VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ
FRANCESCO
IN POLONIA,
IN OCCASIONE DELLA
"XXXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ"

Dal 27 al 31 Luglio 2016: XXXI Giornata Mondiale della Gioventù, a Cracovia, in Polonia...

(27-31 LUGLIO 2016)

Mercoledì 27 Luglio         Giovedì 28 Luglio         Venerdì 29 Luglio         Sabato 30 Luglio

RITAGLI   Domenica, 31 Luglio 2016   DOCUMENTI

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

27-31 Luglio 2016: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Polonia...
Santa Messa per la "GMG" Angelus
Saluto finale dalla finestra dell'Arcivescovado Incontro con i Volontari e i Benefattori

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TOP    SANTA MESSA PER LA "GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ"

OMELIA DEL SANTO PADRE

Campus Misericordiae - Cracovia
Domenica, 31 luglio 2016

Cari Giovani,

siete venuti a Cracovia per incontrare Gesù. E il Vangelo oggi ci parla proprio dell’incontro tra Gesù e un uomo, Zaccheo, a Gerico (cfr. Lc 19,1-10). Lì Gesù non si limita a predicare, o a salutare qualcuno, ma vuole – dice l’Evangelista – "attraversare" la città (cfr. v. 1). Gesù desidera, in altre parole, avvicinarsi alla vita di ciascuno, percorrere il nostro cammino fino in fondo, perché la sua vita e la nostra vita si incontrino davvero.

Avviene così l’incontro più sorprendente, quello con Zaccheo, il capo dei "pubblicani", cioè degli esattori delle tasse. Dunque Zaccheo era un ricco collaboratore degli odiati occupanti romani; era uno sfruttatore del suo popolo, uno che, per la sua cattiva fama, non poteva nemmeno avvicinarsi al Maestro. Ma l’incontro con Gesù gli cambia la vita, come è stato e ogni giorno può essere per ciascuno di noi. Zaccheo, però, ha dovuto affrontare "alcuni ostacoli" per incontrare Gesù. Non è stato facile, per lui, ha dovuto affrontare alcuni ostacoli, "almeno tre", che possono dire qualcosa anche a noi.

"Il primo" è la "bassa statura": Zaccheo non riusciva a vedere il Maestro perché era piccolo. Anche oggi possiamo correre il rischio di stare a distanza da Gesù perché non ci sentiamo all’altezza, perché abbiamo una bassa considerazione di noi stessi. Questa è una grande tentazione, che non riguarda solo l’autostima, ma tocca anche la fede. Perché la fede ci dice che noi siamo «figli di Dio, e lo siamo realmente» (1 Gv 3,1): siamo stati creati a sua immagine; Gesù ha fatto sua la nostra umanità e il suo cuore non si staccherà mai da noi; lo Spirito Santo desidera abitare in noi; siamo chiamati alla gioia eterna con Dio! Questa è la nostra "statura", questa è la nostra identità spirituale: siamo i figli amati di Dio, sempre. Capite allora che non accettarsi, vivere scontenti e pensare in negativo significa non riconoscere la nostra identità più vera: è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare il suo sguardo su di me, è voler spegnere il sogno che Egli nutre per me. Dio ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. Per Gesù – ce lo mostra il Vangelo – nessuno è inferiore e distante, nessuno insignificante, ma tutti siamo prediletti e importanti: "tu" sei importante! E Dio conta su di te per quello che sei, non per ciò che hai: ai suoi occhi non vale proprio nulla il vestito che porti o il cellulare che usi; non gli importa se sei alla moda, gli importi "tu", così come sei. Ai suoi occhi vali e il tuo valore è inestimabile.

Quando nella vita ci capita di puntare in basso anziché in alto, può aiutarci questa grande verità: Dio è fedele nell’amarci, persino ostinato. Ci aiuterà pensare che ci ama più di quanto noi amiamo noi stessi, che crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi, che "fa sempre il tifo" per noi come il più irriducibile dei tifosi. Sempre ci attende con speranza, anche quando ci rinchiudiamo nelle nostre tristezze, rimuginando continuamente sui torti ricevuti e sul passato. Ma affezionarci alla tristezza non è degno della nostra statura spirituale! È anzi un "virus" che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, di ricominciare. Dio, invece, è ostinatamente speranzoso: crede sempre che possiamo rialzarci e non si rassegna a vederci spenti e senza gioia. È triste vedere un giovane senza gioia. Perché siamo sempre i suoi figli amati. Ricordiamoci di questo all’inizio di ogni giornata. Ci farà bene ogni mattina dirlo nella preghiera: "Signore, ti ringrazio perché mi ami; sono sicuro che tu mi ami; fammi innamorare della mia vita". Non dei miei difetti, che vanno corretti, ma della vita, che è un grande dono: è il tempo per amare ed essere amati.

Zaccheo aveva un "secondo" ostacolo sulla via dell’incontro con Gesù: la "vergogna paralizzante". Su questo abbiamo detto qualcosa ieri sera. Possiamo immaginare che cosa sia successo nel cuore di Zaccheo prima di salire su quel sicomoro, ci sarà stata una bella lotta: da una parte una curiosità buona, quella di conoscere Gesù; dall’altra il rischio di una tremenda figuraccia. Zaccheo era un personaggio pubblico; sapeva che, provando a salire sull’albero, sarebbe diventato ridicolo agli occhi di tutti, lui, un capo, un uomo di potere, ma tanto odiato. Ma ha superato la vergogna, perché l’attrattiva di Gesù era più forte. Avrete sperimentato che cosa succede quando una persona diventa tanto attraente da innamorarsene: allora può capitare di fare volentieri cose che non si sarebbero mai fatte. Qualcosa di simile accadde nel cuore di Zaccheo, quando sentì che Gesù era talmente importante che avrebbe fatto qualunque cosa per Lui, perché Lui era l’unico che poteva tirarlo fuori dalle sabbie mobili del peccato e della scontentezza. E così la vergogna che paralizza non ha avuto la meglio: Zaccheo – dice il Vangelo – «corse avanti»,  «salì» e poi, quando Gesù lo chiamò,  «scese in fretta» (vv. 4.6). Ha rischiato, si è messo in gioco. Questo è anche per noi il segreto della gioia: non spegnere la curiosità bella, ma mettersi in gioco, perché la vita non va chiusa in un cassetto. Davanti a Gesù non si può rimanere seduti in attesa con le braccia conserte; a Lui, che ci dona la vita, non si può rispondere con un pensiero o con un semplice "messaggino"!

Cari giovani, non vergognatevi di portargli tutto, specialmente le debolezze, le fatiche e i peccati nella Confessione: Lui saprà sorprendervi con il suo perdono e la sua pace. Non abbiate paura di dirgli "sì" con tutto lo slancio del cuore, di rispondergli generosamente, di seguirlo! Non lasciatevi anestetizzare l’anima, ma puntate al traguardo dell’amore bello, che richiede anche la rinuncia, e un "no" forte al "doping" del successo ad ogni costo e alla droga del pensare solo a sé e ai propri comodi.

Dopo la bassa statura, dopo vergogna paralizzante, c’è un "terzo" ostacolo che Zaccheo ha dovuto affrontare, non più dentro di sé, ma attorno a sé. È la "folla mormorante", che prima lo ha bloccato e poi lo ha criticato: Gesù non doveva entrare in casa sua, in casa di un peccatore! Quanto è difficile accogliere davvero Gesù, quanto è duro accettare un «Dio, ricco di misericordia» (Ef 2,4). Potranno ostacolarvi, cercando di farvi credere che Dio è distante, rigido e poco sensibile, buono con i buoni e cattivo con i cattivi. Invece il nostro Padre «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni» (Mt 5,45) e ci invita al coraggio vero: essere "più forti del male" amando tutti, persino i nemici. Potranno ridere di voi, perché credete nella forza mite e umile della misericordia. Non abbiate timore, ma pensate alle parole di questi giorni: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Potranno giudicarvi dei sognatori, perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio tra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana, che qui così bene rappresentate!

La folla, quel giorno, ha giudicato Zaccheo, lo ha guardato dall’alto in basso; Gesù, invece, ha fatto il contrario: ha alzato lo sguardo verso di lui (v. 5). Lo sguardo di Gesù va oltre i difetti e vede la persona; non si ferma al male del passato, ma intravede il bene nel futuro; non si rassegna di fronte alle chiusure, ma ricerca la via dell’unità e della comunione; in mezzo a tutti, non si ferma alle apparenze, ma guarda al cuore. Gesù guarda il nostro cuore, il tuo cuore, il mio cuore. Con questo sguardo di Gesù, voi potete far crescere un’altra umanità, senza aspettare che vi dicano "bravi", ma cercando il bene per sé stesso, contenti di conservare il cuore pulito e di lottare pacificamente per l’onestà e la giustizia. Non fermatevi alla superficie delle cose e diffidate delle liturgie mondane dell’apparire, dal "maquillage" dell’anima per sembrare migliori. Invece, installate bene la connessione più stabile, quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi. E quella gioia che gratuitamente avete ricevuto da Dio, per favore, gratuitamente donatela (cfr Mt 10,8), perché tanti la attendono! E la attendono da voi.

Ascoltiamo, infine, le parole di Gesù a Zaccheo, che sembrano dette apposta per noi oggi, per ognuno di noi: «Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (v. 5). "Scendi subito, perché oggi devo fermarmi con te. Aprimi la porta del tuo cuore". Gesù ti rivolge lo stesso invito: "Oggi devo fermarmi a casa tua". La "GMG", potremmo dire, "comincia oggi e continua domani, a casa", perché è lì che Gesù vuole incontrarti d’ora in poi. Il Signore non vuole restare soltanto in questa bella città o nei ricordi cari, ma desidera venire a casa tua, abitare la tua vita di ogni giorno: lo studio e i primi anni di lavoro, le amicizie e gli affetti, i progetti e i sogni. Quanto gli piace che nella preghiera tutto questo sia portato a Lui! Quanto spera che tra tutti i contatti e le "chat" di ogni giorno ci sia al primo posto il filo d’oro della preghiera! Quanto desidera che la sua Parola parli ad ogni tua giornata, che il suo Vangelo diventi tuo, e che sia il tuo "navigatore" sulle strade della vita!

Mentre ti chiede di venire a casa tua, Gesù, come ha fatto con Zaccheo, "ti chiama per nome". Tutti noi, Gesù chiama per nome. Il tuo nome è prezioso per Lui. Il nome di Zaccheo evocava, nella lingua del tempo, il "ricordo di Dio". Fidatevi del ricordo di Dio: la sua memoria non è un "disco rigido" che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male. Proviamo anche noi, ora, a imitare la memoria fedele di Dio e a custodire il bene che abbiamo ricevuto in questi giorni. In silenzio facciamo memoria di questo incontro, custodiamo il ricordo della presenza di Dio e della sua Parola, ravviviamo in noi la voce di Gesù che ci chiama per nome. Così preghiamo in silenzio, facendo memoria, ringraziando il Signore che qui ci ha voluti e incontrati.

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TOP    "ANGELUS"

PAROLE DEL SANTO PADRE

Campus Misericordiae - Cracovia
Domenica, 31 luglio 2016

Cari Fratelli e Sorelle,

al termine di questa Celebrazione, desidero unirmi a tutti voi nel rendere grazie a Dio, Padre di infinita misericordia, perché ci ha concesso di vivere questa Giornata Mondiale della Gioventù. Ringrazio il Cardinale Dziwisz e il Cardinale Ryłko – instancabili lavoratori per questa giornata – e anche per le preghiere che hanno fatto e con le quali hanno preparato questo evento; e ringrazio tu,tti coloro che hanno collaborato per la sua buona riuscita. Un immenso "grazie" va a voi, cari giovani! Avete riempito Cracovia con l’entusiasmo contagioso della vostra fede. San Giovanni Paolo II ha gioito dal Cielo, e vi aiuterà a portare dappertutto la gioia del Vangelo.

In questi giorni abbiamo sperimentato la bellezza della fraternità universale in Cristo, centro e speranza della nostra vita. Abbiamo ascoltato la sua voce, la voce del Buon Pastore, vivo in mezzo a noi. Egli ha parlato al cuore di ciascuno di voi: vi ha rinnovati con il suo amore, vi ha fatto sentire la luce del suo perdono, la forza della sua grazia. Vi ha fatto sperimentare la realtà della preghiera. È stata una "ossigenazione" spirituale perché possiate vivere e camminare nella misericordia una volta ritornati ai vostri Paesi e alle vostre comunità.

Qui accanto all’altare c’è l’immagine della Vergine Maria venerata da San Giovanni Paolo II nel Santuario di Calvaria. Lei, la nostra Madre, ci insegna in che modo l’esperienza vissuta qui in Polonia può essere feconda; ci dice di fare come lei: non disperdere il dono ricevuto, ma custodirlo nel cuore, perché germogli e porti frutto, con l’azione dello Spirito Santo. In questo modo ognuno di voi, con i suoi limiti e le sue fragilità, potrà essere testimone di Cristo là dove vive, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni e nei gruppi, negli ambienti di studio, di lavoro, di servizio, di svago, dovunque la Provvidenza vi guiderà nel vostro cammino.

La Provvidenza di Dio sempre ci precede. Pensate che ha già deciso quale sarà la prossima tappa di questo grande pellegrinaggio iniziato nel 1985 da San Giovanni Paolo II! E perciò vi annuncio con gioia che la prossima Giornata Mondiale della Gioventù – dopo le due a livello diocesano – sarà nel 2019 a Panamá!

Invito i vescovi del Panamá ad avvicinarsi, per dare con me la benedizione.

Con l’intercessione di Maria, invochiamo lo Spirito Santo perché illumini e sostenga il cammino dei giovani nella Chiesa e nel mondo, perché siate discepoli e testimoni della Misericordia di Dio.

Recitiamo ora insieme la preghiera dell’ "Angelus"...

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TOP    SALUTO FINALE DEL SANTO PADRE,
DALLA FINESTRA DELL’ARCIVESCOVADO

Arcivescovado di Kraków
Domenica, 31 luglio 2016

Tantissime grazie per questa compagnia, per essere venuti qui a salutarmi.

Tante grazie per la calorosa accoglienza di questi giorni.

E adesso, prima di andarmene, voglio darvi la benedizione. Però vi voglio anche chiedere che non vi dimentichiate di pregare per me.

Preghiamo insieme la Vergine, ciascuno nella propria lingua.

"Ave, Maria…".

["Benedizione..."].

"Do Widzenia!".

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TOP    INCONTRO CON I VOLONTARI DELLA "GMG",
E CON IL
COMITATO ORGANIZZATORE E BENEFATTORI

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Tauron Area, Cracovia
Domenica, 31 luglio 2016

Carissimi Volontari,

prima di fare ritorno a Roma, sento il desiderio di incontrarvi e, soprattutto, di ringraziare ciascuno di voi per l’impegno, la generosità e la dedizione con cui avete accompagnato, aiutato e servito le migliaia di giovani pellegrini. Grazie anche per la vostra testimonianza di fede che, unita a quella dei tantissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo, è un grande segno di speranza per la Chiesa e per il mondo. Donandovi per amore di Cristo, voi avete sperimentato quanto è bello impegnarsi per una nobile causa. E così io ho scritto questo discorso... Non so se bello o brutto... Cinque pagine... Un po’ noioso!... Lo consegno [lo consegna al Vescovo incaricato della "GMG"].

Mi dicono che io posso parlare in qualsiasi lingua, perché tutti avete il traduttore... Sì? Sì? Parlo in spagnolo? [Sì!].

Preparare una Giornata della Gioventù è tutta un’avventura. È mettersi in un’avventura e... Arrivare: arrivare, servire, lavorare, fare e poi salutarsi! Prima di tutto, l’avventura, la generosità. Io voglio ringraziare tutti voi, volontari, benefattori, per tutto quello che avete fatto. Voglio ringraziare per le ore di preghiera che avete fatto. Perché io so che questa Giornata è stata messa insieme con tanto lavoro, ma anche con tanta preghiera. Grazie ai volontari che hanno dedicato tempo alla preghiera perché potessimo portarla avanti.

Grazie ai sacerdoti, ai sacerdoti che vi hanno accompagnato. Grazie alle religiose che vi hanno accompagnato, ai consacrati. E grazie a voi, che vi siete messi in questa avventura, con la speranza di riuscire ad arrivare alla fine.

Il vescovo, quando ha fatto la presentazione, vi ho detto – non so se capirete questa parola – "un piropo" [un complimento adulatorio...]. Avete capito? Vi ha fatto un complimento: "Voi siete la speranza del futuro". Ed è vero. Però a due condizioni. Volete essere speranza per il futuro o no? [Sì!]. Sicuri? [Sì!]. Allora a due condizioni!... No, non bisogna pagare il biglietto d’ingresso, no,  no. La prima condizione è "avere memoria". Chiedermi da dove vengo: memoria della mia gente, memoria della mia famiglia, memoria di tutta la mia storia. La testimonianza della seconda volontaria era piena di memoria, piena di memoria! Memoria di un cammino compiuto, memoria di quello che ho ricevuto dagli adulti. Un giovane senza memoria non può essere speranza per il futuro! È chiaro? [Sì!].

"Padre, e come faccio per avere memoria?". Parla con i tuoi genitori, parla con gli adulti. Soprattutto parla con i nonni. È chiaro? In modo tale che, se voi volete essere speranza del futuro, dovete ricevere la "fiaccola da tuo nonno e da tua nonna".

Mi promettete che per preparare Panama parlerete di più con i nonni? [Sì!]. E se i nonni sono già andati in cielo, parlerete con gli anziani [Sì!]. E chiederete a loro? Chiederete a loro? [Sì!]. Chiedete a loro. Sono la saggezza di un popolo.

Quindi, per essere speranza, la prima condizione è avere memoria.  "Voi siete la speranza del futuro", vi ha detto il vescovo.

Seconda condizione. Se per il futuro sono speranza e del passato ho memoria, mi rimane il presente. Cosa devo fare nel presente? "Avere coraggio". Avere coraggio! Essere coraggioso, essere coraggioso, non spaventarsi. Abbiamo ascoltato la testimonianza, l’addio, la testimonianza-addio di questo nostro compagno che è stato vinto dal cancro. Voleva essere qui e non c’è arrivato, ma ha avuto coraggio: coraggio di affrontare e coraggio di continuare a lottare anche nella peggiore delle condizioni. Questo giovane oggi non è qui, ma quel giovane ha seminato speranza per il futuro. Dunque, per il presente: coraggio. Per il presente? [Coraggio!]. Audacia, coraggio. È chiaro?

Quindi, se avete... Quale era la prima cosa? [Memoria!] ... E se avete... [Rispondono: "Coraggio!"]. ... Sarete la speranza... [del futuro!]. È tutto chiaro? [Sì!]. Bene.

Io non so se ci sarò a Panama, ma vi posso assicurare una cosa: che Pietro ci sarà a Panama. E Pietro vi chiederà se avete parlato con i nonni, se avete parlato con gli anziani per avere memoria; se avete avuto coraggio e audacia per affrontare le situazioni e avete seminato per il futuro. E a Pietro darete la risposta. È chiaro? [Sì!].

Che Dio vi benedica tanto! Grazie. Grazie per tutto!

E adesso, tutti insieme, ciascuno nella sua lingua, preghiamo la Vergine.

"Ave, Maria…".

E vi chiedo di pregare per me. Non dimenticatevi. E vi do la benedizione.

["Benedizione..."].

Ah, mi stavo dimenticando... Com’era?... [Memoria, coraggio, futuro!].

DISCORSO PREPARATO DAL SANTO PADRE

Carissimi Volontari,

prima di fare ritorno a Roma, sento il desiderio di incontrarvi e, soprattutto, di ringraziare ciascuno di voi per l’impegno, la generosità e la dedizione con cui avete accompagnato, aiutato e servito le migliaia di giovani pellegrini. Grazie anche per la vostra testimonianza di fede che, unita a quella dei tantissimi giovani provenienti da ogni parte del mondo, è un grande segno di speranza per la Chiesa e per il mondo. Donandovi per amore di Cristo, voi avete sperimentato quanto è bello impegnarsi per una nobile causa, e quanto è gratificante fare, in compagnia di tanti amici e amiche, un percorso anche faticoso, ma che ricambia la fatica con la gioia e la dedizione con nuova ricchezza di conoscenza e di apertura a Gesù, al prossimo, a scelte di vita importanti.

Come espressione della mia gratitudine vorrei condividere con voi un dono che ci viene offerto dalla Vergine Maria, la quale oggi è venuta a visitarci nella miracolosa immagine di Kalwaria Zebrzydowska, tanto cara al cuore di San Giovanni Paolo II. In effetti, proprio nel mistero evangelico della Visitazione (cfr. Lc 1,39-45) possiamo trovare un’icona del volontariato cristiano. Da qui prendo tre atteggiamenti di Maria" e ve li lascio, perché vi aiutino a leggere l’esperienza di questi giorni e ad andare avanti nel cammino del servizio. Questi atteggiamenti sono l’"ascolto", la "decisione" e l’"azione".

Primo: l’"ascolto". Maria si mette in viaggio "a partire da una parola" dell’angelo: «Elisabetta tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito anch’essa un figlio...» (Lc 1,36). Maria sa ascoltare Dio: non si tratta di un semplice udire, ma di ascolto, fatto di attenzione, di accoglienza, di disponibilità. E pensiamo a quante volte noi ci mettiamo in modo distratto di fronte al Signore o agli altri, e non ascoltiamo veramente. Maria "ascolta anche i fatti", gli eventi della vita, è attenta alla realtà concreta e non si ferma alla superficie, ma cerca di coglierne il significato. Maria ha saputo che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un figlio; e lì vede la mano di Dio, il segno della sua misericordia. Questo succede anche nella nostra vita: il Signore è alla porta e bussa in molti modi, pone dei segni sul nostro cammino e ci chiama a leggerli con la luce del Vangelo.

Il secondo atteggiamento di Maria è la "decisione". Maria ascolta, riflette, ma sa fare anche un passo in avanti: decide. È stato così nella scelta fondamentale della sua esistenza: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). È così anche alle nozze di Cana, quando Maria si accorge del problema e "decide" di rivolgersi a Gesù perché intervenga: «Non hanno più vino» (Gv 2,3). Nella vita spesso è difficile prendere decisioni, sicché tendiamo a rimandarle, magari a lasciare che altri decidano al nostro posto; oppure preferiamo lasciarci trascinare dagli eventi, seguire la "tendenza" del momento; a volte comprendiamo quello che dovremmo fare, ma non ne abbiamo il coraggio, perché ci sembra troppo difficile andare controcorrente... Maria non teme di andare controcorrente: con il cuore saldo nell’ascolto, decide, assumendosi tutti i rischi, ma non da sola, insieme con Dio!

E infine l’"azione". Maria si mise in viaggio e «andò in fretta...» (Lc 1,39). Nonostante le difficoltà e le critiche che avrà ricevuto, non indugia, non esita, ma va, e va "in fretta", perché in lei c’è la forza della Parola di Dio. E il suo agire è pieno di carità, pieno d’amore: questa è l’impronta di Dio. Maria va da Elisabetta non per sentirsi dire che è brava, ma per aiutarla, per rendersi utile, per servire. E in questo uscire dalla sua casa, da sé stessa, per amore, porta quanto ha più di prezioso: Gesù, il Figlio di Dio, il Signore. Elisabetta lo coglie immediatamente: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43); lo Spirito Santo suscita in lei risonanze di fede e di gioia: «Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44).

Anche nel volontariato ogni servizio è importante, anche il più semplice. E il suo senso ultimo è "l’apertura alla presenza di Gesù"; è l’esperienza dell’amore che viene dall’alto che "mette in cammino e riempie di gioia". Il volontario delle Giornate Mondiali della Gioventù non è solo un "operatore", è sempre "un evangelizzatore", perché la Chiesa esiste e opera per evangelizzare.

Maria, terminato il suo servizio a Elisabetta, tornò a casa sua, a Nazareth. Con delicatezza e semplicità, come è venuta se ne va. Anche voi, carissimi, non vedrete tutti i frutti del lavoro compiuto qui a Cracovia, o durante i "gemellaggi". Li scopriranno nella loro vita e ne gioiranno le vostre sorelle e i vostri fratelli che avete servito. È la gratuità dell’amore! Ma Dio conosce la vostra dedizione, il vostro impegno e la vostra generosità. Egli – siatene certi – non mancherà di ricompensarvi per quanto avete fatto per questa Chiesa dei giovani, che si è radunata in questi giorni a Cracovia con il Successore di Pietro. Vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia (cfr. At 20,32); vi affido alla nostra Madre, modello di volontariato cristiano; e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.

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