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Guinea Bissau: «Qui c'è ancora guerra» |
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Lettera di Padre Maurizio Fioravanti |
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Mansoa - Guinea Bissau Dalla mia ultima
lettera, carissimi amici, di cose ne sono successe, la più grossa è
stata la guerra di due giorni che sembra, se cosi è lecito dire, abbia
rimesso un po', le cose a posto. Siamo più vicini alla normalità di quanto lo eravamo prima, senza ammettere che la guerra sia capace di risolvere i problemi che rimangono nella loro durezza; ma siamo più tranquilli perché quello che ci si aspettava è già successo. Aspettiamo che si normalizzi il sistema degli investimenti, visto che qui non siamo ancora all'altezza di produrre il benessere e, tanto meno, la ricchezza. I tentativi, purtroppo, si fermano quasi sempre alle buone intenzioni, ma, vi garantisco, le possibilità di venirne fuori ci sono, solo che bisogna cercarle all'interno. In una riunione nel campo agricolo, organizzata dai responsabili locali, abbiamo dato dei suggerimenti che dovrebbero essere presentati a chi di dovere, ma chissà! Nel nostro ambito normale, va avanti la costruzione del Centro di Recupero per Denutriti. Siamo venuti fuori della terra con le fondamenta e, finito il basamento, faremo mettere il primo mattone al ministro della sanità. Siamo in difficoltà con i responsabili locali della sanità perché sono stati chiamati a frequentare corsi di formazione che, pur essendo importanti, contribuiscono a rendere più difficoltosa la collaborazione. Stiamo cercando di metterci la pezza. Gli orti sono quelli che
danno più soddisfazione. È partita la scuola di Cumbule con settanta
alunni di prima elementare che sono riusciti a iscriversi, mentre una
quantità ne è rimasta fuori in attesa di tempi migliori. Intanto la
gente di Ughe sta raccogliendo il materiale per la costruzione della
loro scuola. All'interno di Mansoa la maggior parte delle scuole
elementari erano negli edifici della caserma militare ed ora sono state
estromesse. Ieri ho incontrato un insegnante, che fa parte della nostra
comunità, che, da solo, stava costruendo una capanna di pali e frasche.
Né gli alunni, né i genitori , né i suoi colleghi erano presenti al
lavoro. Anche l'edificio della chiesa ci dà delle preoccupazioni: è stata dichiarata inagibile e bisogna costruirne una nuova; con quali mezzi non lo so. Poi c'è un mio confratello brasiliano che deve portare avanti il centro di formazione per catechisti "animatori di villaggio". Non ha nessuno che pensa a lui così gli ho detto che l'avrei presentato ai miei amici. Si chiama Luis Miranda, un tipo alla Pelè, ma grosso come un armadio. Se qualcuno volesse dare un po' di amicizia anche a lui non mi dispiace. E siamo a Natale. Qui
siamo sotto a cercare di far capire che non si tratta della festa dei
bianchi a cui i neri si associano nel mangiare e ubriacarsi, ma
dell'inizio di un impegno di liberazione da tutto quello che offende la
dignità dell'uomo nel quale Dio sta davanti nella persona di Gesù
Cristo. Ma è un linguaggio troppo duro, forse incomprensibile. Vi
auguro che voi continuiate a vivere questo incontro col Dio che salva
come un impegno dal quale non si può fuggire. Padre Maurizio Fioravanti |
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