Anima di una Storia - 2

(Una Quaresima con Etty Hillesum)

Non guardare indietro!

Il monito del Deuteronomio - «se il tuo cuore si volge indietro» - (Dt 30, 17) viene chiaramente rafforzato e direzionato dalla parola del Signore Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me…» (Lc 9, 22). Noi tutti, come la moglie di Lot (Gn 19, 26), facciamo fatica a guardare avanti soprattutto quando rischiamo di non vedervi tutto un mondo che va in pezzi. Di certo non siamo messi di fronte a quello che Etty insieme alla sua generazione e al suo popolo dovette affrontare eppure forse – proprio come quella generazione – potremmo dire davanti ai grandi cambiamenti del nostro tempo: quanto poveri siamo diventati … quanto siamo rimasti soli (43).

Non è raro che, davanti alle esigenze di dare un senso sempre più compiuto alla nostra esistenza, soprattutto per quanto riguarda la nostra vita di relazione, siamo presi da un sentimento di paura e quasi da un istinto verso la fuga. Proprio in un pomeriggio in cui tutti cercavano di fuggire (44) Etty incontrò in una strada di Amsterdam un suo vecchio e stimato professore a cui pose la domanda per essere aiutata a trovare una via d’uscita: «crede che abbia senso fuggire?». La risposta del feroce Bonger fu: «la gioventù deve rimanere qui». Questo medesimo professore nella medesima sera e precisamente Alle otto, si era sparato alla testa (45).

Davanti a tutto un mondo che andava in pezzi e che alla fine spaccherà inesorabilmente la vita di Etty come si fa con un prezioso vaso di cristallo, questa donna, giovane – aveva 27 anni – bella, corteggiata e a cui tutti cercavano di offrire una via di scampo in Inghilterra, non riusciva a scrivere se non con questo tono: E’ tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch’io. Restiamo certo un po’ impoveriti, - ma io mi sento ancora così ricca che questo vuoto non m’è entrato veramente dentro.

In tutto l’itinerario di Etty, continuamente forgiata dalla lettura della Bibbia, del Corano, di Rilke, di Agostino e di Jung, il segreto è non solo continuare ad andare avanti, non solo e sempre guardare avanti ma soprattutto prendersi cura in modo accuratissimo del dentro. Per non voltarsi indietro e per non fermarsi infatti è necessario prima di tutto difendere questo dentro da tutto ciò che può contaminarlo di paura e poi far sì che la nostra anima sia continuamente purificata e ampliata.

Subito dopo la sensazione di essere sempre più sola e nel bel mezzo della tentazione di fuggire come tutti, Etty non può che scrivere: Debbo occuparmi di me stessa niente da fare! (45). E quando Etty si occupa di se stessa di certo non si sta pre-occupando della sua sopravvivenza bensì dell’approfondimento e dell’ampliamento della sua anima: la vita dentro di me era così limpida e serena, ero in contatto con il mondo esterno come con quello interno, la mia vita si arricchiva, la mia personalità si ampliava (46). Questo occuparsi senza pre-occuparsi è la grande lezione imparata da Etty dal suo indimenticabile amico – Spier – e così ogni sera, con una certa pace di spirito, io depongo le mie molte preoccupazioni terrene ai piedi di Dio stesso. Un certa pace!

Siamo come posti di fronte al mistero di quella «croce» che il Signore Gesù ci chiede di portare «ogni giorno» (Lc 9, 23): si tratta dell’in-crocio continuo tra mondo esterno e quello interno. Si tratta della fatica quotidiana di vivere presenti alla storia ma ad un livello di profondità e di ampiezza che non ci renda vittime di essa ma animatori del suo fluire verso il bello, il buono e il vero. Nei momenti più tragici Etty conclude sempre: Ho una bella vita proprio così (113).

Sembra che ogni volta che siamo assaliti dall’istinto di fuggire a gambe larghe si debba solo acconsentire dolcemente a rimanere per avere tutto il tempo - persino l’agio - per scendere dentro la propria anima e ivi trovare la pienezza di un vuoto che non permetta a nulla e a nessuno di contaminarne la forza e la purezza. Si tratta infatti di vivere pienamente, verso l’esterno e verso l’interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa (45). L’unico modo per interpretare correttamente nel senso evangelico la "fuga mundi" sembra essere quello di fuggire la paura per abitare il reale in tutta la sua complessità fino a farsene croci-figgere: infissi ad una croce non si può che guardare avanti…

E se si rivolgesse proprio a me quando dice: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa? E se fosse proprio per me l’eredità del Crocifisso: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19, 26)?