VIAGGIO APOSTOLICO
DI
SUA SANTITÀ FRANCESCO
A
CUBA, NEGLI STATI UNITI DAMERICA
E VISITA ALLA SEDE
DELL’"ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE",
IN OCCASIONE DELLA PARTECIPAZIONE
ALL’"VIII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE"
IN
PHILADELPHIA

Dal 19 al 28 Settembre 2015: Viaggio Apostolico di Papa Francesco a Cuba, e negli Stati Uniti d'America, per l'VIII Incontro Mondiale delle Famiglie in Philadelphia...

(19-28 SETTEMBRE 2015)

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")
Cuba, Washington, D.C., New York, Philadelphia

CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO,
DURANTE IL VOLO DA SANTIAGO DI CUBA A WASHINGTON, D.C.

CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE,
DURANTE IL VOLO DI RITORNO DAGLI STATI UNITI D’AMERICA

Il Papa, insieme a Raul Castro, durante la sua Visita a Cuba!

Francesco guarda il panorama dal finestrino, durante il viaggio in aereoplano...

Papa Francesco risponde alle domande dei giornalisti, nel volo da Cuba agli Stati Uniti!

Le parole di Francesco, nella conferenza stampa, sul volo di ritorno...

Il saluto del Papa, mentre sale sull'aereo, all'Aereoporto di Philadelphia!

L'intervista a Francesco, al ritorno dal Viaggio negli Stati Uniti...

Il Papa incontra Fidel Castro, al termine della sua Visita a Cuba!

RITAGLI     SALUTO DEL SANTO PADRE FRANCESCO     DOCUMENTI
AI GIORNALISTI,
DURANTE IL VOLO "ROMA-LA HABANA"

Volo Papale
Sabato, 19 Settembre 2015

"Santo Padre, benvenuto in mezzo a noi. Siamo di nuovo in volo per l’inizio di un grande viaggio apostolico. C’è stata una grandissima attesa per questo viaggio, come Lei sa bene. Già nei giorni recenti, anzi, nelle settimane recenti la copertura giornalistica su questo viaggio è grandissima: diciamo più del solito, rispetto anche agli altri viaggi. E a terra ci sono, ad aspettarLa, migliaia di giornalisti accreditati nelle diverse località dove Lei viaggerà. Qui noi siamo settantasei: avevamo avuto più di centoquaranta domande per essere presenti sul volo, e abbiamo dovuto restringere. Ma gli altri colleghi seguono con molta attenzione, naturalmente dai diversi punti in cui il viaggio avviene. La comunità che è qui presente, come al solito, rappresenta diverse lingue e diversi Paesi. Però è comprensibile che ci sia questa volta una rappresentanza di giornalisti e di testate degli Stati Uniti particolarmente forte. Quindi, circa un terzo dei colleghi qui presenti sono rappresentanti di televisioni, giornali, agenzie degli Stati Uniti: oltre venti su settantasei. Però, abbiamo anche una cubana con noi, che si chiama Rosa Miriam Elizalde: eccola là. Potrà salutarla mentre girerà. E allora, noi Le diamo il benvenuto in mezzo a noi, Le assicuriamo che seguiremo questo viaggio con estrema attenzione rendendoci conto che è di grande importanza per il mondo intero: Lei avrà modo di dare messaggi per la pace per tutte le Nazioni in circostanze assolutamente eccezionali. Se vuole dire una breve parola di introduzione anche Lei, prima di salutare i colleghi… Grazie mille!".

Grazie per il benvenuto! Buongiorno! Vi auguro un buon viaggio e un buon lavoro. Se non sbaglio, credo che questo sia il [Viaggio] più lungo che io faccio, un giorno in più di quello in Brasile...". Avrete lavoro! Vi ringrazio tanto, tanto per il lavoro che fate e che farete. Padre Lombardi ha detto una parola: pace. Credo che oggi il mondo sia assetato di pace. Ci sono le guerre, i migranti che fuggono, questa ondata migratoria che viene dalle guerre, per fuggire dalla morte, per cercare la vita... Oggi mi sono emozionato tanto perché a salutarmi davanti alla Casa Santa Marta c’era una delle due famiglie che sono nella parrocchia di Sant’Anna, in Vaticano, accolte lì, siriani, profughi... Si vedeva nel volto il dolore di questo! Quella parola: "pace"... Io vi ringrazio per tutto quello che voi farete nel vostro lavoro per fare ponti: piccoli ponti, piccoli, ma un piccolo ponte e un altro e un altro e un altro, fanno il grande ponte della pace.

Buon viaggio, buon lavoro. Pregate per me. Grazie.

Un’ultima cosa, di cui padre Lombardi ha parlato, e che ma uno di voi mi ha sottolineato, è questa: è giusto che io dica e mandi un saluto grande a tanti vostri colleghi che in questo momento stanno lavorando e lavoreranno negli uffici!

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DURANTE IL VOLO DA SANTIAGO DI CUBA A WASHINGTON, D.C.

Volo Papale
Martedì, 22 settembre 2015

(Padre Lombardi)

Santo Padre, grazie per essere qui con noi in questo volo intermedio: così abbiamo una conversazione con Lei per riflettere un poco su questa prima tappa del viaggio a Cuba, che è stata molto bella e impegnativa.

Abbiamo una lista di alcuni colleghi che si sono preparati alcune domande. Le domande verranno fatte in spagnolo o in italiano, e Le chiedono di rispondere in spagnolo alla nostra amica cubana, che sarà la prima che interviene; e poi altri chiedevano se era possibile usare anche l’italiano, perché in generale lo capiscono meglio. [...] Il "Guaraní" questa volta lo lasciamo cadere...

La prima domanda la fa la nostra amica Rosa Miriam Elizalde, che è di "Cubadebate"...

(Rosa Miriam Elizalde)

Grazie. Santità, è stato veramente un onore e un piacere accompagnarLa in questo viaggio ed anche una grande gioia. Io credo che la mia domanda sia un po’ prevedibile: mi piacerebbe sapere i suoi criteri dell’embargo degli Stati Uniti a Cuba e se parlerà di questo davanti al Congresso degli Stati Uniti.

(Papa Francesco)

La questione del "bloqueo" ("embargo") fa parte del negoziato. Questo è pubblico: entrambi i Presidenti si sono riferiti a questo. Quindi è una cosa pubblica, che va nella direzione delle buone relazioni che si stanno cercando. Il mio desiderio è che si arrivi ad un buon risultato in questo, si arrivi ad un accordo che soddisfi le parti. Un accordo, certo. Rispetto alla posizione della Santa Sede riguardo a "los bloqueos" (agli "embarghi"), i Papi precedenti ne hanno parlato, non solo di questo caso, ma anche di altri casi di "bloqueo" ("embargo"). C’è una dottrina sociale della Chiesa al riguardo e io mi riferisco a questa, che è precisa e giusta. Riguardo al Congresso degli Stati Uniti – il discorso ce l’ho fatto, ma non posso dirlo! – sto pensando a quello che vorrò dire al riguardo: ma non in modo specifico su questo tema, in generale sul tema degli accordi bilaterali e multilaterali, come segno del progresso nella convivenza. Però il tema in concreto – sto andando a memoria, non vorrei dire stupidaggini – non è menzionato, quasi sicuramente no.

(Padre Lombardi)

Adesso diamo la parola a un’altra Rosa: abbiamo incominciato con due signore che si chiamano Rosa: è di buon auspicio. Rosa Flores della Cnn: a lei la parola. Puoi fare in italiano, possibilmente? O in spagnolo... Il Papa ci risponde in italiano...

(Rosa Flores)

Santo Padre, buona sera. Sono Rosa Flores della Cnn. Abbiamo sentito che oltre cinquanta dissidenti sono stati arrestati fuori dalla Nunziatura perché cercavano di avere un incontro con Lei. La prima domanda è: Le piacerebbe incontrare i dissidenti? E se dovesse avvenire un tale incontro, cosa direbbe loro?

(Papa Francesco)

Anzitutto non ho notizie che sia successo questo: non ne ho alcuna notizia. Qualcuno potrebbe dire: sì, no, non so... Direttamente non so. Le sue due domande sono futuribili... Mi piacerebbe che succedesse. A me piace incontrare tutta la gente. Prima di tutto perché ritengo che tutte le persone siano figlie di Dio, per diritto. In secondo luogo, sempre un incontro con ogni persona arricchisce. Sì, mi piacerebbe incontrarmi con loro. Se Lei desidera che Le parli ancora dei dissidenti, Le posso dire qualcosa di molto concreto. Prima di tutto era ben chiaro che io non avrei dato alcuna udienza, perché hanno chiesto udienza non soltanto i dissidenti, ma anche persone di altri settori, compresi diversi capi di Stato. No, io sono in visita nel Paese e solamente questo. Non era prevista alcuna udienza: né con i dissidenti, né con altri. Secondo: dalla Nunziatura ci sono state chiamate telefoniche ad alcune persone, che fanno parte di questo gruppo di dissidenti... Il compito del Nunzio era quello di comunicare loro che con piacere, al mio arrivo alla cattedrale, per l’incontro con i consacrati, avrei salutato quelli che erano lì. Un saluto. Questo sì, è vero... Ma visto che nessuno si è presentato nel saluto, non so se c’erano o non c’erano. Io ho salutato tutti quello che erano lì. Soprattutto ho salutato i malati, coloro che erano in sedia a rotelle... Ma nessuno si è identificato come dissidente. Dalla Nunziature sono state fatte alcune chiamate per invitarli per un saluto di passaggio...

(Rosa Flores)

Però cosa direbbe loro...

(Papa Francesco)

Non so cosa direi loro... Direi cose belle a tutto il mondo, però quello che uno dice, viene al momento.

(Padre Lombardi)

Adesso abbiamo Silvia Poggioli, della National Public Radio degli Stati Uniti, che è una grande radio degli Stati Uniti.

(Silvia Poggioli)

Scusi, vorrei chiederLe: nei decenni in cui è stato al potere Fidel Castro, la Chiesa cattolica cubana ha sofferto molto. Lei, nel Suo incontro con Fidel, ha avuto la percezione che lui fosse forse un po’ pentito?

(Papa Francesco)

Il pentimento è una cosa molto intima, una cosa di coscienza. Nell’incontro con Fidel ho parlato di storie di Gesuiti conosciuti, perché gli ho portato in regalo anche un libro del Padre Llorente, molto amico suo, un Gesuita, e anche un "CD" con le conferenze del Padre Llorente; e gli ho anche regalato due libri di Padre Pronzato che sicuramente lui apprezzerà. Abbiamo parlato di queste cose. Abbiamo parlato molto dell’Enciclica "Laudato si’", perché lui è molto interessato a questo tema dell’ecologia. È stato un incontro non tanto formale, ma spontaneo; era presente anche la famiglia, anche i miei accompagnatori, il mio autista; ma noi eravamo un po’ separati, con la moglie e lui, e gli altri non potevano sentire, ma erano nello stesso ambiente. Abbiamo parlato di queste cose. Sull’enciclica tanto, perché lui è molto preoccupato di questo. Del passato non abbiamo parlato. Sì, del passato: del collegio dei gesuiti, di come erano i gesuiti, di come lo facevano lavorare, di tutto questo sì.

(Padre Lombardi)

Adesso diamo la parola a Gian Guido Vecchi, che credo che Lei conosca, del "Corriere della Sera", italiano...

(Gian Guido Vecchi)

Santità, le Sue riflessioni, anche le Sue denunce, sull’iniquità del sistema economico mondiale, il rischio di autodistruzione del pianeta, il traffico di armi, sono anche denunce scomode, nel senso che toccano interessi molto forti. Alla vigilia di questo viaggio sono emerse delle considerazioni abbastanza bizzarre – anche media molto importanti nel mondo le hanno riprese – di settori della società americana, anche, che arrivavano a chiedere se il Papa fosse cattolico... Già c’erano state discussioni di quelli che parlavano del "Papa comunista"; adesso addirittura: "Il Papa è cattolico?". Di fronte a queste considerazioni, Lei che cosa pensa?

(Papa Francesco)

Un Cardinale amico mi ha raccontato che è andata da lui una signora, molto preoccupata: molto cattolica, un po’ rigida, la signora, ma buona, buona, cattolica, e gli ha chiesto se era vero che nella Bibbia si parlava di un anticristo. E lui le ha spiegato. È anche nell’Apocalisse, no? E poi, se era vero che si parlava di un antipapa... "Ma perché mi fa questa domanda?", ha chiesto il Cardinale. "Perché io sono sicura che Papa Francesco è l’antipapa". "E perché? – chiede quello – Perché ha questa idea?". "Eh, perché non usa le scarpe rosse!". È così, storico... I motivi per pensare se uno è comunista, non è comunista... Io sono certo che non ho detto una cosa in più che non sia nella Dottrina sociale della Chiesa. Nell’altro volo [di ritorno dal viaggio in America Latina], una Sua collega – non so se è qui, mi corregga – m’ha detto, quando sono andato a parlare ai Movimenti popolari, ha detto: "Lei ha teso la mano a questo Movimento popolare – più o meno era così la cosa – , ma la Chiesa, La seguirà?". E io ho detto: "Sono io a seguire la Chiesa", e in questo credo di non sbagliare, credo di non avere detto una cosa che non sia nella Dottrina sociale della Chiesa. Le cose si possono spiegare. Forse una spiegazione ha dato un’impressione di essere un "pochettino" più "sinistrina", ma sarebbe un errore di spiegazione. No. La mia dottrina, su tutto questo, sulla "Laudato si’", sull’imperialismo economico e tutto questo, è quella della Dottrina sociale della Chiesa. E se è necessario che io reciti il "Credo", sono disposto a farlo!

(Padre Lombardi)

Diamo la parola a Jean-Louis de la Vaissiere, che è dell’agenzia "France Presse"...

(Jean-Louis de la Vaissiere)

Buona sera, Santo Padre. Grazie per questo viaggio: sempre interessante. Nell’ultimo Viaggio in America Latina ha criticato duramente il sistema capitalista liberale. A Cuba sembra che le sue critiche del sistema comunista non siano state tanto severe: erano molto più "soft". Perché queste differenze?

(Papa Francesco)

Nei discorsi che ho fatto a Cuba, sempre ho fatto accenno alla Dottrina sociale della Chiesa. Le cose che si devono correggere le ho detto chiaramente, non "profumatamente", "soft". Ma anche riguardo alla prima parte della sua domanda: più di quello che ho scritto duramente, che ho scritto nell’Enciclica, e anche nella "Evangelii gaudium", sul capitalismo selvaggio o liberale, io non ho detto: tutto sta scritto lì. Non ricordo di aver detto qualcosa di più di quello. Non so, se Lei ricorda, me lo faccia ricordare... Ho detto quello che ho scritto, che è abbastanza! È abbastanza, è abbastanza. E poi, è quasi lo stesso che ho detto alla sua collega: tutto questo è nella Dottrina. Ma qui a Cuba – questo forse chiarirà un po’ la sua domanda – il viaggio è stato un viaggio molto pastorale con la comunità cattolica, con i cristiani, anche con quelle persone di buona volontà e per questo i miei interventi sono stati omelie... Anche con i giovani – che erano giovani credenti e non credenti e, fra i credenti, di diverse religioni – è stato un discorso di speranza, anche di incoraggiamento al dialogo tra loro, di andare insieme, cercare quelle cose che ci accomunano e non quelle che ci dividono, fare ponti... È stato un linguaggio più pastorale. Invece, nell’Enciclica si dovevano trattare cose più tecniche, e anche queste che Lei ha menzionato. Ma se Lei si ricorda qualcosa che avevo detto nell’altro viaggio, forte, me la dica, perché davvero, non ricordo.

(Padre Lombardi)

Adesso diamo la parola a una nostra vecchia conoscenza, che è Nelson Castro, della "Radio Continental", che viene dall’Argentina...

(Papa Francesco)

... Che è un bravo medico...

(Nelson Castro)

Buona sera, Santo Padre. La domanda ritorna sul tema della dissidenza, in due aspetti: perché è stato deciso di non ricevere i dissidenti? E, secondo, c’è stato uno che si è avvicinato a Lei e che è stato allontanato ed arrestato... La domanda è: ci sarà un ruolo della Chiesa cattolica nella ricerca di un’apertura alle libertà politiche, visto il ruolo che ha svolto anche nel ristabilimento delle relazioni tra Cuba e Stati Uniti? Questo tema delle libertà, che è un problema per coloro che pensano diversamente in Cuba. Sarà un ruolo che la Santa Sede pensa per la Chiesa cattolica nel futuro di Cuba?

(Papa Francesco)

Anzitutto: "loro"; "non ricevere loro". Non ho ricevuto nessuno in udienza privata. E questo per tutti. E c’era anche un capo di Stato che la chiedeva... Vi dico: no, non ho avuto nulla a che vedere con i dissidenti. Il comportamento con i dissidenti è stato quello che vi ho già spiegato. La Chiesa di qui, la Chiesa di Cuba ha lavorato ad una lista di prigionieri cui concedere l’indulto... L’indulto è stato concesso a 3.500 circa... La cifra me l’ha detta il presidente della Conferenza Episcopale: sì, più di tremila. E ancora ci sono casi allo studio. E la Chiesa qui a Cuba sta lavorando per fare indulti. Per esempio, qualcuno mi ha detto: "Sarebbe bello finirla con l’ergastolo, ossia la prigione perpetua". Parlando chiaramente, l’ergastolo è quasi una pena di morte nascosta. Questo l’ho detto pubblicamente in un discorso ai giuristi europei. Tu stai lì, morendo tutti i giorni senza la speranza della liberazione. È un’ipotesi. Un’altra ipotesi è che si facciano indulti generali ogni uno o due anni... Ma la Chiesa sta lavorando, ha lavorato... Non dico che questi oltre tremila sono stati liberati dalle liste della Chiesa, no. La Chiesa ha fatto una lista – non so di quante persone – ha chiesto ufficialmente indulti e continuerà a farlo.

(Padre Lombardi)

L’ultimo della nostra lista per questa conferenza è Rogelio Mora, di "Telemundo"...

(Rogelio Mora)

Santo Padre, un medico visita un malato, non un sano: in meno di vent’anni, tre Papi hanno visitato Cuba. Cuba ha un male?

(Papa Francesco)

Non capisco la domanda.

(Rogelio Mora)

Se la visita di tre Papi in meno di vent’anni all’Isola di Cuba si possa interpretare come se ci fosse una malattia nell’Isola, che l’Isola soffre per qualcosa...

(Papa Francesco)

Ora ti ho capito... No, no. Il primo è stato Giovanni Paolo II: la prima storica Visita. Ma era normale: ha visitato tanti Paesi, compresi Paesi aggressivi contro la Chiesa. Il secondo è stato Papa Benedetto: bene, faceva parte della normalità... E la mia è stata un po’ casuale, perché io pensavo di entrare negli Stati Uniti passando per il Messico; inizialmente, la prima idea era Ciudad Juarez, la frontiera del Messico... Ma andare in Messico senza andare alla "Guadalupana" [la "Madonna di Guadalupe"] sarebbe stata uno schiaffo! Ma è una cosa passata... Dopo, con l’annuncio che si è dato il 17 Dicembre scorso, quando è stato annunciato quello che era più o meno ancora riservato, un processo di quasi un anno... E quindi ho detto: voglio andare negli Stati Uniti passando per Cuba. E la scelsi per questo motivo. Però non perché abbia una male speciale che non hanno altri Paesi. Io non interpreterei così le tre visite. Ci sono diversi Paesi che i due Papi precedenti hanno visitato, anch’io ne ho visitati alcuni: per esempio il Brasile, Giovani Paolo II l’ha visitato tre o quattro volte e non aveva "un male speciale". Sono contento di aver incontrato il popolo cubano, la comunità cristiana cubana. Oggi l’incontro con le famiglie è stato molto bello. È stato molto bello.

Vi ringrazio per il lavoro che vi aspetta, che sarà impegnativo, perché tre città... Erano ventiquattro discorsi, e a Cuba ne ho fatti otto... Grazie tante per il vostro lavoro. E pregate per me!

(Padre Lombardi)

Grazie mille, Santità, veramente. E auguri, perché se noi abbiamo da lavorare, Lei ne ha anche più di noi. Quindi Le facciamo veramente i nostri auguri e continueremo a collaborare come comunicatori perché quello che Lei dice possa servire veramente per tutta l’umanità e per la pace, come Lei ci diceva all’inizio. Grazie.

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DURANTE IL VOLO DI RITORNO DAGLI STATI UNITI D’AMERICA

Volo Papale
Domenica, 27 settembre 2015

(Padre Lombardi)

Santità, benvenuto in mezzo a noi. Grazie di prendere ancora questo tempo dopo un viaggio tanto impegnativo e faticoso. Allora, noi incominciamo subito a farLe delle domande. La prima persona che fa una domanda è questa ragazza qua, che ha scritto il numero di "Times" su di lei e quindi si è preparata molto bene sul suo viaggio in America. Lei fa una domanda in inglese e Matteo la traduce in italiano e così Lei poi può capire bene.

(Papa Francesco)

Buona sera a tutti, e grazie tante del lavoro, perché voi eravate da una parte all’altra! Io ero in macchina, ma voi!... Grazie tante.

(Elisabetta Dias, corrispondente del "Time Magazine")

Grazie tante, Santo Padre: sono Elisabetta Dias, corrispondente del "Time Magazine". Siamo curiosi di sapere: questa è stata la sua prima visita negli Stati Uniti. Cosa degli Stati Uniti L’ha sorpresa, e cosa è stato diverso rispetto alle Sue aspettative?

(Papa Francesco)

Sì, era la prima visita: mai ero stato qui. Mi ha sorpreso "the warmth", il calore della gente, tanto amabile: una cosa bella e anche differente. A Washington, un’accoglienza calorosa ma un po’ più formale, a New York un po’ esuberante, e a Philadelphia molto espressiva. Tre modalità diverse ma della stessa accoglienza. Io sono molto colpito dalla bontà, dall’accoglienza; e nelle cerimonie religiose anche dalla pietà, dalla religiosità. Si vedeva la gente pregare, e questo mi ha colpito, e molto, molto. È bello.

(Elisabetta Dias)

Ha trovato una sfida da parte degli Stati Uniti che non si aspettava? Qualche provocazione?

(Papa Francesco)

No, grazie a Dio, no, no. Tutto bene. Nessuna provocazione. "No challenge, no provocation". No, no. Tutti educati... Nessun insulto, nessuna cosa brutta. No... Ma dobbiamo continuare a lavorare con questo popolo credente come hanno lavorato fino adesso, accompagnando il popolo nella crescita, nelle sue cose belle e nelle sue difficoltà; accompagnando il popolo nella gioia e nei momenti brutti di difficoltà, quando non c’è lavoro, quando c’è la malattia... La sfida della Chiesa oggi è essere come è stata sempre: vicina alla gente, vicina al popolo degli Stati Uniti, con vicinanza. Non una Chiesa staccata dal popolo, no. Vicina, vicina. E questa è una sfida che la Chiesa degli Stati Uniti ha capito bene! L’ha capita, e voglio farla.

(Padre Lombardi)

Adesso facciamo la seconda domanda da David O’Reilly di "Philadelphia Inquirer": è uno dei grandi giornali di Philadelphia, dove siamo stati in questi giorni.

(David O’Reilly, "Philadelphia Inquirer")

Santo Padre, Philadelphia – come Lei sa – ha passato un brutto periodo con gli abusi sessuali: è ancora una ferita aperta, a Philadelphia. So che molte persone a Philadelphia sono rimaste sorprese perché nel suo indirizzo ai vescovi, a Washington, ha offerto loro consolazione e conforto. Credo che molti, a Philadelphia, Le vorrebbero chiedere: "Perché ha sentito la necessità di offrire consolazione e conforto ai vescovi?".

(Papa Francesco)

A Washington ho parlato a tutti i vescovi degli Stati Uniti: c’erano tutti, da tutto il Paese. Ho sentito il bisogno di esprimere la compassione perché è accaduta una cosa bruttissima, e tanti di loro hanno sofferto perché non sapevano questo, o quando è scoppiata la cosa hanno sofferto tanto: uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori... E io ho detto che io sapevo che loro – e ho usato una parola della Bibbia, dell’Apocalisse – "voi state venendo dalla grande tribolazione": e quello che è successo è stata una grande tribolazione. Ma non solo la sofferenza affettiva. È quello che ho detto oggi al gruppo delle persone che hanno subito gli abusi. È stata una... non dirò "apostasia", ma quasi un sacrilegio. Gli abusi, noi sappiamo, sono dappertutto: sono nell’ambito famigliare, nell’ambito del vicinato, nelle scuole, nelle palestre, ovunque. Ma quando un sacerdote commette un abuso, è gravissimo, perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino o quella ragazza verso l’alto, verso l’amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene. E invece di fare questo, l’ha schiacciata, lo ha schiacciato, il male. E per questo è quasi un sacrilegio. E lui ha tradito la vocazione, la chiamata del Signore. Per questo la Chiesa, in questo momento, è forte, in questo. E non si deve coprire, e sono colpevoli anche quelli che hanno coperto queste cose. Anche alcuni vescovi che hanno coperto questo. È una cosa bruttissima. E le parole di conforto, non è come dire: "Stai tranquillo, non è niente!". No, no. Sono state così: "È stato tanto brutto e io immagino che voi abbiate pianto tanto". In quel senso sono state le parole. E oggi ho parlato duramente.

(Padre Lombardi)

Grazie mille. Adesso chiedo a Maria Antonietta Collins e ad Andrés Beltramo Alvarez di avvicinarsi per le prossime domande.

(Maria Antonietta Collins)

Santo Padre, Lei ha parlato molto del perdono, che Dio ci perdona e che quelli che spesso chiedono perdono siamo noi. Io Le vorrei domandare, avendoLa vista oggi nel Seminario: ci sono molti sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali sui minori e non hanno chiesto perdono alle loro vittime. Lei li perdona? E Lei capisce, dall’altra parte, le vittime e le famiglie che non riescono a perdonare o che non vogliono?

(Papa Francesco)

Se una persona ha agito male, è cosciente di quello che ha fatto e non chiede perdono, io chiedo a Dio che ne tenga conto. Io lo perdono, però lui non riceve il perdono, è chiuso al perdono. Una cosa è dare il perdono – tutti siamo obbligati a perdonare, perché tutti siamo stati perdonati – ma altra cosa è ricevere il perdono. E se quel sacerdote è chiuso al perdono, non lo riceve perché ha chiuso la porta a chiave da dentro, e quello che resta è pregare, perché il Signore apra quella porta. Bisogna essere disposti a dare il perdono, ma non tutti lo possono ricevere, lo sanno ricevere o sono disposti a riceverlo. È duro quello che sto dicendo. E così si spiega perché ci sia gente che finisce la sua vita in maniera dura, male, senza ricevere la carezza di Dio. La seconda domanda era?

(Maria Antonietta Collins)

Se Lei capisce le vittime e le famiglie che non sono riuscite a perdonare o che non vogliono perdonare?

(Papa Francesco)

Si, li comprendo... Li comprendo, prego per loro e non li giudico. Non li giudico, prego per loro. Una volta, in una di queste riunioni, ho incontrato diverse persone, e una donna mi ha detto:  "Quando mia madre è venuta a sapere che avevano abusato di me, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea".  Io comprendo quella donna. La comprendo. E Dio che è più buono di me la comprende. Sono sicuro che Dio ha accolto quella donna. Perché quello che è stato toccato, quello che è stato distrutto era la sua propria carne, la carne di sua figlia. Io lo comprendo. Non giudico qualcuno che non può perdonare. Prego e chiedo a Dio – perché Dio è un campione nel cercare una via verso la soluzione – chiedo che lo metta a posto.

(Padre Lombardi)

Andrés Beltramo, di "Notimex", che magari la fa in italiano così siamo aiutati tutti.

(Andres Beltramo di "Notimex")

Padre, grazie innanzitutto per questo momento. Tutti L’abbiamo sentita parlare tanto del processo di pace in Colombia, tra le "Farc" e il governo. Adesso c’è un accordo storico. Lei si sente un po’ parte di questo accordo? E Lei aveva detto che pensava di andare in Colombia quando ci fosse stato l’accordo: adesso ci sono molti colombiani che La stanno aspettando... E un’altra, piccolina: Lei che cosa prova dopo aver vissuto un viaggio così intenso, e l’aereo se ne va? Grazie, Padre.

(Papa Francesco)

La prima: quando ho avuto la notizia che a marzo sarebbe stato firmato l’accordo, ho detto al Signore: "Signore, fa’ che arriviamo a marzo, che si arrivi con questa bella intenzione", perché mancano piccole cose, ma la volontà c’è. Da ambedue le parti. C’è. Anche del piccolo gruppo, c’è, tutti e tre sono d’accordo. Dobbiamo arrivare a marzo, all’accordo definitivo. Che era il punto della giustizia internazionale, Lei lo conosce. Sono rimasto contentissimo. E mi sono sentito parte nel senso che ho sempre voluto questo, e ho parlato due volte con il presidente Santos del problema, e la Santa Sede – non solo io – la Santa Sede è tanto aperta ad aiutare per quanto possibile.

L’altra cosa. Questo è un po’ personale, ma devo essere sincero. Quando l’aereo parte dopo una visita, mi vengono in mente gli sguardi di tanta gente, e mi viene voglia di pregare per loro e dire al Signore: "Io sono venuto qua per fare qualcosa, per fare del bene; forse ho fatto del male, perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha pensato le cose che io ho detto, che ha sentito, anche quelli che mi hanno criticato, tutti...". Sento questo. Non so. Mi viene. Ma è un po’ – mi scusi – è un po’ personale: questo non si può dire sui giornali...

(Padre Lombardi)

Grazie mille. Thomas Jansen del "Cic", cioè dell’agenzia cattolica tedesca.

(Thomas Jansen)

Santo Padre, io volevo chiedere una cosa sulla crisi migratoria in Europa: molti Paesi stanno costruendo nuove barriere di filo spinato. Che cosa dice di questo sviluppo?

(Papa Francesco)

Lei ha usato una parola: "crisi". Si entra in uno stato di crisi dopo un processo lungo. Questo è un processo scoppiato da anni, perché le guerre dalle quali quella gente se ne va, fugge, sono guerre di anni. La fame: la fame è fame da anni... Quando io penso all’Africa – questo è un po’ semplicistico, ma lo dico come esempio – mi viene da pensare: l’Africa, il continente sfruttato. Gli schiavi andavano a prenderli là, e poi le grandi risorse... Il continente sfruttato. E adesso, le guerre tribali e non, hanno dietro interessi economici... E io penso che invece di sfruttare un continente o un Paese o una terra, fare investimenti perché quella gente abbia lavoro eviterebbe questa crisi. È vero: è una crisi di rifugiati – come ho detto al Congresso – mai vista dopo l’ultima guerra mondiale, è la più grande. Lei mi domanda sulle barriere. Lei sa come finiscono i muri. Tutti. Tutti i muri crollano, oggi, domani o dopo cento anni. Ma crolleranno. Non è una soluzione. Il muro non è una soluzione. In questo momento l’Europa è in difficoltà, è vero. Dobbiamo essere intelligenti, capire perché viene tutta quella ondata migratoria, e non è facile trovare soluzioni. Ma con il dialogo tra i Paesi, devono trovarla. I muri, non sono mai soluzioni; invece i ponti sì, sempre, sempre. Non so. Quello che penso sui muri, sulle barriere: che durano poco tempo, o molto tempo, ma non sono una soluzione. Il problema rimane, rimane anche con più odio. Ecco quello che penso.

(Padre Lombardi)

Jean-Marie Guénois, del "Figaro", del gruppo francese.

(Jean-Marie Guénois)

Santo Padre, Lei non può ovviamente anticipare i dibattiti dei Padri Sinodali, lo sappiamo perfettamente. Ma vogliamo sapere, appunto, prima del Sinodo se nel Suo cuore di pastore vuole veramente una soluzione per i divorziati risposati. Vogliamo anche sapere se il Suo Motu Proprio sulla facilitazione della nullità ha chiuso – secondo Lei – questo dibattito. E infine, cosa risponde a quelli che temono, con questa riforma, la creazione di fatto di un cosiddetto "divorzio cattolico". Grazie.

(Papa Francesco)

Incomincio con l’ultima. Nella riforma dei processi, della modalità, ho chiuso la porta alla via amministrativa che era la via attraverso la quale poteva entrare il divorzio. E si può dire che quelli che pensano al "divorzio cattolico" sbagliano perché questo ultimo documento ha chiuso la porta al divorzio che poteva entrare – sarebbe stato più facile – per la via amministrativa. Sempre ci sarà la via giudiziale. Poi, continuiamo con la terza domanda: il documento. Non ricordo se era la terza, ma Lei mi corregga...

(Jean-Marie Guénois)

Sì: la domanda era sulla nozione di "divorzio cattolico" e se il "Motu Proprio" ha chiuso il dibattito a venire nel Sinodo su questo tema.

(Papa Francesco)

Questo è stato chiesto dalla maggioranza dei Padri sinodali al Sinodo dell’anno scorso: snellire i processi, perché c’erano processi che duravano dieci-quindici anni. Una sentenza, e un’altra sentenza; e dopo, se c’è appello, l’appello, e poi c’è l’altro appello... E non finisce mai. La doppia sentenza, quando era valida [la prima] e non c’era appello, è stata introdotta da Papa Lambertini, Benedetto XIV, perché in "Centro-Europa" – non dico il Paese – c’erano alcuni abusi, e per fermarli lui ha introdotto questo. Ma non è una cosa essenziale al processo. I processi cambiano; la giurisprudenza cambia in meglio, si migliora sempre. In quel momento era urgente fare quello. Poi, Pio X ha voluto snellire e ha fatto qualcosa, ma non ha avuto tempo o possibilità di farlo. I Padri sinodali hanno chiesto questo: lo snellimento dei processi di nullità matrimoniale. E mi fermo su questo. Questo documento, questo "Motu Proprio" facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. È dottrina. È un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento: per mancanza di libertà, per esempio, o per mancanza di maturità o per malattia mentale... Tanti sono i motivi che portano, dopo uno studio, un’indagine, a dire: "No, lì non c’è stato sacramento. Per esempio, perché quella persona non era libera". Un esempio, adesso non è tanto comune, ma in certi settori della società è comune – almeno a Buenos Aires lo era – : i matrimoni quando la fidanzata rimaneva incinta. "Dovete sposarvi". Io, a Buenos Aires, ai sacerdoti consigliavo – ma con forza – , quasi proibivo di fare il matrimonio in queste condizioni. Noi li chiamiamo "matrimoni di fretta", per salvare tutte le apparenze. E il bambino nasce, e alcuni matrimoni vanno bene, ma non c’è la libertà! E poi vanno male, si separano... "Io sono stato costretto a fare il matrimonio perché dovevo coprire questa situazione". Questa è una causa di nullità. Sono tante le cause di nullità; voi potete cercarle nell’internet, lì ci sono tutte. Poi c’è il problema delle seconde nozze, dei divorziati che fanno una nuova unione. Voi leggete quello che avete nell’"Instrumentum laboris", quello che si pone alla discussione. A me sembra un po’ semplicistico dire che il Sinodo... che la soluzione per questa gente è che possano fare la comunione. Questa non è l’unica soluzione. No. Quello che l’"Instrumentum laboris" propone è molto di più. Il problema delle nuove unioni dei divorziati non è l’unico problema. Nell’"Instrumentum laboris" ce ne sono tanti. Per esempio: i giovani non si sposano, non vogliono sposarsi. È un problema pastorale per la Chiesa. Un altro problema: la maturità affettiva per il matrimonio. Un altro problema: la fede. Io ci credo che questo è "per sempre"? "Sì, sì, ci credo...". Ma ci credo veramente? La preparazione al matrimonio... Io ci penso tante volte: per diventare prete c’è una preparazione di otto anni; e poi, siccome non è definitivo, la Chiesa può toglierti lo stato clericale. Per sposarti, che è per tutta la vita, si fanno quattro corsi, quattro volte... C’è qualcosa che non va. Il Sinodo deve pensare bene come fare la preparazione al matrimonio, è una delle cose più difficili. E ci sono tanti problemi… Ma, tutti sono elencati nell’"Instrumentum laboris". Mi piace che Lei mi abbia fatto la domanda sul "divorzio cattolico": no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità, non è esistito – , o se è esistito è indissolubile. Questo è chiaro. Grazie.

(Padre Lombardi)

Grazie mille, Santo Padre. Adesso è la volta di Terry Moran, di "Abc News", una delle grandi reti americane...

(Terry Moran, "Abc News")

Santo Padre, grazie, grazie tante, e grazie anche allo staff del Vaticano. Santo Padre, Lei ha reso visita alle Piccole Sorelle dei poveri, e ci è stato detto che Lei ha voluto manifestare il Suo sostegno alle suore anche in sede giudiziaria. Santo Padre, Lei sostiene anche quegli individui – compresi i funzionari governativi – che dicono di non potere, secondo la loro buona coscienza, secondo la loro coscienza personale, attenersi a determinate leggi o assolvere ai loro compiti di funzionari governativi, per esempio nel rilasciare licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso? Lei sosterrebbe queste rivendicazioni di libertà religiosa?

(Papa Francesco)

Io non posso avere in mente tutti i casi che possono esistere di obiezione di coscienza. Ma sì, posso dire che l’obiezione di coscienza è un diritto ed entra in ogni diritto umano. È un diritto, e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto. In ogni struttura giudiziaria deve entrare l’obiezione di coscienza, perché è un diritto, un diritto umano. Altrimenti, finiamo nella selezione dei diritti: questo è un diritto di qualità, questo è un diritto di non qualità... È un diritto umano. A me sempre – questo va contro di me! – sempre ha commosso quando, da ragazzo ho letto – parecchie volte – la "Chanson de Roland": quando c’erano tutti i maomettani in fila, e davanti c’era il fonte battesimale o la spada, e dovevano scegliere. Non era permessa loro l’obiezione di coscienza. No, è un diritto. E noi, se dobbiamo fare pace, dobbiamo rispettare tutti i diritti.

(Terry Moran)

Questo comprende anche i funzionari governativi?

(Papa Francesco)

È un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha quel diritto. È un diritto umano.

(Padre Lombardi)

Grazie mille. Adesso diamo la parola a Stefano Maria Paci, del gruppo italiano di "Sky News".

(Stefano Maria Paci, "Sky News")

Santità, Lei all’Onu ha usato parole molto forti per denunciare il silenzio del mondo sulla persecuzione contro i cristiani che vengono privati delle loro case, vengono scacciati, vengono privati dei beni, vengono resi schiavi e brutalmente uccisi. Adesso il Presidente Hollande ha annunciato l’inizio dei bombardamenti da parte della Francia sulle basi dell’"Isis" in Siria: cosa pensa di questa azione militare? E poi, anche una curiosità: il Sindaco Marino, Sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è venuto all’Incontro Mondiale delle Famiglie, alla Messa, perché è stato invitato da Lei. Ci dice com’è andata?

(Papa Francesco)

Incomincio dalla seconda: io non ho invitato il Sindaco Marino. Chiaro? Io non l’ho fatto. Ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro l’hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. È stato così. [Il "Campidoglio" ha comunicato che il Sindaco Marino è stato invitato ufficialmente dal Sindaco di Filadelfia, venuto a Roma nel giugno scorso]. Prima cosa. L’altra, sul bombardamento. Veramente, io ho avuto la notizia l’altro ieri e non ho letto. Non conosco bene la situazione come andrà. Ho sentito dire che la Russia era in una posizione, gli Stati Uniti ancora non erano chiari... Non so cosa dirti, davvero, perché non ho capito bene la cosa. Ma quando sento la parola "bombardamento", morte, sangue... ripeto quello che ho detto al Congresso e alle Nazioni Unite: evitare queste cose. Ma la situazione politica non la giudico perché non la conosco. Grazie.

(Padre Lombardi)

Grazie. Adesso Miriam Schmidt, della "Dpa" ("Deutsche Presseagentur") , l’agenzia tedesca di informazione.

(Miriam Schmidt)

Santo Padre, volevo fare una domanda sulle relazioni della Santa Sede con la Cina e sulla situazione in questo Paese, che è abbastanza difficile anche per la Chiesa Cattolica. Che cosa pensa di questa cosa?

(Papa Francesco)

La Cina è una grande nazione, che apporta al mondo una grande cultura e tante cose buone. Io ho detto una volta sull’aereo, tornando dalla Corea, che mi piacerebbe tanto andare in Cina. Io amo il popolo cinese; gli voglio bene. Mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti, buoni rapporti. Abbiamo contatti, ne parliamo... Andare avanti. Per me avere un Paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare bene, sarebbe una gioia.

(Padre Lombardi)

Grazie mille. E adesso abbiamo Sagrario Ruiz de Apodaca.

(Sagrario Ruiz de Apodaca)

Grazie. Buonasera, Santo Padre. Per la prima volta ha visitato gli Stati Uniti, non c’era mai stato prima; ha parlato al Congresso, ha parlato alle Nazioni Unite, ha ricevuto autentici bagni di folla... Si sente più forte? E vorrei chiederle anche, perché l’abbiamo ascoltata dire di evidenziare il ruolo delle religiose e delle donne nella Chiesa statunitense: vedremo mai donne sacerdote nella Chiesa Cattolica, come chiedono alcuni gruppi negli Stati Uniti e con avviene in altre chiese cristiane? Grazie.

(Papa Francesco)

Le suore degli Stati Uniti hanno fatto meraviglie nel campo dell’educazione, nel campo della salute. Il popolo degli Stati Uniti ama le suore: non so quanto ami i preti, ma le suore le ama, le ama tanto. E sono brave, sono donne brave, brave. Ognuna segue la sua Congregazione, le sue regole, ci sono differenze, ma sono brave e per questo ho sentito l’obbligo di ringraziare per quello che loro hanno fatto. Una persona importante del governo degli Stati Uniti mi ha detto, in questi giorni: "Io quello che ho di cultura, lo devo primariamente alle suore. Le suore hanno scuole in tutti quartieri – ricchi, poveri - lavorano con i poveri e negli ospedali... Questa era la prima. La terza la ricordo... La seconda?

(Sagrario Ruiz de Apodaca)

Se si sente forte dopo essere stato negli Stati Uniti, con questa agenda e aver ottenuto questo successo...

(Papa Francesco)

Non so se ho avuto successo o no. Ma io ho paura di me stesso, perché se ho paura di me stesso, io mi sento sempre, non so, debole, nel senso di non avere il potere; il potere è anche una cosa passeggera: oggi c’è, domani non c’è... È importante se tu col potere puoi far del bene. E Gesù ha definito il potere: il vero potere è servire, fare i servizi, fare i servizi più umili. E io devo ancora andare avanti in questo cammino del servizio, perché sento che non faccio tutto quello che devo fare. Questo è il senso che io ho del potere.

Terzo: le donne sacerdote: questo non può farlo. Il Papa san Giovanni Paolo II, in tempi di discussione, dopo lunga, lunga riflessione, lo ha detto chiaramente. Non perché le donne non hanno la capacità, ma guarda: nella Chiesa sono più importanti le donne che gli uomini, perché la chiesa è donna; è "la" Chiesa, non "il" Chiesa; la Chiesa è la sposa di Cristo, e la Madonna è più importante dei Papi, dei vescovi e dei preti. È una cosa che devo riconoscere: noi siamo un po’ in ritardo nella elaborazione di una teologia della donna. Dobbiamo andare più avanti in quella teologia. Questo sì, è vero! Grazie.

(Padre Lombardi)

Adesso abbiamo l’ultima domanda. È di Matilde Imberti, di "Radio France". E poi concludiamo.

(Matilde Imbertì, "Radio France")

Santo Padre, negli Stati Uniti, Lei è diventato una "star". È bene per la Chiesa che il Papa sia una "star"?

(Papa Francesco)

Tu sai quale era il titolo che usavano i Papi e che si deve usare? "Servo dei servi di Dio". È un po’ differente dalla star! Le stelle sono belle da guardare, a me piace guardarle quando il cielo è sereno d’estate... Ma il Papa deve essere – deve essere! – il servo dei servi di Dio. Sì, nei "media" si usa questo, ma c’è un’altra verità: quante "star" abbiamo visto noi che poi si spengono e cadono... È una cosa passeggera. Invece essere "servo dei servi di Dio", questo è bello! Non passa. Non so... Così la penso.

(Padre Lombardi)

Bene, abbiamo terminato la lista di quelli che si erano iscritti... Quindi grazie infinite della Sua disponibilità. Abbiamo fatto almeno cinquanta minuti di conversazione e quindi è stata una cosa molto consistente. Complimenti per la Sua resistenza nel viaggio e anche in questa conversazione con noi. E noi continuiamo a seguirLa: non è finita con questo viaggio. È finito questo viaggio, ma abbiamo il Sinodo, abbiamo tante altre cose... E vogliamo continuare a seguirLa con molto affetto, stima, apprezzamento, sperando di aiutarLa nel suo servizio dei servi di Dio.

(Papa Francesco)

Grazie tante del vostro lavoro, della vostra pazienza, della vostra benevolenza. Grazie. Sono a disposizione. Prego per voi, davvero. Grazie per l’aiuto. Buon volo!

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