C. M. MARTINI
LA TRASFORMAZIONE DI CRISTO E DEL CRISTIANO
ALLA LUCE DEL TABOR
Un corso di esercizi spirituali
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Rizzoli, 2004

Introduzione

I MEDITAZIONE: Essere e tempo

VII MEDITAZIONE: Le dimensioni della trasformazione battesimale

II MEDITAZIONE: «Salì sul monte a pregare»

VIII MEDITAZIONE: La trasformazione eucaristica

III MEDITAZIONE: Le tentazioni del monte

IX MEDITAZIONE: Conoscere intimamente Gesù per seguirlo

IV MEDITAZIONE: Le tentazioni della pianura

X MEDITAZIONE: Il silenzio del Padre

V MEDITAZIONE: La trasformazione di Gesù

XI MEDITAZIONE: Gesù umiliato

VI MEDITAZIONE: La trasformazione battesimale

XII MEDITAZIONE: Sotto il segno dell’amore

OMELIE

II MEDITAZIONE

«Salì sul monte a pregare»

Ci avviamo ad affrontare la pericope della trasfigurazione. La leggeremo per intero nella versione lucana, anche se in questa meditazione e in seguito ci riferiremo liberamente. e non secondo un metodo strettamente scientifico, alle versioni dei sinottici. Per completezza richiamo comunque in sintesi le accentuazioni specifiche dei tre racconti.

Matteo, il cui vangelo è composto da cinque grandi discorsi come cinque sono i libri della Torah, i sacri libri della Bibbia che rappresentano il cuore del giudaismo, vede nel Tabor il nuovo monte Sinai e in Gesù il nuovo Mosè che dà la Legge, cioè il Discorso della montagna.

Marco, diversamente, legge nella Trasfigurazione semplicemente una epifania gloriosa del Messia nascosto, per mettere in luce il tema centrale della sua narrazione che è il paradosso di Gesù inviato di Dio e umiliato, incompreso, respinto dagli uomini.

Luca invece coglie nell'evento del Tabor primariamente un'esperienza della preghiera di Gesù, preghiera profonda, ardente, trasformante. Infine, la quarta testimonianza, quella della 2 Pt, vede nell'episodio un momento storico della glorificazione di Cristo in opposizione alle speculazioni gnostiche che prevedevano chissà quali apparizioni future. Il tema sottolineato non è la Trasfigurazione, bensì la voce risuonata sul monte santo, la voce del Padre che proclama Gesù suo Figlio prediletto. Soltanto Pietro parla di monte santo, e nella Scrittura il monte santo è il Sinai, oppure Sion, Gerusalemme.

La pericope della Trasfigurazione

«Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlarne con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui. Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube usci una voce, che diceva: "Questi é il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo". Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto» (Lc 9, 28-36).

Consideriamo anzitutto l'episodio nel suo insieme: collocazione nel contesto dei vangeli, brani evangelici a cui rimanda, importanza della pericope nella tradizione della Chiesa.

* La pericope della Trasfigurazione è al centro del Vangelo in tutti i sinottici. Segue immediatamente la confessione di Pietro, il primo annuncio della passione, le condizioni per seguire Gesù. Costituisce dunque un'unità con il racconto del riconoscimento da parte di Pietro di Gesù come il Cristo, è la risposta divina alla confessione dell'apostolo; è un punto cardine della narrazione evangelica. Da quel momento gli eventi precipitano verso la passione. Sembra addirittura che nella Chiesa antica si fosse pensato che l'evento del Tabor precedesse di quaranta giorni la passione. Non a caso la festa liturgica della Trasfigurazione si celebra il 6 agosto fin dal secolo VII del calendario bizantino e questa data è stata sempre mantenuta da tutta la Chiesa. Anzi, è una delle poche feste che cadono nelle stesso giorno sia per l'Oriente che per l'Occidente. Notate che ci sono quaranta giorni dal 6 agosto al 14 settembre, data della Esaltazione della Croce, quasi a significare che la Trasfigurazione prepara la proclamazione di Gesù crocifisso.

* Quali altri testi richiamano l'evento del Tabor? Di per sé in nessun brano Gesù si presenta sotto forma glorificata prima della risurrezione.

C'è tuttavia un testo molto simile al nostro e che, letto in parallelo, ne evidenzia più chiaramente la posizione centrale. È la pagina del Battesimo di Gesù: «In quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si senti una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto"» (Mc 1, 9-1 1). Anche qui Gesù è in una condizione di gloria, diversa da quella ordinaria: si aprono i cieli, discende su di lui la colomba e la voce del Padre ricorda la voce della Trasfigurazione.

Un secondo racconto da leggersi in parallelo mi piace chiamarlo «la defigurazione» di Gesù, quando il suo volto appare triste come la morte: è la scena commovente del Getsemani. Sono presenti Pietro, Giacomo e Giovanni e il volto di Gesù, luminoso nella Trasfigurazione, si oscura (Mc 12, 32-42; Mt 26, 36-46 e Lc 22, 39-46). Certamente, e lo prova la tradizione iconografica, per noi è più facile contemplare il volto di Cristo sofferente e crocifisso che non quello di Cristo glorioso, perché più affine alla nostra esperienza di sofferenza. Ma i due volti si richiamano: in tanto comprendiamo il volto defigurato in quanto lo contempliamo come lo stesso che si trasfigura.

È utile collegare alla Trasfigurazione un terzo episodio, la conclusione dei vangelo di Matteo, dove Gesù afferma: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (28, 18). È una rivelazione più grande di quella del Tabor. Là il potere dato in cielo e in terra era velato; qui la sua potenza universale si rivela esplicitamente.

Da ultimo segnalo per la vostra lettura personale i racconti della risurrezione. Mt 28, 3, così come Mc 16, 5 e Lc 24, 4 parlano degli angeli avvolti in bianche vesti, che ricordano Gesù sul Tabor, con la veste bianca come nessun uomo potrebbe farla, a dire che la risurrezione è anticipata nella Trasfigurazione.

Partendo dalla nostra pericope è quindi possibile esplorare tanti altri passi evangelici.

* La Trasfigurazione sul monte ci parla di un mistero così sublime che si ha quasi paura ad avvicinarlo. Sarebbe necessario forse avere il cuore e la voce della Chiesa d'Oriente, che ha parlato a lungo di tale mistero, come ho sopra accennato.

Cito almeno un'omelia armena del V secolo, di un certo Eliseo, nelle cui parole si avverte tutto il commosso entusiasmo per lo stesso luogo fisico dove si situa l'evento: «[ ... ] vi parlerò dell'aspetto delizioso di quel monte. Ci siamo andati personalmente e l’abbiamo visto con i nostri occhi e non da soli e separatamente, ma con numerosi compagni. Parecchi di loro volevano trattenersi sul monte, non per la forza di un desiderio carnale, bensì per tenero amore di Cristo. Là infatti abita una moltitudine di fratelli ammirevoli, guidati più dallo spirito che dal corpo [i monaci che abitavano sul Tabor già nel IV-V secolo; sul monte si vedono i resti dei loro monasteri]. Se qualcuno considera quel luogo dal punto di vista della ricerca di godimenti corporali, esso già gli appare più grazioso di tante visioni di montagne. Innanzitutto perché è situato in una grande pianura della terra di Galilea, senz'altra montagna in prossimità. È circondato da sorgenti naturali di acqua, vi crescono frutti saporiti di varie specie [...]. L’ascesa per il sentiero che ha preso il Signore è molto diretta. Chi desidera fare l'ascesa per pregare salirà facilmente. Quando uno sale alla sommità reale del monte, gli appare chiaramente la piana intera nelle sue diverse parti. Tutta la varietà della regione presenta giustapposti villaggio a villaggio, podere a podere [oggi i kibbutzim ebraici hanno ricostituito lo stesso scenario, davvero bello a vedersi dalla cima] con diverse città in mezzo ad essi. La cima del monte poi è incavata, concava e c'è su di essa qualche raro albero, ma la terra è molto fertile.»

Così gli antichi amavano il luogo dove si è svolto l'episodio che vogliamo meditare.

Un episodio molto amato anche da Paolo VI, di cui desidero leggere due testi particolarmente significativi in proposito. Il primo è tratto dall'omelia che aveva preparato per l'Angelus del 6 agosto 1978, giorno in cui morì: «Quella luce che inonda il Cristo trasfigurato è e sarà anche la nostra parte di eredità e di splendore. Siamo chiamati a condividere tanta gloria, perché siamo "partecipi della natura divina" (2 Pt 1, 4)». Il secondo è tratto dal Pensiero alla morte: «Ecco mi piacerebbe, terminando, d'essere nella luce [pensa al Tabor]. In questo ultimo sguardo mi accorgo che questa scena affascinante e misteriosa [del mondo] è un riverbero, è un riflesso della prima e unica Luce... un invito alla visione dell'invisibile Sole. quem nemo vidit umquam: unigenitus Filius, qui est in sinu Patris, Ipse enarravit (Gv 1, 18). Così sia, così sia».

Comprendiamo di essere di fronte a una pericope che ci supera da ogni parte e ci mettiamo, umilmente, al servizio della Parola, lasciando che penetri nei nostri cuori.

«Signore, insegnaci a pregare!»

Ci riferiamo ora in particolare alle prime parole del racconto lucano: «Prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto» (Lc 9, 28b-29a). Questi versetti ci sollecitano a riflettere sul tema della preghiera, così nodale negli esercizi, e sulla preghiera di Gesù, nel desiderio di imparare da lui.

La preghiera era il respiro della sua vita, e perciò pregava sempre. Ha pregato tante volte sulle montagne della Galilea, passava le notti in preghiera: ha pregato in solitudine nella notte prima di chiamare gli apostoli (Lc 6, 12-16); ha pregato nella notte dopo la moltiplicazione dei pani (Mt 14, 23). E alla preghiera sul Tabor chiama come testimoni i tre discepoli più fidati, che saranno poi testimoni nel Getsemani.

Possiamo contemplarlo in preghiera mentre gli apostoli ne ammirano la devozione, la riverenza, l'adorazione. la concentrazione, la calma, il silenzio. D'un tratto ecco la luce che lo illumina completamente, con una luminosità senza paragoni. Forse gli apostoli gli ripetono la domanda che altre volte gli hanno posto e che facciamo nostra: «Signore, insegnaci a pregare! Noi vorremmo poter pregare come te». Di fatto Gesù rivela il mistero della preghiera pregando, e noi abbiamo molto bisogno di imparare a pregare, a entrare in quel mistero.

C'è un aspetto della preghiera che mi colpisce molto. Mi colpisce che sia l'espressione della prima alterità, del primo incontro con un «tu». Il pensiero moderno e contemporaneo ha superato il primato del soggetto individuale da cui tutto dipende, e ha riconosciuto che l'uomo è soggetto perché è interpellato ed è soggetto morale perché é di fronte al volto di un Altro. È un'acquisizione della teologia e della filosofia contemporanee - da Martin Buber, a Levinas, a Mancini e a molti altri -, ed è ormai accettata, in quanto fonda veramente una morale: l'essere di fronte all'altro, l'essere per l'altro. Siamo esseri morali e umani in relazione, e la prima relazione è quella con Dio, che è la più profonda, la più alta, la più coraggiosa, la più ardita perché non lo vediamo.

La preghiera, quindi, è l'espressione spontanea della nostra alterità di fronte a Dio e dell’alterità di Dio di fronte a noi. È a un «tu». Alcuni anni fa ho promosso a Milano una «Cattedra dei non credenti» sul tema: La preghiera di chi non crede, nella convinzione che la preghiera è ben più profonda dell'intelligenza teoretica della fede. Anche chi brancola nel buio, sente il bisogno di rivolgersi a un «tu». Nella preghiera ci definiamo come creature, partner di Dio, figli o chiamati a essere figli, persone fornite di dignità inalienabile.

Pur se la preghiera può assumere forme molto semplici, talora banali, ripetitive, pesanti, tuttavia nel suo mistero è l'essere dell'uomo davanti all'Essere, é davvero qualcosa di formidabile.

In questi giorni di ritiro non ci viene chiesto un esercizio di preghiera perfetta, bensì di lasciarci trascinare dalla preghiera di Gesù sul monte Tabor.

Vogliamo inoltre, e giustamente, fare memoria degli insegnamenti di Gesù e dei suoi esempi concreti.

Gli insegnamenti sono affidati specialmente a Mt 6, 5-13: non moltiplicare le parole, non pregare ostentatamente, perdonare. Notiamo l'accento posto nei versi 5-6 sulla solitudine e, in Mt 7, 7-11, sulla perseveranza. Insegnamenti che ritroviamo in Lc 11, 1-13, dove si riprendono passi di Matteo esortando alla fiducia, perché saremo esauditi grazie alla nostra insistenza, e in 18, 1-5 - la parabola della vedova importuna e del giudice iniquo - che invita alla perseveranza e alla fiducia. Notiamo che anche l'evangelista Giovanni invita alla confidenza: «Se mi chiederete qualcosa nel mio nome, io lo farò» (14, 14); «Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederà» (15, 16).

Gli insegnamenti di Gesù sono molto semplici: non ostentazione, solitudine, perseveranza nel chiedere, fiducia, perdono delle offese. Il tutto riassunto nel Padre Nostro, che è al centro del Discorso della montagna (Mt 6, 9-13) e vi invito a pregarlo personalmente fermandovi qualche momento su ogni parola, come suggerisce sant'Ignazio.

Sottolineo a questo punto alcuni esempi della preghiera di Gesù, lasciando a voi di contemplarli con la grazia dello Spirito Santo.

- Gesù prega perdendosi tutto nell'abbandono fiducioso al Padre, prega rivolgendosi sempre al Padre e vuole che lo imitiamo.

- Prega con profonda riverenza, espressa per esempio nel suo buttarsi a terra al Getsemani. Ha un atteggiamento di grande adorazione, un senso vivo della propria umiltà come uomo di fronte a Dio.

- Vive la preghiera con la certezza assoluta di essere esaudito. Viene alla mente il passo di Gv 11, là dove esclama, prima della risurrezione di Lazzaro: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto» (vv. 41 b-42 a).

- Ancora, prega lodando e benedicendo il Padre, come attestano le splendide parole in Mt 11, 25-26: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te».

San Paolo inizia tante sue lettere con la formula di benedizione: «Benedetto sia Dio, Padre ce Signore nostro Gesù Cristo».

- Contemplando la preghiera di Gesù, possiamo imparare a porci di fronte a Dio consapevoli della nostra creaturalità. Egli parla al Padre come Figlio e insieme come uomo che tutto ha ricevuto dall'alto e perciò di tutto ringrazia.

- Infine ricordo la stupenda preghiera cosiddetta sacerdotale di Gesù, la più lunga riportata dagli evangelisti. Sono tre le intenzioni per cui prega.

È interessante che si rivolga al Padre anzitutto per sé: «Alzati gli occhi al cielo, disse: "Padre, è giunta l'ora. Glorifica il Figlio tuo [... ]. Glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse"» (Gv 17, l. 5). E noi possiamo dire così: Padre, glorifica il Figlio tuo. Glorifica il tuo Figlio che non è amato, è sconosciuto, disprezzato. emarginato. Dona anche a noi di glorificarlo.

Il secondo oggetto della preghiera sono i discepoli: «Padre, io prego per loro» (v. 9), perché li conservi nell'unità (Cf v. 11), perché non siano fagocitati dal mondo ma, pur rimanendo nel mondo, ne siano chiaramente distinti (Cf vv. 15-16).

È una preghiera straordinaria; e noi siamo chiamati a vivere nel mondo, ma comportandoci secondo valori e criteri diversi.

La preghiera di intercessione di Gesù si estende poi fino a noi: «Prego per quelli che per la parola dei discepoli crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa» (vv. 20-21). Il trovarci qui in comunione è già realizzazione della bellissima preghiera di Gesù.

Possiamo dunque confrontarci con gli insegnamenti e gli esempi di Gesù.

«Attraici, Gesù, nel tuo cuore, fa’ che la nostra preghiera sia una cosa sola con la tua, e questo per la tua gloria e per essere liberati dal maligno. Insegnaci a entrare nella tua coscienza di orante, nel tuo spirito di preghiera, affinché la nostra vita sia trasfigurata insieme alla tua e la luce che hai irradiato sul monte irradi almeno un poco dalla nostra vicenda quotidiana, a beneficio delle persone che amiamo e a servizio della Chiesa.»