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VEGLIA MISSIONARIA DI PREGHIERA
Il Mondo Ha Bisogno Di Missionari!

MISSIONARI SI DIVENTA

PRESENTAZIONE
Il Mondo Ha Bisogno Di Missionari!

"Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora come potranno invocarlo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza esser prima inviati? Come sta scritto: come son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene...
La Fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta
si attua per la Parola di Cristo".
(Rm 10,9-18)

Nella Bibbia la ricerca del disegno di Dio sulla vita e sul mondo si traduce in un’espressione di rara bellezza e di straordinario contenuto spirituale: "Cercare il Volto del Signore".

A questa paziente ricerca del cuore solo Dio può dare la risposta o meglio solo Dio è la risposta. Nel momento in cui la creatura si abbandona al mistero di Dio con la disponibilità di chi si apre per lasciarsi abitare da qualcuno più grande del proprio cuore, questa ricerca si compie per la Fede che è adesione di tutto l’essere al mistero che si rivela.

Il missionario è colui che nella preghiera e nell’adorazione contempla e fa tesoro della gloria del Volto, consegnato e celebrato nella Parola, nell’Eucaristia, nei Sacramenti per poi annunciarlo fino agli estremi confini della terra attraverso tutta la vita, riscoprendolo nei diversi volti che ogni giorno incontra.

I segni più eloquenti di questo itinerario sono la spoliazione, la povertà, la gioia e la partenza. Tutto ciò sicuramente non mette al riparo da errori e peccati, ma innesca nella persona un dinamismo, imprime una direzione che è la volontà sincera e continuamente rinnovata di seguire Gesù e di assomigliare sempre più a lui, e si esprime attraverso un cammino interiore di conversione all’amore e all’esempio di Gesù.

Così si esprimeva P. Leopoldo missionario del PIME : "O Signore non sono più capace di volgere lo sguardo altrove. Ho visto la Croce e su di essa il tuo Volto e non sono più capace di volgere lo sguardo altrove. Ho visto la Croce, o Signore, ho visto tutto: ecco il compagno indivisibile delle mie peregrinazioni apostoliche nella vita, il dolce conforto in vita, non meno che nella morte". Il missionario diviene così Icona vivente del Volto, accoglie tutti senza distinzione e a tutti porge il suo amore.

MISSIONARI SI DIVENTA

Cel. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

T. Amen.

Cel. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.

T. E con il tuo spirito.

Introduzione

In questa serata di Dicembre, pochi giorni prima del Natale, vogliamo ringraziare il Signore per aver reso visibile il proprio volto, attraverso Gesù. Per aver mandato in mezzo a noi suo Figlio, l’esempio da imitare, il Volto da amare, la croce da seguire, il primo tra i missionari.

E’ importare capire che deve essere l’amore per Gesù a rendere ognuno di noi missionario nel mondo; solo incontrandolo e conoscendolo potremo cominciare ad annunciarlo e testimoniarlo!

Il primo passo sarà, dunque, sentirci pienamente cristiani nella vita di tutti i giorni, in famiglia o con gli amici, al lavoro e in paese. Se questo avviene allora avrà senso pensare di condividere la nostra gioia e annunciare la Parola di salvezza anche ad altri Popoli, di altre nazioni, che ancora non hanno sperimentato l’immenso amore del Padre.

«Chi è il missionario?» hanno chiesto una volta a Madre Teresa, che ha risposto: «È quel cristiano talmente innamorato di Gesù Cristo, da non desiderare altro che di farlo conoscere e amare».

Spirito di Dio (consacrami)

Spirito di Dio riempimi
Spirito di Dio battezzami
Spirito di Dio consacrami
Vieni ad abitare dentro me!
Spirito di Dio guariscimi
Spirito di Dio rinnovami
Spirito di Dio consacrami
Vieni ad abitare dentro me!
Spirito di Dio guariscimi
Spirito di Dio rinnovami
Spirito di Dio consacrami
Vieni ad abitare dentro me!
Spirito di Dio riempici
Spirito di Dio battezzaci
Spirito di Dio consacraci
Vieni ad abitare dentro noi!
(x2)

1° lettura:
dal libro del profeta Geremia
(1,4-12)

Mi fu rivolta la parola del Signore: 5"Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni". 6Risposi: "Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare,perché sono giovane". 7Ma il Signore mi disse: "Non dire: Sono giovane, ma và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. 8Non temerli, perché io sono con te per proteggerti". Oracolo del Signore.

9Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore mi disse: "Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. 10Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare".

11Mi fu rivolta questa parola del Signore: "Che cosa vedi, Geremia?". Risposi: "Vedo un ramo di mandorlo". 12Il Signore soggiunse: "Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla".

Parola di Dio.

T. Rendiamo grazie a Dio.

Salmo 34
(leggiamo un versetto ciascuno)

2Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

3Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

4Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

5Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.

6Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.

7Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.

8L`angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.

9Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l`uomo che in lui si rifugia

10Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.

11I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

12Venite, figli, ascoltatemi;
v`insegnerò il timore del Signore.

13C`è qualcuno che desidera la vita
e brama lunghi giorni per gustare il bene?

14Preserva la lingua dal male,
le labbra da parole bugiarde.

15Stá lontano dal male e fà il bene,
cerca la pace e perseguila.

16Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

17Il volto del Signore contro i malfattori,
per cancellarne dalla terra il ricordo.

18Gridano e il Signore li ascolta,
li salva da tutte le loro angosce.

19Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,
egli salva gli spiriti affranti.

20Molte sono le sventure del giusto,
ma lo libera da tutte il Signore.

21Preserva tutte le sue ossa,
neppure uno sarà spezzato.

22La malizia uccide l`empio
e chi odia il giusto sarà punito.

23Il Signore riscatta la vita dei suoi servi,
chi in lui si rifugia non sarà condannato.

T. Gloria al Padre...

2° lettura:
da una lettera di P. LEOPOLDO PASTORI

Leopoldo è morto a 57 anni nel 1996, dopo 10 anni in Guinea-Bissau, dove ancora lo ricordano e lo pregano. Orfano di padre a cinque anni, dopo 11 anni in orfanotrofio entra nei seminari del PIME a 18 anni.

Dotato di grandi doti umane, parte per la Guinea-Bissau nel 1974 ma si ammala di epatite che diventa cronica. Lavora in missione solo 10 anni, dedicandosi alla preghiera e al prossimo più povero. Era debilitato da un' epatite che gli toglieva le forze, poteva diventare un prete scontento, un peso per gli altri e per se stesso. Invece pregava molto e Dio gli ha fatto la grazia di accettare con umiltà e pazienza la malattia e le sofferenze.

Oggi il vescovo di Lodi, in accordo con i due vescovi della Guinea (Bissau e Bafata) e i superiori del PIME, si propone di iniziare la sua causa di canonizzazione.

Leopoldo ha dimostrato che il prete è l'uomo di Dio, cioè della preghiera; un uomo innamorato di Cristo, la cui vita è una dimostrazione pratica del Vangelo.

Era certamente un missionario attivo, pur con le scarse forze che gli lasciava l'epatite, ma diceva che quel che caratterizza il prete, e lo rende efficace nella missione, non è l'attivismo esterno, ma la spiritualità che lo ispira. Se il prete non vive l'ideale dell' amore e dell'imitazione di Cristo, finisce per portare se stesso e non il Vangelo.

"Quando avevo 15 o 16 anni non avrei mai pensato che dovessi chiudermi in un seminario e trascorrervi parte della mia vita per migliorare me stesso e diventare sacerdote missionario. Ma Dio solo conosce ogni via e per lui non ci sono misteri. Egli vede la mia anima come noi vediamo in un giorno sereno splendere il sole.

A 17 anni venne la decisione, inaspettata ma non per questo temeraria, improvvisa ma non affrettata, decisiva ma non superficiale. Raccontarvi tutto è troppo difficile. Dinanzi a tanti avvenimenti la parola più bella è il silenzio. E ora eccomi qui, sono più di cinque anni che sono in seminario, eppure sembra ieri quando salutai sul portone di Vigarolo la mamma, Pino e la zia Ida.

Con questa registrazione voglio ritornare un po' di tempo in mezzo a voi perché, anche se la mia vita è tutta differente e completamente staccata dalla vostra, tuttavia l'unione che mi stringe a voi non potrà mai essere spezzata né dal tempo né dalla lontananza dei luoghi. È bello vivere con un ideale nel cuore e sentirmi felice perché la mia vita non avrà più fine, ora sulla terra e poi nel cuore di Dio. Vivrò eternamente. Sono felice che Dio mi ha scelto, malgrado ci siano nel mondo milioni di giovani migliori di me. Dio mi ha scelto e non potrò mai sufficientemente ringraziarlo.

E adesso, arrivederci a presto. Ancora vi raccomando di stare sempre allegri, io cercherò di fare sempre la mia parte verso di voi con la preghiera e nel ricordarvi spesso. Anche voi ricordatevi spesso di me nelle vostre preghiere, perché abbia a continuare sempre meglio verso questa strada, che proprio è la migliore, quella che dà più consolazione anche su questa terra. Verranno le croci, verrà la sofferenza, perché non si può salire l'altare senza la sofferenza. Comunque quando verrà, sia sempre la benvenuta dalle mani di Dio, sarò felicissimo di poter fare qualcosa.

Vangelo:
dal Vangelo secondo Luca
(2,13-20)

13[…]E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva:

14"Gloria a Dio nel più alto dei cieli

e pace in terra agli uomini che egli ama".

15Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". 16Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. 20I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Parola del Signore.

T.: Lode a te, o Cristo.

Testimonianza di P. Fabrizio Quagliotto

Preghiere spontanee

Gesto comunitario

Benedizione

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APPROFONDIMENTO

Lettera a una famiglia che vuole partire

Di P. Carlo Uccelli e Emma Gremmo
(07 Settembre 2006)

È la nostra strada?

La vocazione missionaria è connaturata al battesimo, e come tale è propria di ogni cristiano. Esistono però diverse forme in cui esercitarla: la missio ad gentes, il partire cioè per paesi e popoli fuori dalla propria terra, è una vocazione particolare che può riguardare i consacrati, come gli sposati. Discernere la propria vocazione è il lavoro di tutta la vita. E spesso si tratta di un cammino tortuoso con alti e bassi, accelerazioni e rallentamenti. Se vi state ponendo questa domanda, ringraziate innanzitutto il Signore per averla fatta sorgere in voi. Accoglietela, custoditela, curatela senza fretta. Si tratta di un orientamento di lunga durata, quindi è bene che non sia precipitoso e che segua altre scelte fondamentali dell’esistenza. È una domanda interiore da non scartare d’acchito. Non c’è nulla che sia veramente di ostacolo alla missione, né la presenza dei figli, né la salute, né le condizioni economiche. Concludere troppo sbrigativamente "non fa per noi" potrebbe spegnere la voce dello Spirito.

Però è bene riconoscere che non è nemmeno una scelta per tutti. Esige una certa disponibilità e coscienza. È una scelta che vi cambierà la vita. Sapere che non dal fatto di partire o non partire dipenderà la possibilità di vivere una vita piena e cristiana è già un primo passo per compiere una decisione serena.

Non essere soli

Il discernimento sulla vostra partenza richiede un confronto con altri. È importante che abbiate un interlocutore attento, che desidera il vostro bene e non ha "interesse" (anche a fin di bene) a vedervi partire. Qualcuno che conosce voi e la missione, in grado di darvi non la soluzione, ma domande che aiutino davvero a capire e a scegliere. La partenza deve essere frutto di un invio reale da parte di una comunità.

Non si diventa missionari con il biglietto dell’aereo

La partenza in missione è solo l’ultimo atto di un percorso, che comincia più lontano. Non si parte per essere missionari ma si parte perché si è missionari. Non è un gioco di parole ma una realtà oggettiva di cui prendere coscienza. Missionari lo siete diventati, come tutti i cristiani, nel giorno del vostro battesimo quando Gesù

"immergendovi" in Lui vi ha chiamati, come i primi discepoli, "a stare con lui" e vi ha inviati "a predicare e a scacciare i demoni" (Mc 3,14-15), e cioè ad annunciare a tutti il suo incredibile amore e a vivere con tutti una solidarietà liberante. Da questa realtà nasce un invito a rileggere la vostra vita fino ad ora. Che cosa rappresenta per voi il Vangelo? In quali occasioni vi sembra di testimoniarlo e di annunciarlo? Ci sono state delle circostanze in cui avete sperimentato la missione già qui? Come vivete i due pilastri della missione: annuncio e solidarietà?

Forse, riflettendo su queste domande, vi renderete conto che la vostra vita presenta già ora molte possibilità per vivere la dimensione missionaria. E senza lasciare il vostro paese, ma cominciando a vivere la casa come luogo accessibile e accogliente, il lavoro come occasione di solidarietà e impegno, il quartiere o il paese come ambiti in cui costruire relazioni autentiche, la comunità cristiana nella sua dimensione di apertura a chi è più lontano. Per andare in missione lontano è importante cominciare da vicino.

Siete pronti a non partire?

A volte forse anche voi avete sentito l’urgenza di partire, avete avuto l’impressione che così avreste realizzato la vostra vita, che tardando la partenza avreste corso il rischio di "sedervi" e lasciar spegnere la fiammella della fede.

È bene vivere una certa dose di inquietudine spirituale, non cedere alla pigrizia dell’anima. Però forse il momento giusto per partire è proprio quello in cui si sperimenta che, anche se il progetto andasse a monte, sarebbe possibile vivere ugualmente una vita piena e cristiana. Del resto, fino all’ultimo mille ostacoli possono far cambiare strada: una malattia improvvisa, un problema in casa, un ripensamento… La missione non può dipendere solo dal biglietto aereo o dal timbro sul passaporto. Al contrario, quando sentiamo troppa urgenza in noi, forse è il segno di un desiderio di fuga. In questo caso è bene allora aspettare e lasciar venire a galla i nostri veri sentimenti.

Non solo "partire" ma "come partire"

La missione richiede una preparazione seria, diversa a seconda della persona e del progetto. Questo tempo di formazione è utile per maturare con più calma non solo la scelta di partire, ma anche come farlo. La missione è come uno splendido mosaico: occorre scegliere quale tesserina si vuole essere mettendo a fuoco quel preciso modello di missione che si desidera vivere, anche se ognuno deve riflettere la mentalità, lo stile, la modalità di Gesù, missionario del Padre.

Amare la quotidianità

Nell’immaginario di molti la vita di missione è una vita avventurosa, quasi da eroi, sempre sulla cresta dell’onda. In realtà, la prima esperienza che farete, appena arrivati, sarà accorgervi di essere gli stessi di prima della partenza. E la vita di missione, pur intensa, sarà segnata da una normalità che a volte potrà lasciarvi insoddisfatti. Per questo, un segnale che può orientare ad una partenza è la capacità di vivere con serenità la vita ordinaria di tutti i giorni. Questo non significa non coltivare sogni o aspirazioni, ma riconoscere che il Vangelo può e deve essere vissuto qui e ora, non in un tempo o in luogo lontani, "quando ci saranno le condizioni giuste". Un adattamento alla propria condizione affettiva, sociale, professionale è dunque un requisito necessario per maturare una partenza che non sia una disperata ricerca, destinata a restare infruttuosa.

Amare la provvisorietà

Il cammino che avete davanti non è un cammino di certezze. Ci saranno momenti di indecisione in voi e cambiamenti di programmi da parte di chi vi invia. Forse non avrete le garanzie che sperate di ricevere. Occorrerà dunque distinguere tra sicurezze necessarie e una certa dimensione di provvisorietà che mantenga la porta aperta alla provvidenza.

È importante considerare l’aspetto previdenziale (visto che probabilmente risulterete disoccupati per alcuni anni) e quello sanitario. Una sicurezza importante è anche un rapporto solido con l’organismo che vi invia. Questo eviterà o ridurrà le incomprensioni.

Ma, anche con queste sicurezze, ci sono molti aspetti che non potrete controllare. La distanza dalla famiglia di origine può essere faticosa. Al rientro dovrete ricominciare molte cose da capo…

La fatica maggiore sarà forse data anche dalla natura stessa della missione che, anche quando si affida a progetti ben pensati, riserva sempre delle sorprese. Questa dimensione, però, è a nostro avviso da coltivare e amare: è lo spazio che Dio si riserva nella nostra vita. È il suo stile: non farci vedere tutto il cammino, ma svelarlo a poco a poco, per costruire dentro di noi la fede in Lui e la fraternità con gli altri in un cammino di ricerca comune e di sostegno reciproco.

Amare (soprattutto) Dio

"Il tuo volto, Signore, io cerco" Il volto vero di Dio è Gesù,

l’immagine visibile del Dio invisibile. Ed è un volto totalmente diverso da quelle maschere che noi umanità sempre gli affibbiamo e gli costruiamo addosso. Quando crediamo di avere capito qualcosa Lui è già un po’ più in là, pronto a rivelarci sorprese. Chi ricerca questo volto, da solo o con gli altri, ha la gioia e la vita realizzata. Ben lungi dall’essere una teoria, o una filosofia, o una religione, tu che vorresti partire per la missione è questo volto, il volto del Dio di Gesù Cristo, quello che devi conoscere, incontrare, imparare ad annunciare e testimoniare.

(tratto da www.fondazionecum.it)

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Missione è… avere passione

Di Don Felice Tenero
(19 Gennaio 2006)

Sei invitato… Sei invitata

Un giorno i tuoi genitori ti hanno portato in chiesa e lì, nella comunità cristiana, hai ricevuto il Battesimo. Poi, lungo il percorso della tua vita, più o meno sottovoce, più o meno convinto hai detto e continui a dire il tuo "sì".

Ogni comunità cristiana e ogni parrocchia quindi è la comunità degli invitati e degli accolti… che invitano all’incontro con il Risorto e accolgono ogni uomo e donna per curarne le ferite.

Abbiamo nel cuore il sogno di una "chiesa che accompagna gli uomini, s’appassiona e soffre con la loro storia, prega con e per loro perché diventino vangelo vissuto". Gesù bussa alla porta della comunità cristiana e le lascia in custodia l’uomo. Anzi ogni uomo che, nella strada da Gerusalemme a Gerico è stato ferito e a cui hanno portato via tutto. E dice alla sua chiesa e a me credente: "Abbi cura di lui, abbi cura di lei!". Il Signore è il primo Missionario per tutta l’umanità, i popoli, le religioni. Felici noi, che ci permette e ci chiede di accompagnarlo in questa meravigliosa avventura.

A noi è chiesto di mettersi in ricerca.

Ricerca dell’essenziale, che coincide con il ritorno al centro, al centro vivo e personale che è Cristo Risorto. La nostra speranza ha un nome, si chiama Gesù. E il ritorno al Risorto sollecita ed esige un preciso discernimento tra ciò che appartiene al cuore della fede e ciò che ci consegna la storia, ossia qualcosa che esige sempre di essere ripensato, purificato e rivissuto in termini di fedeltà

e creatività.

Ricerca della buona qualità della vita. Al mito del progresso è seguita la ricerca affannosa del benessere, non solo materiale, ma anche psichico, spirituale, ecologico: Proprio qui oggi s’inserisce il messaggio e la testimonianza cristiana: indicare che una vita riuscita non è solo quella che sta bene, ma anzitutto quella che cammina verso il bene.

Nella nostra epoca la società umana sembra avvolta da folte tenebre, mentre è scossa da drammatici eventi e sconvolta da catastrofici disastri naturali. Ma come "nella notte in cui veniva tradito" (1Cor 11,23), anche oggi Gesù "spezza il pane" (cfr Mt 26,26) per noi e nelle Celebrazioni eucaristiche offre Se stesso sotto il segno sacramentale del suo amore per tutti. Lui è il pane spezzato per tutta l’umanità. Ed è in suo nome che gli operatori pastorali e i missionari percorrono sentieri inesplorati per recare a tutti il "pane" della salvezza. Chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla -assolutamente nulla- di ciò che rende la vita libera, bella e grande!

Sei discepolo… Sei discepola

"Cristiani non si nasce, si diventa", ha scritto Tertulliano nel III secolo d.C.

Non si può più dare per scontato che si sappia chi è Gesù Cristo, che si conosca il Vangelo, che si abbia una qualche esperienza di chiesa. Vale per fanciulli, ragazzi, giovani e adulti; vale per la nostra gente e, ovviamente, per tanti immigrati, provenienti da altre culture e religioni. C’è bisogno di un rinnovato primo annuncio della fede.

Ogni cristiano e cristiana sono invitati a far parte della famiglia di Gesù e ad essere costantemente un vero discepolo. Per essere veri discepoli ci vengono chiesti due atteggiamenti fondamentali:

L’ascolto della parola di Dio, con l’assidua lettura della Bibbia. Scrive san Pietro: "Voi sete stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna" (1Pt 1,23).

In tempi di crisi, con molte e svariate offerte allettanti di proposte religiose, imbevuti di un materialismo che svilisce, noi cristiani siamo chiamati a rivolgerci con fermezza e decisione al tesoro della Parola di Dio. Essa è la fonte sicura del nostro cammino e la direzione certa delle nostre azioni. La Bibbia è posta nelle mani di ogni cristiano/a e affidata ad ogni comunità cristiana… essa è una parola che riscalda i cuori e fa sgorgare vita, una vita piena ed abbondante.

L’amore gli uni per gli altri. "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri", così scrive san Giovanni nel suo vangelo (Gv 13,35). I cristiani le hanno pensate e le pensano tutte per trovare un’altra carta d’identità. Ci sono quelli che vanno a messa, quelli che girano con la corona del rosario in mano, quelli che vanno a santuari, quelli che organizzano, quelli che stanno a guardare… tutte cose buone e sante… ma la carta d’identità dei cristiani rimane sempre questa: l’amore gli uni per gli altri.

Auspico di cuore – scrisse Papa Giovanni Paolo II - che l’anno dell’Eucaristia stimoli tutte le comunità cristiane ad andare incontro con fraterna operosità a qualcuna delle tante povertà del nostro mondo. Questo perché dall’amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo (cfr. Gv 13,35; Mt 25,31-46). E’ questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche.

Vivere la fede in questo momento e nell’oggi della vita è vivere nella pratica ciò che è umano e credibile. Abbiamo bisogno di più coerenza di umanità.

Sei inviato… Sei inviata

Dopo aver colto l’invito, essere entrati a far parte della famiglia di Gesù, ci siamo seduti ai suoi piedi come veri discepoli. Ma ora è tempo di alzarsi e portare la Buona Notizia al mondo… "Va’ e porta il Vangelo ad ogni creatura".

Bisogna partire! Volevi fermarti qui, nel caldo conforto delle mura parrocchiali? Volevi stare dentro le sicurezze della tua fede come in un porto sicuro e protetto? Sei chiamato a sciogliere gli ormeggi, a prendere il largo e ad incontrare il Signore nell’immenso e spesso movimentato oceano del mondo, fra flutti tranquilli e onde spaventose. Per questo: sei in cammino, invitato a partire, camminare, lasciare tutto, uscire da te stesso, rompere le croste dell’egoismo che ti chiude nel tuo io. Devi smetterla di girare attorno a te stesso e al tuo piccolo orticello come se fossi tu il centro del mondo e della vita. Sei inviato sulle strade della gente e sei invitato a rischiare, esporti, vincere le paure, superare le delusioni e non lasciarti bloccare dai problemi del tuo piccolo mondo: l’umanità è maggiore.

Sei un testimone, inviato a portare il messaggio d’Amore di Dio, sei un "angelo". Non hai le ali né la veste bianca, spesso ti muovi sommesso e non gridi. Ma sei "angelo" quando: porgi la mano a chi ti passa accanto, dai il pane all’affamato, rifai il letto al malato, asciughi una lacrima di chi piange, perdi tempo ad ascoltare il tuo bimbo…

Il messaggio del Santo Padre sottolinea che anche oggi Cristo comanda ai suoi discepoli: "Date voi stessi da mangiare" (Mt 14,16). In suo nome i missionari si recano in tante parti del mondo per annunciare e testimoniare il Vangelo. Essi fanno risuonare con la loro azione le parole del Redentore: "Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete" (Gv 6,35); essi stessi si fanno ‘pane spezzato’ per i fratelli, giungendo talvolta sino al sacrificio della vita. Quanti martiri missionari in questo nostro tempo! La chiesa ha bisogno di uomini e di donne che siano disposti a consacrarsi totalmente alla grande causa del Vangelo.

La nostra identità cristiana ci anima ad essere tutti missionari e missionarie con la consapevolezza che uniti a Cristo, centro della chiesa e della storia dell’umanità, è possibile soddisfare le attese più intime del cuore umano. Gesù solo può spegnere la fame di amore e la sete di giustizia degli uomini; solo Lui rende possibile ad ogni persona la partecipazione alla vita eterna: "Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno" (Gv 6,51). A noi il dono ed il compito di essere uomini e donne di speranza, testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo.

(tratto da www.fondazionecum.it)

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MISSIONARI DEL PIME
Via San Nicolò, 14 - 31056 VALLIO DI RONCADE (TV)
Tel. 0422 / 707486 e-mail:
rettore.vallio@pime.org

VEGLIE MISSIONARIE DI PREGHIERA
Il Mondo Ha Bisogno Di Missionari!
CALENDARIO 2006-2007

21 Ottobre 2006 - Veglia Missionaria Diocesana
23 Dicembre 2006 - Missionari si diventa
13 Gennaio 2007 - Missionario: uomo disposto a lasciare
03 Febbraio 2007 - Missionario: uomo dallo sguardo nuovo
03 Marzo 2007 - Missionario: uomo della beatitudine
31 Marzo 2007 - Veglia Diocesana Giovani
05 Maggio 2007 - Missionario: uomo che dà tutto… e tutto sé stesso

Le Veglie si svolgono nella Chiesa parrocchiale di San Nicola
in Vallio, con inizio alle ore 21:00.
Chi vuole venire per cena avvisi i Padri entro il venerdì.

www.giovanipime.it