PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

LA « SAINTE BAUME » CHE È NELL'HOGGAR

 La « Sainte-Baume » è una montagna che si erge tra la Provenza ed il Rodano, nel Massiccio Centrale francese.  Una leggenda vuole che in una delle sue grotte naturali abbia trascorso i suoi ultimi anni nella contemplazione, Maria di Bethania, sorella di Marta e di Lazzaro, dalla tradizione e da Charles de Foucauld identificata con la Maddalena, la peccatrice. «Sainte-Baume» letteralmente significa «Sacro-Balsamo», proprio a ricordo del gesto compiuto da Maria, nei confronti di Gesù, durante la Cena di Betania, narrata in Gv. 12, 1-11.  Charles de Jésus rileva due significati di «SainteBaume»: uno attinente all'espressione letterale, che è quella da noi ricordata; l'altro che si rifà alla contemplazione, quale gradino ultimo dell'ascesi mistica e che viene ad equivalere al termine più noto di monte Carmelo.  Charles opera qui, naturalmente, una trasposizione geografica, in quanto parla non del monte francese, ma, presumibilmente, del monte Atakor (m. 2918), il più alto del Massiccio dell'Hoggar sahariano, ribattezzato «Sainte-Baume» ed investito di significato mistico (N.d.E.).

 Al di là del monte Oreb, nel Sinai, chi vuol adorare, il Signore e contemplarne il volto, ascende solitario la montagna.  La tradizione contemplativa della Chiesa a ricordo del profeta Elia, e dopo san Giovanni della Croce, ha chiamato questo alto monte della contemplazione il monte Carmelo.

Fratel Charles de Jésus lo chiama la «SainteBaume». Sopravvivenza di una tradizione provenzale che voleva che alla «Sainte-Baume» fosse vissuta, sola, tutta assorta nella contemplazione e nell'amore purissimo di Dio, Maria Maddalena, durante gli ultimi anni della sua vita.  E Charles de Foucauld, attribuendole il gesto di Maria, sorella di Lazzaro, la vede in Bethania mentre «prende una libbra di profumo di nardo prezioso e ne unge i piedi di Gesù » (Gv. 12, 3): «Essa, o Signore, ti dà tutto il suo essere (... ), tutto ciò che è e tutto ciò che ha, come farà più tardi alla «Sainte-Baume».

Questo monte simbolico, la «Sainte-Baume» è, per fratel Charles, una esperienza immaginosa, che gli ricorda il destino, la vocazione essenziale del cristiano che ha ricevuto la rivelazione perfetta: «La vita eterna» - dice Gesù - «è che riconoscano Te; o Padre, il solo vero Dio, e colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo» (Gv. 17,3).

«Conoscere Dio, così come si è rivelato, contemplarlo per adorarlo ed amarlo al di là di ogni limite»: quanti cristiani hanno dimenticato questa verità essenziale della loro fede, essendosi lasciati prendere dalle tenebre del mondo moderno, angosciato dalla paura della solitudine e del silenzio.  I cristiani del nostro tempo dovrebbero meditare queste parole scritte da Charles de Foucauld a Maria de Bondy, il 16 gennaio 19 12, da Tamanrasset:

 « L'anima non è fatta per il frastuono, ma per il raccoglimento, e la vita dev’essere una preparazione al cielo, non soltanto per mezzo delle opere meritorie, ma per mezzo della pace e del raccoglimento in Dio.  L'uomo invece s'è gettato in discussioni infinite; la medesima soddisfazione che ricava dal frastuono, basterebbe a provare quanto egli si smarrisca lontano dalla sua vera vocazione»

 Come gli ebrei, come Mosè, come i profeti e molti santi, «bisogna passare attraverso il deserto, e soggiornarvi per ricevere la grazia di Dio: è là che uno si svuota, là che uno scaccia via da sé tutto ciò che non è Dio (... ). In questa solitudine, in questa vita, vissuta soli con Dio solo (... ), Dio si dà totalmente a colui che totalmente si dà a lui».

È quanto Charles de Foucauld fece con se stesso.  Partito dalla Sainte-Baume il 9 settembre 1901, di buon mattino, s'imbarcò a Marsiglia a mezzogiorno, e per quindici anni, fino al giorno della sua morte, non vi fu per lui che il deserto, prima di Béni-Abbès, poi dell'Hoggar, fino a quest'alta montagna, l'Askrem.

Esperienza vissuta, ma soprattutto simbolo di una vita in solitudine, e di un cammino silenzioso verso quel Dio che l'uomo, chiamato e salvato da Lui, non finirà mai di conoscere e d'amare.

E Gesù gli dice: «Bisogna frantumare tutto ciò che non sono io (... ); bisogna che tu ti faccia un deserto, dove vivere solo con me allo stesso modo con cui santa Maddalena era sola, nel suo deserto, con me»

Dove si trova questo deserto?  Qual è questo sentiero sconosciuto che conduce non sulle montagne della terra, l'Oreb, la «Sainte-Baume», l'Askrem, ma su quella montagna dove l'anima è sola con Gesù, la montagna della stessa anima dove abita Dio?

È il deserto, il sentiero sconosciuto della fede pura e della nuda speranza.

L'inizio del sentiero è la preghiera, lunga e silenziosa, umile e perseverante, tutta volta all'adorazione e all'amore. «Moltissimi giorni e moltissime notti davanti al santo Sacramento (... ), ore di silenzio ai piedi dell'Ostia Santa »( ... ). «Dolce Sainte-Baume!», dirà quando, in marcia con una carovana nel deserto, scrive il 21 gennaio 1904, tra Béni-Abbès e Adrar: «Credo di fare la volontà di Dio, e cammino in pace; ma come desidererei giorni di solitudine ai piedi del Tabernacolo!  Come mi appare dolce la ' Sainte-Baume» .

 Spinto dall'amore salvifico di Gesù, si addentra poco dopo nel deserto, dove dovrà restare solo, «sotto gli occhi di Dio», così scrive.  E aggiunge: «Sono il più felice degli uomini!  La solitudine in compagnia di Gesù è un colloquio pieno di ogni delizia». Ma che fede non richiede il perseverare, giorno dopo giorno, in tale solitudine.  Come doveva esser vero, lungo i dieci anni di permanenza nell'Hoggar, quanto scriveva già dal 6 giugno 1897: «Bisogna che io trovi un aggancio nella vita di fede»; come lo stanno a provare queste altre parole, scritte il 15 luglio 1916 da Tamanrasset, e che rivelano l'indomabile energia della sua anima sotto la spinta della fede: «L'amore consiste non nel sentire che si ama, ma nel voler amare.  Quando si vuole amare, si ama; quando si vuole amare sopra ogni cosa, si ama sopra ogni cosa».

E, giorno dietro giorno, vive solo, in pace, solo, di fronte alla violenza degli uomini - fin dal primo giorno sapeva che quella vita non era senza rischi -, solo di fronte alla malattia e ai rischi della fame, in un paese arido, non avendo come custode che Gesù solo, che Dio solo.  Il cammino della nuda speranza.

Tre testi vanno citati, che rivelano la sua pace straordinaria:

 «Cinque, giorni fa sono stato morso da una vipera.  Ho potuto medicarmi subito, perciò non mi sento in pericolo... Di solito, quando si ricevono immediatamente le prime cure, si guarisce subito e senza che rimangano tracce (... ). Il piede però mi duole ancora moltissimo, ed è possibile che vi si formi una brutta piaga.  Sto nelle mani di Gesù».

 Dopo una malattia:

 « Non stare inquieta se sono ancora una volta ammalato e solo; c'è Dio, che aiuta direttamente, come aiuta attraverso gli altri.  Sono stato in una grande pace».

 E ancora queste parole squisite:

 «Mi sono accorto da poco d'esser diventato quasi sordo all'orecchio destro (... ). È probabile che prima o poi lo stesso succederà anche al sinistro: per un eremita, la sordità è la malattia desiderata».

 Pace perfetta sotto gli occhi di Colui che egli ama e da cui è riamato.  Pace che non muta, che non può essere gustata che sulla sommità della montagna.

 «Vivere in alto, non essere più in terra, vivere in cielo come santa Maddalena alla 'Sainte-Baume'. Questa 'Sainte-Baume' che è spesso il più imperioso bisogno dell’anima, e spesso il coronamento della vita terrena».