VIAGGIO APOSTOLICO
DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN SRI LANKA E FILIPPINE

(12-19 GENNAIO 2015)

Galleria Fotografica ("L'Osservatore Romano")

CONFERENZA STAMPA DEL SANTO PADRE FRANCESCO,
DURANTE IL VOLO DI RITORNO

Dal 12 al 15 Gennaio 2015: Viaggio Apostolico di Papa Francesco in Sri Lanka...

Il Papa spiega il valore della vita umana, alla luce dello sguardo di fede! Il dialogo di Papa Francesco con i giornalisti, nel volo di ritorno in Italia... In ascolto di Francesco, che ricorda le tappa del suo lungo Viaggio Apostolico!

Dal 16 al 19 Gennaio 2015: Viaggio Apostolico di Papa Francesco nelle Filippine...

L'arrivo di Papa Francesco, all'Aereoporto Internazionale di Colombo!

Il saluto di Francesco ai giornalisti, durante il volo verso lo Sri Lanka...

Il Papa risponde alle domande dei giornalisti, sull'aereo per Manila!

Conferenza stampa di Papa Francesco, nel volo di ritorno dalle Filippine!

Il Papa spiega le ragioni del suo Viaggio, raggiungendo il cuore di chi lo ascolta!

L'intervista a Papa Francesco, durante il Viaggio verso le Filippine...

L'arrivo di Francesco all'Aereoporto di Manila, nelle Filippine!

RITAGLI     INCONTRO DEL SANTO PADRE FRANCESCO     DOCUMENTI
CON I GIORNALISTI,
DURANTE IL VOLO VERSO MANILA (FILIPPINE)

Volo Papale
Giovedì, 15 gennaio 2015

(Padre Lombardi)

Anche in questo viaggio intermedio, come vede, siamo tutti pronti in ascolto delle sue parole. E complimenti per la prima parte del viaggio che è stata compiuta così brillantemente. Adesso noi le faremo un certo numero di domande, come al solito. Lei, quando è stanco e vuole finire ce lo dice e se ne va tranquillamente... È già stanco adesso?... Comunque per iniziare, siccome so che c’è una cosa che Le sta molto a cuore e che Lei desidera dirci su questo viaggio ed è il significato di questa canonizzazione di San Giuseppe Vaz, allora La prego di dircelo subito fin dall’inizio, in modo tale che poi abbiamo acquisito questo suo messaggio importante. Poi passiamo alle domande. Abbiamo diverse persone che sono già iscritte. Ecco qua.

(Papa Francesco)

Prima di tutto buon giorno, e anche un dubbio per Carolina: è vero, mi è arrivata l’immagine della Madonna del Lujan, grazie tante. Queste canonizzazioni sono state fatte con la metodologia – è prevista nel diritto della Chiesa – che si chiama canonizzazione equipollente. Si usa quando da tanto tempo un uomo o una donna è beato, beata, e ha la venerazione del popolo di Dio, di fatto è venerato come santo, e non si fa il processo del miracolo. Ci sono persone che sono così da secoli. Il processo di Angela da Foligno è stato fatto così, lei è stata la prima. Poi io ho scelto di fare così per persone che sono state grandi evangelizzatori ed evangelizzatrici. Per primo Pietro Favre, che è stato un evangelizzatore dell’Europa: è morto si può dire per la strada, mentre viaggiava evangelizzando a quarant’anni. E poi gli altri, gli evangelizzatori del Canada, Francesco de Laval e Maria dell’Incarnazione: questi due sono stati praticamente i fondatori della Chiesa nel Canada, lui come vescovo e lei come suora, con tutto l’apostolato che facevano lì. Poi l’altro è Giuseppe de Anchieta, del Brasile, il fondatore di San Paolo, che da tempo era beato, ed ora è santo. Giuseppe Vaz, qui, come evangelizzatore dello Sri Lanka. E adesso, a settembre, "Deo mediante", farò la canonizzazione di Junipero Serra, negli Stati Uniti, perché è stato l’evangelizzatore dell’ovest degli Stati Uniti. Sono figure che hanno fatto una forte evangelizzazione e sono in sintonia con la spiritualità e la teologia della "Evangelii gaudium". E per questo ho scelto queste figure. Era questo.

(Padre Lombardi)

Grazie. E allora adesso passiamo alle domande per cui si sono iscritti i nostri colleghi. Il primo è Jerry O’Connell di "America Magazine", che Lei conosce bene. A lui la parola.

(Jerry O’Connell)

Prima di tutto, Santo Padre, concordo con padre Lombardi, complimenti per la buona riuscita della visita in Sri Lanka. Io faccio una domanda per il gruppo inglese. Abbiamo concordato di fare una domanda ponte, che colleghi la visita in Sri Lanka e quella nelle Filippine. Abbiamo visto in Sri Lanka la bellezza della natura, ma anche la vulnerabilità di quell’isola: dai cambiamenti climatici al mare etc. Stiamo andando nelle Filippine e Lei visiterà la zona già colpita. Sta già studiando da un anno e più la questione dell’ecologia e della cura della creazione. La mia domanda, quindi, prevede tre aspetti. Primo: il cambiamento climatico è maggiormente dovuto all’opera dell’uomo, alla sua mancanza di cura della natura? Secondo: la Sua Enciclica, quando uscirà? Terzo: Lei insiste, come abbiamo visto in Sri

Lanka, molto sulla cooperazione fra religioni, Lei intende invitare le altre religioni a riunirsi per affrontare questo problema? Grazie.

(Papa Francesco)

La prima domanda. Lei ha detto una parola che mi evita una precisazione: "maggiormente". Io non so se del tutto, ma maggiormente, in larga parte è l’uomo che prende a schiaffi la natura, continuamente. Noi ci siamo un po’ impadroniti della natura, della sorella terra, della madre terra. Mi ricordo, voi avete già sentito questo, quello che un vecchio contadino una volta mi ha detto: "Dio perdona sempre, noi – gli uomini – perdoniamo alcune volte, la natura non perdona mai". Se tu la prendi a schiaffi, lei lo fa a sua volta. Credo che noi abbiamo sfruttato troppo la natura; le deforestazioni, per esempio. Io ricordo ad Aparecida: in quel tempo non capivo bene questo problema, quando sentivo i vescovi brasiliani parlare di deforestazione dell’Amazzonia non riuscivo a capire bene. L’Amazzonia è un polmone del mondo. Poi, cinque anni fa, con una commissione dei diritti umani ho fatto un ricorso alla Suprema Corte di Argentina per fermare nel nord del Paese, nella zona de Nordesalta, Tartagal, per fermare almeno temporaneamente una deforestazione terribile. Questo è un aspetto. Un altro sono le "monocoltivazioni". I contadini, ad esempio, sanno che se tu coltivi il granoturco per tre anni, poi devi fermarti e fare un’altra coltivazione per "uno-due" anni, per "nitrogenizzare" la terra, perché la terra cresca. Per esempio da noi si coltiva solo soia e si fa soia finché la terra non si esaurisce. Non tutti fanno questo, ma è un esempio, come ce ne sono tanti altri. Credo che l’uomo è andato troppo oltre. Grazie a Dio oggi ci sono voci, ci sono tanti, tanti che parlano di questo; in questo momento vorrei ricordare il mio amato fratello Bartolomeo, che da anni, da anni predica su questo tema. E io ho letto tante cose sue per preparare questa Enciclica. Posso tornare su questo ma non voglio essere lungo. Guardini – dico soltanto questo – ha una parola che spiega abbastanza. Lui dice: la seconda maniera di incultura, è quella cattiva. La prima è l’incultura che riceviamo con la creazione per farla cultura, ma quando tu ti impadronisci troppo e vai oltre, questa cultura va contro di te, pensiamo a Hiroshima. Si crea una incultura, che è la seconda.

L’Enciclica: la prima bozza l’ha fatta il cardinale Turkson con la sua équipe. Poi io con l’aiuto di alcuni ho preso questa e ci ho lavorato. Poi con alcuni teologi ho fatto una terza bozza e ho inviato una copia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Seconda Sezione della Segreteria di Stato e al Teologo della Casa Pontificia, perché studiassero bene che io non dicessi "stupidaggini". Tre settimane fa ho ricevuto le risposte, alcune grosse così, ma tutte costruttive. E adesso mi prenderò una settimana di marzo, intera, per finirla. Credo che alla fine di marzo sarà finita e andrà alle traduzioni. Penso che se il lavoro di traduzione va bene – Mons. Becciu mi sta ascoltando: lui deve aiutare per questo – , se va bene a giugno/luglio potrà uscire. L’importante è che ci sia un po’ di tempo tra l’uscita dell’Enciclica e l’incontro a Parigi, perché sia un apporto. L’incontro in Perù non è stato un granché. A me ha deluso la mancanza di coraggio: si sono fermati a un certo punto. Speriamo che a Parigi siano più coraggiosi i rappresentanti per andare avanti in questo.

Per la terza domanda, credo che il dialogo tra le religioni è importante su questo punto. Le altre religioni hanno una buona visione. Anche su questo punto c’è un accordo per avere una stessa visione. Non ancora nell’Enciclica. Di fatto ho parlato con alcuni di altre religioni sul tema e so che anche il Cardinale Turkson lo ha fatto e almeno due teologi lo hanno fatto, questa è stata la strada. Non sarà una dichiarazione in comune. Gli incontri arriveranno dopo.

(Padre Lombardi)

Grazie, Santo Padre. E allora adesso diamo la parola a Pia del gruppo delle Filippine.

(Pia)

Santo Padre, le Filippine sono molto, molto felici di darLe il benvenuto tra poche ore. La mia domanda è: qual è il Suo messaggio per quelle migliaia di persone che non hanno potuto incontrarla, e non potranno incontrarla di persona, anche se avrebbero voluto? Mi spiace, non parlo italiano...

(Papa Francesco)

Per rispondere a questo, rischio di diventare troppo semplice, ma dirò una parola. Il centro, il nocciolo del messaggio saranno i poveri, i poveri che vogliono andare avanti, i poveri che hanno sofferto per il tifone Yolanda e che ancora soffrono le conseguenze; i poveri che hanno la fede, la speranza in questa commemorazione del V centenario della predicazione del Vangelo nelle Filippine; il popolo di Dio, nelle Filippine, i poveri, anche i poveri sfruttati, sfruttati da quelli che compiono tante e tante ingiustizie sociali, spirituali, esistenziali. Io penso a loro. Andando nelle Filippine penso a loro. L’altro giorno a casa nostra, a Santa Marta, il 7 Gennaio, c’è stata la festa del Natale delle Chiese Orientali, e lì ci sono tre persone di nazionalità etiope e anche alcuni filippini, che lavorano lì. E gli etiopi hanno fatto la festa: hanno invitato tutti i dipendenti, una cinquantina, a pranzo. Io sono stato con loro e guardavo i dipendenti delle Filippine, che hanno lasciato la loro patria, cercando un benessere maggiore, lasciando papà, mamma, figli, per andare... I poveri. Non so... Il nocciolo sarà questo.

(Padre Lombardi)

Juan Vicente Boo viene e fa la domanda per il gruppo spagnolo.

(Juan Vicente Boo)

Santo Padre, innanzitutto devo dire che per essere stanco ha un buon aspetto. Volevo chiederLe, farLe una domanda da parte del gruppo spagnolo, sulla storia dello Sri Lanka e la storia contemporanea. Negli anni della guerra civile, nello Sri Lanka, ci sono stati più di trecento attentati "kamikaze", attentati suicidi, fatti da uomini, da donne, da ragazzi e da ragazze. Adesso stiamo vedendo attentati suicidi di ragazzi, ragazze ed anche di bambini. Cosa pensa di questo modo di fare la guerra? Grazie.

(Papa Francesco)

Forse, quello che mi viene da dire è una mancanza di rispetto, ma mi viene. Io credo che dietro ad ogni attentato suicida ci sia uno squilibrio, uno squilibrio umano. Non so se mentale, ma umano. Qualcosa che non va in quella persona. Non ha quell’equilibrio sul senso della sua vita, della propria vita e di quella degli altri. Lotta per... sì, dà la vita, ma non la dà bene. Tanta gente, tanta gente lavora – pensiamo ai missionari, per esempio – dando la vita, ma per costruire. Qui si dà la vita autodistruggendosi e per distruggere. Questo non va, c’è qualcosa che non va. Io ho accompagnato la tesi non del dottorato, ma della licenza, di un pilota dell’"Alitalia" che l’ha fatta in Sociologia sui "kamikaze" giapponesi. Qualcosa ho sentito da lui, ma è difficile capire questo. Quando io correggevo, era più la parte metodologica. Ma non si capisce... Non è una cosa soltanto dell’Oriente. Ci sono indagini in questo momento, indagini su una proposta arrivata nella Seconda Guerra Mondiale in Italia, e proposta al fascismo in Italia. Le prove non ci sono, ma si investiga su questo. C’è qualcosa lì che è molto collegato ai sistemi dittatoriali o totalitari. Ai sistemi totalitari. È molto collegato. Il sistema totalitario uccide, se non la vita, uccide possibilità, uccide futuro, uccide tante cose. E anche la vita. E questo è così. Ma non è un problema finito. Non è soltanto orientale. È importante. Non mi viene da dire un’altra cosa.

Sull’uso dei bambini. Quello che ho detto in genere è per tutti, ma lasciandolo, prendiamo i bambini. I bambini sono usati dappertutto per tante cose: sfruttati nel lavoro, sfruttati come schiavi, sfruttati anche sessualmente. Alcuni anni fa con alcuni membri del Senato in Argentina abbiamo voluto fare una campagna negli alberghi più importanti, per dire pubblicamente che lì non si sfruttano i bambini per i turisti. Non siamo riusciti a farlo. Le resistenze nascoste ci sono. Io non so se si sfruttano o non si sfruttano, era una misura preventiva. Poi, alcune volte, quando ero in Germania cadevano nelle mani alcuni giornali e c’era la zona del turismo, e turismo in quella zona del Sud-Est Asiatico, e anche turismo erotico, e lì erano bambini. I bambini sono sfruttati, ma il lavoro schiavo dei bambini è terribile. Sono sfruttati anche per questo. Ma più non oso dire.

(Padre Lombardi)

Grazie, Santità. Adesso diamo la parola a Ignazio Ingrao per il gruppo italiano.

(Ignazio Ingrao)

Buongiorno, sono per il settimanale "Panorama" e "Il mio Papa". Santità, c’è molta preoccupazione nel mondo per la Sua incolumità. Secondo i servizi segreti americani e israeliani, il Vaticano sarebbe addirittura nel mirino dei terroristi islamici. Sui siti fondamentalisti è comparsa la bandiera dell’Islam, che sventola su San Pietro. Si teme anche per la Sua sicurezza nei viaggi all’estero. Ecco, sappiamo che Lei non vuole rinunciare al contatto diretto con la gente, ma a questo punto pensa che sia necessario modificare qualcosa nei Suoi comportamenti e nei Suoi programmi? C’è anche timore per l’incolumità dei fedeli, che partecipano alle celebrazioni, in caso di attentati. È preoccupato per questo? E più in generale, secondo Lei, qual è il miglior modo per rispondere a queste minacce degli integralisti islamici? Grazie.

(Papa Francesco)

Sempre, per me, il miglior modo di rispondere è la mitezza. Essere mite, umile – come il pane – senza fare aggressione. Io sono qui, ma c’è gente che non capisce questo. Poi, sulle preoccupazioni: a me preoccupano i fedeli, davvero, questo mi preoccupa. E su questo ho parlato con la Sicurezza vaticana: qui sul volo c’è il Dott. Giani che è l’incaricato di questo, lui è aggiornato su questo problema. Questo a me preoccupa,  preoccupa parecchio. Ho paura? Lei sa che io ho un difetto: una bella dose di incoscienza. Sono incosciente in queste cose. Alcune volte mi sono fatto la domanda: se accadesse questo a me? E ho detto al Signore: Signore, soltanto ti chiedo una grazia, che non mi faccia male. Perché non sono coraggioso davanti al dolore, sono molto molto timoroso, ma non di Dio. Ma so che si prendono le misure di sicurezza, prudenti ma sicure. Poi, vediamo.

(Padre Lombardi)

Grazie, Santità. E ci auguriamo anche noi di avere la stessa serenità, sempre. Allora, adesso ci sarebbe Christoph Schmidt per il gruppo tedesco, che si avvicina rapidamente. Direi poi a Sébastien Maillard di prepararsi. Poi chiederemo al Papa se vuole proseguire o se preferisce interrompere.

(Christoph Schmidt)

Santo Padre, buongiorno. Potrebbe raccontare della sua visita al tempio buddista, ieri, che è stata una grande sorpresa. Qual è stato il motivo di una visita così spontanea? Lei riceve un’ispirazione da questa religione? Sappiamo che i missionari cristiani sono stati convinti fino al XX Secolo che il buddhismo fosse una truffa, una religione del diavolo. Terzo, cosa potrebbe essere rilevante nel buddismo per il futuro dell’Asia?

(Papa Francesco)

Com’è stata la visita, perché sono andato? Il capo di questo tempio buddista è riuscito a farsi invitare dal governo per andare all’aeroporto e lì – è molto amico del Cardinal Ranjith – lì mi ha salutato e ha chiesto di visitare il tempio – anche a Ranjith ha detto di portarmi lì. E ne ho parlato col cardinale, ma non c’era tempo, perché quando sono arrivato ho dovuto sospendere l’incontro con i vescovi, perché non stavo bene di salute, ero stanco – quei ventinove chilometri di saluti alla gente mi hanno lasciato come uno straccio – e quindi non c’era tempo. E ieri, tornando da Madhu, c’era la possibilità; ha telefonato e siamo andati. In quel tempio ci sono reliquie dei discepoli di Buddha, di due. Per loro sono molto importanti. Queste reliquie erano in Inghilterra e loro sono riusciti a farsele ridare: bene. E così lui è venuto a trovarmi in aeroporto e io sono andato a trovarlo a casa sua. Primo.

Secondo. Ieri, a Madhu, ho visto una cosa che mai avrei pensato: non erano tutti cattolici, neppure la maggioranza! C’erano buddisti, islamici, induisti, e tutti vanno lì a pregare; vanno e dicono che ricevono grazie! C’è nel popolo – e il popolo mai sbaglia – c’è lì il senso del popolo, c’è qualcosa che li unisce. E se loro sono così tanto naturalmente uniti da andare insieme a pregare in un tempio – che è cristiano ma non è solo cristiano, perché tutti lo vogliono – perché io non dovrei andare al tempio buddista a salutarli? Questa testimonianza di ieri a Madhu è molto importante. Ci fa capire il senso della interreligiosità che si vive nello Sri Lanka: c’è rispetto fra loro. Ci sono gruppetti fondamentalisti, ma non sono col popolo: sono élite ideologiche, ma non sono col popolo.

Poi, l’idea che andassero all’inferno. Ma anche i protestanti... Quando ero bambino – in quel tempo, settanta anni fa – tutti i protestanti andavano all’inferno, tutti. Così ci dicevano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo. L’ho raccontata l’altro giorno ai dirigenti dell’Esercito della Salvezza. Io avevo quattro o cinque anni – ma lo ricordo, lo vedo ancora – e andavo per la strada con mia nonna, mi teneva per mano. Sull’altro marciapiede venivano due donne dell’Esercito della Salvezza con quel cappello che portavano prima, col fiocco, una cosa del genere, adesso non lo indossano più. Io ho chiesto a mia nonna: "Dimmi nonna, quelle sono suore?". E lei m’ha detto questo: "No, sono protestanti, ma sono buone". La prima volta che io ho sentito parlare bene di una persona di altra religione, di un protestante. In quel tempo, nella catechesi, ci dicevano che tutti andavano all’inferno. Ma credo che la Chiesa sia cresciuta tanto nella coscienza del rispetto – come ho detto loro nell’Incontro interreligioso, a Colombo – , nei valori. Quando leggiamo quello che ci dice il Concilio Vaticano II sui valori nelle altre religioni – il rispetto – è cresciuta tanto la Chiesa in questo. E sì, ci sono tempi oscuri nella storia della Chiesa, dobbiamo dirlo, senza vergogna, perché anche noi siamo in una strada di conversione continua: dal peccato alla grazia sempre. E questa interreligiosità come fratelli, rispettandosi sempre, è una grazia. Non so se c’era qualcosa di più che ho dimenticato... È tutto? "Vielen danke!".

(Padre Lombardi)

Sébastien Maillard per il gruppo francese.

(Sébastien Maillard)

Santo Padre, ieri mattina durante la Messa ha parlato della libertà religiosa come diritto umano fondamentale. Ma nel rispetto delle diverse religioni fino a che punto si può arrivare nella libertà di espressione, che anche quella è un diritto umano fondamentale? Grazie.

(Papa Francesco)

Grazie della domanda, è intelligente. Credo che tutte e due siano diritti umani fondamentali: la libertà religiosa e la libertà di espressione. Non si può... Pensiamo... Lei è francese, andiamo a Parigi! Parliamo chiaro. Non si può nascondere una verità, che ognuno ha il diritto di praticare la propria religione, senza offendere, liberamente. Così facciamo, vogliamo fare tutti. Secondo, non si può offendere, fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. A noi quello che succede adesso ci fa un po’... Ci stupisce. Ma sempre pensiamo alla nostra storia: quante guerre di religione abbiamo avuto! Lei pensi alla "notte di San Bartolomeo"... Come si capisce questo? Anche noi siamo stati peccatori su questo. Ma non si può uccidere in nome di Dio. Questa è una aberrazione. Uccidere in nome di Dio è un’aberrazione. Credo che questo sia la cosa principale sulla libertà di religione: si deve fare con libertà, senza offendere, ma senza imporre ed uccidere.

La libertà di espressione. Ognuno non solo ha la libertà, il diritto, ha anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. L’obbligo. Pensiamo ad un deputato, ad un senatore: se non dice quello che pensa che sia la vera strada, non collabora al bene comune. E non solo questi, tanti altri. Abbiamo l’obbligo di dire apertamente, avere questa libertà, ma senza offendere. Perché è vero che non si può reagire violentemente, ma se il Dott. Gasbarri, grande amico, mi dice una parolaccia contro la mia mamma, gli arriva un pugno! È normale! È normale. Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro la fede. Papa Benedetto in un discorso – non ricordo bene dove – aveva parlato di questa mentalità post-positivista, della metafisica post-positivista, che portava alla fine a credere che le religioni o le espressioni religiose sono una sorta di sottocultura, che sono tollerate, ma sono poca cosa, non fanno parte della cultura illuminata. E questa è un’eredità dell’illuminismo. Tanta gente che sparla delle religioni, le prende in giro, diciamo "giocattolizza" la religione degli altri, questi provocano, e può accadere quello che accade se il Dott. Gasbarri dice qualcosa contro la mia mamma. C’è un limite. Ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana. E io non posso prenderla in giro. E questo è un limite. Ho preso questo esempio del limite, per dire che nella libertà di espressione ci sono limiti come quello della mia mamma. Non so se sono riuscito a rispondere alla domanda. Grazie.

(Padre Lombardi)

Grazie, Santità, adesso è già più di mezz’ora che siamo qui e abbiamo fatto un primo giro di tutti i gruppi. Lei ci ha anche detto che era un po’ stanco. Le diamo libertà. Vuole ancora continuare? Ci dica Lei veramente, però, quando vuole terminare. Adesso avevamo in lista Joshua McElwee del "National Catholic Report".

(Joshua McElwee)

Santo Padre, grazie ancora per il tempo. Lei ha parlato tante volte contro l’estremismo religioso, ha qualche idea concreta di come coinvolgere altri "leader religiosi" per combattere questo problema? Magari un incontro ad Assisi, come hanno avuto Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI?

(Papa Francesco)

Grazie. Anche questa proposta è stata fatta. Io so che alcuni lavorano su questo. Ho parlato col Cardinale Tauran, che è nel Dialogo interreligioso, e lui ha sentito questo. So che il desiderio non è venuto solo da noi, è venuto anche più dagli altri, è uscita dalle altre religioni ed è nell’aria. Non so se ci sia qualcosa in via di organizzazione, ma c’è il desiderio nell’aria. Grazie.

(Padre Lombardi)

Allora, un’ultima domanda di nuovo del gruppo filippino. Abbiamo Lynda Jumilla Abalos, che ci chiede ancora qualcosa e poi dopo lasciamo il Papa libero.

(Lynda Jumilla Abalos)

Buongiorno Santo Padre, mi dispiace perché il mio italiano non è molto buono. Santità, Lei ha chiamato alla verità, alla riconciliazione in Sri Lanka. Vorrei chiedere se si appoggerà alla Commissione per la verità in Sri Lanka e in altri Paesi per i conflitti interni...

(Papa Francesco)

Io non conosco bene come siano queste Commissioni. Ho conosciuto come era quella dell’Argentina, a suo tempo, dopo la dittatura militare, e quella l’ho appoggiata, perché era su una buona strada. Concretamente non posso dire di queste, perché non le conosco nel concreto. Sì, appoggio tutti gli sforzi per trovare la verità e anche sforzi equilibrati, non come vendetta,  equilibrati, per aiutare a mettersi d’accordo. E ho sentito una cosa dal presidente dello Sri Lanka – non vorrei che questo fosse interpretato come un commento politico – ripeto quello che ho sentito e con il quale io sono d’accordo. Lui mi ha detto questo: lui vuole andare avanti nel lavoro di "pace" – prima parola – di "riconciliazione", prima di tutto. Poi è andato avanti con un’altra parola, ha detto: perché si deve creare l’"armonia" nel popolo. L’armonia è più della pace e della riconciliazione. È di più. È più bella ancora. È anche musicale, l’armonia. E poi è andato avanti con un’altra parola, perché questa armonia ci darà la "felicità" e la "gioia". Pace, riconciliazione, armonia, felicità e gioia. Io sono rimasto stupito e ho detto: "Mi piace sentire questo, ma non è facile". Quinta parola: sì, dovremo arrivare al "cuore" del popolo. E quest’ultima parola tanto profonda mi fa pensare, per rispondere alla sua domanda: soltanto arrivando al cuore del popolo, che sa cos’è la sofferenza, che sa cosa sono le ingiustizie, che ha sofferto tante cose nelle guerre e anche nelle dittature, tante cose!... Soltanto arrivando lì – anche il popolo sa di perdono – possiamo trovare strade giuste, senza compromessi, giuste, per andare avanti in questo che Lei dice. Le Commissioni di indagine sulla verità sono uno degli elementi che possono aiutare, almeno penso a quelle dell’Argentina: un elemento che ha aiutato. Uno, ma ci sono altri elementi che dobbiamo realizzare, perché possiamo arrivare alla pace, alla riconciliazione, all’armonia, alla felicità e possiamo arrivare al cuore del popolo. Questo mi viene in mente, e prendo le parole del presidente che mi sono sembrate ben dette.

(Padre Lombardi)

Grazie, Santo Padre, credo che ci abbia dato materiale più che sufficiente per lavorare adesso per le prossime ore di questo viaggio.

Un’ultima piccolissima cosa. Proprio oggi l’Agenzia "Ansa", che è la principale agenzia di informazione italiana, compie settant’anni. Noi abbiamo sempre fedelmente qui qualcuno dell’"Ansa" che viene e anche adesso c’è Giovanna Chirri. Se Lei dice una parola di augurio all’"Ansa" per i settant’anni...

(Papa Francesco)

Io ho conosciuto l’"Ansa" la prima volta quando ho conosciuto Francesca Ambrogetti a Buenos Aires. Francesca era la presidente del gruppo, dell’équipe di giornalisti stranieri a Buenos Aires. Tramite lei ho conosciuto l’"Ansa", e quella donna ha ben rappresentato l’"Ansa" a Buenos Aires. Vi auguro il meglio. Settant’anni non sono uno scherzo! Perseverare nel servizio per settant’anni è un merito grande. Vi auguro il meglio, vi auguro sempre il meglio. Io ho l’abitudine, quando non so come vanno le cose, di chiedere a Santa Teresina del Bambin Gesù, che se lei prende in mano un problema, una cosa, mi invii una rosa, e lo fa, alcune volte, ma in modo strano. E così ho chiesto anche per questo viaggio che lo prendesse in mano e mi inviasse una rosa, ma invece di una rosa è venuta lei stessa a salutarmi. Grazie a Carolina, grazie tante a Teresina e a voi. Grazie. Buona giornata.

(Padre Lombardi)

Grazie a Lei, Santità, e buon viaggio. Si riposi un po’ adesso, in modo da prepararsi per i prossimi tre giorni. Grazie a tutti.

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DURANTE IL VOLO DI RITORNO DALLE FILIPPINE

Volo Papale
Lunedì, 19 gennaio 2015

Padre Lombardi: Santo Padre, grazie per essere qui. La vediamo in forma splendida dopo questi giorni di viaggio e La ringraziamo di darci di nuovo del lavoro da fare anche oggi, perché con la sua conversazione ci farà lavorare per tutto il viaggio.

Papa Francesco: Prima di tutto vi saluto, buongiorno, grazie del vostro lavoro. Il viaggio è stato impegnativo e, come diciamo in spagnolo, "pasado por agua". È bello, e grazie tante per quello che avete fatto.

Prima domanda, Kara David, gruppo filippino:

Buongiorno, Holy Father. Sorry, I will speak in English. Thank you very much for visiting our Country and for giving so much hope to the Philipinos. We would like you to come back to our Country. My question is: the Philipinos have learned a lot from listening to your message. Is there something that the Holy Father has learned from the Philipinos, from your encounter with us?

Papa Francesco: I gesti! I gesti mi hanno commosso. Non sono gesti protocollari... Sono gesti buoni, gesti sentiti, gesti che vengono dal cuore. Alcuni quasi fanno piangere. Lì c’è tutto: la fede, l’amore, la famiglia, le speranze, il futuro... Quel gesto dei papà, quando alzavano i bambini, perché il Papa li benedicesse. Il gesto di un papà... Ce n’erano tanti: alzavano i bambini, quando passavo per la strada. Un gesto che da altre parti non si vede. Come se dicessero: questo è il mio tesoro, questo è il mio futuro, questo è il mio amore, per questo vale la pena lavorare, per questo vale la pena soffrire. È un gesto originale, ma nato dal cuore.

Il secondo gesto che mi ha colpito tanto è un entusiasmo non finto, la gioia, l’allegria, capaci di fare festa anche sotto l’acqua. Mi diceva uno dei cerimonieri che è stato edificato perché i ministranti a Tacloban, con quella pioggia, mai avevano perso il sorriso. È la gioia, gioia non finta. Non era un sorriso dipinto, no: un sorriso che veniva. E dietro quel sorriso c’è la vita normale, ci sono i dolori, ci sono i problemi... Altro gesto: le mamme che portavano i figli ammalati; e anche le mamme che li portavano là. Le mamme non alzavano tanto i figli... Fino a qui... [in braccio]. Sì, si vedevano tanti bambini disabili, con disabilità che fanno un po’ impressione: non nascondevano il bambino, lo portavano dal Papa perché lo benedicesse. Questo è il "mio" bambino, è così, ma è "mio". Tutte le mamme sanno questo e lo fanno, ma il "modo" di farlo, è quello che mi ha colpito.

Il gesto della paternità, della maternità, dell’entusiasmo, della gioia. E c’è una parola che è difficile per noi da capire, perché è stata troppo volgarizzata, troppo usata male o capita male, ma è una parola che ha sostanza: la rassegnazione. Un popolo che sa soffrire, e che è capace di alzarsi e andare avanti. Ieri, nel colloquio che ho avuto con il papà di Krystel, la ragazza volontaria che è morta a Tacloban, sono stato edificato [da quello che mi ha detto]: "È morta in servizio", e cercava parole per confortarsi, per accettare questo. Un popolo che sa soffrire. È questo che ho visto, per come io ho interpretato i gesti.

Seconda domanda, Jean-Louis de la Vaissière di "France Presse" per il gruppo francese:

Sua Santità è andata già due volte in Asia. I cattolici in Africa non hanno ancora ricevuto la Sua visita. Lei sa che dalla Repubblica Centrafricana, alla Nigeria, all’Uganda, molti fedeli che soffrono la povertà, la guerra, il fondamentalismo islamico sperano la Sua visita quest’anno. Allora volevo chiedere: quando e dove pensa di andarci?

Papa Francesco: Rispondo ipoteticamente. Il piano è andare nella Repubblica Centrafricana e in Uganda. Questi due. Quest’anno. Credo che sarà verso la fine, per il tempo. Devono calcolare il tempo, che non ci siano le piogge, che non ci sia brutto tempo. È un po’ in ritardo questo viaggio perché c’è stato il problema dell’ebola. È una responsabilità grande, fare grandi raduni, per il contagio. Ma in questi Paesi non c’è problema. Questi due sono in ipotesi per quest’anno.

Terza domanda, Salvatore Izzo dell’"Agi", "Agenzia Italiana di Informazione", per il gruppo italiano:

Santo Padre, a Manila eravamo in un albergo molto bello, tutti erano molto gentili e si mangiava molto bene. Però, appena si usciva da questo albergo si veniva – diciamo così – aggrediti moralmente dalla povertà. Vedevamo dei bambini che erano in mezzo ai rifiuti, trattati, direbbe Lei forse, come rifiuti. Ecco, io ho un bambino di sei anni e mi sono vergognato che questi stanno così male. Ma il mio bambino, che si chiama Rocco, ha capito molto bene quello che Lei ci insegna quando dice di condividere con i poveri. E così, andando a scuola, cerca di distribuire la merenda tra i mendicanti della zona. Eppure per me è molto più difficile. Anche per altre persone grandi è difficile. Un solo Cardinale, quarant’anni fa, ha lasciato tutto per andarsene dai lebbrosi (Léger). Ecco, questa era la mia domanda: perché è tanto difficile seguire quell’esempio anche per i Cardinali? L’altra cosa che volevo chiederLe invece riguarda lo Sri Lanka. Lì abbiamo visto tutte quelle favelas andando verso l’aeroporto. Sono delle baracche appoggiate agli alberi e vivono praticamente sotto gli alberi. La maggioranza sono Tamil e sono discriminati. Lei, dopo la strage di Parigi, il giorno dopo, forse a caldo, ha detto: "C’è un terrorismo isolato e un terrorismo di Stato". Ma cosa voleva dire con quel "terrorismo di Stato"? A me è venuto in mente vedendo la sofferenza e la discriminazione di queste persone.

Papa Francesco: Quando una di voi mi domandato qual era il messaggio che io portavo nelle Filippine, io ho detto: i poveri. È il messaggio che la Chiesa oggi dà. Anche quello che Lei dice dello Sri Lanka, i Tamil, la discriminazione... I poveri, le vittime di questa cultura dello scarto. Questo è vero. Oggi non si scarta la carta, quello che avanza, soltanto. Si scartano le persone. E la discriminazione è un tipo di scarto. Si scarta questa gente. Mi viene in mente l’immagine delle caste... Questo non può andare. E lo scarto oggi sembra quasi normale. Lei parlava dell’albergo lussuoso accanto alla baracca. Nella mia diocesi di Buenos Aires c’era tutta la zona nuova che si chiama Puerto Madero, fino alla stazione ferroviaria, e poi incomincia la "Villa Miseria", i poveri, uno dietro l’altro. Da questa parte ci sono trentasei ristoranti di lusso, che se tu vai a mangiare lì ti tagliano la testa; di là c’è la fame. Uno attaccato all’altro. E noi abbiamo la tendenza ad abituarci a questo. Sì, qui siamo noi e lì sono gli scartati. Questa è la povertà, e credo che la Chiesa debba dare esempio sempre di più in questo, di rifiutare ogni mondanità. A noi consacrati, vescovi, preti, suore, laici che credono davvero, il peccato più grave, la minaccia più grave è la mondanità. È tanto brutto quando si vede un consacrato, un uomo di Chiesa, una suora, mondani. È brutto. Questa non è la strada di Gesù. È la strada di una "Ong" che si chiama Chiesa. Ma questa non è la Chiesa di Gesù, quella "Ong". Perché la Chiesa non è una "Ong", è un’altra cosa. Ma quando diventa mondana – una parte della Chiesa, queste persone – diventa una "Ong" e smette di essere la Chiesa. La Chiesa è il Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, è la testimonianza dei cristiani che seguono Cristo. Quello scandalo che Lei ha detto è vero, sì, tante volte noi scandalizziamo i cristiani, scandalizziamo, che siamo preti o laici, perché è difficile la strada di Gesù. È vero, la Chiesa deve spogliarsi.

E Lei mi ha fatto pensare a quella cosa del terrorismo dello Stato: che questo scarto sia come un terrorismo. Mai lo avevo pensato, davvero, ma mi ci fa pensare. Non so cosa dirLe, davvero. Non sono carezze quelle, certamente, è come dire: no, tu no, tu fuori.

O quanto è accaduto qui a Roma: un barbone che aveva un dolore di pancia, poveretto – e quando tu hai un dolore di pancia e vai all’ospedale, al Pronto Soccorso, ti danno un’aspirina o una cosa del genere o ti danno appuntamento dopo quindici giorni: vieni dopo quindici giorni – . È andato da un prete e il prete ha visto, si è commosso e ha detto: "Ti porto all’ospedale, ma tu mi fai un favore: quando io inizio a spiegare quello che tu hai, tu fai finta di svenire". E così è accaduto: un artista, l’ha fatto bene. Era una peritonite! Quest’uomo era scartato. Se andava da solo, era scartato e moriva. Quel parroco era furbo e lo ha aiutato bene. Era lontano dalla mondanità. È un terrorismo questo? Mah... Sì, si può pensare che sia... Si può pensare, lo penserò bene. Grazie! Auguri anche per l’Agenzia.

Quarta domanda, Jan-Christoph Kitzler della "Ard", la radio tedesca, per il gruppo tedesco:

Grazie, Santo Padre. Vorrei ritornare un attimo all’incontro che ha avuto con le famiglie. Lì ha parlato della "colonizzazione ideologica". Ci potrebbe spiegare un po’ meglio il concetto? Poi si è riferito al Papa Paolo VI, parlando dei casi particolari che sono importanti nella pastorale delle famiglie. Ci può fare alcuni esempi di questi casi particolari e magari dire anche se c’è bisogno di aprire le strade, di allargare il corridoio di questi casi particolari?

Papa Francesco: La colonizzazione ideologica: dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Vent’anni fa, nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un grosso prestito per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo grado di scuola. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del "gender". Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione. Furba, ha detto di sì e ha fatto fare anche un altro libro e li ha dati tutti e due, e così è riuscita... Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; con "gruppi" del popolo sì, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il Sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti si impongano certe condizioni. Io dico soltanto questo caso che io ho visto. Perché dico "colonizzazione ideologica"? Perché prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e rafforzarsi, per mezzo dei bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai "Balilla", pensate alla Gioventù Hitleriana... Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza! I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia; ogni popolo ha la sua cultura. Ma quando vengono condizioni imposte dagli imperi colonizzatori, cercano di far perdere ai popoli la loro identità e creare uniformità. Questa è la globalizzazione della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro. E la vera globalizzazione – a me piace dire questo – non è la sfera. È importante globalizzare, ma non come la sfera, bensì come il poliedro, cioè che ogni popolo, ogni parte, conservi la sua identità, il suo essere, senza essere colonizzata ideologicamente. Queste sono le "colonizzazioni ideologiche". C’è un libro – scusatemi, faccio pubblicità – c’è un libro, forse lo stile è un po’ pesante all’inizio, perché è scritto nel 1907 a Londra... A quel tempo lo scrittore ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in quel libro. Si chiama "Lord of the World". L’autore è Benson, scritto nel 1907, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con "colonizzazione ideologica". Questa è la prima domanda.

La seconda: che volevo dire di Paolo VI? È certo che l’apertura alla vita è condizione del Sacramento del matrimonio. Un uomo non può dare il sacramento alla donna e la donna darlo all’uomo se non sono d’accordo su questo punto, di essere aperti alla vita. A tal punto che, se si può provare che questo o questa si è sposato con l’intenzione di non essere aperto alla vita, quel matrimonio è nullo, è causa di nullità matrimoniale, l’apertura alla vita. Paolo VI ha studiato questo con una commissione, come fare per aiutare tanti casi, tanti problemi, problemi importanti che fanno l’amore della famiglia. Problemi di tutti i giorni. Tanti, tanti... Ma c’era qualcosa di più. Il rifiuto di Paolo VI non era rivolto ai problemi personali, sui quali dirà poi ai confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare o essere misericordiosi, comprensivi. Ma lui guardava al "Neo-Malthusianismo" universale che era in corso. E come si riconosce questo "Neo-Malthusianismo"? È il meno dell’1% di natalità in Italia, lo stesso in Spagna. Quel neo-Malthusianismo che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze. Questo non significa che il cristiano deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. "Ma Lei vuole lasciare sette orfani?". Questo è tentare Dio. Si parla di paternità "responsabile". Quella è la strada: la paternità responsabile. Ma quello che io volevo dire era che Paolo VI non ha avuto una visione arretrata, chiusa. No, è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal "Neo-Malthusianismo" che è in arrivo. Questo volevo dire. Grazie.

Padre Lombardi: Intanto vi do una notizia. Siamo di nuovo sulla Cina. Quindi stiamo prendendo l’abitudine di fare queste conferenze con il Papa mentre sorvoliamo la Cina, come è già stato tornando dalla Corea.

Quinta domanda, Valentina Alazraki per il gruppo spagnolo:

Santità, nel viaggio, quando andavamo verso le Filippine, Lei ha avuto quell’immagine e anche quel gesto verso il nostro povero Gasbarri, che nel caso avesse insultato sua mamma si sarebbe meritato un pugno. Questa frase ha creato un pochino di confusione e non è stata capita bene da tutti, nel mondo, perché era come se dicesse che forse giustificava un pochino, davanti a una provocazione, una reazione violenta. Ci potrebbe spiegare un pochino meglio quello che voleva dire?

Papa Francesco: In teoria, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo. Ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta, non giusta. Ma è umano, questo. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico che deve essere prudente. È un modo di dire che deve essere anche educata. Prudente. La prudenza è la virtù umana che regola i nostri rapporti. Io posso andare fino a qui, non posso andare in là, in là... Questo volevo dire: che in teoria siamo tutti d’accordo: c’è libertà di espressione, una reazione violenta non è buona, è cattiva sempre. Tutti d’accordo. Ma nella pratica fermiamoci un po’, perché siamo umani e rischiamo di provocare gli altri e per questo la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Questo volevo dire.

Sesta domanda, Nicole Winfield dell’"Associated Press" degli Stati Uniti per il gruppo inglese:

Santo Padre, il gruppo inglese: volevo chiedere di nuovo sui viaggi di quest’anno. Lei ci ha detto già che era previsto il viaggio in America. Lei ha citato tre città: New York, Washington e Philadelphia. Poi, con la canonizzazione di Serra ci domandiamo se forse è prevista anche una tappa in California oppure alle frontiere del Messico. E poi in Sudamerica, Lei ha detto alla nostra collega Elisabetta Piqué che erano previsti tre viaggi o un viaggio in tre Paesi del Sudamerica. Quali sono? E se Lei pensa di beatificare personalmente l’arcivescovo Romero, recentemente considerato martire. Ho finito.

Papa Francesco: Comincio dall’ultima. Lì ci sarà una guerra tra il Cardinale Amato e Mons. Paglia! Quale dei due farà la beatificazione? Non io personalmente: per i beati normalmente la celebra il cardinale del Dicastero o un altro.

Dall’ultima domanda andiamo alla prima: Stati Uniti. Sì, le tre città sono quelle: Philadelphia, per l’Incontro delle Famiglie, New York – ho già la data, ma non la ricordo, della visita alle Nazioni Unite – , e Washington. Sono queste tre. Andare in California mi piacerebbe, per fare la canonizzazione di Junipero Serra, ma c’è il problema del tempo. Ci vogliono due giorni in più. Penso di fare quella canonizzazione al Santuario di Washington. È una cosa nazionale. A Washington, nel Campidoglio credo, c’è anche la statua di Junipero. Penso lì. Entrare negli Stati Uniti dalla frontiera del Messico: sarebbe una cosa bella, come segno di fratellanza e aiuto per gli emigranti, ma Lei sa che andare in Messico senza andare a visitare la Madonna è un dramma e lì può scoppiare una guerra!, e anche per questo ci sarebbero tre giorni di più e non è tutto chiaro. Io penso che ci saranno soltanto queste tre città. Poi c’è tempo per andare in Messico. Poi ho dimenticato qualcosa? Ah, tre Paesi latinoamericani sono previsti per quest’anno – tutto è ancora in bozza – : l’Ecuador, la Bolivia e il Paraguay. Questi tre. L’anno prossimo, "Deo volente", vorrei fare – ma ancora non è previsto niente – Cile, Argentina e Uruguay. E il Perù manca un po’, lì, che non sappiamo dove metterlo... ma è questo.

Settima domanda, Carla Lim per il gruppo filippino:

Buongiorno, Santo Padre. I thank you for inspiring my Country. On behalf of the Philipino people, I thank you so much. Forgive me for I cannot speak Italian. You mentioned in some of speeches in the Philippines about corruption, and corruption takes away resources from the people. What can your Holiness do to fight corruption, not just in the government, but maybe in Church as well?

Papa Francesco: Forte questa! La corruzione oggi nel mondo è all’ordine del giorno e l’atteggiamento corrotto trova subito facilmente nido nelle istituzioni. Perché un’istituzione che ha tanti settori qua e là, ha tanti capi e vicecapi, è tanto facile che lì si possa annidare la corruzione. Ogni istituzione può cadere in questo. La corruzione è togliere al popolo. La persona corrotta, che fa affari corrotti, o governa in maniera corrotta o va ad associarsi con gli altri per fare un affare corrotto, ruba al popolo. Le vittime sono quelli che lui [indica Salvatore Izzo] ha visto vicino all’albergo di lusso: quelli sono le vittime della corruzione. La corruzione non è chiusa in sé stessa: si muove. E uccide. Capisce? Oggi è un problema mondiale, la corruzione. Una volta, nell’anno 2001 più o meno, ho domandato al Capo di Gabinetto del Presidente in quel momento – era un governo che noi pensavamo non fosse tanto corrotto, ed era vero, non era tanto corrotto, il governo – : "Mi dica, gli aiuti che voi inviate all’interno del Paese, sia in contanti, sia cose per nutrirsi, per vestirsi, tutte queste cose, quanto arriva sul posto?". Subito quest’uomo, che è un uomo vero, pulito, subito dice: "Il 35%". Così mi ha detto. Anno 2001, nella mia patria.

E adesso, la corruzione nelle istituzioni ecclesiali. Quando io parlo di Chiesa a me piace parlare dei fedeli, dei battezzati, tutta la Chiesa. Ed è meglio parlare di peccatori. Tutti siamo peccatori. Ma quando parliamo di corruzione, parliamo o di persone corrotte o di istituzioni della Chiesa che cadono nella corruzione, e ci sono casi, sì, ci sono. Io ricordo una volta, anno 1994, appena nominato vescovo del quartiere di Flores a Buenos Aires, sono venuti da me due impiegati o funzionari di un ministero a dirmi: "Lei ha tanto bisogno qui, con tanti poveri, nelle «Villas Miserias»". "Oh sì", ho detto io, e ho raccontato. "Noi possiamo aiutarLa. Noi abbiamo, se Lei vuole, un aiuto di 400.000 pesos". A quel tempo il peso e il dollaro erano 1 a 1: 400.000 dollari. "E voi potete fare?". "Ma sì, sì". Io ascoltavo, perché ‘quando l’offerta è molto grande, persino il Santo non si fida’; e poi andavano avanti: "Per fare questo, noi facciamo il deposito e poi Lei dà la metà a noi". In quel momento io ho pensato: cosa fare? o li insulto e do loro un calcio dove non batte il sole, o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto, ma con verità, ho detto: "Lei sa che noi nelle vicarie noi non abbiamo conto; Lei deve fare il deposito in arcivescovado con la ricevuta". Ed è tutto. "Ah, non sapevamo... Piacere...", e se ne sono andati. Ma poi io ho pensato: se questi due sono arrivati direttamente, senza chiedere permesso – è un cattivo pensiero – è perché qualcun altro ha detto di sì. Ma è un cattivo pensiero!... La corruzione è facile farla. Ma ricordiamo questo: peccatori sì, corrotti no! Corrotti mai! Dobbiamo chiedere perdono per quei cattolici, quei cristiani, che scandalizzano con la loro corruzione. È una piaga nella Chiesa; ma ci sono tanti santi, e santi peccatori, ma non corrotti. Guardiamo anche all’altra parte, alla Chiesa santa! Qualcuno c’è anche... Ma grazie per il coraggio di fare questa domanda.

Ottava domanda, Anaïs Feuga di "Radio France" per il gruppo francese:

Stiamo sorvolando la Cina. Andando in Corea, Lei ci ha detto che era pronto ad andare in Cina già da domani. Alla luce di queste dichiarazioni, ci può spiegare perché non ha ricevuto il Dalai Lama che era a Roma poco tempo fa, e a che punto stanno andando le relazioni con la Cina?

Papa Francesco: Grazie per questa domanda. Grazie. È abitudine per il protocollo della Segreteria di Stato di non ricevere Capi di Stato o persone di quel livello quando sono a Roma per una riunione internazionale. Per esempio, in occasione della riunione della "FAO" non ho ricevuto nessuno. È per questo che non è stato ricevuto. Ho visto che qualche giornale ha detto che non l’ho ricevuto per paura della Cina: questo non è vero. In quel momento la ragione era questa. Lui ha chiesto un’udienza e gli è stato detto una data a un certo punto. Lo aveva chiesto prima, ma non per quel momento, e siamo in relazione. Ma il motivo non era il rifiuto alla persona o paura per la Cina. Sì, noi siamo aperti e vogliamo la pace con tutti. E come vanno i rapporti? Il Governo cinese è educato; anche noi siamo educati e facciamo le cose passo passo, come si fanno le cose nella storia. Ancora non si sa, ma loro sanno che io sono disposto a ricevere o andare. Lo sanno.

Nona domanda, Marco Ansaldo della "Repubblica", per il gruppo italiano:

Padre Santo, Lei ha fatto un viaggio entusiasmante, molto ricco, pieno di cose qui, nelle Filippine. Ma io vorrei fare un passo indietro, anche perché il terrorismo colpisce la cristianità, i cattolici, in molte zone del mondo. Abbiamo visto ancora ultimamente, in questi giorni, in Niger, ma gli esempi sono tantissimi. Ora Lei, nell’ultimo viaggio che abbiamo fatto, tornando dalla Turchia, ha lanciato un appello ai leader islamici, dicendo che servirebbe un passo, un intervento da parte loro molto fermo. Ora, questa cosa non mi sembra che sia stata considerata e accolta nonostante le sue parole. Ci sono alcuni Paesi moderati musulmani – posso fare benissimo l’esempio della Turchia – che hanno un atteggiamento sul terrorismo – citiamo i casi dell’"Isis" o anche di "Charlie Hebdo" – perlomeno ambiguo. Ecco, io non so se Lei in questo mese e mezzo ha avuto il modo di riflettere e pensare a come andare oltre il Suo invito che non è stato accolto e che pure era importante. Lei, o chi per Lei, penso alla Segreteria di Stato, vedo qui Mons. Becciu o lo stesso Cardinale Parolin... Anche perché questo è un problema che continuerà ad interrogarci.

Papa Francesco: Quell’appello l’ho ripetuto anche il giorno stesso della partenza per lo Sri Lanka, al Corpo Diplomatico, alla mattina. Nel discorso al Corpo Diplomatico ho detto che auspico che i "leader" religiosi, politici, accademici e intellettuali si esprimano. Anche il popolo moderato islamico chiede questo dai suoi "leader". Alcuni hanno fatto qualcosa. Credo anche che bisogna dare un po’ di tempo perché per loro la situazione non è facile. Io ho speranza perché c’è tanta gente buona fra loro, tanta gente buona, tanti "leader" buoni, e sono sicuro che si arriverà. Ma volevo dire e sottolineare che lo stesso l’ho ripetuto il giorno della partenza.

Decima domanda, Cristoph Schmidt per il gruppo tedesco:

Santo Padre, prima di tutto vorrei dire mille grazie per tutti i momenti così impressionanti di questa settimana. È la prima volta che La accompagno e vorrei dire mille grazie. La mia domanda: Lei ha parlato dei tanti bambini nelle Filippine, della Sua gioia che ci sono così tanti bambini. Ma, secondo dei sondaggi, la maggioranza dei filippini pensa che la crescita enorme della popolazione filippina è una delle ragioni più importanti per la povertà enorme del Paese, e nella media una donna nelle filippine partorisce più di tre bambini nella sua vita, e la posizione cattolica nei riguardi della contraccezione sembra essere una delle poche questioni su cui un grande numero della gente nelle Filippine non stia d’accordo con la Chiesa. Che cosa ne pensa?

Papa Francesco: Io credo che il numero di tre per famiglia, che lei menziona, secondo quello che dicono i tecnici, è importante per mantenere la popolazione. Tre per coppia. Quando si scende sotto questo livello, accade l’altro estremo, come ad esempio in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione. Per questo la "parola-chiave" per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anch’io: è "paternità responsabile". Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare questa paternità responsabile. Quell’esempio che ho menzionato poco fa, di quella donna che aspettava l’ottavo e ne aveva sette nati col cesareo: questa è una irresponsabilità. "No, io confido in Dio". "Ma guarda, Dio ti dà i mezzi, sii responsabile". Alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli. No. Paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca. E io conosco tante e tante soluzioni lecite che hanno aiutato per questo. Ma ha fatto bene a dirmelo. È anche curiosa un’altra cosa, che non ha niente a che vedere ma che è in relazione con questo. Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si dev’essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile. Ma bisogna guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vedono in ogni figlio un tesoro.

Undicesima domanda, Elisabetta Piqué per il gruppo spagnolo:

In rappresentanza del gruppo spagnolo, due domande. È stato un viaggio commovente per tutti: abbiamo visto piangere tutto il tempo a Tacloban; noi stessi giornalisti abbiamo pianto; Lei ieri ha detto che il mondo ha bisogno di piangere. È stato tutto molto forte. Volevamo chiedere qual è stato per Lei il momento più forte: la Messa a Tacloban e poi ieri quando questa bambina si è messa a piangere... Questa è la prima domanda. Poi, la seconda: ieri Lei ha fatto storia, ha superato il record di Giovanni Paolo II nello stesso posto: c’erano 6/7 milioni di persone. Come vive questo? Il Cardinal Tagle ci raccontava che durante la Messa, all’altare, Lei gli chiedeva: "Ma quanta gente c’è?". Quindi, come vive aver superato questo record, essere entrato nella storia come il Papa con la Messa più numerosa nella storia?

Papa Francesco: La prima: il momento più forte. Quello di Tacloban, la Messa, per me è stato forte, molto forte: vedere tutto il popolo di Dio fermo là, pregando, dopo quella catastrofe, pensare ai miei peccati e a quella gente... È stato forte, un momento molto forte. Nel momento della Messa lì, io mi sono sentito come annientato, quasi non mi veniva la voce. Non so cosa mi è successo, forse sia l’emozione, non so, ma non ho sentito altra cosa. È una specie di annientamento. E poi momenti forti sono stati i gesti, ogni gesto. Quando passavo e un papà faceva così [fa il gesto di alzare il bambino], io davo la benedizione, e lui mi diceva grazie, per loro bastava una benedizione. Ho pensato: e io che ho tante pretese, che voglio questo, che voglio quello... Mi ha fatto bene questo! Momenti forti. Anche dopo che ho saputo che a Tacloban siamo atterrati con un vento di 70 km/h io ho preso sul serio l’avviso che dovevamo partire all’una e non di più perché c’era pericolo. Ma non ho avuto paura.

Per quanto riguarda la grande presenza, io mi sono sentito così annientato. Quello era il popolo di Dio e il Signore era lì. È la gioia della presenza di Dio che dice a noi: pensate bene che voi siete servitori di queste persone... Questi sono i protagonisti...

Poi l’altra cosa è il pianto. Una delle cose che si perde quando c’è troppo benessere, o i valori non si capiscono bene, o siamo abituati all’ingiustizia, a questa cultura dello scarto, è la capacità di piangere. È una grazia che dobbiamo chiedere. C’è una bella preghiera nel Messale antico, per piangere. Diceva così, più o meno: "O Signore, tu che hai fatto sì che Mosè col suo bastone facesse uscire acqua dalla roccia, fai che dalla roccia del mio cuore esca l’acqua del pianto". Bellissima questa preghiera! Noi cristiani dobbiamo chiedere la grazia di piangere, soprattutto i cristiani benestanti, e piangere sulle ingiustizie e piangere sui peccati. Perché il piangere ti apre a capire nuove realtà o nuove dimensioni della realtà. È quello che ha detto la ragazza, anche quello che ho detto io a lei. Lei è stata l’unica a fare quella domanda alla quale non si può rispondere: "perché soffrono i bambini?". Il grande Dostoevskij se la faceva, e non è riuscito a rispondere: perché soffrono i bambini? Lei, con il suo pianto, una donna, che piangeva. Quando io dico che è importante che le donne siano più tenute in conto nella Chiesa, non è soltanto per dare loro una funzione di segretaria di un dicastero, questo può andare. No, è perché loro ci dicano come sentono e guardano la realtà, perché le donne guardano da una ricchezza differente, più grande. Un’altra cosa che voglio sottolineare qui: quello che ho detto all’ultimo ragazzo [nell’incontro coi giovani], che davvero lavora bene, dà, organizza, aiuta i poveri. Ma non dimenticare – gli ho detto – che anche noi dobbiamo essere mendicanti rispetto a loro, perché i poveri ci evangelizzano. Se noi togliamo i poveri dal Vangelo, non possiamo capire il messaggio di Gesù. I poveri ci evangelizzano. "Io vado ad evangelizzare i poveri". Sì, ma lasciati evangelizzare da loro!, perché hanno valori che tu non hai.

Vi ringrazio tanto per il vostro lavoro! Lo stimo. E grazie tante. So che è un sacrificio per voi.

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