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IL BORSELLINO DEL MISSIONARIO |
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Ricevo oggi la lettera spedita da P. Pinos il 18 Giugno scorso, due giorni prima della sua morte... mi saluta dicendomi "Buona estate e buon proseguimento!". So che vuol dirmi che la missione continua e mi attende! Già un'altra volta una sua lettera mi aveva illuminato la strada, ora ancora di più. Trascrivo la sua lettera perché anche voi possiate condividere la sua benedizione. |
| Carissimi,
i Vangeli ci dicono che Gesù mandò i discepoli a due a due a portare l'annuncio del suo arrivo e li mandò senza bagaglio e senza portafoglio. Non c'è dubbio, egli stesso viaggiava senza bagagli, però da S. Giovanni veniamo a sapere che una borsa per il gruppo apostolico esisteva ed essa era tenuta da Giuda il quale, essendo ladro, si appropriava di ciò che vi veniva messo dentro. Gesù sapeva dell'esistenza di questa borsa e ciò spiega com'egli chiedesse a Filippo: "Dov'è che potremmo comperare pane per sfamare tutta questa gente?"E infine c'è una noticina di S. Luca nella quale ci viene detto che il Signore era seguito dappertutto da un gruppetto di donne di Galilea, le quali lo assistevano con le sostanze di casa loro. Nella Chiesa primitiva non solo gli apostoli accettavano e distribuivano le offerte dei fedeli, ma le chiedevano pure. Nella seconda lettera ai Corinzi S. Paolo dedica ben 29 versetti per chiedere, spiegare ed insistere coi suoi fedeli affinché si affrettino a fare un'abbondante colletta da mandare ai fratelli di Gerusalemme impoveriti per ragioni storiche. S. Vincenzo De Paoli diceva di se stesso: "Fin da piccolo ero imbroglione e bramoso di denaro e, quando mi si mise in seminario, accettai di diventare prete per avere l'opportunità di un buon impiego e di una bella paga, ed arrivare molto in alto!" Vincenzo riuscì nei suoi intenti e potè avere in mano molto denaro, nel frattempo però, sotto l'influsso di vari santi suoi contemporanei, era avvenuta in lui una completa trasformazione delle visuali della vita: era diventato santo della Carità o meglio il santo di tutte le Carità. Fu detto che, per questa sua inaspettata vocazione, passava più denaro per le sue mani che non per quelle del Ministro del Tesoro del Regno di Francia. Quando Don Bosco andò al suo paese per cantare la sua prima messa, alla fine del rito gli si appressò mamma Margherita, essa baciò le sue mani consacrate e gli bisbigliò: "Don Giovanni mio, ascolta bene quello che sto per dirti: se tu avrai la disgrazia di diventare un prete ricco, tua madre non metterà mai piede in casa tua!"Un giorno Don Bosco andò a chiederle di venire a stare con lui: egli aveva raccolto in un vecchio cascinale un bel gruppo di ragazzi venuti in città dalle montagne in cerca di lavoro. Avevano camicia e pantaloni laceri, ma specialmente avevano bisogno di una mamma. Arrivata sul luogo mamma Margherita notò subito la situazione e, venuta la sera, lasciò che i ragazzi si coricassero e prendessero sonno, dopo di che lei silenzionsamente passò fra i loro lettucci e raccolti i pantaloni più malconci se li portò in cucina e al lume di lanterna li ripulì e li mendò. Poi, sempre silenzionsamente, li riportò ai loro posti. Entro pochi giorni l'aspetto esterno dei ragazzi di Don Bosco era decisamente migliorato. La santa donna non aveva voluto un figlio prete che fosse ricco, vivendo però accanto a lui essa fece un'altra scoperta che la lasciò ugualmente costernata: Don Bosco era sempre pesantemente indebitato. Prima ancora di saldare un grosso debito, egli già si era caricato di altri debiti più grossi ancora: la situazione lo costringeva ad andare a battere a porte e portoni. Tutto l'opposto invece fu lo stile del suo conterraneo il santo Cottolengo, un prete placido e ridanciano, nativo di Bra, Cuneo. Egli conduceva la vita senza problemi di un prete assegnato ad una chiesa collegiata di Torino. La sua vita però rimase senza problemi fino all'età di 42 anni, quando cioè una donna sposata e madre di tre bambini gli morì sotto gli occhi perché, pur essendo malata grave, npn aveva trovato un letto all'ospedale e un riparo per la notte. Fu così che gli venne l'idea della Piccola Casa. Il santo la considerava opera della Divina Provvidenza e non sua propria, per cui né chiedeva aiuti a chicchessia e né rifiutava l'ammissione ad alcuno. Egli continuava ad ordinare presso i grossisti cibarie e indumenti e, dopo ogni pagamento, proibiva severamente di contare quanto denaro restava nel cassetto. I ricoverati erano ormai varie migliaia, ma egli proibiva di farne la conta... I nostri ragionieri direbbero che il Cottolengo, più che un santo, era un pazzo. Il fatto però è che la Piccola Casa è in funzione oggi come allora e non potrebbe esserlo se essa fosse opera di un uomo e non della Divina Provvidenza. Un santo che fu da una parte un grande missionario in Africa e dall'altra un grande cercottone è stato il Beato Daniele Comboni. Quando il Papa lo rimandò in Africa come vescovo, il Comboni aveva 42 anni e sarebbe morto 8 anni più tardi. Ebbene durante quesgli 8 anni il Comboni rientrò in Europa ben quattro volte: come mai? Nell'intento di spingere i governanti europei ad una politica favorevole agli africani, egli chiedeva udienza alle corti dei regnanti e non solo dei regni cattolici: fu ricevuto anche dai regnanti lutetrani di Berlino e da quelli ortodossi di Pietroburgo. Il suo secondo scopo era di chiedere contributi: i suoi occhi avevano visto la realtà dello schiavismo africano: bambini strappati dai loro villaggi e piazzati come merce in vendita tutti nudi nei mercati. Il Comboni agognava avere in mano grosse somme per comperarli tutti, educarli e rimandarli liberi e cristiani alle loro tribù di origine. Un giorno egli, passando davanti alla Borsa di Milano, fece una grande scappellata come si usava fare a quei tempi passando davanti ad una chiesa. Chi lo accompagnava gli obiettò: "Monsignore, guardi che questa non è una chiesa, quesra è la Borsa di Milano!" L'uomo di Dio rispose: "Eh lo so bene. Però ti assicuro che se è vero che senza il Dio Trino è nulla quello che l'uomo può fare, nel campo delle missioni anche il dio quattrino è molto importante!" La spinta a mettere mano al borsellino e a soccorrere è spesso prepotente nel misionario. Il P. Giuseppe Cavagna, morente all'ospedale S. Vincenzo di Dinajpur, chiedeva: "C'è gente che aspetta per me là fuori?" I confratelli spesso lo rimproveravano per le sue elargizioni e allora lui cercava di farle di nascosto e, quando veniva scoperto e gli si diceva che le sue elemosine non contribuivano a cambiare lo stato della gente, egli rispondeva: "Questo lo capisco anch'io, io solamente mi accontento di farli felici per cinque minuti!" Il P. Riccardo Brookes, inglese di nome e italiano di nascita e missionario del PIME ad Hong Kong, aveva una devota sequela di ex-carcerati e di altri diseredati e di danaro non ne aveva mai abbastanza. Allora domandava "prestiti" ai confratelli i quali, quando lo vedevano girare attorno, si preparavano a reagire alla sua richiesta nel modo già collaudato da S. Francesco di Sales: al poveraccio che gli chiedeva un "prestito" di 20 scudi, il santo vescovo rispondeva: "Guarda, invece di imprestartene 2o, te ne regalo 10, e così abbiamo tutti e due un guadagno di 10 scudi!" Il P. Ovidio Gerlero aveva un motto: "Non diamo elemosine, diamo loro lavoro!" Per cui iniziò una faraggine di piccole intrapprese industriali: tessitura, falegnameria, segheria, officina meccanica. Gli operai certo non mancavano, però le sue intrapprese erano tutte malamente in perdita. Io vissi con lui per 10 anni: aveva sempre i creditori alle costole e io stesso talvolta mi vedevo costretto a mandare il manager della missione a dire loro di lasciarlo in pace. Il P. Arsenio Favrin, per impedire che i suoi poveracci ipotecassero i loro terreni presso usurai, prendeva lui stesso i terreni a pegno: quanti sudori poi per poter ricuperare quel denaro. Il P. Luigi Martinelli, figlio di una famiglia di agricoltori della bassa cremonese, pensò di comperare tanto terreno e così dare lavoro ai braccianti disoccupati e farlo rendere. Anche qui tante delusioni. Chiederete: "E tu per quali bisogni sie solito fare ricorso al tuo borsellino?"I miei primi abbonati sono i miei confratelli nativi: c'è chi ha un villaggio che è un fiore all'occhiello e bisognerebbe costruirvi una cappella in muratura, e c'è chi deve comperare un terreno che serva da orto per il convitto della misione, e c'è chi vorrebbe comperare un lotto per insediarvi un gruppo di nuovi fedeli, e c'è chi ha un malato grave da madare all'ospedale. Aiuto poi per le loro spese minime molti seminaristi. A questo scopo li facio adottare: 20 sono già adottati, 8 sono in lista di attesa. Chi sono gli adottanti? In genere sono ottime signore italiane dal cuore matertno, ma non solo queste: fra gli adottanti c'è anche un giovanotto 25enne di Concordia Sagittaria e addirittura il Gruppo Alpini di Cesarolo. Infine la fuoruscita che mi fa spesso genere il mio borse;;ino è causata dall'assistenza mensile che passo ad una 30ina di studenti universitari. Ahimè il denaro non mi basta mai e il confratello incaricato dei nostri conti spesso mi manda a dire: "Fermati, sei in rosso!" Vi assicuro che questi studenti non sono per niente dei priviliegiari ( se vedeste che vestiti hanno indosso!); piuttosto un giorno sarà la comunità cristiana del Bangladesh a considerarsi privilegiata per avere nelle sue file cattolici forti nella fede e istruiti. |
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Buona estate e buon proseguimento - P. Luigi Pinos 18 - 6 - 01 |
| Qualche mese prima aveva scritto: >>>>> |
| Chiederete: "E adesso?". Adesso io considero ogni anno, mese o giorno che mi viene dato di vivere come ulteriori regali del Signore. Quando poi egli mi dicesse: "È ora di partire!" io gli risponderò con le parole di Papa Giovanni: "Eccomi, o Signore, la mia valigia è pronta!". |