PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

LA VERGINE MARIA E I SANTI

Charles de Foucauld amò moltissimo i santi, ma a modo suo, un modo assai personale. Lui, il cui unico amore è Gesù, il cui unico modello è Gesù, non vuol essere discepolo di nessun altro.

Leggerà gli scritti dei santi, soprattutto quelli di san Giovanni Crisostomo, di santa Teresa d'Avila e di san Giovanni della Croce, che hanno avuto grande influenza sulla sua anima. Ma dice: «Accogliamo il Vangelo. È sul Vangelo, secondo il Vangelo, che saremo giudicati (... ), non secondo questo o quel libro, secondo questo o quel maestro spirituale, secondo questo o quel dottore, questo o quel santo».

Leggerà anche alcune vite di santi, poiché la loro vita è «una specie di commento al Vangelo», per cui: «Guardiamo pure ai santi, ma non fermiamoci troppo a contemplarli. Contempliamo piuttosto insieme ad essi Colui la cui contemplazione ha riempito tutta la loro vita (... ), cogliendo da ognuno ciò che ci sembra maggiormente conforme alle parole e agli esempi del Signore Gesù, nostro unico e vero modello, servendoci così delle loro lezioni, non per imitare loro, ma per meglio imitare Gesù».

È il commento alla parola di Gesù: « Voi non avete che un solo Maestro, un solo Dottore: il Cristo» (Mt. 23, 8-10) e la sovrana libertà di chi non ha che un solo amore.

Se si vuol dunque comprendere qual è il posto dei santi nella sua vita, bisogna fare questa prima

osservazione: non troveremo certamente in lui la conclusione di una riflessione teologica sull'unico

Mediatore che è il Cristo, ma il frutto di una visione di fede e di una meditazione del Vangelo. Egli fa dire a Gesù: «Sii me, me solo (... ). Non venire a Bethania per vedere me, ed anche per vedere Lazzaro; vieni per me, me, me solo».

S'impone una seconda osservazione.

I santi che ama di più, quelli con cui vive nella sua solitudine, dopo il suo soggiorno in Terra santa, sono i santi del Vangelo, cioè i santi che hanno vissuto con Gesù durante la sua vita terrena. La ragione profonda è questa: fratel Charles, per la sua fede vivissima e l'ardore del suo amore, è diventato il contemporaneo di Gesù. Non che viva nel. passato, ma sua vita è «una vita con Gesù», come se Gesù non avesse mai lasciato la terra. Cosa d'altronde più che legittima, poiché dopo la venuta del Figlio di Dio fatto uomo, la terra reca in sé una Presenza divina.

Scrive a Béni-Abbès:

« Mi trovo nella casa di Nazareth, tra Maria e Giuseppe, stretto come un fratello più piccolo accanto al mio fratello maggiore Gesù, presente notte e giorno nell'Ostia Santa».

E da Tamanrasset, il 16 dicembre 1905, scrive:

«Non tormentarti di vedermi solo, senza amici, senza aiuto spirituale: non soffro minimamente per la solitudine, che trovo invece dolcissima. Ho il santo Sacramento, il migliore degli amici, con cui parlare giorno e notte; ho la santa Vergine e san Giuseppe, ho tutti i santi».

I santi del Vangelo, popolando in tal modo la sua solitudine, sono i suoi invisibili compagni di ogni giorno.

E prima fra tutti, la Vergine Maria, che egli chiama sua Madre, poiché egli è «il piccolo fratello» di Gesù, e poiché la contempla - dal momento dell’annunciazione alla croce, o seguendo l'ordine delle festività liturgiche, o secondo il succedersi delle sue meditazioni, delle sue particolari occupazioni e degli avvenimenti della sua vita - con nell'anima il desiderio di amarla come Gesù l'amava, e di fare per lei tutto ciò che Gesù faceva. Perciò, entrando nella santa Famiglia, diventa, anche lui, per la gente di Nazareth: «l'operaio, figlio di Maria».

«Ritorno alla mia vita di 'operaio, figlio di Maria'», scrive il giorno 8 maggio 1899 - parole che evocano in modo meraviglioso la sua identificazione col suo Amato fratello Gesù.

La vita della santa Famiglia continua; ed egli ne vive gli avvenimenti successivi, innestati sugli avvenimenti della propria vita. Da Tamanrasset, così scrive il 9 giugno 1908:

«Ho due eremi, a mille e cinquecento chilometri l'uno dall'altro! Passo tre mesi in quello del Nord, sei mesi in quello del Sud, tre mesi per andare e venire, ogni anno. Quando mi trovo in un eremo, vivo in clausura, sforzandomi di farvi una vita di lavoro e di preghiera. Durante il viaggio, penso alla fuga in Egitto, e ai viaggi annuali della santa Famiglia a Gerusalemme».

Dopo la Vergine e san Giuseppe, il capo della santa Famiglia, vengono il precursore san Giovanni Battista, gli apostoli, le pie donne, e soprattutto Maria Maddalena, che egli identifica - come si sosteneva ai suoi tempi - con Maria di Bethania, sorella di Marta e di Lazzaro.

Così tutti gli amici di Gesù sono diventati suoi amici. Con loro legge il Vangelo; con loro guarda e ascolta il Signore, lo adora, lo loda, ha compassione per le sue sofferenze, e gioisce delle sue gioie. E quando rivolge ad essi la preghiera, è per chiedere che lo aiutino ad amare sempre più l'unico Bene-Amato.

Cominciando a scrivere alcune meditazioni sul Vangelo, nota:

«Madre mia, santa Maddalena, san Giuseppe, san Giovanni Battista, san Pietro, san Paolo, mio caro Angelo, pie donne che avete spezzato i vostri vasi di profumi per imbalsamare il Signore, spezzate questo mio lavoro, e spezzate me, soprattutto me, e diffondetemi, come un profumo di soave odore, sui piedi del Signore».