VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ
FRANCESCO
IN POLONIA,
IN OCCASIONE DELLA
"XXXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ"

Dal 27 al 31 Luglio 2016: XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, a Cracovia, in Polonia...

(27-31 LUGLIO 2016)

Mercoledì 27 Luglio         Venerdì 29 Luglio         Sabato 30 Luglio         Domenica 31 Luglio

RITAGLI   Giovedì, 28 Luglio 2016   DOCUMENTI

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

27-31 Luglio 2016: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Polonia...
Santa Messa Anniversario Battesimo Polonia Cerimonia di Accoglienza dei Giovani
Saluto dalla finestra dell'Arcivescovado

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TOP   SANTA MESSA IN OCCASIONE
DEL
1050° ANNIVERSARIO DEL BATTESIMO DELLA POLONIA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Area del Santuario - Częstochowa
Gioved
ì, 28 luglio 2016

Dalle Letture di questa Liturgia emerge un filo divino, che passa per la storia umana e tesse la storia della salvezza.

L’Apostolo Paolo ci parla del grande disegno di Dio: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4). Tuttavia, la storia ci dice che quando giunse questa «pienezza del tempo», quando cioè Dio si fece uomo, l’umanità non era particolarmente ben disposta e nemmeno vi era un periodo di stabilità e di pace: non c’era una "età dell’oro". La scena di questo mondo non si è dunque meritata la venuta di Dio, anzi, «i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,11). La pienezza del tempo è stata allora un dono di grazia: "Dio ha riempito il nostro tempo con l’abbondanza della sua misericordia", per puro amore – per puro amore! – ha inaugurato la pienezza del tempo.

Colpisce, soprattutto, "come" si realizza la venuta di Dio nella storia: «nato da donna». Nessun ingresso trionfale, nessuna manifestazione imponente dell’Onnipotente: Egli non si mostra come un sole abbagliante, ma entra nel mondo nel modo più semplice, come un bimbo dalla mamma, con quello stile di cui ci parla la Scrittura: come la pioggia sulla terra (cfr. Is 55,10), come il più piccolo dei semi che germoglia e cresce (cfr. Mc 4,31-32). Così, contrariamente a quanto ci aspetteremmo e magari vorremmo, il Regno di Dio, ora come allora, «non viene in modo da attirare l’attenzione» (Lc 17,20), ma viene "nella piccolezza, nell’umiltà".

Il Vangelo odierno riprende questo filo divino che attraversa delicatamente la storia: dalla pienezza del tempo passiamo al «terzo giorno» del ministero di Gesù (cfr. Gv 2,1) e all’annuncio dell’«ora» della salvezza (cfr. v. 4). Il tempo si restringe, e la manifestazione di Dio avviene sempre nella piccolezza. Così avviene «l’inizio dei segni compiuti da Gesù» (v. 11) a Cana di Galilea. Non c’è un gesto eclatante compiuto davanti alla folla, nemmeno un intervento che risolve una questione politica scottante, come la sottomissione del popolo al dominio romano. Avviene invece, in un piccolo villaggio, un miracolo semplice, che rallegra lo sposalizio di una giovane famiglia, del tutto anonima. Eppure, l’acqua cambiata in vino alla festa di nozze è un grande segno, perché ci rivela il volto sponsale di Dio, di un Dio che si mette a tavola con noi, che sogna e compie la comunione con noi. Ci dice che il Signore non mantiene le distanze, ma è "vicino" e "concreto", sta in mezzo a noi e si prende cura di noi, senza decidere al posto nostro e senza occuparsi di questioni di potere. Predilige infatti farsi contenere in ciò che è piccolo, al contrario dell’uomo, che tende a voler possedere qualcosa di sempre più grande. Essere attratti dalla potenza, dalla grandezza e dalla visibilità è tragicamente umano, ed è una grande tentazione che cerca di insinuarsi ovunque; donarsi agli altri, azzerando le distanze, dimorando nella piccolezza e abitando concretamente la quotidianità, questo è squisitamente divino.

Dio ci salva dunque facendosi "piccolo", "vicino" e "concreto". Anzitutto, Dio si fa "piccolo". Il Signore, «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), preferisce i piccoli, ai quali è rivelato il Regno di Dio (Mt 11,25); essi sono grandi ai suoi occhi e su di loro volge lo sguardo (cfr. Is 66,2). Li predilige, perché si oppongono alla «superbia della vita», che viene dal mondo (cfr. 1 Gv 2,16). I piccoli parlano la sua stessa lingua: l’amore umile che rende liberi. Perciò chiama persone semplici e disponibili a essere suoi portavoce, e a loro affida la rivelazione del suo nome e i segreti del suo Cuore. Pensiamo a tanti figli e figlie del vostro popolo: ai martiri, che hanno fatto risplendere la forza inerme del Vangelo; alle persone semplici eppure straordinarie che hanno saputo testimoniare l’amore del Signore in mezzo a grandi prove; agli annunciatori miti e forti della Misericordia, come San Giovanni Paolo II e Santa Faustina. Tramite questi "canali" del suo amore, il Signore ha fatto giungere doni inestimabili a tutta la Chiesa e all’intera umanità. Ed è significativo che questo anniversario del Battesimo del vostro popolo venga a coincidere proprio con il Giubileo della Misericordia.

Inoltre, Dio è "vicino", il suo Regno è vicino (cfr. Mc 1,15): il Signore non desidera essere temuto come un sovrano potente e distante, non vuole restare su un trono in cielo o nei libri di storia, ma ama calarsi nelle nostre vicende di ogni giorno, per camminare con noi. Pensando al dono di un millennio abbondante di fede, è bello anzitutto ringraziare Dio, che ha camminato con il vostro popolo, prendendolo per mano, come un papà il bambino, e accompagnandolo in tante situazioni. È quello che, anche come Chiesa, siamo chiamati sempre a fare: ascoltare, coinvolgerci e farci prossimi, condividendo le gioie e le fatiche della gente, così che il Vangelo passi nel modo più coerente e che porta maggior frutto: per positiva irradiazione, attraverso la trasparenza della vita.

Infine, Dio è concreto. Dalle Letture di oggi emerge che tutto, nell’agire di Dio, è concreto: la Sapienza divina «opera come artefice» e «gioca» (cfr. Prv 8,30), il Verbo si fa carne, nasce da una madre, nasce sotto la legge (cfr. Gal 4,4), ha degli amici e partecipa a una festa: l’eterno si comunica trascorrendo il tempo con persone e in situazioni concrete. Anche la vostra storia, impastata di Vangelo, Croce e fedeltà alla Chiesa, ha visto il positivo contagio di una fede genuina, trasmessa di famiglia in famiglia, di padre in figlio, e soprattutto dalle mamme e dalle nonne, che bisogna tanto ringraziare. In particolare, avete potuto toccare con mano la tenerezza concreta e provvidente della Madre di tutti, che sono venuto qui a venerare come pellegrino e che abbiamo salutato nel Salmo come «onore della nostra gente» (Gdt 15,9).

Proprio a lei noi, qui riuniti, guardiamo. In Maria troviamo la piena corrispondenza al Signore: al filo divino si intreccia così nella storia un "filo mariano". Se c’è qualche gloria umana, qualche nostro merito nella pienezza del tempo, è lei: è lei quello spazio, preservato libero dal male, in cui Dio si è rispecchiato; è lei la scala che Dio ha percorso per scendere fino a noi e farsi vicino e concreto; è lei il segno più chiaro della pienezza dei tempi.

Nella vita di Maria ammiriamo questa "piccolezza" amata da Dio, che «ha guardato l’umiltà della sua serva» e «ha innalzato gli umili» (Lc 1,48.52). Egli tanto se ne è compiaciuto, che da lei si è lasciato tessere la carne, così che la Vergine è diventata "Genitrice di Dio", come proclama un antichissimo inno, che da secoli voi cantate. A voi, che ininterrottamente vi recate da lei, accorrendo in questa capitale spirituale del Paese, ella continui a indicare la via, e vi aiuti a tessere, nella vita, la trama umile e semplice del Vangelo.

A Cana come qui a Jasna Góra, Maria ci offre la sua "vicinanza", e ci aiuta a scoprire ciò che manca alla pienezza della vita. Ora come allora, lo fa con premura di Madre, con la presenza e il buon consiglio, insegnandoci a evitare decisionismi e mormorazioni nelle nostre comunità. Quale Madre di famiglia, ci vuole custodire "insieme", tutti insieme. Il cammino del vostro popolo ha superato, nell’unità, tanti momenti duri; la Madre, forte ai piedi della croce e perseverante nella preghiera con i discepoli in attesa dello Spirito Santo, infonda il desiderio di andare oltre i torti e le ferite del passato, e di creare comunione con tutti, senza mai cedere alla tentazione di isolarsi e di imporsi.

La Madonna, a Cana, ha mostrato tanta "concretezza": è una Madre che si prende a cuore i problemi e interviene, che sa cogliere i momenti difficili e provvedervi con discrezione, efficacia e determinazione. Non è padrona né protagonista, ma Madre e serva. Chiediamo la grazia di fare nostra la sua sensibilità, la sua fantasia nel servire chi è nel bisogno, la bellezza di spendere la vita per gli altri, senza preferenze e distinzioni. Ella, causa della nostra gioia, che porta la pace in mezzo all’abbondanza del peccato e ai subbugli della storia, ci ottenga la sovrabbondanza dello Spirito, per essere servi buoni e fedeli.

Per sua intercessione la pienezza del tempo si rinnovi anche per noi. A poco serve il passaggio tra il prima e il dopo Cristo, se rimane una data negli annali di storia. Che possa compiersi, per tutti e per ciascuno, un passaggio interiore, una Pasqua del cuore verso lo "stile divino incarnato da Maria": operare nella piccolezza e accompagnare da vicino, con cuore semplice e aperto.

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TOP   CERIMONIA DI ACCOGLIENZA DEI GIOVANI

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Parco Jordan a Błonia, Cracovia
Gioved
ì, 28 luglio 2016

Cari Giovani,
Buon Pomeriggio!

Finalmente ci incontriamo! Grazie per questa calorosa accoglienza! Ringrazio il Cardinale Dziwisz, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e laici e tutti coloro che vi accompagnano. Grazie a loro che hanno reso possibile la nostra presenza qui oggi, che si sono "messi in gioco" perché potessimo celebrare la fede. Oggi noi, tutti insieme, stiamo celebrando la fede!

In questa sua terra natale, vorrei ringraziare specialmente San Giovanni Paolo II [grande applauso] – forte! forte! – che ha sognato e ha dato impulso a questi incontri. Dal cielo egli ci accompagna nel vedere tanti giovani appartenenti a popoli, culture, lingue così diverse con un solo motivo: celebrare Gesù che è vivo in mezzo a noi. Avete capito? Celebrare Gesù che è vivo in mezzo a noi! E dire che è Vivo, è voler rinnovare il nostro desiderio di seguirlo, il nostro desiderio di vivere con passione la sequela di Gesù. Quale occasione migliore per rinnovare l’amicizia con Gesù che rafforzare l’amicizia tra voi! Quale modo migliore per rafforzare la nostra amicizia con Gesù che condividerla con gli altri! Quale modo migliore per sperimentare la gioia del Vangelo che voler "contagiare" la Buona Notizia in tante situazioni dolorose e difficili!

E Gesù è Colui che ci ha convocati a questa trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù; è Gesù che ci dice: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Beati sono coloro che sanno perdonare, che sanno avere un cuore compassionevole, che sanno dare il meglio agli altri; il meglio, non quello che avanza: il meglio!

Cari giovani, in questi giorni la Polonia, questa nobile terra, si veste a festa; in questi giorni la Polonia vuole essere il volto sempre giovane della Misericordia. Da questa terra con voi e anche uniti a tanti giovani che oggi non possono essere qui, ma che ci accompagnano attraverso i vari mezzi di comunicazione, tutti insieme faremo di questa giornata una vera festa giubilare, in questo Giubileo della Misericordia.

Nei miei anni vissuti da Vescovo ho imparato una cosa – ne ho imparate tante, ma una voglio dirla adesso – : non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita. Questo è bello! E da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose. È stimolante, sentirli condividere i loro sogni, le loro domande e il loro desiderio di opporsi a tutti coloro che dicono che le cose non possono cambiare. Quelli che io chiamo i "quietisti": "Nulla si può cambiare". No, i giovani hanno la forza di opporsi a questi! Ma... Alcuni forse non sono sicuri di questo... Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare? [Sì!]. Non si sente! [Sì!]. Ecco. È un dono del cielo poter vedere molti di voi che, con i vostri interrogativi, cercate di fare in modo che le cose siano diverse. È bello, e mi conforta il cuore, vedervi così esuberanti. La Chiesa oggi vi guarda – direi di più: il mondo oggi vi guarda – e vuole imparare da voi, per rinnovare la sua fiducia nella Misericordia del Padre che ha il volto sempre giovane e non smette di invitarci a far parte del suo Regno, che è un Regno di gioia, è un Regno sempre di felicità, è un Regno che sempre ci porta avanti, è un Regno capace di darci la forza di cambiare le cose. Io ho dimenticato, e vi faccio la domanda un’altra volta: le cose si possono cambiare? [Sì!]. D’accordo.

Conoscendo la passione che voi mettete nella missione, oso ripetere: la misericordia ha sempre il volto giovane. Perché un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare le comodità; un cuore misericordioso sa andare incontro agli altri, riesce ad abbracciare tutti. Un cuore misericordioso sa essere un rifugio per chi non ha mai avuto una casa o l’ha perduta, sa creare un ambiente di casa e di famiglia per chi ha dovuto emigrare, è capace di tenerezza e di compassione. Un cuore misericordioso sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il profugo e il migrante. Dire misericordia insieme a voi, è dire opportunità, è dire domani, è dire impegno, è dire fiducia, è dire apertura, ospitalità, compassione, è dire sogni. Ma voi siete capaci di sognare? [Sì!]. E quando il cuore è aperto e capace di sognare c’è posto per la misericordia, c’è posto per carezzare quelli che soffrono, c’è posto per mettersi accanto a quelli che non hanno pace nel cuore o mancano del necessario per vivere, o mancano della cosa più bella: la fede. Misericordia. Diciamo insieme questa parola: misericordia. Tutti! [Misericordia!]. Un’altra volta! [Misericordia!]. Un’altra volta, perché il mondo senta! [Misericordia!].

Voglio anche confessarvi un’altra cosa che ho imparato in questi anni. Non voglio offendere nessuno, ma mi addolora incontrare giovani che sembrano "pensionati" prima del tempo. Questo mi addolora. Giovani che sembra che siano andati in pensione a ventitre, ventiquattro, venticinque anni. Questo mi addolora. Mi preoccupa vedere giovani che hanno "gettato la spugna" prima di iniziare la partita. Che si sono "arresi" senza aver cominciato a giocare. Mi addolora vedere giovani che camminano con la faccia triste, come se la loro vita non avesse valore. Sono giovani essenzialmente annoiati... E noiosi, che annoiano gli altri, e questo mi addolora. È difficile, e nello stesso tempo ci interpella, vedere giovani che lasciano la vita alla ricerca della "vertigine", o di quella sensazione di sentirsi vivi per vie oscure che poi finiscono per "pagare"... E pagare caro. Pensate a tanti giovani che voi conoscete, che hanno scelto questa strada. Fa pensare quando vedi giovani che perdono gli anni belli della loro vita e le loro energie correndo dietro a venditori di false illusioni – ce ne sono! – (nella mia terra natale diremmo "venditori di fumo") che vi rubano il meglio di voi stessi. E questo mi addolora. Io sono sicuro che oggi fra voi non c’è nessuno di questi, ma voglio dirvi: ce ne sono di giovani pensionati, giovani che gettano la spugna prima della partita, ci sono giovani che entrano nella vertigine con le false illusioni e finiscono nel niente.

Per questo, cari amici, ci siamo riuniti per aiutarci a vicenda, perché non vogliamo lasciarci rubare il meglio di noi stessi, non vogliamo permettere che ci rubino le energie, che ci rubino la gioia, che ci rubino i sogni con false illusioni.

Cari amici, vi chiedo: volete per la vostra vita quella "vertigine" alienante o volete sentire la forza che vi faccia sentire vivi e pieni? Vertigine alienante o forza della grazia? Cosa volete: vertigine alienante o forza di pienezza? Cosa volete? [Forza di pienezza!]. Non si sente bene! [Forza di pienezza!]. Per essere pieni, per avere una vita rinnovata, c’è una risposta, c’è una risposta che non si vende, c’è una risposta che non si compra, una risposta che non è una cosa, che non è un oggetto, è una persona, si chiama Gesù Cristo. Vi domando: Gesù Cristo si può comprare? [No!]. Gesù Cristo si vende nei negozi? [No!]. Gesù Cristo è un dono, è un regalo del Padre, il dono del nostro Padre. Chi è Gesù Cristo? Tutti! Gesù Cristo è un dono! Tutti! [È un dono!]. È il regalo del Padre.

Gesù Cristo è colui che sa dare vera passione alla vita, Gesù Cristo è colui che ci porta a non accontentarci di poco e ci porta a dare il meglio di noi stessi; è Gesù Cristo che ci interpella, ci invita e ci aiuta ad alzarci ogni volta che ci diamo per vinti. È Gesù Cristo che ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto. "Ma Padre – qualcuno può dirmi – è tanto difficile sognare alto, è tanto difficile salire, essere sempre in salita. Padre, io sono debole, io cado, io mi sforzo ma tante volte vengo giù". Gli alpini, quando salgono le montagne, cantano una canzone molto bella, che dice così: "Nell’arte di salire, quello che importa non è non cadere, ma non rimanere caduto". Se tu sei debole, se tu cadi, guarda un po’ in alto e c’è la mano tesa di Gesù che ti dice: "Alzati, vieni con me". "E se lo faccio un’altra volta?" Anche. "E se lo faccio un’altra volta?" Anche. Ma Pietro una volta ha domandato al Signore: "Signore, quante volte?" – "Settanta volte sette". La mano di Gesù è sempre tesa per rialzarci, quando noi cadiamo. Avete capito? [Si!].

Nel Vangelo abbiamo ascoltato che Gesù, mentre sta andando a Gerusalemme, si ferma in una casa – quella di Marta, Maria e Lazzaro – che lo accoglie. Di passaggio, entra nella loro casa per stare con loro; le due donne accolgono colui che sanno è capace di commuoversi. Le molte occupazioni ci fanno essere come Marta: attivi, distratti, sempre di corsa di qua e di là... Ma spesso siamo anche come Maria: davanti a un bel paesaggio, o un video che ci manda un amico nel cellulare, ci fermiamo a riflettere, in ascolto. In questi giorni della "GMG", Gesù vuole entrare nella nostra casa: nella tua casa, nella mia casa, nel cuore di ognuno di noi; Gesù vedrà le nostre preoccupazioni, il nostro andare di corsa, come ha fatto con Marta... E aspetterà che lo ascoltiamo come Maria: che, in mezzo a tutte le faccende, abbiamo il coraggio di affidarci a Lui! Che siano giorni per Gesù, dedicati ad ascoltarci, a riceverlo in quelli con cui condivido la casa, la strada, il gruppo, la scuola.

E chi accoglie Gesù, impara ad amare come Gesù. Allora Lui ci chiede se vogliamo una vita piena. E io nel nome di Lui vi chiedo: vuoi, volete voi una vita piena? Comincia da questo momento a lasciarti commuovere! Perché la felicità germoglia e sboccia nella misericordia: questa è la sua risposta, questo è il suo invito, la sua sfida, la sua avventura: la misericordia. La misericordia ha sempre un volto giovane; come quello di Maria di Betania, seduta ai piedi di Gesù come discepola, che ama ascoltarlo perché sa che lì c’è la pace. Come il volto di Maria di Nazareth, lanciata con il suo "sì" nell’avventura della misericordia, e che sarà chiamata beata per tutte le generazioni, chiamata da tutti noi "la Madre della Misericordia". Invochiamola insieme tutti: Maria Madre della Misericordia. Tutti: Maria Madre della Misericordia.

Allora tutti insieme, chiediamo al Signore – ognuno ripeta nel suo cuore in silenzio – : Signore, lanciaci nell’avventura della misericordia! Lanciaci nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri (siano recinti o reti); lanciaci nell’avventura di soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, chi non trova più un senso per la sua vita. Lanciaci ad accompagnare coloro che non ti conoscono e dire loro lentamente e con tanto rispetto il tuo Nome, il perché della mia fede. Spingici, come Maria di Betania, all’ascolto di coloro che non comprendiamo, di quelli che vengono da altre culture, altri popoli, anche di quelli che temiamo perché crediamo che possono farci del male. Fa’ che volgiamo il nostro sguardo, come Maria di Nazareth con Elisabetta, che volgiamo i nostri sguardi ai nostri anziani, ai nostri nonni, per imparare dalla loro saggezza. Io vi domando: voi parlate con i vostri nonni? [Sì!]. Così, così! Cercate i vostri nonni, loro hanno la saggezza della vita e vi diranno cose che commuoveranno il vostro cuore.

Eccoci, Signore! Mandaci a condividere il tuo Amore Misericordioso. Vogliamo accoglierti in questa Giornata Mondiale della Gioventù, vogliamo affermare che la vita è piena quando la si vive a partire dalla misericordia, e che questa è la parte migliore, è la parte più dolce, è la parte che mai ci sarà tolta. Amen!

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TOP   SALUTO DEL SANTO PADRE AI FEDELI,
DALLA FINESTRA DELL’ARCIVESCOVADO

Arcivescovado di Kraków
Giovedì, 28 luglio 2016

Mi dicono che molti di voi capiscono il castigliano, e così parlerò in castigliano. Mi dicono anche che oggi c’è un bel gruppo qui, in questa piazza, di sposi novelli e giovani sposi. Io, quando incontro qualcuno che si sposa, un giovane che si sposa, una ragazza che si sposa, dico loro: "Questi sono quelli che hanno coraggio!". Perché non è facile formare una famiglia, non è facile impegnare la vita per sempre, bisogna avere coraggio. E mi congratulo, perché voi avete coraggio.

A volte mi chiedono come fare perché la famiglia vada sempre avanti e superi le difficoltà. Io suggerisco loro di utilizzare sempre tre parole, tre parole che esprimono tre atteggiamenti – lì stanno arrivando nuovi sposi novelli – , tre parole che possono aiutarvi a vivere la vita matrimoniale, perché nella vita matrimoniale ci sono difficoltà. Il matrimonio è qualcosa di tanto bello, tanto splendido che dobbiamo averne cura, perché è per sempre. E le tre parole sono: permesso, grazie, scusa.

Permesso. Chiedere sempre al coniuge, la moglie al marito e il marito alla moglie: "Cosa ne pensi? Facciamo così?". Mai calpestare. "Permesso".

La seconda parola: essere riconoscenti. Quante volte il marito deve dire alla moglie: "Grazie". E quante volte la sposa deve dire al marito: "grazie". Ringraziarsi a vicenda, perché il sacramento del matrimonio viene conferito dai due sposi, l’uno all’altro. E questa relazione sacramentale si mantiene con questo sentimento di gratitudine. "Grazie".

La terza parola è: "Scusa". È una parola molto difficile da pronunciare. Nel matrimonio sempre – tra marito e moglie – , sempre c’è qualche incomprensione. Sapere riconoscerla e chiedere scusa, chiedere perdono fa molto bene.

Ci sono giovani famiglie, sposi novelli, molti di voi sono sposati, altri stanno per sposarsi; ricordate queste tre parole, che hanno aiutato tanto la vita matrimoniale: permesso, grazie, scusa. Ripetiamole insieme: permesso, grazie, scusa. Forte, tutti! Permesso! Grazie! Scusa!

Bene, tutto questo è molto bello! Ed è molto bello dirlo nella vita matrimoniale. Sempre, però, nella vita matrimoniale ci sono problemi o discussioni. È normale e succede che lo sposo e la sposa discutano, alzino la voce, litighino, e a volte volano i piatti! Non vi spaventate, però, quando succede. Vi do un consiglio: non terminate mai la giornata senza fare pace. E sapete perché? Perché la "guerra fredda" il giorno seguente è molto pericolosa. "E come posso fare padre, per fare pace?", può domandare qualcuno di voi. Non occorrono discorsi, basta un gesto, ed è tutto finito, e la pace è fatta. Quando c’è amore, un gesto sistema tutto.

Vi invito, prima di ricevere la benedizione, a pregare per tutte le famiglie qui presenti, per gli sposi novelli, per quelli che sono già sposati da tempo e sanno quello che io vi ho detto, e per quelli che si sposeranno. Preghiamo insieme con un’"Ave Maria", ciascuno nella propria lingua.

"Ave, Maria…".

"Benedizione...".

E pregate per me! Davvero, pregate per me! Buona notte e buon riposo!

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