PICOLI GRANDI LIBRI   Charles De Foucauld
LA MIA FEDE
Città Nuova Editrice, 1974

parte prima

parte seconda

LA FEDE LE GRANDI INTUIZIONI DELLA FEDE

IL DONO DELLA FEDE

Gesù di Nazaret
LA FEDE VIVA E OPERANTE L'Eucaristia è Gesù
La felicità di Dio
Gridare il Vangelo con tutta la propria vita
La parola del Vangelo che ha trasformato la mia vita
Fu chiamato Gesù, che vuol dire «Salvatore»
La fonte della gioia
Tutto ciò che unisce alla Chiesa... unisce a Gesù
La Vergine Maria e i Santi
La «Sainte-Baume» che è nell'Hoggar
Il Padre mio, che è anche Padre vostro
Perché morire
Conclusione
Appendice: Scritti vari Il Buon Pastore
Meditazione sull'abiezione L'unità con la Chiesa
Gesù nella santa Eucaristia La Chiesa, la sera del martirio dei Ss. Pietro e Paolo
La felicità dell'Amato Meditazioni sulla visitazione
Seguire da povero un Dio povero Maria Maddalena
Come Gesù a Nazaret Solo con Gesù
Quel che avrete fatto a uno di questi piccoli... Completare ciò che manca alla sua Passione
La schiavitù Il pensiero della morte

LA FEDE VIVA E OPERANTE

Quando Gesù dice: « Se mi conosceste, conoscereste anche il Padre mio. Fin d'ora voi lo conoscete e l'avete veduto » (Gv. 14,7), Gesù parla della fede, che è conoscenza verso la luce della rivelazione, di Dio quale è; conoscenza che penetra più a fondo nell'intelligenza del mistero di Dio, e che sboccia, fin da questa terra, nella contemplazione.

E quando Gesù dice: « Chi mi segue, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita » (Gv.8,12), egli parla della fede, luce ricevuta, quale ispiratrice e guida di ogni sua azione, dall'intelligenza che si è aperta umilmente al dono di Dio.

« In questa accezione - scrive fratel Charles - la vita della fede consiste nel pensare, parlare e agire, seguendo unicamente gli insegnamenti della fede, le parole e gli esempi di Gesù, spinti unicamente da motivi soprannaturali di fede; far tacere ogni suggestione della ragione umana, dell'esperienza, per logiche che possano apparirci, per poco che esse siano in disaccordo non soltanto coi dogmi della fede cattolica, ma anche con tutto ciò che la fede ci richiede di pensare, di dire, e di fare »

La fede fu intensa nell'anima di fratel Charles, e prima di tutto fu ciò che lui stesso dice: « La fede è ciò che ci fa credere dal profondo dell'anima tutti i dogmi della religione, tutte le verità che la religione c'insegna, per conseguenza il contenuto della Sacra Scrittura, e tutti gli insegnamenti del Vangelo: in una parola, tutto ciò che ci vien proposto dalla Chiesa...».

Ma prima di mettere in luce le grandi intuizioni della sua fede, vorrei far notare che in lui la, fede fu soprattutto «la luce della vita». La sua anima semplice, di uomo poco incline agli - studi speculativi, sebbene scrupoloso osservatore, amantissimo dei particolari e della precisione, costantemente portato all'azione, riceve il dono di Dio come un principio di vita.

« Chi vive di fede - così scrive - ha l'anima piena di pensieri nuovi, di gusti nuovi, di giudizi nuovi: sono nuovi orizzonti che si aprono al suo sguardo (... ). Quasi fasciato da queste verità così nuove, di cui il mondo non si dà pena, egli comincia necessariamente a vivere una vita nuova, opposta a quella del mondo, che giudica le sue azioni pura follia. Il mondo è in una notte profonda, l'uomo di fede è nella piena luce; la strada luminosa lungo la quale egli avanza non appare agli occhi degli uomini: sembra loro che egli voglia camminare nel vuoto come un folle ».

In tal modo, la fede non l'orienta tanto verso le sublimi intelligenze del mistero - com'è accaduto ai grandi mistici della Chiesa - quanto verso le verità, principi di vita. La fede cristiana, d'altronde, non è soltanto adesione alla verità rivelata, ma incontro con Dio che si rivela, e che, per colui che crede, diventa la luce del suo cammino: « Chi mi segue - dice Gesù - non cammina nelle tenebre ». Per Charles de Foucauld questo incontro ebbe una tale importanza che subito decise di appartenere totalmente a Dio. Con uno stesso atto della sua anima, crede e si dona, in modo tale che in lui fede e amore non furono mai divisi. Già nel 1889, a meno di tre anni dalla sua conversione, l'abate Huvelin volendolo raccomandare al priore dell’abbazia di Solesmes, così lo presenta: uno «che fa della religione un atto d'amore».

Leggendo le, sue meditazioni e le sue lettere, si resta colpiti nel vedere che non vi si bada tanto a fare una raccolta obiettiva di azioni o parole del Signore, come pure dei diversi atti della vita cristiana, quanto dallo sforzo costante di ricerca di «motivi per amare».

Così, meditando sulla parola del Signore: Beati i poveri, egli scrive:

«Siamo poveri di spirito, vuoti di ogni amore, di ogni attaccamento a tutto ciò che non è Dio, radicalmente vuoti di ciò che non è Lui... nulla amando di ciò che non è LUI (...); a nulla pensando di ciò che non è Lui... nulla desiderando di ciò che non è Lui. Vuoti di noi stessi e degli altri, non ricercando né il nostro bene né quello di alcuna creatura, per nostra o per altrui utilità, ma ricercando unicamente la gloria di Dio, e ricercandola in vista di Lui solo».

Alla povertà egli finisce così per dare un senso teologale, che è sì nella linea dell'amore puro, com'è affermato da san Giovanni della Croce e da tanti altri mistici. Ma è anche, per lui. volontà di «racchiudere tutto nell'amore», a suo stesso dire.

«Tu ci dici (...) con questa raccomandazione (...) che per pregarti non è necessario dirti interiormente delle parole nell'orazione mentale, ma che basta trattenersi amorosamente ai tuoi piedi, contemplandoti, avendo ginocchioni dinanzi a te tutti i sentimenti di ammirazione, di dedizione assoluta a te, di desiderio della tua gloria e di consolazione, di carità; tutto il desiderio di vederti, insomma tutti quei sentimenti che l'amore ispira (...). L'amore consiste, come c'insegna santa Teresa, non nel parlar molto, ma nell'amar Molto».

Questa tendenza a fare di ogni pensiero, di ogni atto, un atto d'amore, e a vedere tutto nella propria vita sotto l'angolo visuale dell’amore dimostra come la fede di fratel Charles fu una fede viva e operante, tutta dedita al compimento dell'opera di Dio. Lo dice lui stesso:

« L'opera di Dio è fede; la santità è fede; la volontà di Dio, la perfezione, la gloria di Dio, ciò che esige Dio in modo perfetto è fede (... ). La fede nell'anima e la fede nelle opere, l'una e l'altra insieme formano la fede vera, la fede viva».

Questo testo mostra chiaramente che per lui, la fede vera è quella che opera secondo i piani di Dio. Credere e vivere di fede, è tutt'uno per lui, perché vivere è amare. Da ciò quel suo vigore, quella forza che ebbe la sua fede, sorretta da un amore senza misura. La sua vita sta a testimoniarlo. Tutto è segnato da questo timbro: le sue meditazioni, le decisioni, i propositi che formula, le risoluzioni, le sue veglie, le sue fatiche.

Una meditazione, scritta a commento di questa parola di Gesù: «Confida, figliola, la tua fede ti ha salvata» (Mt. 9, 22), riassume molto bene il suo pensiero sul primato della fede nella vita cristiana:

« La virtù che il Signore ricompensa, la virtù che loda, è quasi sempre la fede. Talvolta elogia l'amore, talvolta l'umiltà, ma simili esempi sono rari: è la fede che quasi sempre riceve da Lui ricompense e lodi (...). Perché (...) senza dubbio perché la fede è la virtù che, se non la più grande (la carità viene prima), è almeno la più importante, perché essa è il fondamento di tutte le altre, compresa la carità, ed anche perché è la più rara (...). Avere veramente fede, la fede che ispira tutte le azioni, la fede nel soprannaturale che spoglia il mondo della sua maschera e rivela Dio in tutte le cose; che fa scomparire ogni ostacolo, che fa sì che parole come inquietudine, pericolo, paura, non abbiano più senso; che ci fa camminare, nella vita con una calma, una pace, una gioia profonda, come fanciullo che si affida alla mano della mamma; che radica l'anima in un distacco tanto assoluto da ogni cosa sensibile, di cui essa vede chiaramente il nulla e la puerilità; che dà una tale fiducia nella preghiera, la fiducia del bambino, che chiede al proprio padre cose giuste; questa fede che ci rivela che 'tolto il fare ciò che piace a Dio, tutto è menzogna' (...), oh, quanto è rara una simile fede! (...). Dio mio, donamela! Dio mio, io credo, ma aumenta la mia fede! »".

Così, per la luce della fede, colui che di essa vive riesce a vedere tutte le cose come le vede Dio, segnate dall'assoluto di Dio e dal nulla della creatura, e, per la fede, egli opera come Dio opera, partecipe, della immutabilità e della pace di Dio, radicato in un sovrano distacco da ogni cosa.

Charles de Foucauld gode nel mettere in rilievo la confidenza filiale senza limiti - l'assenza di ogni inquietudine, di ogni paura; il coraggio, la serena audacia di chi ha la fede. Applica a se stesso l'avvertimento di Gesù: « Se avrete fede quanto un granello di senapa, niente vi sarà impossibile » (Mt. 17, 20).

La fede, partecipazione della conoscenza che Dio ha di se stesso, dà all'intelligenza che l'accoglie in sé un tale senso dell'assoluto, che essa diventa, nella volontà illuminata, una forza capace di partecipare dell'invincibile forza di Dio, donde quel bisogno di andare dritti allo scopo, di spingersi fino all'estremo limite del possibile e di più questo possibile non è visto secondo le possibilità della creatura, ma secondo le possibilità del Creatore: « la fede che trasporta le montagne... » (Mc. 11, 22-23).

Per Charles de Foucauld la fede ha sempre questa tempra, come una lama d'acciaio. Per questo, certe sue parole, legate come sono alla sua vita che fu eroica, hanno una risonanza straordinaria di forza, di fede invincibile, come queste:

« Sì, Gesù basta. Dove c'è Lui, non manca niente ».

« Gesù è il maestro dell'impossibile ».

« Una delle cose che noi dobbiamo assolutamente a Nostro Signore: il non aver mai paura di niente ».

« Per la diffusione dei Vangelo, sono pronto ad andare fino agli estremi confini della terra, e a vivere fino al giudizio universale ».

« Vivi come se dovessi morire martire oggi stesso ».