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il santo rosario Misteri gaudiosi |
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di Luigi Giussani |
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| Misteri dolorosi | Misteri gloriosi |
| Com’era
familiare alla gioia il cuore di Maria, pur nella profondità senza
paragone della sensazione di mistero, di oscurità in cui lei penetrava
giorno per giorno. Che cosa sostiene questa apparente contraddizione? La
fede. La certezza che tutto è di Dio, che Dio è il padre di tutti, che
il mondo è destinato a una positività eterna. Non avesse pensato tutti i
giorni a questo, non si fosse alzata la mattina pensando a questo, non si
fosse mossa durante il giorno pensando a questo, non fosse andata a
riposare la sera pensando a questo, sarebbe stata una teoria astratta,
sarebbero stati dei pensieri. Il mistero che adesso ci viene proposto è il mistero dell’Incarnazione di Gesù, della Sua Nascita. In questo si specifica il ricordo generale, la memoria generale del nostro rapporto con Lui, dell’essere stati chiamati da Lui. Egli è nato, concepito e nato da una donna. |
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| 1. Annuncio dell’Angelo a Maria | 4. Gesù presentato al Tempio |
| 2. Maria va a visitare Elisabetta | 5. Gesù ritrovato nel Tempio fra i dottori |
| 3. Nascita di Gesù a Betlemme | |
1.
Annuncio dell’Angelo a Maria
Le parole dell’Angelo potevano confondere di stupore e di umiltà la
giovinetta cui erano indirizzate. Però non erano tali da essere totalmente
incomprensibili; avevano qualche cosa per cui erano comprensibili all’animo di
quella ragazza che viveva i suoi doveri religiosi. La Madonna le ha abbracciate:
«Io sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola». Non
perché capisse, ma, nella confusione diventata sterminata per il Mistero che si
annunciava vibrando nella sua carne, la Madonna aprì le sue braccia, le braccia
della sua libertà e disse: «Sì». E stette all’erta tutti i giorni, tutte
le ore, tutti i minuti della sua vita.
Lo stato d’animo della Madonna, quello stato d’animo che opera un
atteggiamento e lo decide di fronte alle occasioni e al tempo, lo stato d’animo
della Madonna come si può definire meglio che con la parola “silenzio”? Il
silenzio proprio come colmo di memoria. Due cose contribuivano a questa memoria,
due cose determinavano questo silenzio. La prima era il ricordo dell’accaduto.
L’accaduto conservava intatta la sua meravigliosità, il suo mistero vero, il
suo mistero di verità, perché - ed è la seconda cosa - aveva qualcosa di
presente: quel Bambino, quel giovane presente, quel Figlio presente.
2.
Maria va a visitare Elisabetta
La Parola di Dio non è espressione letteraria, ma è indice di un avvenimento,
è sempre un fatto: la Parola di Dio è Cristo. La Sua parola parte dalla
promessa di un avvenimento. La figura della Madonna è tutta riempita di
memoria, la parola del suo popolo, e tutta protesa a ciò che gli avvenimenti
significano (l’annuncio dell’Angelo, il saluto di Elisabetta). Per questo
Elisabetta ha usato la miglior espressione che si potesse dire di una persona:
«Beata colei che ha creduto all’adempimento della parola del Signore».
Anche a ognuno di noi, con la trasmissione della fede, è stato detto che la
vita ha un destino. Nella sincerità del nostro cuore può riecheggiare in modo
vero il Magnificat. Qualunque sia la condizione attuale della nostra vita
è gratitudine perché cammino a quel destino in cui vedremo Dio.
La Madonna, il giorno dopo l’annuncio, nella luce mattutina nuova, decise di
andare subito ad aiutare la cugina Elisabetta che dall’Angelo aveva sentito
incinta di sei mesi; e fece a piedi quei centoventi chilometri di strada di
montagna, velocemente, come dice il Vangelo. È la carità quello che nasce da
questa luce mattutina con cui anche noi ci alzeremo tutte le mattine, con
cui affronteremo tutte le ore undici della giornata, o le ore quattro della
giornata, o le ore ventidue della giornata; questa luce mattutina ci dà una
tenerezza verso gli uomini, verso gli uomini sconosciuti e verso gli uomini
ostili, verso gli uomini estranei; non più estranei, ma parte di noi.
3.
Nascita di Gesù a Betlemme
Il Natale ci obbliga ad affondare lo sguardo alla radice, fino a quel punto dove
sorgono le cose, insorgono le cose, dove irrompe l’Essere nel velo del nulla
o, meglio, in quel nulla che si copre del velo dell’apparente, s’annida
dentro la tenda che il pastore sradicherà dopo averla usata un giorno e la
butterà via perché non faccia peso al suo camminare. «È venuto ad abitare
tra di noi». L’avvenimento della presenza di Colui che solo può scoprire il
mistero delle cose, cioè il mistero dell’Essere, cioè il mistero della vita.
Svelare il Mistero significa svelare qualcosa che resta mistero. Nessun uomo ha
mai visto il Suo volto, il volto dell’Essere: nessun uomo! Ma Tu, o Bambino
che vieni, sei venuto a svelare questo Mistero, il Mistero che nessun uomo ha
mai visto.
Con la gioia nel cuore adoriamo Cristo che nasce, tutti i giorni dal mistero di
oggi, dal mistero di un oggi. Cristo nasce. Con la gioia del cuore, la memoria
nostra si affissi su di Lui e si sprigioni in un nuovo canto; che la nostra vita
diventi nuova, perché il canto della vita è la vita stessa. Che diventi nuova,
tutti i giorni nuova, che si rinnovi. Perché questo è il frutto della certezza
della sua misericordia, della certezza che la sua potenza è più grande della
nostra debolezza. Certi del “Dio con noi”. Solo da questa certezza può
venire la gioia, solo dalla certezza del “Dio con noi” può venire la gioia.
Non c’è nessun’altra fonte.
La coscienza di questa Presenza è più grande di qualsiasi cosa che uno possa
fare per gli altri. Noi siamo stati chiamati ad averne coscienza; perciò, oltre
il desiderio di un’affezione quotidiana a Lui, noi dobbiamo desiderare con
tutto il cuore che la nostra vita renda testimonianza a questo nel mondo, che
attraverso noi abbia ad accorgersi, vale a dire che la nostra vita sia veramente
immanente coscientemente, partecipante alla vita del popolo di Dio, del popolo
Suo che Gli appartiene, tutto pieno di opere buone.
4.
Gesù presentato al Tempio
Quando la Madonna si è recata al tempio, otto giorni dopo, per offrire il suo
Primogenito, nel grande tempio nel quale ogni giudeo identificava la maestà di
Dio, essa certamente si sentiva come nullificata dalla grandezza e dalla maestà
di Dio. Ma, nella percezione della grandezza del tempio, un sentimento penetrava
e prevaleva: la grandezza di Dio era il Bambino che aveva tra le braccia, era il
Bambino che piangeva, era il Bambino che allattava. Vedendo da che cosa Dio ha
fatto nascere quello che è il fattore decisivo della storia e del mondo, come
dirà il vecchio Simeone, e che divide il mondo in due - perché è
proposta davanti alla quale si divide in due il cuore dell’uomo e si dividono
in due tutti i cuori degli uomini -, vedendo da che cosa è nato Colui che le
porte degli inferi non verranno più a distruggere, una forza umana la più
grande di tutte, vedendo da che cosa è sorto, si rimane come pietrificati dallo
stupore.
Tutto il resto è comprensibile da tutti gli uomini - il senso religioso, lo
chiamano -, ma questo impatto e questo avvenimento è totalmente impensabile,
imprevedibile, totalmente nuovo, totalmente e veramente incomprensibile: Dio
fatto parte della nostra esperienza, dell’esperienza del nostro io, dell’esperienza
della maternità della Madonna, dell’esperienza di ogni azione che compiamo.
5.
Gesù ritrovato nel Tempio fra i dottori
Proviamo a immedesimarci nella realtà della Madonna. La sua autorità, l’autorità
per lei e per il suo sposo, Giuseppe, chi era? La presenza di quel Bambino, che
magari non parlava ancora, che quando ha incominciato a parlare e ad agire fece
quella sortita a dodici anni, che stupisce come un istante di Mistero che
solleva il suo velo; l’autorità era quella Presenza, per cui la regola era la
convivenza con quel Bambino, con il loro Bambino. Tutto ciò vive come
coscienza. La coscienza è un occhio spalancato sul reale, che come tale non
passa. Factum infectum fieri nequit: non si può impedire che una cosa
che è fatta, sia. Ciò che è fatto rimane per sempre. La regola della Madonna
era la presenza di quel Bambino. Così preghiamo la Madonna che ci aiuti a
partecipare a questa coscienza con cui ha vissuto; che una Presenza costituisca
la regola della nostra vita e quindi la compagnia della nostra vita e l’autorità
nella nostra vita e la dolcezza della nostra vita. Questo ideale deve essere l’ideale
pregato, domandato, richiesto, mendicato, di ogni giornata.
Ritorniamo a te, o
Madonna, e tu epura dal nostro cuore tutta questa nebbia che normalmente lo
avvolge e che impedisce ai nostri occhi di vederti in tutta la potenza e l’inesorabilità
della tua presenza determinante il significato, il senso, la consistenza di
qualsiasi cosa tocchiamo, in qualsiasi formulazione noi ci flettiamo.
Madonna, facci essere fedeli nel guardare alla tua presenza tutte le volte che
tu ci riscuoti, tutte le volte che è necessario per noi; per questo gli Angelus
del mattino, del mezzogiorno e della sera costituiscono gli archi portanti della
nostra bellezza e della nostra costruttività nel mondo.
Avvenga in noi, o Spirito di Dio, come avvenne nella Madonna: il mistero del
Verbo si fece carne in lei, si fece parte della sua carne e coincideva con le
sue espressioni. Così la memoria di Cristo diventi carne della nostra carne,
diventi parte di tutte le nostre azioni, consiglio per ogni pensiero e fiamma
per ogni affetto, e si muova in noi con tutte le nostre mosse, da mattina a
sera, nel mangiare e nel bere, in tutto il vivere e nel nostro morire.