IL LUOGO PRIVILEGIATO DELLA PAROLA

C. M. Martini, In principio la Parola, pp. 53-55

        La Parola di Dio ha squarciato il silenzio dell'universo, ha animato il deserto dell'esistenza, ha dato un senso e una meta ai nostri passi incerti.
        Essa, che al culmine della sua rivelazione si è presentata con il volto amabile di Gesù di Nazaret, non è dunque un dono superfluo, ma il rimedio offerto dalla misericordia del Padre alla tristezza e alla paura che non potrebbero non provare a fiaccare l'uomo lasciato a se stesso nella vicissitudine enigmatica e penosa della vita.
"Cristo e la Scrittura divina, dice sant'Ambrogio, sono il rimedio di ogni disgusto e il solo rifugio nelle tentazioni"(De Int. David, 4, 4, 18).
        Quando la Parola ci raggiunge, l'esilio è vinto, Dio ritorna a camminare sulle nostre strade, la terra ridiventa in qualche modo il giardino delle delizie dove è ancora possibile alla creatura intrattenersi familiarmente con il suo Creatore: "Quando leggo la divina Scrittura, Dio torna a passeggiare nel Paradiso terrestre"(Ambrogio, Ep., 49, 3).
        C'è tuttavia nella terra del nostro pellegrinaggio, un "luogo" dove la parola salvatrice risuona con efficacia eccezionale: la sacra liturgia.
Essa è veramente un ininterrotto dialogo tra la Parola e l'uomo, chiamato a essere un'eco di questa stessa divina Parola.
        La sacra liturgia, infatti, è l'incontro salvifico del Padre che è nei cieli e viene a conversare con molta amorevolezza con i suoi figli; è il colloquio tra lo Sposo, il Signore Gesù, e la sua diletta Sposa, la Chgiesa, fatta partecipe dell'eterno canto di lode che il Verbo incarnato ha introdotto in questo nostro terrestre esilio (cf Sacr. Conc., 83).
La sacra liturgia, perciò, si nutre abbondantemente alla mensa della Parola di Dio: prende dalla Bibbia le sue letture, canta i Salmi, si ispira alla Scrittura nel comporre inni, preghiere, esclamazioni e invocazioni. Nel suo concreto svolgimento manifesta una struttura dialogica che esprime la vita stessa della Chiesa. Come, infatti, nell'Antico Testamento l'assemblea di Jhwh è chiamata in primo luogo per ascoltare Dio che parla: "Ascoltate oggi la sua voce"(Sal 94, 4), così l'assemblea liturgica, il vero popolo di Dio, viene radunato anzitutto per ascoltare la Parola, Cristo Signore, e per unirsi a lui, guidata dal suo Spirito, nella lode e nella supplica al Padre.
        Nella sacra liturgia appare con evidenza privilegiata che il destinatario della Parola non è l'individuo che si isola, ma il popolo dei redenti che si raduna; che la sua voce viva non è l'uomo che la proclama a se stesso, ma il Magistero della Chiesa che, attraverso la varietà dei ministri, l'annuncia all'assemblea; che il suo esito naturale non è il compiacimento della dotta speculazione, ma l'energia trasformante dei sacramenti e la vita palpitante dello Spirito che inabita i cuori.
        Perciò la parola della Scrittura, quando risuona nelle celebrazioni liturgiche, costituisce uno dei momenti della reale, misteriosa, indefettibile immanenza di Cristo tra i suoi, come ci insegna il Concilio Vaticano II: "Egli è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura"(Sacr. Conc., 7).