Inizi
del Cattolicesimo nel Nord Bengala
di Padre Luigi Pinos, PIME (1921 - 2001)
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Cap.
7 Quando anche
il Diavolo esagera….: 1930
| Ruhea |
Thukargaon |
Putimari |
Quando
il Diavolo esagera talvolta le sue vittime hanno occasione di cadere tra le
braccia del Padre Eterno. Almeno questa sembra essere la storia degli
Hazara, nel villaggio di Fakirganj.
Badaguri
e due suoi amici avevano rubato due pelli di mucca e scappavano per non essere
presi dalla polizia. Ebbero rifugio nella Missione Battista di Sonapur nel Bihar
dove furono ricevuti, aiutati a cercare un patteggiamento in tribunale, e
successivamente battezzati. Dopo il loro battesimo, gli evangelizzatori battisti
di Sonapur iniziarono a visitare con regolarità Sonapur. Per qualche tempo
però nessuno si aggiunse al gruppetto dei "poco raccomandabili" nuovi
convertiti, ma almeno si venne a conoscenza di una religione nuova: il
Cristianesimo.
Più
o meno alla stessa epoca i gesuiti di Majlispur, nel Bihar, inviarono a Dinajpur
Bhubon Babu, un evangelizzatore cattolico nativo di Barisal onde informare i
Padri che, nei dintorni di Majlispur, alcuni Hazar erano diventati Cristiani e
che, probabilmente, lo stesso poteva avvenire con gli Hazara della zona di
Dinajpur . A questo punto Bhubon fu preso in carico dalla diocesi e amndato in
esplorazione a Fakirganj.
Fakirganj
era un grosso villaggio abitato dagli Hazara, una bassa casta Hindu che potrebbe
essere descritta come quella delle seconde mogli. Bhubon visitò il posto per
ben tre volte e le sue impressioni furono positive. Incontrò lì due giovani:
Mohondo e Mukundo, abbastanza istruiti che mostrarono subito interesse per la
religione cristiana. Erano ansiosi di vedere il guru bianco e quando videro che
la sua visita nel villaggio ritardava, decisero di andare loro stessi a
Dinajpur. La ferrovia per Dinajpur era già terminata ma i treni non la
percorrevano ancora, per cui furono costretti a farsi a piedi circa ottanta
chilometri. Al loro arrivo alla Bishop House di Dinajpur trovarono Padre Macchi
che stava riposandosi nella veranda, quasi stesse ad aspettarli.
La
personalità del Padre li incantò subito: essi videro incarnate in lui
santità, serenità e purezza. Dopo averli rifocillati e fatti riposare il buon
Padre, ormai vecchio, sembrò quasi parlare alle loro anime, come se avesse
telepaticamente percepito i loro dubbi. Il loro avvicinamento al Cristianesimo
fu immediato e furono battezzati dallo stesso Padre Macchi il 2 novembre 1930.
Anche
la prima visita di Padre Macchi a Fakirganj è interessante. Al ritorno da
Dinajpur dopo il loro battesimo, Mohonto e Mukundo fecero partecipi di quanto
avvenuto soltanto gli amici più stretti. Dopo il Natale dello stesso anno,
quando Padre Macchi si presentò nel villaggio in compagnia di padre Sozzi,
nessuno si dichiarò disponibile ad ospitarli e, meno di tutti, il nonno di
Mohonto, che era il capo-villaggio e l'unico ad avere una casa col tetto di
lamiera. Alla fine i Padri furono sistemati in un misera tettoia al bordo del
villaggio, aperta a tutti i venti ed alla vista di tutti, in quanto senza
pareti. I Padri presero il loro breviario ed iniziarono a pregare, mentre
tutt'intorno dei ragazzini li osservavano da ogni angolazione. Finite le
orazioni Padre Macchi si rivolse agli attoniti bambini chiedendo loro :
"Sapete come pregare?" ed alla loro risposta negativa aggiunse
"Volete che vi insegni?". "Si" risposero con entusiasmo i
piccoli, senza nemmeno sapere che cosa volesse dire una preghiera. E quando i
bambini si furono seduti in cerchio attorno a lui egli prese a recitare il Padre
Nostro, cantandolo in bengoli.
I
bambini impararono immediatamente il Padre Nostro e molti di essi, la stessa
sera, mentre erano riuniti con i loro genitori per la cena chiesero agli stessi
se sapessero pregare. E quando gli attoniti genitori chiesero di mostrare come,
ripeterono nelle loro famiglie quanto avevano appena imparato, lasciando non
poco stupiti tutti.
Un'
altra cosa fece ancor di più impressione agli abitanti di Fakirganj. Un
violento ed imprevisto temporale si scatenò nel villaggio, danneggiando ed
addirittura distruggendo qualche abitazione. Ognuno pensava che, senza dubbio, i
Missionari erano stati ormai portati via dalla tempesta; quando il temporale
ebbe termine qualcuno si avventurò per vedere che fine avevano fatto e rimase
stupito nel notare che i due Padri dormivano tranquillamente, persino la lampada
a kerosene era ancora accesa!
Il
giorno successivo, quando i bambini si assembrarono ancora attorno a lui, Padre
Macchi notò anche che un vecchio si aggirava nelle vicinanze, quasi fosse
disinteressato, ma nel frattempo ascoltava tutto con estrema attenzione. Facendo
finta di parlare con i bambini Padre Macchi dirigeva in effetti le sue parole al
vecchio, che altri non era se non il nonno di Mohonto ed il capo del villaggio.
Padre Macchi non fallì il suo
scopo: non passò molto che il vecchio si allontanò, con
"nonchalanche", ma poco dopo arrivarono due giovani che invitarono i
Padri nella casa del capovillaggio.
Padre
Macchi restò a Fakirganj per tre settimane consecutive, prima della sua
partenza aveva battezzato 17 giovani. Dopo quella sua prima visita non mancò di
tornare per qualche giorno, almeno una volta al mese, e le sue visite furono
sempre un successo.
Ormai
quasi tutti gli Hazara che vivono nella parrocchia di Ruhea (circa 2500..dati
del 1983) sono cattolici, ivi inclusi i discendenti dei ladri di pellame
Badaguri e i suoi amici. Dopo la morte di Bhubon Babu Mohonto prese il suo
posto. Non possiamo certo dire che gli
Hazara sono campioni nella loro cristianità, ma possiamo dare loro il merito di
essere rimasti attaccati alla loro identità cristiana sebbene divisi in
piccolissimi gruppi.
Per
la verità la maggioranza degli Hazara appartenne per un po’ alla Chiesa
Battista ma, anche a causa della loro religiosità not troppo fervente, furono
da questa quasi abbandonati. Tre missionari del PIME, P.Costa, C. Pesce ed A.
Mapelli furono molto attivi nella parrocchia di Ruhea e pian piano tutti i
villaggi Battisti si fecero battezzare dai suddetti Padri. L' ultimo fu
Kalikapur, nel 1966.
Oltre
agli Hazara di cui abbiamo già parlato altri piccoli gruppi sparsi nella stessa
area accettarono di divenire Cristiani: Oraon, Santal, Bas-mali, Rishi ed,
infine, i Khotryo Rajbanshis.
Le
conversioni dei Khotryo Rajbanshis avvennero con alti e bassi. Verso la fine
degli anni cinquanta Padre Pesce era pronto a battezzare un villaggio di Khotryo
Rajbanshis, aveva già costruito per loro una cappella quando gli abitanti
chiesero di rinviare la cerimonia e Padre Pesce li dovette abbandonare.
Appena
qualche giorno dopo un altro gruppo di Khotryo Rajbanshis vennero da lui,
in quanto avevano problemi. Essi erano "sinistroidi" ed il governo
pakistano non permetteva il passaggio di nessun comunista attraverso la
frontiera e li perseguitava. Padre Pesce rispose che era prontissimo ad aiutarli
ma per il momento era meglio non convertirli, aspettando che fossero sicuri di
quanto stavano facendo. Loro però avevano urgenza, in quanto pensavano che con
il battesimo avrebbero avuto minori problemi con le autorità pakistane, e fu
così che furono accolti dalla Chiesa Battista.
Nel
1972, dopo che molti di essi tornarono dopo il lungo esilio in India,
ricevettero molti aiuti dai missionari e desideravano battezzarsi ma anche
questa volta la risposta dei Padri fu chiara "Andate prima a ricostruire le
vostre case, a coltivare le vostre terre, a riempire le vostre dispense e poi ne
riparleremo!". Ed anche in questa occasione la Chiesa Battista non perse l'
occasione per avere nuovi adepti.
Nel
1973 i Padri Mapelli e Julian Rozario ricevettero la visita degli abitanti di
tre villaggi. Il primo a convertirsi fu Turu Chandra Roy che, dopo un lungo
periodo nelle fila della Chiesa Battista, decise di battezzarsi nella Chiesa
Cattolica, assieme alla sua famiglia. Negli anni a venire sarebbe stato lui a
portare la Buona Novella ai Khotryo Rajbanshis nel nord della parrocchia. Sin
dal 1976, con l' arrivo a Ruhea di Padre Pinos, ai Khotryo Rajbanshis venne data
maggiore importanza, sia da un punto di vista sociale che pastorale, e furono
ottenuti notevoli risultati.
Nel
1932 Padre Costa era stato mandato in quella zona per fondare una parrocchia, ma
sebbene avesse trovato una cappella ricavata da un capannone in lamiera già
costruita a Fakirganj da Padre G. Curioni, fu istruito di scegliere il nuovo
centro a Ruhea, a motivo della vicinanza con la ferrovia; anche se Fakirganj
distava soltanto 8 chilometri. Oltre ai Padri che bbiamo già menzionato vennero
a Ruhea i Padri Bibini, Lucas Marandi (assassinato qui nel 1971, durante il
periodo della guerra di liberazione), Callistus Corraya, S. Castaldi.
Il
dottor Turu ed i Khotryo Rajbanshis di Ruhea
Turu
Chandra Roy, un praticante medico di un villagio, era ovunque conosciuto come
" Dottor Turu". Era molto amico di Biren Singh, il Pastore della
Missione battista di Ruhea, ma non aveva mai preso la decisione di essere
battezzato. Nel 1971 le due famiglie si rifugiarono in India, dove però si
separarono: Biren andò a vivere con i familiari e Turu in un campo di
rifugiati. Dopo il ritorno a Ruhea essi non si incontrarono per un lungo periodo
e nel frattempo la missione battista di Ruhea, che era stata devastata, era
completamente vuota. Fu la moglie di Turu a chiedergli " Perché non ti
avvicini all' altra missione (quella cattolica)?"
Nel
registro dei battesimi della Parrocchia di Ruhea questa signore viene riportata
come Sumitra Bormoni, ma questo era il nome hindu che aveva preso quindici anni
prima quando aveva ottenuto il divorzio dal marito musulmano. Quindi, con la
benedizione di suo padre, musulmano anche lui, si sposò con un piacente vedovo
hindu, il praticante medico Turu. Lei era molto felice col nuovo sposo, però
aveva qualcosa che le mancava in termini religiosi e, quando Turu si avvicinò
alla missione battista, lo seguì molto volentieri.
E
così un giorno, passando vicino alla missione battista ormai abbandonata,
Sumitra arrivò a quella cattolica. Entrò nella missione, timorosa e confusa,
ed ebbe la sfortuna di incontrare subito un arrabbiatissimo Padre Mapelli che
aveva appena finito una distribuzione di alimenti ai rifugiati ed aveva appena
pulito il terreno da quanto era rimasto, dopo tale bolgia. Appena la povera
donna era comparsa, e prima che la stessa avesse l' opportunità di dire una
singola parola, le fu con voce irata detto di andarsene immediatamente, cosa che
lei fece senza indugio. Ma l' ira di Padre Mapelli era qualcosa che per fortuna
durava poco e. accortosi di quanto aveva fatto, il padre mandò subito qualcuno
a rincorrere la donna, che a quel punto non voleva più credere che il sacerdote
volesse parlare con lei. Quando alla fine si decise a tornare Padre Mapelli le
chiese di che cosa avesse bisogno e lei rispose semplicemente: "Io volevo
ricevere il battesimo, assieme alla mia famiglia". E fu così, dopo quest'
incontro a dir poco folckloristico, che tutta la famiglia di Turu fu battezzata
il 16 novembre del 1972.
I
Battisti, tornati finalmente a Ruhea per ricostruire la loro missione, trovarono
la sgradita sorpresa di aver perso il dottor Turu e la sua famiglia, diventati
cattolici. Fecero del tutto per farli tornare indietro, arrivarono a far venire
nella sua casa un vecchio missionario che intrattenne in preghiera la famiglia
di Tutu e molti Battisti, selezionati, arrivati appositamente su di una jeep.
Turu e sua moglie rimasero in ginocchio durante tutto il tempo ma dissero una
volta per tutte che sarebbero rimasti cattolici.
Nel
1976 i Missionari Battisti, dotati di jeep, cominciarono a visitare molti
villaggi e la stessa missione cattolica. I risultati del lavoro svolto da Padre
Pinos e da Padre Mapelli erano stati molto positivi ed alla fine i Missionari
Battisti decisero di fare una visita diretta alla Missione Cattolica. La
proposta che fece Mr. Young a Padre Mapelli (Padre Pinos era momentaneamente
assente) era chiara " Desidereremmo lasciare a voi tutti gli Hazara e
invece prendere noi tutti i Khotryos". La risposta di Mapelli, che tra le
innumerevoli qualità non aveva certo quella della "politica" non si
fece attendere. " No" rispose con la sua voce stentorea " abbiamo
intenzione di prendere tutto noi" "
Ma almeno, essi insisterono, dite ai vostri evangelizzatori, di stare almeno
cinque miglia lontano dalle nostre comunità" continuarono i Battisti,
tentando un accordo a qualunque costo e
Padre Mapelli " Noi non abbiamo alcun programma di andare a disturbare i
vostri convertiti, ma viaggiare in questo paese è già così difficile. Come
possiamo imporre delle deviazioni ai nostri Catechisti?" E così la
riunione si concluse.
Le
mie prime esperienze con i Khotryos
Sono
stato a Ruhea soltanto per qualche giorno, quando Padre Mapelli, che era il
Parroco, mi disse che nel villaggio di Dhormopur un vecchio Hindu stava per
morire ed aveva chiesto di essere battezzato.
L'
uomo era un maestro ormai in pensione da tempo ed apparteneva ad un importante
clan Khotryo. Il villaggio era completamente hindu ed io ritenevo quindi
difficile entrare, battezzare qualcuno ed andare subito via. L' uomo, io
pensavo, doveva essere un uomo istruito che aveva senz' altro letto qualcosa su
Gesù: egli però parlava di battesimo forse senza comprenderne appieno il
significato. Entrai, sedetti vicino al letto del vecchio, feci una lettura dal
Vangelo, dissi una preghiera e, dopo averlo benedetto, tornai alla missione. Ma
vidi che pazientemente uno dei figli del moribondo mi stava seguendo con la sua
bicicletta e, quando mi fermai e chiesi che cosa volesse mi rispose che il suo
papà non era contento di una semplice benedizione; egli stava morendo e voleva
assolutamente essere battezzato. E fu così che la mattina successiva ripetei il
viaggio e lo battezzai. Il bello fu che, dopo aver ricevuto il battesimo, il
vecchio migliorò rapidamente tanto che lo mandammo all' ospedale St. Vincent
della nostra missione di Dinajpur per un trattamento completo.
Questo
fu il mio primo incontro con i Khotryos, il secondo avvenne appena qualche
giorno dopo.
Stavo
conducendo la riunione mensile dei catechisti a Ruhea e durante il procedere
della stessa avevo notato la presenza, in un angolo della stanza, di tre
partecipanti, sempre assieme e sempre silenziosi. Parlai di loro con Padre
Mapelli e scoprii che appartenevano ai primi villaggi Khotryos che erano stati
battezzati tre anni prima, e mi fu anche detto che molti altri Khotryos avevano
intenzione di essere battezzati. Ripensai alla vicenda e proposi di svolgere una
riunione alla missione per questi simpatizzanti in modo che gli stessi, oltre a
vedere soltanto dei preti, si potessero conoscere e scambiare le loro
impressioni.
Alla
prima riunione parteciparono 42 persone. Stavamo per cominciare quando un' altra
persona si aggiunse al gruppo, trafelata dopo una corsa dalla stazione
ferroviaria. Era il vecchio maestro che era stato battezzato sul suo letto di
morte ed era esultante sia perché si era rimesso completamente ma anche per la
sua esperienza a Dinajpur: arrivò nel momento giusto per far partecipare tutti
della sua gioia.
Queste
riunioni sono state sempre moplto positive e si sono continuate a tenere sia a
Ruhea che in altre parrocchie nel nord della diocesi e sono risultate un mezzo
molto pratico per far prendere contatto a quelle persone che tentavano
sinceramente di avvicinarsi al Cristianesimo.
Padre
Lucas Marandi: Il buon Pastore non va via
Nato
il 4 agosto 1922, ordinato sacerdote il 1 dicembre 1953, ucciso il 21 aprile
1971
La
morte di Padre Lucas merita un commento particolare.
Quando
nel 1971 si ebbe la sanguinosa disfatta dell' esercito pakistano da parte di
tutta la popolazione dell' allora Pakistan dell' est Padre Lucas era Parroco di
Ruhea da meno di due anni. Egli era non soltanto un buon Pastore per la
comunità cattolica, ma anche un nazionalista convinto che amava fortemente la
sua patria.
Gli
eventi mai raccontati in quel periodo, relativi alla sanguinosa e violenta
repressione da parte dell' esercito pakistano, aveva provocato l' emigrazione in
India di milioni di rifugiati. Giunsero notizie a Padre Lucas che, nella sola
diocesi di Dinajpur già quattro missioni erano state abbandonate e che, nella
zona di Ruhea, quasi tutto il gruppo minoritario ma anche molti musulmani si
erano rifugiati in India, da cui giungevano a lui appelli di far presto e di
raggiungere i rifugiati. Alla fine Padre Lucas si decise e, dopo aver caricato
il carretto della missione con gli archivi della stessa e con i suoi effetti
personali, cominciò a muoversi verso ovest. Il confine, rappresentato dal fiume
Nagor, distava circa dieci chilometri, Padre Lucas lo raggiunse velocemente con
il suo motorino ed iniziò ad aspettare il carretto, trainato dai buoi. Quando
esso arrivò attraversarono il fiume ma, dopo essere ormai in territorio indiano
e quindi al salvo, Padre Lucas si voltò indietro, verso la sua missione. Rimase
così a lungo, silenzioso e concentrato nei suoi pensieri. I suoi compagni di
viaggio capirono la crisi che stava attraversando la sua anima ed alla fine lo
chiamarono " Ebbene, Padre, andiamo ora!" "No!
Abbiamo sbagliato, torniamo a Ruhea!". E senza attendere le loro reazioni,
prese la sua moto, rientrò nel guado e risalito all'altra riva, avviò il
veicolo e scomparve verso Ruhea.
Rientrato in missione, scaricò il carro, rimise ogni
cosa al suo posto e attese. Passarono tre giorni di solitudine,
incertezza e mortale paura. Ed ecco che un giorno, improvvisamente, una jeep
carica di armati si ferma davanti alla missione. P. Lucas esce a riceverli e,
fattili entrare, offre loro tè e biscotti. Ripartiti che furono verso il nord,
il povero prete tira un sospiro di sollievo, ma dopo poche ore eccoli dì nuovo.
Egli come la prima volta esce a riceverli, quelli però malamente lo sospingono
all'interno della casa e, nei 15 minuti che seguirono, cosa gli fecero solo i
muri della stanza lo possono dire. Improvvisamente escono di corsa dalla casa,
saltano sulla loro jeep e si allontanano a grande velocità.
P. Lucas fu
trovato morente: il suo viso era completamente sfigurato da colpi di baionetta.
Gli ultimi cattolici rimasti nelle vicinanze della missione si radunarono,
raccolsero il loro prete, lo caricarono sul carro e ripresero la strada verso
l'India, sperando di poterlo curare. Il carro però non aveva fatto 200 metri e
p. Luca spirò: era il 21 aprile 1971. Il veicolo proseguì il viaggio con la
sua salma che fu interrata nel cimitero della missione di Islampur in India.
Intanto a Ruhea, dopo la partenza del prete morente, la plebaglia
penetrò nella missione e incomiciò a saccheggiarla: asportarono tutto, anche
porte e finestre e perfino le lamiere del tetto della chiesa. In pochissime ore
la missione fu lasciata come un guscio vuoto.
Ancora peggiore è stata, a Thukargaon,20 chilometri a
sud di Ruhea, la spinta del Demonio.
L' assassinio non era nelle loro intenzioni, ma gli
abitati di Gobindonagar (villaggio incluso nel municipio di Thukargaon) erano
Oran e, relativamente in buona condizione economica. Gli Oraon amano in molte
occasioni bere la loro birra ricavata dalla fermentazione del riso e, per quelli
ricchi, se ne procurano in quantità industriali. La parte negativa del tutto è
che in occasione di cene e ricorrenze speciali tutti (inclusi bambini e donne)
bevono in maniera così smodata da ridursi a non capire più niente e a non
essere responsabili delle proprie azioni, quasi come bestie.
Si era all' inizio degli anni trenta ed entrambe le
sezioni del villaggio Oraon di Gobindonagar erano brulivcanti di uomini ubriachi
fradici: l' occasione era la festa annuale della dea Kali. In occasioni di
questo tipo non è difficile che vengano fuori vecchi rancori e dissidi, ma il
problema è che nessuno è in grado di controllare la situazione.
In quell' occasione ad un certo punto si trovò che un
uomo era stato ucciso ed in poco tempo il villaggio si riempì di poliziotti,
con gli Oraon che scappavano da tutte le parti. Alcuni addirittura corsero a
rifugiarsi nella missione cattolica di Dinajpur a ben 65 chilometri!
Un uomo imponente e dalla folta barba (Padre Castelli)
venne loro incontro, ma loro non riuscirono a spiegare il problema " Io
aiuto gli esseri umani, non ho tempo per le bestie" esordì il Padre ma
loro replicarono soltanto " Per favore aiutaci, siamo innocenti!" I
tribali non hanno tra le loro caratteristiche quella di raccontare bene le bugie
per cui il Padre esplose "Sui vostri volti leggo il delitto, e voi mi
venite a dire che siete innocenti?" e li spinse fuori della veranda. Allora
essi caddero ai suoi piedi e lo pregarono di dare loro la possibilità di
diventare ancora esseri umani.
Alla fine furono assistiti in tribunale e nessuno fu
condannato in quanto i testimoni dell' accusa, avevano si visto l' accaduto, ma
con gli occhi ottenebrati dall' ubriachezza, per cui la loro testimonianza non
fu considerata valida.
L' essere rilasciati dal tribunale era ben al di là
delle loro più rosee speranze per cui tutti decisero di mantenere la promessa
fatta al Padre, e cioè quella di redimersi e furono battezzati in Ruhea da
padre Costa nel novembre del 1934.
Molti anni sono passati da allora, tutte le persone
coinvolte sono ormai morte, ma i loro figli sono riusciti a frequentare le
scuole e molti di essi hanno aperto negozietti o uffici in quella che è
divenuta la città di Thakurgaon. Continuano a bere, di tanto in tanto, ma si
spera che non arriveranno mai agli estremi dei loro progenitori. Gli Oraon
cattolici intorno a Thakurgaon erano nel 1983 più di 300, ed aggiungendo ad
essi le altre comunità di Hazara, Santal, Rishi e Khotryos il numero totale di
cattolici arrivava a 2600. Padre Cesare Pesce fu il primo Parroco, nel 1964, e
costruì chiesa, rettorato e scuola. Altri Parroci furono Alvigini, Julian
Rozario e Callistus Corraya.
La creazione di questo subcentro della parrocchia di
Ruhea fu causato da una persona che non aveva assolutamente l' intenzione di
diventare Cristiano, ed infatti mai lo diventò. Bepin Bihari Bormon era il capo
di un grande clan Khotryo e proprietario di una notevole estensione di terreno.
Essendo rifugiato in India, durante la guerra di liberazione del 1971 egli ebbe
modo di visitare alcune missioni e di apprezzarne il lavoro. Egli sperò di
poter avere qualcosa di simile anche vicino casa sua ed, al suo ritorno dall'
India, contattò i Padri Mapelli e Rozario, a Ruhea, ed offrì loro ben sei acri
della sua proprietà, confinante con il villaggio di Santal Cristiani, che si
chiamava Putimari; allo scopo di costruire una missione. Il terreno includeva
anche un bel boschetto di manghi ed era prospiciente ad un laghetto.
Il regalo venne accettato e, nel 1972, all' ombra dei
mango sorse un centro sperimentale per l' agricoltura, sotto la guida di esperti
giapponesi. Il centro si sviluppo ulteriormente, sotto la guida del fratello
Passoni e poi di Suora Virginia Rozario e del Fratello E. Casarini.