PICCOLI GRANDI LIBRI   Antonio Rosmini
MASSIME DI PERFEZIONE CRISTIANA
Prima stesura del testo 1826
Città Nuova Ed. 1981

lezione I lezione II lezione III lezione IV lezione V lezione VI lezione VII

lezione II

SULLA PRIMA MASSIMA, CHE È:
DESIDERARE UNICAMENTE E INFINITAMENTE
DI PIACERE A DIO,
CIOÈ DI ESSERE GIUSTO

1. L'uomo che ama Iddio, a tenore di ciò che prescrive il Vangelo, «con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente», non potendo dare a Dio nessun bene, perché Dio li ha tutti, desidera almeno di usargli giustizia, col riconoscere le infinite sue perfezioni, e prestargli in tutte le sue operazioni una servitù, un ossequio, una sottomissione e adorazione la più grande che sia possibile: il che è quanto dire, desidera unicamente e infinitamente la gloria di Dio.
E perché nell'ossequio e gloria che si dà a Dio consiste la santità dell'uomo, la perfezione del cristianesimo importa una tendenza a conseguire la maggior santità possibile.

2. Ora il maggior ossequio che l'uomo può dare a Dio, consiste nel sottomettere la propria volontà a quella di Lui, nel desiderare unicamente la conformità maggiore che sia possibile del proprio volere col divino; sicché qualunque cosa più piaccia a Dio, l'uomo sia immantinente disposto a preferirla ad ogni altra, non amando egli altro che di essere a Dio più caro che mai sia possibile, tenendo questo per unico suo bene e questo sempre mai dimandando.

3. E poiché ciò che ci rende cari a Dio è la giustizia, perciò conviene che il Cristiano addimandi incessantemente di diventare ognor più giusto, ognor più buono. In questo gli bisogna di essere insaziabile e incontentabile, dimandando sempre più e più, colla maggior fiducia di essere tanto più caro a Dio, quando a Lui dimanderà questo; confortandosi in quelle parole: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perciocché saranno satollati» (Mt 5,6).
Tutto si dee ridurre, in colui che professa la religione cristiana, a questo punto unico, di desiderare d'esser via più giusto di quel che è; di addimandare questa giustizia senza posa né misura, infinitamente: sicché sia fatto una cosa con Gesù così congiuntamente, come Gesù è una cosa col Padre.
Sia pure insaziabile, non tema giammai di chieder troppo: lasci che pensi l'infinita bontà del divin Padre, co' suoi interminabili e più che interminabili tesori, a soddisfarlo di spirituale ricchezza; Esso saprà il modo di farlo, e tanto più, quanto più l'uomo insaziabilmente dimanderà di essere via più giustificato, e immedesimato colla pura divinità. Glielo garantisce Gesù: «Qualunque cosa dimanderete al Padre in mio nome, egli ve la darà» (Gv 16,23).
Gesù lo impelle a ciò coll'esempio: quella giustizia, qualunque ella sia, che egli intendesse dimandare al celeste Padre, dee sapere che Cristo gliela dimandò già prima per lui, con una orazione che non poteva andarsi inesaudita; e in questa giustizia, ottenuta per tale orazione, Cristo ha fondata la Chiesa degli eletti, la quale non può perire.

4. Ecco l'orazione di Gesù, che dee confortare il discepolo a dimandare al Padre di essere fatto sempre più giusto: «Non prego solamente per essi (cioè per gli Apostoli suoi), ma anche per quelli che sono per credere in me, mediante la loro parola: acciocché tutti sieno una cosa sola, siccome tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, acciocché anch'essi sieno in noi una cosa sola: acciocché creda il mondo, che tu mi hai mandato. Ed io ho dato loro quella chirezza che tu hai dato a me: acciocché sieno una cosa sola, siccome anche noi siamo una cosa sola. Io in essi e tu in me: acciocché sieno consumati nell'unità; e conosca il mondo, che tu mi hai mandato, ed hai amato quelli, siccome hai amato me» (Gv 17,20-23).

5. Dee adunque il discepolo tanto desiderare di giustizia, fino che si avveri che sia consumato nella carità, «e non viva più egli, come dicea l'Apostolo, ma viva in lui Cristo» (Gal 2,20).

6. Ora questo desiderio di giustizia senza limite e misura, bisogna che sia in lui reso puro e semplicissimo; e questo può ottenere, ove egli incessantemente lo ripeta tutto concentrato dentro di sé, e diviso col suo pensiero in una perfetta interior solitudine da tutte cose esteriori; e in questa concentrazione egli dee instancabilmente dimandare la stessa cosa, secondo quelle parole: «Vegliate, in ogni tempo orando» (Lc 21,36); ed esaminare per vedere se questo desiderio sia veramente semplificato e sincerato da ogni altro, sicché nulla ami in tutte le cose, fuori che questo solo, di esser più buono, più giusto, che è quanto a dire più caro a Dio, da Lui più approvato.

7. Non bisogna già che si smarrisca il Cristiano né punto né poco, o che s'arresti, se le cose esterne fanno la loro impressione sopra di lui; ma egli dee ricorrere alla concentrazione del suo cuore, e ivi ripristinare senza posa il desiderio di una pura giustizia, fino a che giunga a non voler più nessuna cosa della terra risolutamente molto né poco, se non in ordine alla giustizia, cioè per far la cosa più cara possibile al suo Dio.

8. Bisogna che egli comprenda (il che non è facile), come a questo desiderio della pura giustizia debbano essere subordinati tutti gli altri. Poiché il libero suo desiderio di qualunque sia cosa dee esser solamente prodotto da questo: cioè un desiderio d'altra cosa dee essere in quanto quella cosa sia consentanea alla giustizia, e il renda più giusto, e non già in quanto ell'abbia qualche altro pregio in sé diverso da questo solo.

9. E poiché la giustizia perfetta viene immediatamente da Dio, e non da altro; perciò egli non dee portare affetto quaggiù a veruna cosa se non nel caso ch'egli sappia esser quella il mezzo da Dio scelto per la sua santificazione: e dee guardar bene dall'immaginarsi forse che sia così (il che a troppi avviene) per l'affetto nascosto che porta alla cosa: ma egli anzi dee tener per fermo, che le cose tutte nella mano di Dio diventano istrumenti egualmente acconci ai suoi fini; e che il Signore si compiace spesso di mostrare la sua potenza, adoperando per istrumento a' fini suoi quelle cose, che di loro natura sembrano le meno adatte; e che l'uomo non dee giudicare su ciò, prima che Iddio gli manifesti intorno all'uso delle cose umane la sua alta volontà.

10. E desiderando il Cristiano di esser caro a Dio infinitamente, egli desidera in questo a se stesso tutti i veri beni; perciocché per esser caro a Lui è necessario che li desideri. In tal desiderio adunque si racchiudono tutti i possibili buoni desideri; e perciò stesso l'uomo che ha quel gran desiderio, desidera implicitamente la salvezza di tutti i suoi fratelli, ed a quel modo che ella è cara a Dio, e che da Dio è voluta.