IL NOSTRO PROGETTO DI VITA UN CUORE PER IL MONDO SOMMARIO
P. Fabiano Licciardi
BEATO P. PAOLO MANNA, PIME.
Profilo biografico di P. Paolo Manna PIME
dichiarato Beato il 4 Novembre 2001

PREGHIAMO COL BEATO PAOLO MANNA

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LA VITA: I PRIMI ANNI
      Napoli 1881. Nelle tiepide mattinate del settembre di quell'anno i passanti e i pescatori di Mergellina vedevano spesso un ragazzo, di media statura e dallo sguardo volitivo, scendere verso la scogliera, sedersi e contemplare l'immensa distesa azzurra delle acque.
      Paolo, incantato dal mare, sembrava di volerlo possedere e rinchiudere nel suo cuore. Sapeva di doverlo lasciare per far ritorno alla sua città di origine: Avellino. Là era nato nel 1872, il 16 gennaio, da Vincenzo Manna e da Lorenza Ruggiero.
      A due anni e mezzo Paolo era restato orfano di mamma, una mancanza che creò un vuoto incolmabile nella sua vita. A Napoli era stato portato dagli zii perché, lontano dalla casa vuota della mamma, potesse frequentare le prime due classi elementari in un clima di serenità.
      Erano passati sette anni. Ora ritornava ad Avellino per proseguire i suoi studi.
      Nell'estate del 1887 ebbe ripetuti incontri con un sacerdote amico di P. Giovanni Battista Jordan, fondatore in Roma della "Società Cattolica Istruttiva",che aveva iniziato un largo giro di propaganda in Irpinia. Paolo che aspirava a una vita di donazione a Dio, fu attirato da quella propaganda e il 27 settembre entrava in quella Società Cattolica.

      Dopo un anno di probandato e uno di noviziato, il 15 ottobre 1889 emise i voti semplici e iniziò lo studio della filosofia all'Università Gregoriana. Ma il cuore del giovane Paolo non era soddisfatto.

      Riandava col suo pensiero alle ore rubate alla scuola e trascorse in riva al mare... quel mare che sembrava portargli un invito pressante da parte di popoli lontani. La lettura di riviste missionarie gli acuiva sempre più il desiderio di dedicarsi all'apostolato tra gli infedeli. Un giorno lesse un numero di "Le Missioni Cattoliche" dell'Istituto per le Missioni Estere di Milano. Fu la scintilla che provocò l'incendio. Paolo scrisse al Direttore della rivista chiedendo informazioni sull'Istituto; nello stesso tempo si consigliava con bravi sacerdoti sul suo futuro. Quando ebbe assicurazione che la sua decisione era "conforme alla Volontà di Dio" fece domanda per entrare nel Seminario delle Missioni Estere.

      La risposta non tardò e fu affermativa, dando una grande gioia a Paolo che nel frattempo era stato sciolto dai voti ed era partito per Napoli per salutare i familiari.
      A casa sua però incontrò ostacoli gravissimi alla sua partenza. Il papà specialmente non riusciva a rassegnarsi a "perdere" il suo giovanotto.
     Ci voleva tutta la sua fermezza e l'intervento autorevole dello zio Arcangelo, sacerdote: il 16 settembre 1891 col permesso del papà, Paolo salutava Avellino diretto a Napoli. Di là, due giorni dopo s'imbarcava sull' "Assiria" per Genova da dove proseguì in treno fino a Milano. Alle 11 del 19 settembre entrava nella sede del Seminario delle Missioni Estere. La lettera di un canonico di avellino, al quale il Superiore dell'Istituto di Milano si era rivolto per informazioni, lo aveva preceduto. Vi era scritto: "...soprattutto, poi, è di buonissimi costumi; a mio credere il vostro seminario farà un buon acquisto."
      Ed era vero. Paolo Manna sarà una delle glorie più fulgide dell'Istituto delle Missioni Estere di Milano e un suscitatore di forze nuove per la cooperazione missionaria nella Chiesa...
      Con l'ardore della sua anima iniziò la preparazione al sacerdozio missionario. I sentimenti che riempivano il suo cuore in quegli anni li troviamo descritti in un articolo della rivista "Venga il Tuo Regno". "La vita missionaria è la sintesi di ogni eroismo, è il distacco definitivo di quanto ci può distrarre da Dio; è la più radicale distruzione dell'egoismo, mentre dà il modo di darsi a Dio nella forma più perfetta e completa... Tra tutte le vite possibili, la vita missionaria è la più nobile e perfetta... la più utile per il prossimo, la più gloriosa per Dio: è la vita che scelse per sé il Figlio di Dio quando si fece uomo: è la vita di Gesù."
      Con queste convinzioni Paolo si preparava al Sacerdozio, alternando lo studio delle scienze teologiche con letture missionarie. Avidissimo di conoscere esperienze dirette della vita di apostolato, godeva quando poteva stare a colloquio con i Padri che già erano reduci dalle Missioni.
      Non mancavano sacrifici di vario genere, anche la salute malferma gli dava dei disturbi. Ma l'interno lavorio spirituale non veniva meno.
      Avvicinandosi il giorno della sua Ordinazione sacerdotale, intensificò lo studio delle missioni e volle imporre a se stesso la prova di distacco dalla famiglia distruggendo un pacchetto di "lettere care" e rinunziando a passare le vacanze tra i suoi familiari.
       Il 19 maggio 1894 Paolo Manna venne ordinato Sacerdote nel Duomo di Milano dall'Arcivescovo mons. Ballerini. Cosa rappresentava per quell'anima ardente un Sacerdote - Missionario? Ecco le sue parole: "Essere sacerdote e non interessarsi in un modo o nell'altro, non solo della conservazione ma anche della Propagazione della Fede, è non intendere il Vangelo."
       Ai primi di giugno partì per Avellino, poi ritornò a Napoli. Contava di sostare qualche settimana, invece continui disturbi fastidiosi lo costrinsero a sottoporsi a un intervento chirurgico e dovette fermarsi a Napoli fino alla fine di ottobre.
       Ritornò a Milano dopo 5 mesi di assenza. Il suo Superiore mons. Scurati gli affidò subito un incarico graditissimo: la traduzione della rivista "Les Missiones Catholiques" che si pubblicava a Lione in francese e a Milano in italiano. Questo lavoro di traduzione di scritti missionari tenevano sospeso il cuore del giovane Padre Manna in attesa della destinazione alle Missioni che si sarebbe avuta in quell'anno. Finché il sogno di tutta la sua vita divenne realtà. Verso la fine di giugno del 1895 gli giunse la "destinazione" per l'Oriente e più tardi gli si specificò anche il luogo della sua Missione: Toungoo, nella Birmania, oggi Myanmar.
       P. Manna lietissimo scese al sud per dare l'addio definitivo ai suoi cari, agli amici e al Padre Jordan dal quale volle essere benedetto.
Partenza per le Missioni
      Il gruppetto dei missionari partì da Trieste il 3 ottobre 1895. Venti giorni di navigazione e due di treno e il 26 dello stesso mese P. Paolo Manna celebrava la prima messa su terra birmana.
      A Toungoo fu accolto festosamente. Prendeva contatto con la realtà missionaria. Ciò che aveva letto nelle riviste, ciò che aveva sognato, ora, per lui, era vita vissuta.
      - Ecco, questa è la sua stanza, Padre. - E il Fratello coadiutore della missione gli apriva la porta: una specie di cabina in legno con finestre e persiane senza vetro; un tavolino, una sedia, uno sgabello con un catino e un tavolaccio per letto. - Non si meravigli, Padre, riprese il Fratello come se leggesse sul volto di P. Paolo, qui dormiamo tutti così. Anche lei si abituerà presto -.
      Doveva abituarsi! Un vero missionario non poteva pretendere di abitare nelle agiatezze. Del resto l'esempio di una vita povera veniva dal Vescovo. Quando il P. Manna fu accompagnato da S. Ecc. mons. Rocco Tornatore, ebbe la prima grande lezione di vita apostolica. Non episcopio, né saloni, né segretari... Una cabina peggiore della sua, lo stesso sgabello col catino per l'acqua e lo stesso tavolaccio per letto.
      - Lei è il benvenuto, Padre, diceva il Vescovo; in principio troverà la vita un po' dura ma vi si abituerà. Intanto starà qui in città, un anno, per imparare bene l'inglese e un po' di birmano. L'anno prossimo quando tornerò dai monti per i santi esercizi le assegnerò la destinazione -.
      Così per un anno intero P. Manna si fermò a Poungoo, impegnando il suo tempo a studiare le lingue, i costumi e le tradizioni del popolo birmano. Spesse volte venne colpito dalle febbri malariche, malattia riservata a tutti i missionari in quei tempi. Di tanto in tanto, accompagnato dai missionari anziani, visitava dei villaggi cristiani, specie in occasione di festività religiose.
      Durante quelle cavalcate tra le foreste e i monti, e in quel contatto con la vita cristiana delle tribù dei villaggi, P. Paolo pregustava la vita missionaria di prima linea.
      Finalmente il 17 ottobre il Vescovo lo inviò a Momblò tra i "Ghekhù". Anzi ve lo accompagnò egli stesso. La felicità del Padre Manna era al colmo: era pastore tra il suo gragge, per il quale aveva donato la sua esistenza.
      Si diede al lavoro senza risparmio. Costruì una chiesa più grande e più bella. Impiantò le prime scuole, stampò un libro di catechismo nella lingua "ghekhù"in caratteri latini. Ma soprattutto viaggi e viaggi, per portare a ogni famiglia la parola di Dio e i sacramenti.
      Il territorio affidato a lui era estesissimo: tutto monbtagne e boschi, dirupi e precipizi. Ma il suo cuore ardente scoppiava dall'ansia di far conoscere il nome di Gesù. E si prodigava senza risparmio offrendo a Dio per i suoi cristiani oltre al suo lavoro, le pene, le delusioni e le sofferenze fisiche, il tormento della febbre malarica che spesso lo portava ad uno stato di completa prostrazione.
      Ma i frutti di quella vita apostolica erano palesi. Gli abitanti della missione di Momblò erano arrivati a grande perfezione cristiana. Tanti anni più tardi il Prefetto Apostolico di Kengtung mons. Bonetta affermava: "I cristiani formati da P. Manna sono ancora i migliori della mia missione".
      Il giudizio degli uomini avrebbe previsto e desiderato, per una tempra di apostolo come il P. Manna, un avvenire pieno di conquiste per il Regno di Dio.
      Ma spesso le vie di Dio non sono le vie nostre. Così il P. Manna, colpito ripetutamente e sfibrato dalle febbri, dovette per due volte tornare in Italia. Rimessosi in salute egli ritornò alla sua cara Missione e cominciò a progettare nuove spedizioni. Ma il 4 luglio 1907 dovette arrendersi definitivamente. La malattia lo colpì con inaudita violenza. "Dopo una settimana di inutili speranze (scrisse egli stesso) senza né medici né medicine, mi feci portare in barca alla residenza di P. Pirovano. Poi, peggiorando sempre più, sopra una barella mi portarono per tre giorni interi, fino alla residenza di P. Massari".
      Il 6 giugno 1907 s'imbarcava per la terza ed ultima volta per l'Italia. Per uno abituato alla fede poteva sembrare il fallimento di una vocazione. Agli occhi di Dio P. Manna iniziava la sua missione provvidenziale per la Chiesa.
IN PATRIA
      Arrivava in Italia con la malattia nel corpo e la morte nel cuore. "Vedo molto fosco l'avvenire, scriveva, vedo distrutte tante speranze e disegni di opere buone: mi vedo a 35 anni pressoché inutile e di inciampo e fastidio, anche in seminario, a me e agli altri...".
      Passò tre mesi in un luogo di villeggiatura nella Brianza per rimettersi in salute. Poi partì per Napoli per rivedere i suoi familiari.
      Cambiata la Direzione Generale nel suo Istituto, P. Manna fu eletto Consigliere Generale e gli venne affidato l'incarico di Direttore della rivista "Le Missioni Cattoliche"...". A capo del reparto stampa egli comprese che aveva tra le mani un mezzo efficacissimo per trasfondere negli altri i suoi ideali.
      Migliorò la rivista, le rese settimanale, le diede una fisionomia tutta propria. Non poteva più svolgere il suo apostolato tra i boschi e nei villaggi..., si diede all'apostolato missionario attraverso la stampa.
      Per il popolo pubblicò un opuscolo: I fedeli per gli infedeli. Per i giovani scrisse un libro di battaglia: "Operarii autem pauci", col quale invitava giovani e seminaristi all'apostolato nelle missioni.
      Data la novità del contenuto e la contagiosità entusiasmante della forma, per cui veniva letto di nascosto nei seminari, a questo libro devono la loro vocazione decine e decine di missionari.
      Iniziò la pubblicazione annuale di un "Almanacco Missionario", mentre dava vita a due periodici: "Propaganda Missionaria" (un foglio popolare a 4 pagine) e "Italia Missionaria"una rivista agile e svelta concepita espressamente per i giovani.
      Più tardi pubblicava altri due volumetti: Filotea Missionaria e La conversione del mondo infedele...
      Intanto nel suo animo e nella sua mente si faceva strada un progetto che sarebbe stato provvidenziale nella Chiesa: unire tutti i sacerdoti in una associazione perché fossero lievito di una più sentita cooperazione e formazione missionaria del popolo di Dio.
      Il 31 ottobre 1916 dal suo cuore di apostolo nasceva l'Unione Missionaria del Clero.
      Un'altra sua realizzazione fu l'apetura di un Seminario Meridionale per le Missioni Estere in uno sperduto paesello a 20 Km da Napoli. Egli, napoletano nell'animo, voleva convogliare nell'animazione e nell'apostolato missionario le energie e l'entusiasmo di bene che è innato nelle popolazioni del Sud. Così aprì il nuovo Seminario in Ducenta a cui se ne affiancò un altro per le classi superiori, nella città di Aversa. In poco più di mezzo secolo, quel Seminario, parte integrante dell'Istituto di Milano, ha dato alla Chiesa centinaia di missionari.
      Il 20 agosto 1924 si riuniva a Milano il primo Capitolo Generale dell'Istituto delle Missioni Estere e il P. Manna venne eletto Superiore Generale.
      "Ho ubbidito - scriveva - piegando le spalle alla grande croce. Ho fiducia però che il Signore mi aiuterà... Da parte mia tutto quanto ho di forze , di attitudini, di vita, consacro senza riserve, senza risparmio, al Signore nel servizio della causa alla quale tutti noi abbiamo votato la nostra esistenza".
      Durante il suo superiorato il P. Manna cercò di incrementare la vita dell'Istituto con la stesura delle nuove Costituzioni, aumentando il numero dei Fratelli CXooperatori e aprendo nuove case apostoliche per il reclutamento e la formazione degli Aspiranti Missionari.
      Intraprese un viaggio intorno al mondo, per visitare tutte le missioni dell'Istituto. Il viaggio durò 14 mesi. Fu un dono per i Missionari i quali per la prima volta vedevano il Superiore recarsi nei loro villaggi e interessarsi dei loro problemi, portando ad ognuno il conforto della sua presenza e della sua parola. Fu un dono di ricchissime esperienze per P. Manna. Del suo suo viaggio scrisse un quaderno di 86 pagine, in seguito pubblicato con il titolo: Osservazioni sul metodo moderno di evamngelizzazione, in cui esamina i problemi più spinosi delle Missioni e ne suggerisce il rimedio, la soluzione.
      Dopo 10 anni del suo Superiorato, si celebrò a Hong Kong il II Capitolo Generale che egli diresse con competenza e nel quale dichiarò di non poter riaccettare l'incarico di Superiore per il suo stato di salute.
      Tornato in Italia come semplice membro dell'Istituto si dedicò alla sua "creatura"l'Unione Missionaria del Clero e scrisse articoli e opuscoli per diffonderne la conoscenza e la necessità.
      Nel 1937 venne nominato Segretario internazionale dell'Unione e prese posto in un ufficio del Palazzo di Propaganda Fide.
      Un problema connesso con la conversione degli infedeli era quello dell'ecumenismo. P. Manna lo affrontò con un voluminoso libro: I fratelli separati e noi, nel quale propugna una campagna di "conoscenza"prima e poi di "amore"verso i fratelli separati.
GLI ULTIMI ANNI
      Da Roma, nel lavoro gravoso del Segretariato Internazionale dell'Unione Missionaria del Clero, P. Manna rivolgeva spesso il suo pensiero al Seminario Meridionale di Ducenta, e spesso vi si recava in visita.
      Il 7 luglio 1943, in piena guerra, la Direzione Generale eresse ufficialmente la Regione Meridionale del PIME che comprende il territorio del Sud Italia più le Isole, con i due Seminari già esistenti di Ducenta e Aversa. P. Manna ne veniva eletto primo Superiore. Aveva 72 anni e iniziò il nuovo lavoro con l'ardore di un neofita. Da Roma raggiunse il Seminario di Ducenta con un viaggio fortunoso: il treno su cui era venne ripetutamente mitragliato dagli aerei alleati e si rischiò una strage.
      Poi venne l'armistizio e P. Manna aprì i due Seminari ai profughi, soldati sbandati e uomini ricercati dalle SS tedesche.
      Il cibo era scarsissimo, la vita dura. Tuttavia egli riuscì a tenere in piedi una piccola comunità di 11 Padri, 10 alunni di teologia, 2 di liceo e 5 Fratelli Cooperatori. Poi anche la parte più cruda della guerra passò. P. Manna ideò una nuova rivista per le famiglie e la intitolò "Venga il Tuo Regno". Con l'aiuto di Dio le Comunità aumentavano di numero. Oltre le due già esistenti si ebbe la gioia di aprire un'altra Scuola Apostolica in Sassari. Alle scuole medie si aggiunsero il liceo e il corso teologico completo. P. Manna, Superiore vigile e attento, scendeva spesso tra gli alunni, si informava della loro vita e li seguiva ad uno ad uno.
      Chi scrive queste brevi note fu Vicerettore delle Medie e del Liceo, negli anni in cui P. Manna era Superiore Regionale e può testimoniare sulla veridicità di queste affermazioni. Furono, quelli, anni bellissimi di vita a contatto con P. Manna che edificava con l'esempio e formava con le sue parole. Un corso di conferenze tenute ai teologi nel Seminario di Aversa, restò memorabile.
      Sempre con il cuore e la mente fissi sul problema della propagazione del Vangelo, P. Manna, che già sentiva il suo fisico minato dalla malattia, a 278 anni lanciò l'ultimo e più accorato appello alla Chiesa tutta scrivendo l'opuscolo Le nostre Chiese e la Propagazione del Vangelo che spedì a tutti i Vescovi e Cardinali.
      Era stato l'ultimo messaggio della sua vita. Il male - ipertrofia prostatica - s'era aggravato. P. Manna, ormai quasi sempre a letto, soffriva pensando che potesse essere di peso e di impiccio alla Comunità.
      Col consiglio dei medici si decise per l'operazione di prostatectomia. Il 13 settembre 1952 P. Manna fu trasportato nella clinica dei Fatebenefratelli di Napoli; fu operato il 15. Operazione riuscita. Ma dopo due ore un embolo postoperatorio strocava il filo della sua vita dedicata esclusivamente a Dio e alle Missioni.
      Il suo corpo fu sepolto nel cimitero di Lusciano. Ma i Padri del Seminario di Ducenta volevano le venerate spoglie accanto ad essi. Il 23 giugno 1961 furono collocate in un sarcofago posto in un mausoleo funebre costruito nel giardino del Seminario. Quel giorno 13 Vescovi e 400 Sacerdoti dell'Unione Missionaria del Clero, riuniti a Roma per commemorare il 19º Centenario dell'arrivo di S. Paolo a Roma, vennero a Ducenta e fecero corona al loro amato Padre e Fondatore. Nel cuore di tutti c'era una grande speranza, vedere il P. Manna venerato ufficialmente dalla Chiesa che egli aveva amato fino alla follia.
      Il 22 gennaio 1971 aveva inizio il Processo della sua Canonizzazione.
      Il 10 gennaio 1989 dalla apposita Commissione dei Vescovi e Cardinali veniva dichiarata la "eroicità"delle sue virtù.
      Il 18 febbraio dello stesso anno il P. Manna veniva dichiarato VENERABILE.
      Con immensa gioia attendiamo il 4 novembre quando P. Paolo Manna verrà ufficialmente  dichiarato Beato.