.VIAGGIO APOSTOLICO
SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN GEORGIA ED AZERBAIJAN

Dal 30 Settembre al 2 Ottobre 2016: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Georgia ed Azerbaijan...

(30 SETTEMBRE-2 OTTOBRE 2016)

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

Sabato 1 Ottobre         Domenica 2 Ottobre

RITAGLI   Venerdì, 30 Settembre 2016   DOCUMENTI

30 Settembre-2 Ottobre 2016: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Georgia ed Azerbaijan...
Incontro con le Autorità e il Corpo Diplomatico
Incontro con Sua Santità Ilia II Incontro con la Comunità "Siro-Caldea"

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TOP   INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE,
E CON IL
CORPO DIPLOMATICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cortile del Palazzo Presidenziale - Tbilisi
Venerdì, 30 settembre 2016

Signor Presidente,
Distinte Autorità,
Illustri Membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!

Ringrazio Dio Onnipotente per avermi offerto l’opportunità di visitare questa terra benedetta, luogo d’incontro e di vitale scambio tra culture e civiltà, che nel cristianesimo ha trovato, fin dalla predicazione di Santa Nino all’inizio del IV secolo, la sua più profonda identità e il fondamento sicuro dei suoi valori. Come affermò San Giovanni Paolo II visitando la vostra Patria: «Il cristianesimo è diventato il seme della successiva fioritura della cultura georgiana» ("Discorso nella Cerimonia di Benvenuto", 8 Novembre 1999: "Insegnamenti" XXII, 2 [1999], 841), e tale seme continua a produrre i suoi frutti. Nel ricordare con gratitudine il nostro incontro in Vaticano dell’anno scorso e le buone relazioni che la Georgia ha sempre mantenuto con la Santa Sede, ringrazio vivamente Lei, Signor Presidente, per il Suo gradito invito e per le cordiali parole di benvenuto che Ella mi ha rivolto a nome delle Autorità dello Stato e di tutto il popolo georgiano.

La storia plurisecolare della vostra Patria manifesta il radicamento nei valori espressi dalla sua cultura, dalla sua lingua e dalle sue tradizioni, inserendo il Paese a pieno titolo e in modo fecondo e peculiare nell’alveo della civiltà europea; nel medesimo tempo, come evidenzia la sua posizione geografica, esso è quasi un ponte naturale tra l’Europa e l’Asia, una cerniera che facilita le comunicazioni e le relazioni tra i popoli, che ha reso possibili nel corso dei secoli sia i commerci che il dialogo e il confronto delle idee e delle esperienze tra mondi diversi. Come recita con fierezza il vostro inno nazionale: «La mia icona è la mia Patria, [...] montagne e valli splendenti sono condivise con Dio». La Patria è come un’icona che definisce l’identità, traccia i lineamenti e la storia, mentre le montagne, innalzandosi libere verso il cielo, ben lungi dall’essere una muraglia insuperabile, danno splendore alle valli, le distinguono e le mettono in relazione, rendendole ognuna diversa dalle altre e tutte solidali con il cielo comune che le sovrasta e le protegge.

Signor Presidente, sono trascorsi venticinque anni dalla proclamazione dell’indipendenza della Georgia, la quale durante questo periodo, ritrovando la sua piena libertà, ha costruito e consolidato le sue istituzioni democratiche e ha cercato le vie per garantire uno sviluppo il più possibile inclusivo e autentico. Tutto questo non senza grandi sacrifici, che il popolo ha coraggiosamente affrontato per assicurarsi la tanto agognata libertà. Auspico che il cammino di pace e di sviluppo prosegua con l’impegno solidale di tutte le componenti della società, in modo da creare quelle condizioni di stabilità, equità e rispetto della legalità atte a favorire la crescita e ad aumentare le opportunità per tutti.

Tale autentico e duraturo progresso ha come indispensabile condizione preliminare la pacifica coesistenza fra tutti i popoli e gli Stati della Regione. Ciò richiede che crescano sentimenti di mutua stima e considerazione, i quali non possono tralasciare il rispetto delle prerogative sovrane di ciascun Paese nel quadro del Diritto Internazionale. Al fine di aprire sentieri che portino a una pace duratura e a una vera collaborazione, occorre avere la consapevolezza che i principi rilevanti per un’equa e stabile relazione tra gli Stati sono al servizio della concreta, ordinata e pacifica convivenza tra le Nazioni. In troppi luoghi della terra, infatti, sembra prevalere una logica che rende difficile mantenere le legittime differenze e le controversie – che sempre possono sorgere – in un ambito di confronto e dialogo civile dove prevalgano la ragione, la moderazione e la responsabilità. Questo è tanto più necessario nel presente momento storico, dove non mancano anche estremismi violenti che manipolano e distorcono principi di natura civile e religiosa per asservirli ad oscuri disegni di dominio e di morte.

Occorre che tutti abbiano a cuore in primo luogo la sorte dell’essere umano nella sua concretezza e compiano con pazienza ogni tentativo per evitare che le divergenze sfocino in violenze destinate a provocare enormi rovine per l’uomo e la società. Qualsiasi distinzione di carattere etnico, linguistico, politico o religioso, lungi dall’essere usata come pretesto per trasformare le divergenze in conflitti e i conflitti in interminabili tragedie, può e deve essere per tutti sorgente di arricchimento reciproco a vantaggio del bene comune. Ciò esige che ciascuno possa mettere pienamente a frutto le proprie specificità, avendo anzitutto la possibilità di vivere in pace nella sua terra o di farvi ritorno liberamente se, per qualche motivo, è stato costretto ad abbandonarla. Auspico che i responsabili pubblici continuino ad avere a cuore la situazione di queste persone, impegnandosi nella ricerca di soluzioni concrete anche al di fuori delle irrisolte questioni politiche. Si richiedono lungimiranza e coraggio per riconoscere il bene autentico dei popoli e perseguirlo con determinazione e prudenza, ed è indispensabile avere sempre davanti agli occhi le sofferenze delle persone per proseguire con convinzione il cammino, paziente e faticoso ma anche avvincente e liberante, della costruzione della pace.

La Chiesa Cattolica – presente da secoli in questo Paese e distintasi in particolare per il suo impegno nella promozione umana e nelle opere caritative – condivide le gioie e le apprensioni del popolo georgiano e intende offrire il suo contributo per il benessere e la pace della Nazione, collaborando attivamente con le Autorità e la società civile. Auspico vivamente che essa continui ad apportare il suo genuino contributo alla crescita della società georgiana, grazie alla comune testimonianza della tradizione cristiana che ci unisce, al suo impegno a favore dei più bisognosi e mediante un rinnovato e accresciuto dialogo con l’antica Chiesa Ortodossa Georgiana e le altre comunità religiose del Paese.

Dio benedica la Georgia e le doni pace e prosperità!

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TOP   INCONTRO CON SUA SANTITÀ E BEATITUDINE ILIA II,
"CATHOLICOS" E PATRIARCA DI TUTTA LA
GEORGIA

Palazzo del Patriarcato - Tbilisi
Venerdì, 30 settembre 2016

INDIRIZZO DI SALUTO DEL PATRIARCA ILIA II

Santità!

Siamo lieti di poterLa ospitare nella nostra terra e di darLe il più caloroso benvenuto a nome del popolo dato in sorte alla Santissima Madre di Dio, a nome della Chiesa fondata dagli Apostoli del nostro Signore Gesù Cristo: la Chiesa di Roma fu fondata dal Santo Apostolo Pietro, mentre la Chiesa di Georgia da Sant’Andrea il Primo Chiamato. Pietro ed Andrea erano fratelli ed anche noi abbiamo avuto e dobbiamo avere rapporti particolarmente cordiali.

La Georgia è un piccolo Paese con un passato colmo di molte traversie. Nella nostra terra vivono numerosi rappresentanti di diverse religioni ed etnie, che per secoli hanno avuto rapporti di amicizia sia tra di essi sia con il nostro popolo. Furono soprattutto la fede in Cristo e il grande cuore dei Georgiani ad aver permesso la creazione di un tale clima di ospitalità e di convivenza. I rappresentanti delle minoranze etniche lo hanno ben percepito e hanno risposto rispettando e sempre osservando il limite, oltre il quale l’amore svanisce.

Il nostro Paese ignora l’antisemitismo. La Georgia ha sempre considerato gli ebrei suoi figli e li ha sempre protetti durante le persecuzioni.

Viviamo in un tempo di profonde contraddizioni. Il mondo è teatro di processi complessi: se da una parte la scienza e la tecnologia fanno progressi significativi, dall’altra diventa sempre più povera la vita nello Spirito. In un brevissimo tempo, davanti ai nostri occhi, l’umanità è diventata indifesa, l’uomo sempre più freddo ed indifferente verso la sofferenza altrui, mentre il peccato si è moltiplicato ed è diventato legalizzato.

In simili circostanze l’individuo perde il corretto orientamento e non trova più la via persino per risolvere i propri problemi.

È un periodo difficile anche per la Chiesa, ma è nostro dovere aiutare il prossimo con l’amore, la pazienza e standogli vicini, affinché egli comprenda la verità, trovi la grazia e trasmetta gli insegnamenti di vita agli altri.

Un’altra sfida davanti a noi è la globalizzazione estesa su tutto il mondo. È un processo inevitabile con risvolti anche positivi, ma rappresenta pure una minaccia di rendere tutto monocorde. Pertanto, per conservare la propria identità, è dovere di ogni nazione difendere con fermezza la propria cultura, le tradizioni e i valori. Credo che tutti dobbiamo esserne consapevoli.

Oggi davanti a tutto il mondo si pone, con tutta la sua drammaticità, ancora, il problema costituito dagli eventi svoltisi negli ultimi anni nel Vicino Oriente e dalla migrazione, soprattutto in Europa, di milioni di persone perseguitate per motivi religiosi ed etnici.

È naturale che a loro vada tutta la nostra solidarietà. È naturale che ci preoccupiamo per loro noi che siamo stati vittime di simili traversie circa venticinque anni orsono, e ancora dopo, quando fu violata l’integrità territoriale della Georgia.

Malgrado un forte sostegno dei Paesi occidentali, non è stato possibile né far ritornare nelle loro case oltre cinquecentomila persone, divenute profughi o sfollati, né restaurare l’integrità territoriale del Paese.

Ciò che è avvenuto nelle parti integranti della Georgia – nella regione di Tskhxinvali e in Abcasia – è frutto dell’attività intensificata di forze separatiste. Simili attività rappresentano una grave minaccia non solo per i Paesi piccoli, ma anche per qualsiasi altro Stato. È necessario che i Paesi sviluppati e le organizzazioni internazionali facciano passi efficienti per evitare il caos del mondo.

Atti terroristici, guerre, profughi, fame, malattie, problemi ecologici sono processi che accompagnano la nostra esistenza. La società progressista di oggi cerca di far fronte a queste sfide. Questo è positivo, ma lo sforzo profuso in tal senso mi ricorda una candela che segue anziché procedere gli eventi: si combatte infatti contro l’effetto e non contro la causa scatenante.

È nostro dovere ricordare agli esseri umani i valori spirituali, ricordare che senza fede in Dio la situazione non solo non potrà migliorare, ma, al contrario, peggiorerà, il processo assumerà dimensioni più ampie e diventerà sempre più grave. Questo perché l’uomo senza Dio preferisce quelle forme di sviluppo, crea attorno a sé quell’ambiente che per sua natura contraddice alla creazione di Dio. L’uomo senza Dio non potrà agire diversamente, perché il simile genera un simile e se ne trae diletto. Questo è un assioma e la situazione non migliorerà, finché non sarà superata la contraddizione poc’anzi accennata, finché i governanti non comprenderanno a fondo il significato della fede in Dio e non si adopereranno, affinché essa sia profondamente radicata nella società.

Quanto ai nostri rapporti, essi si datano a tempi antichissimi. Il primo rapporto tra la Roma cristiana e la Georgia risale al IV secolo, ai tempi di Santa Nino, quando l’allora vescovo di Roma, rallegratosi per la proclamazione del cristianesimo a religione di Stato in Kartli, si congratulò con santa Nino con una missiva. D’altronde, anche Zabulone, padre di Nino, svolse un ruolo fondamentale nella cristianizzazione dei franchi, nel paese dei quali sembra essere stato pure sepolto.

Malgrado nel medioevo non avessimo più avuto i rapporti con la Chiesa di Roma nella sfera dottrinale, le nostre reciproche relazioni continuarono, abbracciando cultura, scienza, politica.

Come frutto diretto di queste relazioni, gli archivi e le biblioteche del Vaticano custodiscono molti documenti storici relativi alla Georgia. I microfilm di una parte, relativamente piccola, di essi ci sono stati donati dal Papa Giovanni Paolo II e oggi sono oggetto di conservazione e di studio nel Centro Nazionale dei Manoscritti "Korneli Kekelidze".

Non vorrei dimenticare il merito, avuto dai cattolici georgiani nella lotta per l’indipendenza politica della Georgia e nello sviluppo culturale del nostro Paese. Vorrei parimenti ricordare l’aiuto, offerto alla Chiesa di Roma, per la formazione del clero georgiano in Europa.

Noi partecipiamo al dialogo teologico tra gli Ortodossi e i Cattolici. Presso il Patriarcato di Georgia sono già avviati i lavori di stesura di un’opera voluminosa, che illustrerà il cammino storico della Chiesa Cristiana indivisa (cioè, fino all’XI secolo) e il Vaticano ha già espresso la propria disponibilità a sostenere questa iniziativa.

Insieme alla Chiesa Cattolica in Georgia, abbiamo organizzato alcuni convegni sui temi di bioetica e riteniamo che questa direzione di ricerca possa creare una buona prospettiva di collaborazione.

Ancora, consideriamo molto importante la collaborazione che possiamo svolgere per la difesa dell’istituzione della famiglia.

Siamo tutti ben consapevoli che una famiglia forte e stabile è garante della forza e della stabilità di qualsiasi nazione e Stato; dunque è dovere di tutti noi provvedere alla sua difesa.

Santità, Le rinnovo il mio benvenuto! Con l’intercessione di Sant’Andrea il Primo Chiamato e di San Pietro, Dio benedica i nostri Paesi e doni a tutto il creato la pace e il progresso spirituale!

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Ringrazio Vostra Santità. Sono profondamente commosso di sentire l’"Ave Maria" che Sua Santità stessa ha composto. Soltanto da un cuore che tanto ama la Santa Madre di Dio, cuore di figlio e anche di bambino, può uscire una cosa così bella.

È per me una grande gioia e una grazia particolare incontrare Vostra Santità e Beatitudine e i venerabili Metropoliti, Arcivescovi e Vescovi, membri del Santo Sinodo. Saluto il Signor Primo Ministro e voi, illustri Rappresentanti del mondo accademico e della cultura.

Santità, Ella inaugurò una pagina nuova nelle relazioni tra la Chiesa Ortodossa di Georgia e la Chiesa Cattolica, compiendo la prima storica visita in Vaticano di un Patriarca georgiano. In quell’occasione scambiò con il Vescovo di Roma il bacio della pace e la promessa di pregare l’uno per l’altro. Così si sono potuti rinforzare i significativi legami, presenti tra noi fin dai primi secoli del cristianesimo. Essi si sono sviluppati e si mantengono rispettosi e cordiali, come manifestano anche la calorosa accoglienza qui riservata ai miei inviati e rappresentanti, le attività di studio e ricerca presso gli Archivi Vaticani e le Università Pontificie da parte di fedeli ortodossi georgiani, la presenza a Roma di una vostra comunità, ospitata in una chiesa della mia diocesi, e la collaborazione con la locale comunità cattolica, soprattutto di carattere culturale. Come pellegrino e amico, sono giunto in questa terra benedetta, mentre volge al culmine per i Cattolici l’Anno giubilare della Misericordia. Anche il santo Papa Giovanni Paolo II si era recato qui, primo tra i Successori di Pietro, in un momento estremamente importante, alle soglie del Giubileo del 2000: era venuto a rinsaldare i «vincoli profondi e forti» con la Sede di Roma ("Discorso nella Cerimonia di benvenuto", Tbilisi, 8 Novembre 1999: "Insegnamenti" XXII,2 [1999], 843) e a ricordare quanto fosse necessario, alle soglie del terzo millennio, «il contributo della Georgia, antico crocevia di culture e tradizioni, per l’edificazione [...] di una civiltà dell’amore» ("Discorso nel Palazzo Patriarcale", Tbilisi, 8 Novembre 1999: "Insegnamenti" XXII,2 [1999], 848).

Ora, la Provvidenza divina ci fa nuovamente incontrare e, di fronte a un mondo assetato di misericordia, di unità e di pace, ci chiede che quei vincoli tra noi ricevano nuovo slancio, rinnovato fervore, di cui il bacio della pace e il nostro abbraccio fraterno sono già un segno eloquente. La Chiesa Ortodossa di Georgia, radicata nella predicazione apostolica, in particolare nella figura dell’Apostolo Andrea, e la Chiesa di Roma, fondata sul martirio dell’Apostolo Pietro, hanno così la grazia di rinnovare oggi, in nome di Cristo e a sua gloria, la bellezza della fraternità apostolica. Pietro e Andrea erano infatti fratelli: Gesù li chiamò a lasciare le reti e a diventare, insieme, pescatori di uomini (cfr. Mc 1,16-17). Carissimo Fratello, lasciamoci guardare nuovamente dal Signore Gesù, lasciamoci attirare ancora dal suo invito a lasciare ciò che ci trattiene dall’essere insieme annunciatori della sua presenza.

Ci sostiene in questo l’amore che trasformò la vita degli Apostoli. È l’amore senza eguali, che il Signore ha incarnato: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13); e che ci ha donato, perché ci amiamo gli uni gli altri come Lui ci ha amato (cfr. Gv 15,12). A questo riguardo, il grande poeta di questa terra sembra rivolgere anche a noi alcune sue celebri parole: «Hai letto come gli apostoli scrivono dell’amore, come dicono, come lo lodano? Conoscilo, rivolgi la tua mente a queste parole: "l’amore ci innalza"» (S. Rustaveli, "Il Cavaliere nella pelle di tigre", Tbilisi 1988, "Stanza 785"). Davvero l’amore del Signore ci innalza, perché ci permette di elevarci al di sopra delle incomprensioni del passato, dei calcoli del presente e dei timori per l’avvenire.

Il popolo georgiano ha testimoniato nei secoli la grandezza di questo amore. È in esso che ha trovato la forza di rialzarsi dopo innumerevoli prove; è in esso che si è elevato fino alle vette di una straordinaria bellezza artistica. Senza l’amore, infatti, come ha scritto un altro grande poeta, «non regna il sole nella cupola del cielo» e per gli uomini «non esiste né bellezza, né immortalità» (G. Tabidze, "Senza l’amore", in "Galaktion Tabidze", Tbilisi 1982, 25). Nell’amore trova ragion d’essere l’immortale bellezza del vostro patrimonio culturale, che si esprime in molteplici forme, quali ad esempio la musica, la pittura, l’architettura e la danza. Lei, carissimo Fratello, ne ha dato degna espressione, in modo speciale componendo pregiati inni sacri, alcuni pure in lingua latina e particolarmente cari alla tradizione cattolica. Essi arricchiscono il vostro tesoro di fede e cultura, dono unico alla cristianità e all’umanità, che merita di essere conosciuto e apprezzato da tutti.

La gloriosa storia del Vangelo in questa terra si deve in modo speciale a Santa Nino, che agli Apostoli viene equiparata: ella diffuse la fede nel segno particolare della croce fatta di legno di vite. Non si tratta di una croce spoglia, perché l’immagine della vite, oltre al frutto che eccelle in questa terra, rappresenta il Signore Gesù. Egli, infatti, è «la vite vera», e chiese ai suoi Apostoli di rimanere fortemente innestati in Lui, come tralci, per portare frutto (cfr. Gv 15,1-8). Perché il Vangelo porti frutto anche oggi, ci viene chiesto, carissimo Fratello, di rimanere ancora più saldi nel Signore e uniti tra noi. La moltitudine di Santi che questo Paese annovera ci incoraggi a mettere il Vangelo prima di tutto e ad evangelizzare come in passato, più che in passato, liberi dai lacci delle "pre-comprensioni" e aperti alla perenne novità di Dio. Le difficoltà non siano impedimenti, ma stimoli a conoscerci meglio, a condividere la linfa vitale della fede, a intensificare la preghiera gli uni per gli altri e a collaborare con carità apostolica nella testimonianza comune, a gloria di Dio nei cieli e a servizio della pace in terra.

Il popolo georgiano ama celebrare, brindando con il frutto della vite, i valori più cari. Insieme all’amore che innalza, un ruolo particolare è riservato all’amicizia. «Chi non cerca un amico, di sé stesso è nemico», ricorda ancora il poeta (S. Rustaveli, "Il Cavaliere nella pelle di tigre", "Stanza 847"). Desidero essere amico sincero di questa terra e di questa cara popolazione, che non dimentica il bene ricevuto e il cui tratto ospitale si sposa con uno stile di vita genuinamente speranzoso, pur in mezzo a difficoltà che non mancano mai. Anche questa positività trova le proprie radici nella fede, che porta i Georgiani a invocare, attorno alla propria tavola, la pace per tutti e a ricordare persino i nemici.

Con la pace e il perdono siamo chiamati a vincere i nostri veri nemici, che non sono di carne e di sangue, ma sono gli spiriti del male fuori e dentro di noi (cfr. Ef 6,12). Questa terra benedetta è ricca di valorosi eroi secondo il Vangelo, che come San Giorgio hanno saputo sconfiggere il male. Penso ai tanti monaci e in modo particolare ai numerosi martiri, la cui vita ha trionfato «con la fede e la pazienza» (Ioane Sabanisze, "Martirio di Abo", III): è passata nel torchio del dolore restando unita al Signore e ha così portato un frutto pasquale, irrigando il suolo georgiano di sangue versato per amore. La loro intercessione dia sollievo ai tanti cristiani che ancor oggi nel mondo soffrono persecuzioni e oltraggi, e rafforzi in noi il buon desiderio di essere fraternamente uniti per annunciare il Vangelo della pace.

[Dopo lo scambio dei doni...].

Grazie, Santità. Che Dio benedica Sua Santità e la Chiesa Ortodossa della Georgia. Grazie, Santità. E che possa andare avanti nel cammino della libertà.

[...].

Grazie Santità dell’accoglienza e delle Sue parole. Grazie della Sua benevolenza e anche di questo impegno fraterno di pregare l’uno per l’altro dopo esserci dato il bacio della pace. Grazie!

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TOP   INCONTRO CON LA COMUNITÀ "ASSIRO-CALDEA"

PREGHIERA DEL SANTO PADRE PER LA PACE

Chiesa Cattolica Caldea di S. Simone Bar Sabbae - Tbilisi
Venerdì, 30 settembre 2016

Signore Gesù,
adoriamo la tua croce,
che ci libera dal peccato, origine di ogni divisione e di ogni male;
annunciamo la tua risurrezione,
che riscatta l’uomo dalla schiavitù del fallimento e della morte;
attendiamo la tua venuta nella gloria,
che porta a compimento il tuo regno di giustizia, di gioia e di pace.

Signore Gesù,
per la tua gloriosa passione,
vinci la durezza dei cuori, prigionieri dell’odio e dell’egoismo;
per la potenza della tua risurrezione,
strappa dalla loro condizione le vittime dell’ingiustizia e della sopraffazione;
per la fedeltà della tua venuta,
confondi la cultura della morte e fa’ risplendere il trionfo della vita.

Signore Gesù,
unisci alla tua croce le sofferenze di tante vittime innocenti:
i bambini, gli anziani, i cristiani perseguitati;
avvolgi con la luce della Pasqua chi è ferito nel profondo:
le persone abusate, private della libertà e della dignità;
fa’ sperimentare la stabilità del tuo regno a chi vive nell’incertezza:
gli esuli, i profughi, chi ha smarrito il gusto della vita.

Signore Gesù,
stendi l’ombra della tua croce sui popoli in guerra:
imparino la via della riconciliazione, del dialogo e del perdono;
fa’ gustare la gioia della tua risurrezione ai popoli sfiniti dalle bombe:
solleva dalla devastazione l’Iraq e la Siria;
riunisci sotto la tua dolce regalità i tuoi figli dispersi:
sostieni i cristiani della diaspora e dona loro l’unità della fede e dell’amore.

Vergine Maria, regina della pace,
tu che sei stata ai piedi della croce,
ottieni dal tuo Figlio il perdono dei nostri peccati;
tu che non hai mai dubitato della vittoria della risurrezione,
sostieni la nostra fede e la nostra speranza;
tu che siedi regina nella gloria,
insegnaci la regalità del servizio e la gloria dell’amore.

Amen!

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