PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

PERCHE' MORIRE?

 Il mistero sul quale il cristiano deve maggiormente esercitare la sua fede, è il mistero della propria morte.  È una scadenza ineluttabile.  Ma, se si pensa ad essa, come vi si pensa?  E la si desidera?

Qual era il pensiero di fratel Charles?

Aveva sperimentato in modo profondo che cosa significhi la separazione da chi si ama, e questo fu, lo dice lui stesso, il grande, sacrificio della sua vita, quando il 15 gennaio 1890 abbandonò - e sapeva che sarebbe stato in modo definitivo - la sua famiglia, e in modo speciale Maria de Bondy, che lo aveva riportato a Dio.

Per questo non parla della morte come di una separazione da coloro che si amano sulla terra.  Avendo voluto «seppellirsi in Nostro Signore», egli è già morto al mondo.  Fin dal 1891 scrive:

 «Vorrei andare quanto più presto è possibile vicino a Gesù, ma nessuna cosa mi consente tale speranza (... ). Che la sua volontà si compia pienamente, ch'io resti ancora qui per poco o per molto.  Ma questo non m'impedisce, al contrario, di benedire il giorno in cui sarò chiamato.  Lo ameremmo ben poco quel giorno, se non desiderassimo con tutto il nostro desiderio di giungere a vederlo.  Gesù stesso, la sera di Pasqua, desiderava con immenso desiderio di vedere il Padre suo».

 Passano gli anni.  E il 20 luglio 1914 scrive:

 «Non posso dire di desiderare la morte.  L'ho desiderata un tempo.  Oggi vedo che c'è tanto bene da fare, tante anime senza pastore, cosicché vorrei soprattutto fare un po' di bene e lavorare un po' per la salvezza di queste povere anime.  Ma Dio le ama più di me e non ha bisogno di me.  Che si compia la sua volontà».

 I Sentimenti per nulla contraddittori, perché ispirati da un amore che è insieme amore di Dio e amore degli uomini, e che spesso si trovano espressi in modo analogo dai santi.

Ma ciò che porta il timbro tutto particolare della sua anima, e che raramente si riscontra formulato con pari forza, è il desiderio del martirio.

In una meditazione, durante il suo ritiro a Nazareth nel 1897, scrive:

 «Questa vita sarà seguita dalla morte: tu vorresti quella del martire (... ). Sai di essere vile (... ); ma sai che puoi tutto in Colui che ti dà forza, che è l'Onnipotente nelle Sue creature (... ). Chiedila mattina e sera, ponendo però la condizione che tutto avvenga secondo la Sua Volontà (... ) e, abbi fiducia, Egli farà tutto quello che gli chiedi, ciò che Lo glorifica di più (... ). Ma chiedi ciò, beninteso, perché  "è la prova del più grande amore dar la propria vita per ciò, che si ama", ed è giustissimo che tu desideri darmi la prova del più grande amore».

 E in una meditazione sulla Passione:

 «Ti chiedo, in nome tuo, mio Bene-Amato, la grazia di poter donare con amore, con coraggio, in un modo che ti glorifichi al massimo, il mio sangue per Te».

 Ormai, la vita di ogni giorno gli sembra non una preparazione alla morte, ma una preparazione al martirio.

Le risoluzioni prese nel ritiro di Béni-Abbès terminano spesso così:

 «Prepararsi senza posa al martirio, e riceverlo senza il più piccolo gesto di difesa, come l'Agnello divino:in Gesù, come Gesù, per Gesù».

 Il martirio, per Charles de Jésus, sta a significare allo stesso tempo: imitare Gesù nella sua morte dolorosa e cruenta, dargli la prova del più grande amore e raggiungere così l'unione, la fusione di colui che ama in Colui che è amato.

Così la sua vita quotidiana nella fraternità di Béni-Abbès gli appariva allora come l'attesa di un avvenimento assai prossimo.

 «Vivere come se dovessi morire oggi stesso martire.  In ogni istante, vivere durante il giorno come se dovessi morire martire la sera».

 A Tamanrasset, fino a quel 1º dicembre 1916, ebbe sempre questo desiderio.

Un quadernetto, in cui appuntava le cose da ricordare, comincia con queste identiche parole: «Vivere come se dovessi morire oggi stesso martire», e termina con tre preghiere, che ripetono con insistenza la stessa supplica:

 «Signore Gesù, che hai detto: 'Nessuno ha un amore più grande di colui che dà la sua vita per i suoi amici', desidero con tutto il mio cuore dare la mia vita per te.  Te lo chiedo incessantemente ».

 Nel testo della seconda preghiera, dopo: «desidero con tutto il mio cuore dare la mia vita per Te», ha aggiunto:

 «Grazie della speranza che Tu me ne hai dato ».