Guinea Bissau: «Qui c'è ancora guerra»

Lettera di Padre Maurizio Fioravanti

MISSIONE AMICIZIA

DIARIO

Mansoa - Guinea Bissau
Natale 2000

Dalla mia ultima lettera, carissimi amici, di cose ne sono successe, la più grossa è stata la guerra di due giorni che sembra, se cosi è lecito dire, abbia rimesso un po', le cose a posto.
Non si poteva proprio andare avanti con due poteri appaiati e con quello civile sempre col pericolo di essere annientato. Come siano andate le cose veramente credo non lo sapremo mai, se sono stati i servizi segreti a guidare l'annientamento di Ansumane Mane (il Presidente della Guinea Bissau) o se è stata semplicemente la sua presunzione di avere la situazione in pugno e di fare il buono e cattivo tempo anche con gli alti gradi militari: una trentina di alti ufficiali erano stati promossi dal Presidente e subito degradati da Ansumane davanti alla televisione. Questa è stata l'ultima goccia. Ansumane ci ha lasciato le penne, in combattimento, come vogliono far credere, o linciato dopo la resa, come si sente nei corridoi. Qui a Mansoa ci sono diciassette fedeli di Ansumane prigionieri nelle carceri della caserma, ma è difficile andarli a trovare e dare loro qualche soccorso senza il pericolo che la cosa si rivolga contro di loro. Chi comanda è uno che nel 1987, al tempo di un sedicente colpo di stato, quello di Paulo Correia, fu torturato e persino castrato; questo ne ha fatto un rivoltato in cerca di vendetta o di vittime espiatorie, dato che tra i prigionieri di oggi nessuno ha fatto parte dei torturatori di allora.

Siamo più vicini alla normalità di quanto lo eravamo prima, senza ammettere che la guerra sia capace di risolvere i problemi che rimangono nella loro durezza; ma siamo più tranquilli perché quello che ci si aspettava è già successo. Aspettiamo che si normalizzi il sistema degli investimenti, visto che qui non siamo ancora all'altezza di produrre il benessere e, tanto meno, la ricchezza. I tentativi, purtroppo, si fermano quasi sempre alle buone intenzioni, ma, vi garantisco, le possibilità di venirne fuori ci sono, solo che bisogna cercarle all'interno. In una riunione nel campo agricolo, organizzata dai responsabili locali, abbiamo dato dei suggerimenti che dovrebbero essere presentati a chi di dovere, ma chissà!

Nel nostro ambito normale, va avanti la costruzione del Centro di Recupero per Denutriti. Siamo venuti fuori della terra con le fondamenta e, finito il basamento, faremo mettere il primo mattone al ministro della sanità. Siamo in difficoltà con i responsabili locali della sanità perché sono stati chiamati a frequentare corsi di formazione che, pur essendo importanti, contribuiscono a rendere più difficoltosa la collaborazione. Stiamo cercando di metterci la pezza.

Gli orti sono quelli che danno più soddisfazione. È partita la scuola di Cumbule con settanta alunni di prima elementare che sono riusciti a iscriversi, mentre una quantità ne è rimasta fuori in attesa di tempi migliori. Intanto la gente di Ughe sta raccogliendo il materiale per la costruzione della loro scuola. All'interno di Mansoa la maggior parte delle scuole elementari erano negli edifici della caserma militare ed ora sono state estromesse. Ieri ho incontrato un insegnante, che fa parte della nostra comunità, che, da solo, stava costruendo una capanna di pali e frasche. Né gli alunni, né i genitori , né i suoi colleghi erano presenti al lavoro.
Disinteresse? Pigrizia? Menefreghismo? È lo Stato che ci deve pensare, ma, intanto, nessuno paga un centesimo di tasse.

Anche l'edificio della chiesa ci dà delle preoccupazioni: è stata dichiarata inagibile e bisogna costruirne una nuova; con quali mezzi non lo so. Poi c'è un mio confratello brasiliano che deve portare avanti il centro di formazione per catechisti "animatori di villaggio". Non ha nessuno che pensa a lui così gli ho detto che l'avrei presentato ai miei amici. Si chiama Luis Miranda, un tipo alla Pelè, ma grosso come un armadio. Se qualcuno volesse dare un po' di amicizia anche a lui non mi dispiace.

E siamo a Natale. Qui siamo sotto a cercare di far capire che non si tratta della festa dei bianchi a cui i neri si associano nel mangiare e ubriacarsi, ma dell'inizio di un impegno di liberazione da tutto quello che offende la dignità dell'uomo nel quale Dio sta davanti nella persona di Gesù Cristo. Ma è un linguaggio troppo duro, forse incomprensibile. Vi auguro che voi continuiate a vivere questo incontro col Dio che salva come un impegno dal quale non si può fuggire.
Vi auguro che il 2001 vi porti tanta felicità e vi ringrazio per tutto quello che fate per unirvi a me nella missione, cosa che vorrei fare con ciascuno di voi.
Vi mando un abbraccio forte

Padre Maurizio Fioravanti