio anche il presidente della Conferenza episcopale e i miei fratelli vescovi per la loro presenza e tutti voi che avete fatto sì che questa visita lasci un’impronta indelebile nel mio cuore!

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo viaggio, e sono stati molti, e molti anonimi. In primo luogo il Signor Presidente Pedro Pablo Kuczynski, le autorità civili, le migliaia di volontari che col loro lavoro silenzioso e sacrificato come "formichine" hanno contribuito perché tutto potesse realizzarsi. Grazie, volontari anonimi! Ringrazio la commissione organizzatrice e tutti coloro che con la loro dedizione e il loro impegno hanno reso possibile questo incontro. In modo speciale voglio ringraziare il gruppo degli architetti che hanno progettato i tre altari nelle tre città: che Dio vi conservi il buon gusto! Mi ha fatto bene incontrarmi con voi.

Ho iniziato il mio pellegrinaggio tra voi dicendo che il Perù è una terra di speranza. Terra di speranza per la "biodiversità" che vi si trova insieme con la bellezza di luoghi capaci di aiutarci a scoprire la presenza di Dio.

Terra di speranza per la ricchezza delle sue tradizioni e dei suoi costumi che hanno segnato l’anima di questo popolo.

Terra di speranza per i giovani, che non sono il futuro ma il presente del Perù. A loro chiedo di scoprire nella sapienza dei loro nonni, degli anziani, il "Dna" che ha guidato i vostri grandi Santi. Bambini e bambine, per favore, non sradicatevi. Nonni e anziani, non smettete di trasmettere alle giovani generazioni le radici del vostro popolo e la sapienza della via per arrivare al cielo. Tutti vi invito a non aver paura di essere i Santi del XXI Secolo.

Fratelli peruviani, avete tanti motivi per sperare, l’ho visto, l’ho toccato con mano in questi giorni. Per favore, custodite la speranza, che non ve la rubino. E non c’è miglior modo di custodire la speranza che rimanere uniti, perché tutti questi motivi che la sostengono crescano ogni giorno di più!

"La speranza in Dio non delude!" (cfr. Rm 5,5).

Vi porto nel cuore!

Dio vi benedica! E per favore non dimenticatevi di pregare per me! Grazie!

["Benedizione"].

[1] Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", 74.

[2] Lettera Enciclica "Spe salvi", 38.

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana