Non e` andato a Genova,
al convegno dei cattolici. Non ha condiviso l'analisi e le proposte del
´Manifesto ai leader del G8`, che diverse associazioni cattoliche hanno
sottoscritto. Ma non ci tiene neppure a passare per un difensore della
globalizzazione e ormai da cinquant'anni va ripetendo che la situazione
dell'umanita` spaccata in due, con i ricchi sempre piu` ricchi e poveri
sempre piu` poveri, e` insostenibile.
Padre Piero Gheddo, missionario di lungo corso, direttore dell'ufficio
storico del Pime a Milano, spiega al Giornale il perche' di una posizione
fuori dal coro. |
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Il suo giudizio sul manifesto dei
cattolici?
"Siamo tutti d'accordo che bisogna bandire le guerre, il traffico di
armi, e combattere la poverta` e le epidemie. Ma ho trovato, nel testo
delle associazioni riunite a Genova, un'analisi del problema di stampo
marxista, vecchia e inadeguata: la colpa e` sempre tutta dell'Occidente,
dei popoli ricchi e sviluppati. La colpa e` sempre degli altri...".
Perche' questa analisi e` sbagliata?
"Semplicemente perche' non corrisponde alla realtà". I popoli
del mondo vivono in epoche storiche diverse: noi alle spalle abbiamo
secoli di guerre, di errori, ma anche di scoperte, di sviluppo. Secoli di
cristianesimo. Ci sono invece popoli che sono usciti dalla preistoria
appena cento anni fà.
Resta il fatto che oggi il 20 per cento della popolazione mondiale consuma
l'80 per cento della ricchezza... è vero. Andrebbe però sostituito quel
verbo 'consuma' con un altro verbo: 'produce'. Il 20 per cento della
popolazione mondiale produce l'80 per cento delle ricchezze e le consuma.
La domanda è: "perché il rimanente 80 per cento della popolazione
produce soltanto il 20 per cento delle ricchezze?".
L'intervistato è lei, risponda pure.
"Perché ci sono popoli molto arretrati come tecniche e conoscenza.
Le faccio un esempio: io sono di Vercelli e nelle mie zone si producono 70
quintali di riso all'ettaro. Nell'agricoltura tradizionale africana, si
arriva a 4 o 5 quintali all'ettaro. La differenza tra i 70 e i 5 quintali
e` la differenza tra paesi ricchi e paesi poveri".
Le responsabilità di questa differenza di chi sono?
"Non e` colpa dei G8 né del colonialismo, come invece sostiene la
cultura dominante sul Terzo mondo. Quello che nel 'Manifesto' i cattolici
non dicono è che il problema è culturale, di mentalita`, di
atteggiamento davanti alla vita, alla natura, al progresso. Il concetto
stesso di progresso non esiste, ad esempio, nell'Africa tradizionale. La
salvezza sta nell'evoluzione delle culture prima che nei soldi e nelle
tecniche. C'e` bisogno di educazione e di autentica solidarieta`, quindi
innanzitutto di annuncio evangelico".
Che cosa chiede allora ai cristiani riuniti a Genova?
"Mi stupisce il fatto che manchi un contributo originale dei
cristiani, purtroppo accodati al carro del popolo di Seattle. Mi addolora
il fatto che non siano condannate alcune pratiche come ad esempio la
contraccezione imposta al Terzo mondo. Ai cattolici chiederei di essere
più attenti alla realtà delle missioni: nel mondo ci sono 16mila
missionarie e missionari italiani, soltanto in Africa sono 7.000, e sono
lì innanzitutto ad annunciare Cristo. E dove arriva il Vangelo cambia la
mentalità. I popoli in via di sviluppo hanno bisogno di questo annuncio.
Il Papa lo ripete in continuazione e lo ha scritto nell'enciclica
Redemptoris Missio".
La globalizzazione è buona o cattiva?
"E` uno strumento che può essere usato bene o male. Oggi non è
usato molto bene e danneggia soprattutto i popoli poveri. Ma il problema
non sono i G8 o le multinazionali. Il problema sono le nostre società
ricche: per questo vorrei fare una proposta, anzi un appello ai giovani, a
tutti i giovani del popolo di Seattle".
Quale appello?
"Vorrei dire a ciasuno di loro: ammiro le vostre intenzioni, ma
dovete diventare fratelli dei poveri in modo autentico. Vi chiedo un gesto
contro il consumismo: spendete la vostra vita con i poveri, venite almeno
per un anno o due con noi missionari".
Qual e` il suo giudizio sulle manifestazioni di protesta in
preparazione contro il prossimo vertice dei G8?
"Sono contento che ci siano, anche se mi auguro, ovviamente, che sia
bandita qualsiasi forma di violenza. Sono contento perché è una delle
poche volte in cui i popoli del Terzo mondo vengono alla ribalta e si
parla di cose che solitamente non sono all'attenzione dell'opinione
pubblica. Purtroppo la nostra società sta dimenticando questa spaccatura
in due del nostro mondo. Ma aggiungo anche che la protesta non basta, ci
vuole un cambiamento del nostro modello di sviluppo".
ANDREA TORNIELLI
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