DIARIO

L'arcobaleno della Missione

Ancora colori...

Silvano Fausti, Elogio del nostro tempo, Ed. Piemme

Immagine di Chiesa

La comunità cristiana è la relizzazione visibile del vangelo, che ci dice la nostra verità: siamo figli e figlie, sorelle e fratelli. Per la fede in Gesù, il Figlio, abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio: l'amore reciproco tra Padre e Figlio, vita di ambedue, è offerta anche a noi e ci rende capaci di una nuova relazione con gli altri...

L'altro è un fratello e una sorella da amare come siamo amati, da graziare come siamo stati graziati. La libertà di chi si sente amato e ama è la felicità dell'uomo, che finalmente si realizza a immagine di Dio, amore in sé e per tutti. 

 

La pastorale

La parola eterna di Dio si è fatta carne in Gesù ed è tornata parola dell'annuncio per farsi carne in ogni ascoltatore, con la sua particolarità irripetiblie. E tutto questo avviene nella sovrana libertà della parola di verità, che l'uomo, al di là delle paure che lo inclinano alla schiavitù, sa riconoscere quando e come vuole, perché per essa è fatto...

La Scrittura è lo strumento primo  e sempre principale di ogni cammino personale e comunitario: è la parola sulla quale ognuno si misura per ricevere il proprio nome, il proprio volto verso l'altro...

 

Libertà e bene/male

Ciò a cui acconsento, cresce, anche se è un piccolo seme; ciò da cui dissento, decresce, fino a perdere le radici, anche se è un grande albero. Il male non lo tolgo per repressione o per rimozione, ma per coscientizzazione e dissociazione: ne prendo coscienza come tale e me ne dissocio; lo sento, ma non vi acconsento, anzi dissento da esso. Ciò a cui acconsento e che accolgo e custodisco nel cuore, si sviluppa fino a diventare principio del mio sentire, pensare e agire.

Per questo la vigilanza del cuore è tutto il lavoro spirituale, che consiste in un cammino di libertà verso una libertà sempre maggiore da quanto mi impedisce di crescere nell'amore.

 

 

Buona opinione di Dio

Bisogna conoscere davvero chi è Dio nel suo Figlio Gesù, entrare in relazione con lui, chiamarlo per nome, dire "sì" al suo "sì". Solo così l'uomo ritrova se stesso. La felicità è la realizzazione delle proprie potenzialità, l'identità raggiunta. Questa consiste nel'amare Dio, diventando come lui, figli nel Figlio...

"La verità vi farà liberi" (Gv 8,32)  significa che la verità del vangelo, cioè il fatto che Dio è Padre infinitamente amante e noi figli, fratelli e sorelle tra di noi, è principio della nostra libertà per amare. Significa anche che, quando c'è qualcosa che toglie o limita la libertà, non si è ancora nella verità.

 

Il Dio di Gesù e la libertà

Se suppongo che al mio limite c'è l'Altro che mi ama, allora il mio limite non è il nulla di me, ma la mia relazione con lui. Il mio fine non è la mia fine, ma il luogo stesso della mia comunione con l'Altro, che desidero. Tutta la mia esistenza non è un'autodifesa, disperata e perdente, dalla morte, ma un cammino positivo verso l'incontro...

Il Dio della Bibbia dà delle leggi, ma non sono ordini a cui sacrificare la vita, bensì divieti di ciò che la impedisce. La felicità non è legata al compimento di alcuna norma, ma alla comunione d'amore con lui e con gli altri.

 

 Parola e libertà nei confronti della realtà

La verità non sta nelle cose, ma nel modo con cui l'uomo si rapporta ad esse e nella sua capacità simbolica di cercare, trovare ed eventualmente inventare quei rimandi ad altro che gli danno felicità. La felicità, desiderio supremo dell'uomo, è l'unica misura nota della verità! Chi cerca la verità passa sempre per dubbi e incertezze, e trova sempre, alla fine, il silenzio. Esso segna il limite dell'intelligenza, e cade solo davanti all'amore...

Capire è interpretare, che è insieme recepire la realtà e agire su di essa. L'uomo si realizza secondo la sua interpretazione della realtà: la sua stessa verità è l'interpretazione che ne dà...

 

La modernità come libertà

Fino a qualche tempo fa il passato ci faceva capire il presente, ora non più. Se non posso più leggere il presente alla luce del passato, non mi resta che leggere il passato alla luce del presente. Dal punto di partenza non si sa dove si arriva, ma dal punto di arrivo si può vedere il cammino...

Rivisitando il passato con la coscienza del presente, tenteremo di vedere perché siamo qui: vedere da dove si viene è almeno capire la direzione in cui ci si muove...

 

Claudio Pighin, Missionari perché, EMI

Il missionario uomo di preghiera

Non dobbiamo però cercare la dolcezza del sentimento religioso e neppure turbarci a cagione del suo venire ed andare, ma invece rallegrarci del ruolo che ha nella nostra vita religiosa. Infatti esso sostiene, nutre e spinge avanti questa vita. 

Ci dà la convinzione che il "da cuore a cuore con Dio", in cui deve consistere la preghiera, è realtà, che Dio risponde al nostro povero impegno e che siamo l'oggetto della sua benevolenza. Questo stimola la nostra buona volontà e ci dà sempre nuovo coraggio nell'adempimento dei nostri difficili doveri.

 

Elementi teologici e biblici sull'impegno missionario

Il missionario esegue il progetto di Dio

La possibilità di essere sempre più vicino a Gesu, poi, mi permette di capire molto di più la vita e di affrontarla con altri occhi, che sono quelli della fede.

È quell'attrarmi a Lui che mi fa capire che ciò che faccio non può essere per me, perché la vera gioia è nel proiettarsi verso un progetto che non mi appartiene e che Lui mi svela pian piano lungo il corso della vita. La logica nell'agire è pertanto incntrata su di Lui e non sul mio essere.

 

 Il missionario e la missione 

La chiamata

È l'esperienza del Signore che mi fa fare certi cammini, altrimenti impossibili. Il Signore è la spiegazione di tutto. Un Signore nascosto che si fa vivo con gli eventi della vita. Perciò dove c'è vita, là c'è Dio attraverso le sue più impensabili azioni. E i suoi prodigi non verranno mai meno.

Il Signore pone fiducia in chiunque lo scopre o si fa scoprire da Lui: "Io sono con te". Questo è quanto risuona continuamente in me, dandomi la forza e il coraggio di non fermarmi anche se l'aspettativa è grande.

 

F. Cagnasso - D. Pezzini, Pieni di gioia e di Spirito Santo, EMI

Ritorno a casa 

Lo scopo della missione è anche quello di costituire attorno a Gesù una comunità che ne diventi l'incarnazione, il segno visibile, continuando a irradiare la forza del Vangelo, ad attrarre gente, a mostrare quanto sia bello e utile per l'umanità trovare in Gesù la forza di stare insieme, l'energia per superare le difficoltà della vita, la medicina per guarire le malattie di cui il mondo continua ad essere vittima.

 

Il Vangelo cambia la vita

Venendo nel mondo, Gesù non ha portato nuove tecnologie, tanto meno soldi o programmi ben studiati a tavolino. Ha donato sé stesso, ha portato la vita che viene da Dio e che cancella le divisioni, le umiliazioni del peccato, la paralisi della paura, il logoramento di servire divinità fasulle che rendono schiavi, ha dato grandi responsabilità a gente semplice. 

Questa è la missione che spetta a noi: metti il Vangelo nel cuore, e tutta la vita cambia.

 

Una storia nella storia

La fede non si trasmette spiegando delle "verità" astratte su Dio, ma raccontando una "storia" che, come tutte le storie, è un impasto complesso di cose buone e di cose cattive, a volte un ricamo, a volte un pasticcio. Le due cose poi, la verità e la storia, non stanno in contrasto: semplicemente la verità la si raggiunge ascoltando una storia e cercando di capire cosa significhi, nella convinzione che Dio si faccia conoscere attraverso ciò che succede...

La "storia", insomma, da una parte "rivela" il volto di Dio, e dall'altra ci "insegna" come dobbiamo vivere in rapporto con lui.

 

Una chiamata dal carcere

Una vocazione può nascere così, da un "sì" detto quasi senza pensarci, che ti apre strade imprevedibili. Perché la vita - per chi non si chiude come un riccio - è un botta e risposta con Dio, una sfida con lui che ti dà molto per chiedere molto, e ti chiede molto per darti di più.

 

Franco Cagnasso - Domenico Pezzini, Forti nell'attesa, EMI

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra

(Ap 21,1-4)

Possiamo bere l'acqua che disseta i nostri desideri più profondi, il nostro bisogno di amicizia, di fraternità, di giustizia, d'amore, in una sola parola il nostro bisogno di "vita".

Gesù è l' "acqua della vita". Alla sua scuola, mentre attendiamo il suo ritorno, diventiamo capaci di costruire, pur nel mezzo della città dell'odio e dello sfruttamento, la città dell'amore e della solidarietà. Del resto, faremo molta fatica a convincere gli altri dell'esistenza di questo mondo "nuovo" se non riusciremo a mostrare già ora almeno qualche prova della sua realtà... È nel nostro incontro con Gesù che il mondo nuovo può ogni giorno cominciare a nascere.

 

Un segno grandioso: la donna e il drago

(Ap 12,1-6)

È importante sapere che con la nostra vita, sia quando soffriamo sia quando siamo nella gioia, noi possiamo generare Gesù per il mondo: farlo conoscere, farlo amare, e aiutare così gli uomini a dare senso alla loro vita. Esattamente questo è ciò che noi chiamiamo "missione".

Il luogo dove noi siamo chiamati a compierla è il deserto, uno spazio in cui il popolo d'Israele ha sperimentato sia le prove e le difficoltà, sia la generosità di Dio che ha dato gratuitamente acqua e cibo per il viaggio. 

Così è la nostra vita, che assomiglia molto a questa traversata del deserto: l'impegno può essere molto duro, ma non deve mai macare la fiducia che vince le paure e gli scoraggiamenti, perché in questo deserto abita anche un Dio che ha messo la sua tenda in mezzo alle nostre.

 

L'amaro e il dolce della vita

(Ap 7,9-12; 10,8-11)

Avere pazienza non significa subire tutto, diventare indifferenti. Ci deve essere un desiderio di bene, di giustizia dentro di noi, e questo desiderio deve diventare concreto, farci stare da una parte e non dall'altra. Dalla parte di quelli che operano per la pace, dei miti, dei poveri, di quelli che piangono; dalla parte di Cristo.

Ci deve essere uno sguardo giusto sulla storia e su ciò che accade, e questo viene quando si "mangia" il messaggio del vangelo perché diventi forza e luce dentro di noi. Lo si "mangia" quando è per noi "dolce come il miele", ma anche quando è amaro e ci dice parole che scuotono, che ci mettono in crisi, che ci fanno cambiare.

È un cibo che ci sostiene nelle difficoltà, e ci impedisce di chiuderci nel nostro egoismo; non ci illude, perché ci parla di sofferenza e di morte, ma dà senso alla fatica e ci garantisce che la pazienza verrà premiata.

 

 Non temere! Io sono il vivente

(Ap 1,9-18)

Non abbiate paura! Voltatevi verso il Signore, come fa Giovanni, guardatelo negli occhi, lasciatevi guardare fino in fondo perché il suo sguardo non è di superiorità o di squalifica. 

Come un chirurgo che fa un taglio per guarire, lo sguardo del Signore può anche farci male all'inizio; ma poi nel fondo dei suoi occhi scopriamo il suo amore, la sua pazienza, la sua amicizia e allora risuona anche dentro di noi quella parola rassicurante: "Non avere paura, andiamo insieme, attraversiamola insieme la vita: io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine!".

 

Bruno Maggioni, Perchè abbiamo visto parliamo, Pimedit

La compassione di Dio e il vero pane di vita

(Is 35,4.2 - 55,1-3)

La Parola di Dio ripete continuamente: coraggio, non temete. Viene indicato il fondamento del vero coraggio, l'unica ragione in grado di giustificarlo: ecco il vostro Dio, viene a salvarvi. Non esiste una ragione più solida di questa. 

Se Dio è Dio, allora i conti devono tornare. Se Dio è Dio, allora è certo che tutto, anche ciò che ora ci riesce incomprensibile e contradditorio, deve avere un senso. 

Un incoraggiamento diverso, che non illude, non attenua le difficoltà, nè promette nulla subito e a poco prezzo. È esigente e impegnativo. Non promette di eliminare la fatica né di abbreviare  il cammino. Assicura piuttosto che la fatica ha un senso. 

Dio non dice: coraggio, vengo a togliervi dalla fatica. Ma dice: coraggio, io sono con voi. Dio ci incoraggia dall'interno della nostra situazione, ci incoraggia condividendo. 

 

Paolo, servitore umile della missione

(At 20, 17-38)

 "Ho servito il Signore", questa è la prima cosa che Paolo ricorda. Non è una banalità ma il riassunto di tutta la sua vita. Paolo non dice "ho servito la comunità, ho servito voi", ma il Signore. Ha lavorato per gli uomini, ma la direzione ultima ed esplicita del suo lavoro è stata sempre il Signore. Nessuna paura di questo sguardo in verticale.

 L'attenzione a Dio non sminuisce l'attenzione ai fratelli. Al contrario l'approfondisce e la purifica. Esattamente come l'amore a Dio non toglie nulla all'amore del prossimo. Al contrario, lo rende più solido, disinteressato e vero.

 

La missione, "epifania" del mistero di Dio

(Rm 16, 25-27)

La parola che ha svelato il mistero - il cui centro è "Cristo in noi, speranza della gloria" (Col 1, 27) - è risuonata in un luogo e in un tempo, ma la sua direzione è universale. 

La missione è necessaria per permettere alla manifestazione del mistero di percorrere per intero la sua corsa. Senza la missione, il mistero ritornerebbe nel suo silenzio. 

Il missionario corre dappertutto - là dove lo si accoglie come là dove lo si rifiuta - per comunicare il mistero rimasto nascosto e ora svelato.

 

L'incontro con Cristo genera testimoni

(Gv 1, 35-51)

La ricerca ha come oggetto il mistero di Dio. Più precisamente il mistero di Gesu non soltanto come luogo messianico, ma come luogo della presenza di Dio, e come luogo dell'incontro, del riposo e della dimora. 

L'uomo desidera stare con Dio, cerca continuamente di sfuggire alla temporalità, al cambiamento e alla morte, cerca di trovare qualcosa che sia durevole: tutto questo l'uomo lo può trovare in Cristo.

 

Per capolinea il mondo intero

(Mt 3, 13-17)

"Ho posto il mio Spirito su di lui." 

È infatti lo Spirito, e soltanto lo Spirito, la forza capace di prendere un uomo e trasformarlo in "servo" e in "figlio", gioiosamente consapevole di essere amato e scelto, dedito a una missione che va ben oltre il proprio personale interesse. La trasformazione di un uomo in "figlio" e "missionario" è un miracolo: appunto il miracolo della nascita battesimale... 

Il Battesimo di Gesù è il tipo del nostro battesimo, e per comprendere chi siamo noi dobbiamo guardare chi è Gesù.

 

Severino Pagani, Vogliamo vedere Gesù, Ed.Ancora

Ho visto il Signore

I segni del Risorto

(Lectio di Gv 20, 1-18)

Gesù viene continuamente nella Chiesa dove c'è lo Spirito e dove c'è la misericordia, dove si sta uniti anche se si ha paura, dove si prega, dove ci si raccoglie. La sua presenza è garantita con il dono della gioia e della pace. Questa gioia e questa pace si traducono in una missione: la vocazione-missione è la stessa che il Figlio ha ricevuto dal Padre. 

È qui che si prende coraggio e ci si conferma nella propria esistenza quotidiana. Non si tratta di progetti nostri. È una missione che si attua nello Spirito Santo.

 

Volgeranno lo sguardo

La gloria e lo Spirito

(Lectio di Gv 19, 28-37)

Il costato trafitto dalla lancia da cui esce sangue e acqua indica inoltre che la promessa di Gesù sarà mantenuta e che nel mondo si amerà con quello stesso amore che è stato l'amore di Gesù, il quale può far fiorire ogni tristezza, delusione, amarezza e ogni deserto dell'anima.

L'amore di Gesù dà un cuore nuovo e una speranza che renderà capaci di amare fino a morire. Il cristiano contemplando il Crocifisso dice: da lì mi verrà la forza, sgorgherà anche per me acqua viva, amerò anch'io come lui, fino alla morte, sarò fedele fino alla fine.

 

 Chi crede vivrà

Al di là della morte

(Lectio di Gv 11, 1-44)

La libertà umana è fragile e ha bisogno del dono della grazia di Dio: la fede va invocata nella preghiera, va sostenuta con una vita umile e laboriosa, va irrorata con la fatica della carità. E la promessa vedrà il suo compimento.

Lo Spirito Santo, che Gesù ci ha donato nella sua pasqua, ci custodisca per la vita eterna. Questo è l'Amen del cristiano.

 

Tornò che ci vedeva

La presunzione è possibile

(Lectio di Gv 9, 1-41)

Il cammino della luce passa attraverso l'obbedienza della fede. Se non si prende con coraggio questa decisione non si può comprendere l'esperienza di Dio. È proprio l'esperienza cristiana stessa che ci fa provare la verità del cristianesimo. È proprio l'esperienza vissuta del pregare che ci fa capire che cos'è la preghiera. È proprio l'esperienza praticata della carità che ci fa capire che cos'è l'amore. 

Il Signore a volte ci chiede qualche piccolo gesto. Proprio vivendo l'esperienza cristiana si può scoprire il senso profondo della fede. Non c'è un vedere che non presuma un decidersi. 

 

Tu hai parole di vita

L'eucaristia e le relazioni del cristiano

(Lectio di Gv 6, 1-70)

Mettersi in comunione con il pane della vita eterna, la vita donata di Gesù... Ci interroghiamo sulla nostra capacità di adesione a un dono di amore quotidiano così grande. 

Tutti sappiamo come è impegnativa la concretezza della carità, la comunione quotidiana, richiesta ogni giorno a vantaggio dei fratelli. Solo così si crede a Gesù, solo così si è in grado di celebrare l'eucaristia, per farne la memoria della sua carità.

 

Dammi di quest'acqua

Il desiderio di Dio

 (Lectio di Gv 4, 1-42)

 Direzione permanente: la volontà del Padre. Gesù non smarrisce la direzione del suo procedere, è perennemente rivolto in tutte le sue relazioni alla gloria del Padre, alla rivelazione della sua volontà.

 Questo è il cibo costante della sua vocazione e della sua missione, è questo il cibo che egli si sforza di far conoscere. In ogni autentica relazione umana Gesù compie l'opera del Padre. Questo è il criterio permanente dal quale non si discosta mai.

 

Diede inizio ai suoi miracoli

La gioia sarà purificata

 (Lectio di Gv 2, 1-23)

Tutte le vicende umane della creazione e della storia si raccolgono in ogni gesto vero di amore: in fondo, la vita nella sua pienezza sta nella capacità di amare. Il carattere gioioso e appagante della vita, anche quella che si rivela in Gesù Cristo, tocca le nostre relazioni più vere e gli affettti più decisivi.

La pienezza della vita si realizza unificando le proprie energie nella carità: la gioia che la carità esprime non ha il sentire intenso dell'entusiasmo momentaneo, ma conosce il sapore pacato di una donazione definitiva e fedele. Solo Gesu può alimentare questo dono.  

 

 Io non lo conoscevo

Questa è la testimonianza

 (Lectio di Gv 1, 19-42)

Lo sguardo di Gesù ti accompagna sempre: vede i tuoi entusiasmi, i tuoi tentativi, i tuoi piccoli passi. Ogni scelta della libertà umana è sempre accompagnata e sorretta dalla grazia di Dio. Dio è costantemente fedele in ogni fase di risposta alla tua vocazione. Il credente sa che non è mai da solo.

Lo sguardo del Signore ti dà sicurezza e pace; guida la storia; scruta sentimenti e pensieri, concede al momento giusto una forza straordinaria e una chiarezza imprevedibile; manda le prove, le incertezze, le perplessità, e poi le toglie: vuole misurare la grandezza dell'amore e la tenacia della fiducia.

 

Il verbo si fece carne

Il mistero della vita viene svelato

 (Lectio di Gv 1, 1-14)

Dove c'è luce si coglie la distanza tra un soggetto e un altro, c'è possibilità di reale relazione: le differenze si colgono, si incontrano, non si confondono, si riconoscono, si distinguono, possono scegliersi, possono amarsi.

Il segreto della vita che viene da Dio stabilisce la singolarità della persona, rivela la vocazione di ciascuno, spinge verso il discernimento e la libertà. Il Signore mi libera dalle mie confusioni.