Posta sui colli a metà strada tra Verona e Vicenza si trova la parrocchia di Santa Margherita dei Lessini. Essa viene a trovarsi in una posizione incantevole a 400 metri sul livello del mare.
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Il centro del Paese di Santa Margherita nel 1944. |
Il centro di Santa Margherita nel 2003. |
| MA… QUALI SONO LE ORIGINI DELLA PRIMA CHIESA? | |
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L’altare della Prima Chiesa. |
L’antica comunità che faceva
capo alla chiesa di Santa Margherita era chiamata Cos-talberto: il primo
documento che ne parla
risale al 1264. Certamente prima del
1300 esisteva una chiesa, costruita da dei boscaioli, carbonari e pastori di
origine tedesca, probabilmente Cimbri. Non ci crederete, ma in una carta
pergamenacea risalente al 1534 circa, che descriveva il percorso dei fiumi e
torrenti della zona vicentina, si trova
per la prima volta
segnata anche |
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La Prima Chiesa con le due navate laterali |
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| Quando Don Fabiano arrivò a S.
Margherita nel 1944, vide che era insufficiente e in breve tempo riuscì a
trovare gli aiuti per aggiungere le due navate laterali che si possono vedere
ancora oggi. L’affresco sulla parete destra
raffigura |
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LA SANTA PATRONA
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La devozione a Santa Margherita
vergine e martire di Antiochia di Pisidia (regione corrispondente alla Turchia
Meridionale) è molto diffusa in Oriente (dove viene anche chiamata Santa
Marina). Fu una delle innumerevoli vittime della feroce persecuzione
dell’imperatore romano |
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Santa Margherita Diocleziano nel III secolo. Su questa giovane donna, uccisa crudelmente dai funzionari imperiali, fiorirono molte leggende, tra cui quella del drago. Dice la leggenda che Santa Margherita era prigioniera e in attesa di essere decapitata. Improvvisamente, nella notte, le apparve un essere mostruoso, un drago, che la divorò. Invocando il nome di Gesù, il suo Signore, ne uscì sana e salva. Non è difficile leggere il racconto in chiave simbolica: la santa dovette affrontare una difficile prova che superò con la forza della fede, invocando Gesù Salvatore. Questa Santa è stata importata in Occidente da dei monaci bizantini. La festa Patronale si celebra il 20 Luglio.
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IL VOTO DI AGUGLIANA E SELVA
Era
un pellegrinaggio penitenziale e di ringraziamento. Prima di partire il parroco
delle rispettive parrocchie benediva del pane che veniva distribuito ai
partecipanti, come cibo da consumare nella giornata. Le due comunità ancora
oggi sono fedeli all’impegno assunto secoli fa.
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Breve
Cronistoria |
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Nel
corso dei secoli, diminuendo |
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la
canonica |
Nell'anno
1944 avvennero diversi fatti che furono i primi passi concreti per |
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la famiglia Zambon
di santa margherita, nella persona di don Natale Zambon dona a Santa Margherita
un terreno su cui sorgerà poi |
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| La canonica dopo l’incendio |
La canonica nel 2003
La Prima Chiesa
o Chiesa Madre
della Comunità di Santa Margherita, costruita secoli prima e ampliata poi da
don Fabiano, era
chiaramente insufficiente per le
attuali esigenze. Infatti Don Fabiano (nessuno ha mai pensato a paragonarlo a un
vulcano sempre attivo?) aveva già proposto l’idea e la donazione del terreno
da parte di don Natale aveva fatto sì che con un progetto di massima per la
costruzione della futura chiesa si arrivasse nel 20 luglio
La cripta
1975, per essere,
dopo radicale trasformazione solennemente benedetta. Il progetto tutto nuovo e
moderno si sviluppava sulla base della chiesa appena iniziata dall'ingegnere
Vignati. L’8
settembre 1975 viene benedetta dal Vescovo
di Vicenza. Progettata
con criteri moderni da due giovani architetti: Giorgio Solero e Bonfiglio
Rigobello.
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La nuova Chiesa in costruzione |
La nuova Chiesa nel 2003 |
Le
sculture di Santa Margherita
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Mettersi davanti al Crocifisso e guardarlo ci può lasciare insensibili o
addirittura a disagio. Si può provare a prepararsi a guardarlo: chiudere gli
occhi per alcuni minuti e riflettere su come il dolore, l’angoscia sfigurano
la vita umana. Pensare a una tragedia che ci ha colpito personalmente, dove lo
strappo dalla persona amata è stato così brutale e repentino da portarci alla
disperazione, sono momen-ti in cui la vita diventa inutile, senza senso. E così,
ancora altri tipi di sofferenza che ci sono capitati nella vita, in sé il
dolore è incomprensibile: siamo protesi verso la felicità piena e totale e
nella vita invece c’è spesso il
dolore. Apriamo gli occhi, guardiamo di fronte il Crocifisso e ci risulta
incomprensibile, è irriconoscibile. Probabilmente è la stessa impressione che
hanno avuto i discepoli davanti al Gesù in Croce: non riconoscevano più quel
Gesù che
amavano e veneravano
con cui
avevano vissuto per
tre anni. Il
Crocifisso creato da
Almerino vuole
rappresentare quegli
avvenimenti di sofferenza, di dolore, di violenza, di oppressione che
caratterizzarono il XX secolo.Le linee spezzate, il filo spinato presente a
sinistra e a destra del torace, ricorda i campi di concentramento, i gulag,
i campi di sterminio, della prima e la seconda guerra mondiale dove
milioni e milioni di persone soffrirono ogni sorta di violenza e tortura e dove
la morte era spesso invocata come liberazione. Si possono individuare (ci sono
ma non sono molto evidenti) anche i simboli del Sole Sorgente del Socialismo,
della Falce e Martello, della Stella di Davide, della Croce Uncinata del
Nazismo. Tutto questo guardando il Crocifisso frontalmente, ma spostandosi e
osservando la scultura di profilo si vede il Cristo in una posizione che sembra
si stia sollevando verso il Cielo. La sensazione è che si sta guardando il
Cristo vivo, pronto a involarsi, sta risorgendo! Il volto è rivolto verso
l’alto e le mani sono aperte, anche i capelli, quasi una criniera al vento,
aiutano l’impressione che quel corpo si stia alzando verso l’unione con Dio.
In questa opera si possono vedere due cose nello stesso momento: davanti la
passione e morte del Signore Gesù,
di profilo la sua risurrezione. |
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È una
rappresentazione simbolica del matrimonio. Al centro, come se fosse
un’esplosione, è la nascita della vita. A un certo punto della storia
dell’umanità si manifesta la vita; ma appunto, è come un’esplosione che si
espande in tutte le direzioni, in modo circolare, all’infinito. Si leggono le
figure di un uomo, di una donna, di un bambino e di un ragazzo: è la vita che
nasce dall’amore. L’amore, la sua forza, è generare la vita. Le persone,
come in un turbine, continuano a girare intorno al nucleo della vita, e attorno
al nucleo vediamo spazio: è la speranza, il futuro che l’amore genera con la
vita.
Conclusione:
dopo aver percepito un po’ del significato di queste due opere sembra di poter
dire che Don Fabiano e Almerino hanno voluto mostrarci cosa sono, oggi, nella
fede, il dolore e l’amore: Il dolore che con Gesù Cristo diventa redentivo,
ci porta verso Dio, e l’amore che per essere autentico, estasi, genera
L’Altare
esterno
| DON FABIANO DAL CENGIO |
Nominare S. Margherita è ricordare Don Fabiano. La località è strettamente
legata a questo sacerdote, che arrivatovi negli anni difficili e dolorosi della
guerra, 1944, la lasciò quando il Signore lo chiamò “vieni servo buono e
fedele” il 14 agosto 1988. Nacque a Vicenza nel 1909, la sua famiglia era povera e numerosa. Ricordava come al mattino sua madre, il padre era già andato al lavoro, radunava tutti i suoi 7 figli in cucina, recitava con loro le preghiere, dava loro un tozzo di pane, una mela, qualche castagna e poi li lasciava andare a scuola. Lui andava a scuola in seminario perché il suo sogno era diventare sacerdote. Quando nel 1944 il Vescovo lo nominò curato di Santa Margherita dei Lessini, i suoi amici sacerdoti gli ricordarono che quel paesino era chiamato «Un nido d’aquila» e che la chiesa era piuttosto messa male. Recandosi per la prima volta a S. Margherita, per la strada che era poco più di una mulattiera Don Fabiano guardandosi intorno capì perché era stata definita in quel modo. Un giovane di Santa Margherita gli venne incontro e man mano che saliva trovava sempre più gente lungo la strada ad aspettarlo. Arrivò infine al paese, gli si avvicinò il consigliere comunale per il discorso di benvenuto a nome di tutti e per assicurarlo che la popolazione di Santa Margherita aveva già piani per aiutarlo economicamente. |
I paramenti per celebrare
Don Fabiano nato e vissuto per molti anni a
Vicenza, arrivato a S. Margherita si trovò un po’ spaesato in quell’oasi di
solitudine. Ma questo invece di paralizzarlo diventò per lui stimolo e sfida.
In breve tempo gli abitanti di Santa Margherita vennero contagiati dal suo
carattere forte e dalla sua vitalità interiore. Il novello rettore invitò
tutti a collaborare generosamente per restaurare ed ampliare la chiesa.
Nel giro di qualche mese la chiesa cambiò aspetto: a destra e a sinistra
vennero aggiunte due ali, le vecchie decorazioni interne vennero ravvivate, i
banchi di legno rimessi a nuovo e restaurata l’antica statua di Santa
Margherita. Ma per Don Fabiano erano solo gli inizi: aveva in serbo una nuova
sfida per la sua gente :«Saremo capaci di costruire una nuova canonica?». E
dopo averla costruita lanciò l’idea: progettiamo una nuova chiesa! E il 20
luglio 1946, giorno della Festa di Santa Margherita, Don Fabiano alla presenza
del Vescovo Zinato inaugurò la nuova Canonica, e chiese al Vescovo di benedire
la prima pietra della erigenda Chiesa di Santa Margherita. Le iniziative di Don
Fabiano non si contano: basta ricordarne alcune: Don Fabiano amava molto i
giovani e nella canonica trovò il posto per allestire una biblioteca, a Santa
Margherita avere qualcosa da leggere era una rarità, Don Fabiano procurò molti
libri, la sua gioia era nel vedere come la sua iniziativa era la risposta a un
bisogno che tutti avvertivano. Con una vecchia cinepresa radunava ragazzi e, a
volte anche i genitori e nonni, per esporre loro storie, racconti di fede.
Ricordano coloro che allora erano ragazzi che Don Fabiano manteneva ordine e
silenzio con metodi energici, e nessuno disturbava. Per la befana ogni bambino e
bambina del paese riceveva un dono. Don Fabiano li procurava facendoseli donare
o da privati o da commercianti. Per i giovani Don Fabiano riuscì persino a dar
vita a un piccolo complesso:”Le Margherite”, a quel tempo poi la moda era di
portare i capelli lunghi, non pochi nonni e genitori espressero il loro disagio
al parroco nel vedere i giovani con i “capelli da donna”, ma Don Fabiano
lasciò passare sia le chiacchiere a riguardo, sia le lagnanze per il baccano
che facevano i giovani alla sera in canonica con il loro complesso. Don Fabiano
usava un Ape per girare per il paese e per andare nei paesi vicini. Un giorno
mentre stava guidando l’Ape, andò fuori strada, scivolò e rotolò nel bosco.
Provvidenzialmente l’Ape si ferma su un tronco, Don Fabiano si sentì un pò
ammaccato ma niente di rotto. Egli vide la mano di Maria,
Di episodi che riportano esperienze che hanno dello straordinario, dove il
protagonista era Don Fabiano ce ne sono molte. Una delle tante: Umberto Masiero
visse a S. Margherita dal 1950 al 1968 e da ragazzino serviva la messa a Don
Fabiano.
Nel 1978 la ditta “Ceccato” vince l’appalto di
una grossa
realizzazione in Arabia Saudita, e per dirigere i lavori manda fra gli
altri, il tecnico Umberto, ormai divenuto esperto del settore. Purtroppo nella
cittadina dove risiede non c’è chiesa cattolica, non c’è la messa
domenicale, non c’è la possibilità di ricevere i sacramenti, Umberto soffre
per questo. Una notte, però, uno strano sogno lo turba: gli pare di trovarsi da
solo in un deserto sterminato. All’improvviso appare una figura: è Don
Fabiano, è vestito di bianco e tiene in mano un calice con l’Eucarestia. Il
prete lo invita a prendere una particola ma Umberto la rifiuta poiché era da
molto tempo che non si confessava e Don
Fabiano lo avverte di un pericolo che avrebbe corso. Di soprassalto si sveglia e
si accorge di aver sognato! Qualche giorno dopo si trova in città e un suo
compagno di lavoro, Sergio viene investito da un camion, è ferito in modo
grave, arriva un vigile urbano che con lui carica il ferito su un’automobile
portandolo in un campo petrolifero di americani non lontano. Qui gli si prestano
le prime cure, poi i medici decidono di trasferirlo alla clinica di Dhahran in
ambulanza. Umberto lo accompagna; il tragitto è lungo, devono attraversare il
deserto. Dopo qualche ora di viaggio improvvisamente la macchina dell’ossigeno
si ferma. Umberto si ricorda dello strano sogno e
comincia a pregare Don Fabiano. Il tempo passa e inspiegabilmente la
macchina dell’ossigeno ricomincia a funzionare. Arrivano alla clinica e dopo
un mese l’ammalato ne esce guarito.
Il 14 Agosto 1988 Don Fabiano, ritorna alla Casa del Padre, un collasso cardiaco lo stronca in brevissimo tempo. A quindici anni dalla sua morte molti vengono qui a pregare alla sua tomba, il ricordo di questo semplice e povero prete è ancora vivo in loro. Don Fabiano aiutava a vivere nella fede quelle situazioni di dolore e sofferenza enunciate dal Signore Gesù, e a scoprire quindi che la beatitudine è proprio in quei momenti della vita che tutti rifiutano. È il sacerdote delle otto beatitudini.
Santa
Margherita oggi
Le
feste
Il 20 di luglio è la festa
patronale, oltre al liscio ci sono vari giochi e un chiosco di torte e bibite.
È soprattutto un trovarsi insieme, magari ritornando da lontano e godere la
gioia di ritrovare vecchi amici dopo tanto tempo di lontananza. Ci sono altri
momenti in cui
Nella ricerca
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della
storia e realtà |
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di
Santa Margherita |
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abbiamo
fatto |
|
scoperte
molto interessanti |
|
che
abbiamo pensato |
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di
condividere |
|
anche
con voi. |
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Gruppo
Giovani di S. Margherita |
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Festa
Patronale 2003 |