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il santo rosario Misteri dolorosi |
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di Luigi Giussani |
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| La Madonna sentiva che la creatura che aveva in seno sarebbe dovuta, un giorno, morire - e questo ogni madre, cercando di non pensarlo, lo sente -, ma non che sarebbe risorto. Questo è l’avvenimento che unicamente è paragonabile al mistero dell’inizio; come si è formato il seme dentro il suo seno, così, raggiunta la maturità del tempo, sarebbe risorto; quell’uomo sarebbe risorto. Ma lei non lo sapeva. «Avvenga di me secondo la tua parola» sulla bocca della Madonna è lo stesso che: «Signore, sia fatta la tua volontà» sulla bocca di Cristo. La corrispondenza tra l’Angelus e la Croce è nel fatto che tutti e due dicono: «Avvenga di me secondo la tua parola». È il gesto dell’obbedienza nella sua essenzialità pura. La sua essenzialità pura fa strappare da qualche cosa che Dio chiede, per passare attraverso una croce e una resurrezione da cui scaturisce una fecondità senza limite, una fecondità col limite del disegno di Dio. La fecondità scaturisce dalla verginità. Non si può concepire la verginità che così. | |
| 1. Gesù nell’orto degli ulivi | 4. Gesù sulla via del calvario |
| 2. Gesù flagellato alla colonna | 5. Gesù muore in croce |
| 3. Gesù coronato di spine | |
1.
Gesù nell’orto degli ulivi
«Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire: “Padre, salvami da quest’ora
[di fronte al pensiero del sacrificio, di fronte al pensiero della morte, del
rinnegamento di sé…]?”. Ma per questo sono giunto a quest’ora [per
questo, per questa condizione sono stato scelto, chiamato, educato amorosamente
dal mistero del Padre, dalla carità del Figlio, dalla luce calda dello Spirito.
Ora l’anima mia è turbata e che devo dire: “Padre, salvami da quest’ora?
Tira via questa condizione, Padre, tira via questa condizione… devo dir
questo?”. Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!]». Così potrò
dire alla fine: «Padre, glorifica il tuo nome [glorifica la Tua volontà,
avvera, realizza il tuo disegno], che io non comprendo [perché non comprendeva
la grande ingiustizia]. Padre, glorifica il Tuo nome davanti al quale io sono in
timore e tremore, in obbedienza, cioè in amore: la mia vita è il Tuo disegno,
è la Tua volontà».
Quante volte - pregando lo Spirito e la Madonna - dovremo rileggere questo brano
per immedesimarci con l’istante più lucido e più affascinante nel quale la
coscienza dell’uomo Cristo, Gesù, si è espressa; la si può sorprendere, dai
suoi recessi più profondi fino ai picchi più alti del suo esempio di amore all’Essere,
di rispetto all’oggettività dell’Essere, dell’amore alla sua origine e al
suo destino e al contenuto del disegno del tempo, della storia. «Padre, se è
possibile, che io non muoia; però non la mia ma la tua volontà sia fatta». È
la suprema applicazione del nostro riconoscimento del Mistero, aderendo all’uomo
Cristo inginocchiato e grondante sangue dai pori della pelle nell’agonia del
Getzemani: la condizione per essere vero in un rapporto è il sacrificio.
2.
Gesù flagellato alla colonna
La compagnia dell’Uomo-Dio alla nostra vita è diventata tragedia,
inconcepibile, inimmaginabile, che sfida l’immaginazione di chiunque. In tutti
i secoli della storia non si può immaginare - neanche per gioco, fosse una
fiaba - una tragedia più grande di questa: la compagnia di Dio fatto carne
dimenticata, oltraggiata dall’uomo; tragedia che nasce dal cinismo delle
nostre istintività perseguite. Si danno convegno attorno a questo “legno”,
la cattiveria dell’uomo che vien meno alla chiamata dell’Infinito, i
disastri che questo delitto provoca, così che la morte dell’Uomo-Dio è la
somma e il simbolo di tutti questi disastri. E, nello stesso tempo, pure si dà
convegno la potenza irresistibile di Dio, perché proprio quel supremo disastro,
quella cattiveria diventano strumento per una vittoria e per una redenzione di
essa. Questo è l’enigma che Dio mantiene nella vita, perché questo grande
disegno di bontà, di saggezza, di sapienza e di amore deve essere prova, deve
attuare l’idea di prova. Perché prova? Perché il mondo è nel male, il mondo
è posto nel Maligno.
3.
Gesù coronato di spine
Quella piccola testolina che la Madonna, come ogni madre davanti al figlio
neonato, avrà stretto senza stringerla, accarezzata con delicatezza come fa
ogni madre, guardata con stupore e con ammirazione, sarebbe dovuta essere
incoronata di spine. Salve caput cruentatum. Come la Madonna risentiva in
sé questo male del mondo, senza dettaglio e senza accuse, ma come dolore già
sterminato che doveva culminare nello sguardo alla morte di suo Figlio!
4.
Gesù sulla via del calvario
Dio venuto tra gli uomini va al patibolo: sconfitto, un fallimento; un momento,
una giornata, tre giornate di nulla, in cui tutto è finito. Questa è la
condizione, la condizione del sacrificio nel suo significato più profondo:
sembra un fallimento, sembra di non riuscire, sembra che gli altri abbiano
ragione. Il rimanere con Lui anche quando sembra che tutto finisca o sia finito,
rimanergli accanto come ha fatto Sua Madre: solo questa fedeltà ci porta,
presto o tardi, all’esperienza che nessun uomo al di fuori della comunità
cristiana può provare nel mondo: l’esperienza della Resurrezione.
E noi siamo capaci di lasciarlo per altro amore questo Cristo che si inoltra
nella morte per salvarci dal male, cioè affinché noi cambiamo, perché il
Padre eterno rigeneri in noi quello che il delitto della dimenticanza ha
surclassato! Quest’uomo che si avventa sulla croce per brandirla, per
abbracciarla, per inchiodarvisi sopra, per morire, una cosa con quel legno,
«lasceremolo noi per altro amore»? Si svena quell’Uomo per noi e noi
dobbiamo lasciarlo per altro amore?
5.
Gesù muore in croce
Noi siamo peccatori e la morte di Cristo ci salva. La morte di Cristo fa
diventare bene qualsiasi nostro passato, ma il nostro passato è pieno d’ombra
che si chiama peccato. Ed è la morte di Cristo che ci salva. Non si può
riconoscere Cristo in croce senza immediatamente capire e sentire che questa
croce deve toccare noi, che non possiamo fare più obiezione al sacrificio; non
c’è più obiezione al sacrificio da quando il Signore è morto.
Proprio attraverso il nostro sguardo fisso sulla croce - dove è Colui che ci
guarda con l’occhio fisso dell’eternità, fisso di pietà e di volontà di
salvezza, avendo pietà di noi e del nostro nulla -, attraverso lo sguardo fisso
alla croce, diventa esperienza di redenzione quello che sarebbe una cosa così
estranea da sembrare a noi astratta, arbitrariamente creata. È fissando la
croce che noi impariamo a percepirne sperimentalmente l’invadente Presenza e l’ineluttabile
necessità di grazia per la perfezione della nostra vita, per la gioia della
nostra vita. È nella Madonna che la adorazione del nostro cuore trova il suo
esempio e la sua forma. Infatti non fu appena per Cristo la condizione della
croce: la morte di Cristo in croce salva il mondo non isolata in se stessa. Non
è da solo che Cristo salva il mondo, ma è con l’adesione di ognuno di noi
alla sofferenza e alla croce. Lo dice S. Paolo: «Io compio nella mia carne d’uomo
i sacrifici che mancano alla croce di Cristo, alla passione di Cristo».
Con te, o Maria, riconosciamo che non è castigo la rinuncia che è chiesta alla nostra vita, ma condizione per la salvezza di essa, per l’esaltazione di essa, per l’incremento di essa. Maria, fa’ sì che la nostra offerta, l’offerta della nostra vita aiuti il povero mondo, questo povero mondo, ad arricchirsi nella conoscenza di Cristo e a gioire nell’amore a Cristo.