VIAGGIO APOSTOLICO
DI
SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN COLOMBIA

Dal 6 all'11 Settembre 2017: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Colombia...

(6-11 SETTEMBRE 2017)

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

Galleria Fotografica ("Avvenire")

Mercoledì 6 Settembre         Giovedì 7 Settembre         Venerdì 8 Settembre         Sabato 9 Settembre

RITAGLI   Domenica, 10 Settembre 2017   DOCUMENTI

27-31 Luglio 2016: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Colombia...
Benedizione della prima pietra delle case per i "senzatetto" e dell'Opera "Talitha Qum"
Angelus Santa Messa

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TOP   BENEDIZIONE DELLA PRIMA PIETRA
DELLE CASE PER I
“SENZATETTO”,
E DELL’OPERA
“TALITHA QUM”

PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Preghiamo...
Benedetto sii Tu, o Signore, Dio della misericordia,
che in tuo Figlio ci hai dato
un esempio ammirevole di carità
e per mezzo di Lui ci hai vivamente raccomandato
il mandato dell’amore;
degnati di ricolmare con le tue benedizioni questi tuoi servitori,
che desiderano dedicarsi generosamente
all’aiuto dei fratelli;
fa’ in modo che, nel bisogno immediato,
possano servirti fedelmente e pienamente
nella persona del loro prossimo!
Per Cristo nostro Signore!
Amen!

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TOP   PAPA FRANCESCO

ANGELUS

Chiesa di San Pietro Claver, Cartagena de Indias
Domenica, 10 settembre 2017

Cari Fratelli e Sorelle!

Poco prima di entrare in questa chiesa, dove si conservano le reliquie di San Pietro Claver, ho benedetto le prime pietre di due istituzioni destinate a persone con gravi necessità e ho visitato la casa della signora Lorenza, dove accoglie ogni giorno molti nostri fratelli e sorelle per dare loro cibo e affetto. Questi incontri mi hanno fatto tanto bene perché lì si può toccare con mano l’amore di Dio che si fa concreto, si fa quotidiano.

Tutti insieme pregheremo l’"Angelus", ricordando l’incarnazione del Verbo. E pensiamo a Maria, che ha concepito Gesù e lo ha portato al mondo. La contempliamo stamattina invocandola come "Nostra Signora di Chiquinquirá". Come sapete, per un lungo periodo di tempo questa immagine è stata abbandonata, ha perso il colore ed era rotta e bucata. Era trattata come un pezzo di sacco vecchio, usata senza alcun rispetto finché finì tra le cose scartate.

Fu allora che una donna semplice, che secondo la tradizione si chiamava María Ramos, la prima devota della "Vergine di Chiquinquirá", vide in quella tela qualcosa di diverso. Ebbe il coraggio e la fede di collocare quell’immagine rovinata e corrosa in un luogo a parte, restituendole la sua dignità perduta. Seppe trovare e onorare Maria, che portava il Figlio tra le braccia, proprio in quell’oggetto che per gli altri era spregevole e inutile.

In tal modo, si fece paradigma di tutti coloro che, in vari modi, cercano di recuperare la dignità del fratello caduto per il dolore delle ferite della vita, di quelli che non si rassegnano e lavorano per costruire loro un’abitazione dignitosa, per assisterli nei bisogni impellenti e, soprattutto, pregano con perseveranza perché possano recuperare lo splendore di figli di Dio che è stato loro strappato.

Il Signore ci insegna mediante l’esempio degli umili e di quelli che non contano. Se a María Ramos, una donna semplice, ha concesso la grazia di accogliere l’immagine della Vergine nella povertà di quella tela rotta, a Isabel, una donna indigena, e a suo figlio Miguel, ha dato la capacità di essere i primi a vedere trasformata e rinnovata quella tela della Vergine. Essi furono i primi a vedere con occhi semplici quel pezzo di panno totalmente nuovo, e in esso lo splendore della luce divina, che trasforma e fa nuove tutte le cose. Sono i poveri, gli umili, quelli che contemplano la presenza di Dio, coloro a cui si rivela il Mistero dell’amore di Dio con maggiore nitidezza. Essi, poveri e semplici, furono i primi a vedere la "Vergine di Chiquinquirá" e diventarono suoi missionari, annunciatori della bellezza e della santità della Vergine.

E in questa chiesa pregheremo María, che ha chiamato sé stessa "la serva del Signore", e San Pietro Claver, lo "schiavo dei neri per sempre", come si fece chiamare nel giorno della sua professione solenne. Egli aspettava le navi che arrivavano dall’Africa al principale mercato di schiavi del nuovo mondo. Molte volte li accoglieva solamente con gesti, gesti evangelizzatori, per l’impossibilità di comunicare, per la diversità delle lingue. Ma una carezza va al di là di tutte le lingue. Tuttavia, san Pietro Claver sapeva che il linguaggio della carità, della misericordia era capito da tutti. Di fatto, la carità aiuta a comprendere la verità e la verità esige gesti di carità: vanno insieme, non si possono separare. Quando sentiva ripugnanza verso di loro – perché poveretti arrivavano in uno stato che era ripugnante – Pietro Claver baciava le loro piaghe.

Austero e caritatevole fino all’eroismo, dopo aver confortato la solitudine di centinaia di migliaia di persone, non morì onorato, si dimenticarono di lui, e trascorse gli ultimi quattro anni della sua vita malato e nella sua cella e in uno spaventoso stato di abbandono. Così ripaga il mondo; Dio lo ha ripagato in un’altra maniera.

Effettivamente, San Pietro Claver ha testimoniato in modo formidabile la responsabilità e l’attenzione che ognuno di noi deve avere per i suoi fratelli. Questo santo è stato, dagli altri, accusato ingiustamente di essere indiscreto nel suo zelo e ha dovuto affrontare dure critiche e una persistente opposizione da parte di quanti temevano che il suo ministero minacciasse il ricco commercio degli schiavi.

Ancora oggi, in Colombia e nel mondo, milioni di persone sono vendute come schiavi, oppure vanno mendicando un po’ di umanità, un momento di tenerezza, prendono la via del mare o si mettono in cammino perché hanno perso tutto, a cominciare dalla loro dignità e dai loro diritti.

María de Chiquinquirá e Pietro Claver ci invitano a lavorare per la dignità di tutti i nostri fratelli, specialmente per i poveri e gli scartati dalla società, per quelli che sono abbandonati, per gli emigranti, per quelli che subiscono la violenza e la tratta. Tutti costoro hanno la loro dignità e sono immagine viva di Dio. Tutti siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, e tutti la Vergine ci tiene tra le braccia come figli amati.

Rivolgiamo ora la nostra preghiera alla Vergine Madre, perché ci faccia scoprire in ognuno degli uomini e delle donne del nostro tempo il volto di Dio!

["Angelus Domini..."].

Dopo l’Angelus...

Cari Fratelli e Sorelle,

da questa località, desidero assicurare la mia preghiera per ciascuno dei Paesi dell’America Latina, e in modo speciale per il vicino Venezuela! Esprimo la mia vicinanza ad ognuno dei figli e delle figlie di quella amata nazione, come pure a coloro che hanno trovato in questa terra colombiana un luogo di accoglienza. Da questa città, sede dei diritti umani, faccio appello affinché si respinga ogni tipo di violenza nella vita politica e si trovi una soluzione alla grave crisi che si sta vivendo e che tocca tutti, specialmente i più poveri e svantaggiati della società. La Vergine Santissima interceda per tutte le necessità del mondo e di ciascuno dei suoi figli!

Saluto anche voi qui presenti, venuti da diversi luoghi, come pure quanti seguono questa visita mediante la radio e la televisione. A tutti auguro una buona Domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me!

E adesso vorrei darvi la benedizione! Ognuno di noi, prima di ricevere la benedizione, in un momento di silenzio, metta nel proprio cuore i nomi delle persone che più amiamo, e anche i nomi delle persone che non amiamo; i nomi delle persone che ci vogliono bene, e i nomi delle persone che sappiamo che non ci vogliono bene; per tutti e per ognuno chiediamo la benedizione, per tutti!

["Preghiera silenziosa..."].

["Benedizione..."].

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TOP   SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Area portuale del Contecar (Cartagena de Indias)
Domenica, 10 settembre 2017

"Dignità della persona e diritti umani"

In questa città, che è stata chiamata "l’eroica" per la sua tenacia duecento anni fa nel difendere la libertà ottenuta, celebro l’ultima Eucaristia di questo viaggio. Inoltre, da trentadue anni, Cartagena de Indias è in Colombia la sede dei diritti umani, perché qui come popolo si stima che «grazie al gruppo missionario formato dai Sacerdoti Gesuiti Pedro Claver y Corberó, Alonso de Sandoval e il fratello Nicolás González, accompagnati da molti figli della città di Cartegena de Indias nel secolo XVII, nacque la preoccupazione per alleviare la situazione degli oppressi dell’epoca, essenzialmente quella degli schiavi, per i quali reclamarono il rispetto e la libertà» ("Congresso della Colombia", 1985, "Legge 95", "Art. 1").

Qui, nel Santuario di San Pietro Claver, dove in maniera continua e sistematica si attua il riscontro, la riflessione e il perseguimento dei progressi e del vigore dei diritti umani in Colombia, oggi la Parola di Dio ci parla di perdono, correzione, comunità e preghiera.

Nel quarto discorso del Vangelo di Matteo, Gesù parla a noi, che abbiamo deciso di puntare sulla comunità, che apprezziamo la vita in comune e sogniamo un progetto che includa tutti. Il testo che precede è quello del pastore buono che lascia le novantanove pecore per andare dietro a quella perduta, e quell’aroma profuma tutto il discorso che abbiamo appena ascoltato: non c’è nessuno talmente perduto che non meriti la nostra sollecitudine, la nostra vicinanza e il nostro perdono. Da questa prospettiva, si capisce dunque che una mancanza, un peccato commesso da uno, ci interpella tutti ma coinvolge, prima di tutto, la vittima del peccato del fratello; e costui è chiamato a prendere l’iniziativa perché chi gli fatto del male non si perda. Prendere l’iniziativa: chi prende l’iniziativa è sempre il più coraggioso.

In questi giorni ho sentito tante testimonianze di persone che sono andate incontro a coloro che avevano fatto loro del male. Ferite terribili che ho potuto contemplare nei loro stessi corpi; perdite irreparabili che ancora fanno piangere, e tuttavia queste persone sono andate, hanno fatto il primo passo su una strada diversa da quelle già percorse. Perché la Colombia da decenni sta cercando la pace per tentativi e, come insegna Gesù, non è stato sufficiente che due parti si avvicinassero, dialogassero; c’è stato bisogno che si inserissero molti altri attori in questo dialogo riparatore dei peccati. «Se [il tuo fratello] non ti ascolterà, prendi ancora con te una o due persone!» (Mt 18,16), ci dice il Signore nel Vangelo.

Abbiamo imparato che queste vie di pacificazione, di primato della ragione sulla vendetta, di delicata armonia tra la politica e il diritto, non possono ovviare ai percorsi della gente. Non è sufficiente il disegno di quadri normativi e accordi istituzionali tra gruppi politici o economici di buona volontà. Gesù trova la soluzione al male compiuto nell’incontro personale tra le parti. Inoltre, è sempre prezioso inserire nei nostri processi di pace l’esperienza di settori che, in molte occasioni, sono stati resi invisibili, affinché siano proprio le comunità a colorare i processi di memoria collettiva. «L’autore principale, il soggetto storico di questo processo, è la gente e la sua cultura, non una classe, una frazione, un gruppo, un’"élite" – tutta la gente e la sua cultura –. Non abbiamo bisogno di un progetto di pochi indirizzato a pochi, o di una minoranza illuminata o testimoniale che si appropri di un sentimento collettivo. Si tratta di un accordo per vivere insieme, di un patto sociale e culturale» (Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", 239).

Noi possiamo dare un grande contributo a questo nuovo passo che la Colombia vuole fare. Gesù ci indica che questo cammino di reinserimento nella comunità comincia con un dialogo a due. Nulla potrà sostituire questo incontro riparatore; nessun processo collettivo ci dispensa della sfida di incontrarci, di spiegarci, di perdonare. Le ferite profonde della storia esigono necessariamente istanze dove si faccia giustizia, dove sia possibile alle vittime conoscere la verità, il danno sia debitamente riparato e si agisca con chiarezza per evitare che si ripetano tali crimini. Ma tutto ciò ci lascia ancora sulla soglia delle esigenze cristiane. A noi cristiani è richiesto di generare "a partire dal basso" un cambiamento culturale: alla cultura della morte, della violenza, rispondere con la cultura della vita e dell’incontro. Ce lo diceva già quello scrittore così vostro e così di tutti: «Questo disastro culturale non si rimedia né col piombo né coi soldi, ma con una educazione alla pace, costruita con amore sulle macerie di un paese infiammato dove ci alziamo presto per continuare ad ammazzarci a vicenda... Una legittima rivoluzione di pace che canalizzi verso la vita l’immensa energia creatrice che per quasi due secoli abbiamo usato per distruggerci e che rivendichi ed esalti il predominio dell’immaginazione» (Gabriel García Marquez, "Messaggio sulla Pace", 1998).

Quanto abbiamo agito in favore dell’incontro, della pace? Quanto abbiamo omesso, permettendo che la barbarie si facesse carne nella vita del nostro popolo? Gesù ci comanda di confrontarci con quei modelli di comportamento, quegli stili di vita che fanno male al corpo sociale, che distruggono la comunità. Quante volte si "normalizzano" – si vivono come cose normali – processi di violenza, esclusione sociale, senza che la nostra voce si alzi né le nostre mani accusino profeticamente! Accanto a San Pietro Claver c’erano migliaia di cristiani, molti di loro consacrati; ma solo un pugno di persone iniziò una corrente contro-culturale di incontro. San Pietro Claver seppe restaurare la dignità e la speranza di centinaia di migliaia di neri e di schiavi che arrivavano in condizioni assolutamente disumane, pieni di terrore, con tutte le loro speranze perdute. Non possedeva titoli accademici rinomati; si arrivò persino ad affermare che era "mediocre" di ingegno, ma ebbe il "genio" di vivere pienamente il Vangelo, di incontrarsi con quelli che altri consideravano solo uno scarto. Secoli più tardi, l’impronta di questo missionario e apostolo della Compagnia di Gesù è stata seguita da santa María Bernarda Bütler, che dedicò la sua vita al servizio dei poveri e degli emarginati in questa stessa città di Cartagena [1].

Nell’incontro tra di noi riscopriamo i nostri diritti, ricreiamo la vita perché torni ad essere autenticamente umana. «La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ogni vita umana, di ogni uomo e di ogni donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica! La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralità della natura creata!» ("Discorso alle Nazioni Unite", 25 Settembre 2015).

Gesù, nel Vangelo, ci fa presente anche la possibilità che l’altro si chiuda, si rifiuti di cambiare, persista nel suo male. Non possiamo negare che ci sono persone che persistono in peccati che feriscono la convivenza e la comunità: «Penso al dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili!». Questo male minaccia direttamente la dignità della persona umana e spezza progressivamente l’immagine che il Creatore ha plasmato in noi. Condanno fermamente questa piaga che ha spento tante vite e che è mantenuta e sostenuta da uomini senza scrupoli. Non si può giocare con la vita del nostro fratello, né manipolare la sua dignità. Faccio appello affinché si cerchino i modi per porre fine al narcotraffico, che non fa che seminare morte dappertutto stroncando tante speranze e distruggendo tante famiglie. Penso anche a un altro dramma: «alla devastazione delle risorse naturali e all’inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; penso all’abominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità» ("Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2014"); e persino si specula con una "asettica legalità" pacifista che non tiene conto della carne del fratello, che è la carne di Cristo. Anche per questo dobbiamo essere preparati e saldamente posizionati su principi di giustizia che non tolgano nulla alla carità. Non è possibile convivere in pace senza avere a che fare con ciò che corrompe la vita e attenta contro di essa. A questo proposito, ricordiamo tutti coloro che, con coraggio e senza stancarsi, hanno lavorato e hanno persino perso la vita nella difesa e protezione dei diritti della persona umana e della sua dignità. Come a loro, la storia chiede a noi di assumere un impegno definitivo in difesa dei diritti umani, qui, a Cartagena de Indias, luogo che voi avete scelto come sede nazionale della loro tutela.

Infine Gesù ci chiede di pregare insieme; che la nostra preghiera sia sinfonica, con toni personali, accenti diversi, ma che levi in modo concorde un unico grido. Sono sicuro che oggi preghiamo insieme per il riscatto di coloro che sono stati nell’errore, e non per la loro distruzione, per la giustizia e non per la vendetta, per la riparazione nella verità e non nella dimenticanza. Preghiamo per realizzare il motto di questa visita: «Facciamo il primo passo!», e che questo primo passo sia in una direzione comune.

"Fare il primo passo" è, soprattutto, andare incontro agli altri con Cristo, il Signore. Ed Egli ci chiede sempre di fare un passo deciso e sicuro verso i fratelli, rinunciando alla pretesa di essere perdonati senza perdonare, di essere amati senza amare. Se la Colombia vuole una pace stabile e duratura, deve fare urgentemente un passo in questa direzione, che è quella del bene comune, dell’equità, della giustizia, del rispetto della natura umana e delle sue esigenze. Solo se aiutiamo a sciogliere i nodi della violenza, districheremo la complessa matassa degli scontri: ci è chiesto di far il passo dell’incontro con i fratelli, avendo il coraggio di una correzione che non vuole espellere ma integrare; ci è chiesto di essere, con carità, fermi in ciò che non è negoziabile; in definitiva, l’esigenza è costruire la pace, «parlando non con la lingua ma con le mani e le opere» (San Pietro Claver), e alzare insieme gli occhi al cielo: Lui è capace di sciogliere quello che a noi appare impossibile, Lui ci ha promesso di accompagnarci sino alla fine dei tempi, e Lui non lascerà sterile uno sforzo così grande!

Congedo al termine della S. Messa...

Al termine di questa Celebrazione, desidero ringraziare Mons. Jorge Enrique Jiménez Carvajal, Arcivescovo di Cartegena, per le gentili parole che mi ha rivolto a nome dei fratelli nell’episcopato e di tutto il popolo di Dio!

Ringrazio il Signor Presidente Juan Manuel Santos per il suo invito a visitare il Paese, le Autorità civili, e tutti coloro che hanno voluto unirsi a noi in questa celebrazione eucaristica, qui o attraverso i mezzi di comunicazione!

Ringrazio dell’impegno e della collaborazione che hanno reso possibile questa visita. Sono tanti quelli che hanno collaborato offrendo il proprio tempo e la propria disponibilità. Sono state giornate intense e belle, nelle quali ho potuto incontrare tante persone e conoscere tante realtà che mi hanno toccato il cuore. Voi mi avete fatto tanto bene!

Cari Fratelli, vorrei lasciarvi un’ultima parola: non fermiamoci a "fare il primo passo", ma continuiamo a camminare insieme ogni giorno per andare incontro all’altro, nella ricerca dell’armonia e della fraternità! Non possiamo fermarci! L’8 Settembre 1654 moriva proprio qui San Pietro Claver; dopo quarant’anni di schiavitù volontaria, di instancabile lavoro in favore dei più poveri. Egli non rimase fermo, dopo il primo passo ne seguirono altri e altri ancora. Il suo esempio ci fa uscire da noi stessi e andare incontro al prossimo. Colombia, il tuo fratello ha bisogno di te, vagli incontro portando l’abbraccio di pace, libera da ogni violenza, "schiavi della pace, per sempre"!

[1] Anch’essa ebbe l’intelligenza della carità e seppe trovare Dio nel prossimo; nessuno dei due si paralizzò davanti all’ingiustizia e alle difficoltà! Perché «di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo!» (Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium", 227).

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