PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

Parte seconda
GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

Meditazione sull'abiezione

Nazaret, novembre 1897

Signore Gesù, degnati di farmi Tu stesso questa meditazione.  Sei stato Tu a dire: «Non conviene che il discepolo superi il suo Maestro» (... ). Con queste parole Tu mi ordini di non voler apparire maggiore di Te agli occhi, degli uomini in questa vita terrena (... ). Come debbo praticare l'abiezione?

- Considera, prima di tutto, che dopo aver detto: «Non conviene che il discepolo superi il suo Maestro», ho aggiunto: «Il discepolo è perfetto, se è simile al suo Maestro». Per questo, non voglio che tu sia al di sopra di ciò che sono stato io, ma con questo non voglio che tu sia al disotto (... ). Se esistono eccezioni, non riguardano certamente te, al quale io ho donato tante volte come specifica vocazione la mia perfetta imitazione: imitare Me, Me soltanto (... ). Impegnati dunque ad essere, agli occhi del mondo, quel che sono stato io nella mia vita di Nazareth, né più né meno.  Io sono stato povero operaio, che viveva del lavoro delle sue mani; sono passato per ignorante, illetterato; avevo come parenti, come congiunti, come cugini, come amici, dei poveri operai come me, artigiani, peccatori; parlavo loro da pari a pari; ero vestito come loro; mangiavo come loro quando mi trovavo con essi (... ). Come ogni povero, ero esposto al disprezzo, e fu perché non ero, agli occhi del mondo, altri che un povero «Nazareno», che sono stato perseguitato, maltrattato nella mia vita pubblica; che appena ho aperto bocca, nella sinagoga di Nazareth, tentarono di precipitarmi dal dirupo; che in Galilea mi si chiamava Belzebub e in Giudea indemoniato e ossesso; che mi si trattava da impostore, da seduttore, che mi fecero morire sopra una croce tra due ladri; che mi consideravano un uomo grossolanamente ambizioso (... ). Sii considerato anche tu per quello che sono stato considerato io, figlio mio: per ignorante, povero, di bassa estrazione; per quello che tu sei realmente, uomo senza intelligenza, talento e virtù; studiati di cercare sempre i posti più umili; coltiva però la tua intelligenza nella misura in cui il tuo direttore te l'ordina.  Ma che tutto avvenga di nascosto, e all'insaputa del mondo.  Io ero infinitamente sapiente, ma nessuno lo sapeva.  Non temere d'istruirti, è un bene per la tua anima: istruisciti con zelo, per diventare migliore, per conoscermi meglio e meglio amarmi, per meglio comprendere la mia volontà e compierla meglio, ed anche, per assomigliare a me, a me, che sono la perfetta Scienza.  Sii completamente ignorante agli occhi degli uomini, ma sapiente nella scienza divina. ai piedi del mio Tabernacolo (... ). Ero piccolo e disprezzato in modo incredibile; cerca, richiedi, ama le occupazioni che ti abbassano di più, come raccogliere letame, zappare la terra, quanto vi è di più basso e comune.  Più ti farai piccolo a questo modo, più somiglierai a me (...). Che ti considerino folle, tanto meglio; ringraziami senza fine di ciò: anch'io fui preso per folle, ti concedo questo punto di somiglianza con me (... ); che ti tirino contro delle pietre, che si burlino di te, che ti gridino ingiurie per le strade, tanto meglio!  Ringraziami di tutto ciò, è una grazia infinita che ti faccio; non hanno fatto altrettanto con me?... Dovresti stimarti veramente felice, se ti do una tale somiglianza (... ). Ma non far nulla di speciale per meritare un tale trattamento, nulla di eccentrico, di strano.  Io non ho fatto niente per essere trattato a quel modo, non lo meritavo affatto, al contrario; eppure mi hanno trattato così.  Anche tu non far nulla per meritare un simile trattamento; ma se ti faccio la grazia di subirlo, ringraziami.  Non far nulla per impedirlo, né per farlo cessare; sopporta tutto con gioia e riconoscenza verso la mia mano che ti regala tutto ciò, come un prezioso regalo fraterno (... ). Fai ciò ch'io avrei fatto, tutto ciò che ho fatto.  Non fare che il bene, ma accetta i lavori più vili, più bassi; mostrati, in ogni cosa, nel vestire, nel tenere la tua casa, nel tratto gentile e fraterno che previene le necessità degli umili, in tutto uguale alle persone più povere (... ). Nascondi con cura quanto possa innalzarti agli occhi del prossimo (ES, pp. 108-111).